Cercatori di realtà

Le persone con forte senso pratico spesso accusano i mistici di essere lontani dalla realtà, di vivere in un mondo fatto di illusioni e fantasie soggettive; contrariamente a loro, che invece si confrontano con la reale esistenza delle cose. Però, coloro che vivono una dimensione spirituale vedono la cosa esattamente rovesciata: è infatti lo svincolarsi il più possibile dagli aspetti contingenti e il cercare l’assoluto che garantisce un maggior contatto con la realtà. Essi sostengono che le cose passano, i sensi illudono, e chi vive proiettato nei problemi materiali perde il suo tempo dietro a ciò che non ha né valore né un’autentica realtà. Insomma, oltre la dignitosa sopravvivenza, ci sono aspetti parziali e convenzionali, creazioni arbitrarie dettate dall’opportunità del momento e dalla situazione.
In tutto ciò, almeno un aspetto positivo possiamo vederlo: gli uni e gli altri rivendicano per sé stessi il ruolo di autentici cercatori della realtà, il che significa che l’essere nella realtà è un valore assoluto, anche se poi assume colori diversi per il pragmatico e per il meditativo.

Forse entrambi hanno ragione, forse la realtà presenta entrambi gli aspetti: un telaio fatto di Assoluto rivestito di contingenza. Per questo ritengo che non sia giusto, anche per chi più forte sente il richiamo della spiritualità, astrarsi dal quotidiano. I sensi e il pensiero razionale sono i soli mezzi che nella presente situazione esistenziale abbiamo per partecipare alla realtà. Si tratta semmai di trovare anche nel più piccolo gesto l’inesauribile ricchezza di dimensioni nascoste. Qualsiasi oggetto, qualsiasi evento, per insignificante che sia è una porta verso l’infinito, è uno stimolo che attiva la nostra capacità di trascendenza. Proprio così: la porzione più banale di realtà ci può condurre direttamente agli aspetti più alti e sublimi. La condizione affinché ciò avvenga è però che tutto – anche quell’insignificante frammento di realtà – venga preso tremendamente sul serio. L’Assoluto ci viene incontro non quando siamo assorti in improbabili elucubrazioni, ma quando doniamo la nostra piena attenzione al gesto elementare.