La scala dell'arte |
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Vi sono artisti che si esprimono attraverso il proprio corpo, questi sono danzatori e ginnasti. Essi possono raccontare storie bellissime e parlare al cuore di chi li guarda, ma la loro arte ha solo una forma, quella del corpo, né possono derogare dalle leggi del movimento o spingersi oltre le possibilità dei loro muscoli. Anche gli architetti devono obbedire a leggi precise e inoltre le loro opere sono sempre funzionali al fine per cui vengono edificate (che una costruzione è sempre fatta per essere abitata), ma almeno possono scegliere tra una gran varietà di forme. Gli scultori non devono preoccuparsi del fatto che qualcuno usi o meno le loro opere, esse sono lì solo per essere guardate. Le loro opere occupano uno spazio e per quanto astratte ed improbabili possano risultare, non possono derogare dalle leggi della fisica. Togli alla scultura il vincolo della geometria e della fisica e otterrai la pittura: rappresentazione di forme non necessariamente realizzate in una materia. In più, la libertà di alludere e dire il non detto mediante l’uso sapiente di colori e sfumature. Togliendo alle cose tutto tranne la loro forma geometrica, e di tutto ciò che una forma geometrica è, rimane nella pittura solo la semplice rappresentazione. Togli alla pittura l’immagine ed avrai la poesia. Leggendo la descrizione delle cose sei libero di immaginartele secondo i tuoi modi, e non costretto ai modi del pittore. In più, la possibilità di introdurre l’astratto, il privo di ogni forma geometrica, nella descrizione. Una straordinaria potenza evocativa, immagini suggerite che prendono corpo nella mente di chi legge. Eppure la poesia è un’arte ancora appesantita dalla contingenza del suo linguaggio che è linguaggio particolare; quelle stesse parole di cui è fatta sono anche il suo invalicabile limite. Togli alla poesia le parole e avrai la musica. Significati senza bisogno di un significante a cui fare riferimento, pura relazione all’interno dello spirito, costruzione e dinamica fini a sé stesse. Linguaggio universale, staccato da qualunque contingenza, dipendente dal solo mezzo fisico, il suono, condizione necessaria per la sua esistenza. Togli alla musica il suono e supererai l’arte. L’arte che si dissolve nella quiete perfetta di una mente che nel momento in cui smette di inseguire le cose cercando di possederle, abbraccia la totalità in maniera perfetta. La lunga strada dell’arte verso le regioni più nobili e sublimi dell’animo ha termine nel momento in cui ciò che l’arte stessa strappa dal perenne fluire nell’impermanenza del concreto approda alla dimensione assoluta del nulla originario, laddove l’infinito si manifesta nel suo aspetto più autentico, cioè la mancanza di ogni determinazione, che poi è assoluta libertà. |