| Tipo: NRS - Sezione: Agenda21 | Data: 05/03/01 - Fonte: Il Sole24Ore |
Sviluppo sostenibile, promosse metà province dall'Istituto Tagliacarne.
Classifiche. L'Istituto Tagliacarne ha misurato il rapporto tra le potenzialità di crescita e l'impatto ambientale. Sono nove i capoluoghi che hanno valori migliori della media nazionale in ciascuno dei tre indicatori considerati
Sulla strada dello sviluppo economico sostenibile c'è un drappello di nove province - Bergamo, Bolzano, Cuneo, Lecco, Perugia, Rovigo, Siena, Treviso e Verbania-Cusio-Ossola - che corrono spedite verso il traguardo. All'opposto, invece, c'è un altro gruppetto di nove province - Catania, Cremona, Imperia, Livorno, Lucca, Napoli, Palermo, Pesaro-Urbino e Terni - che devono calibrare il passo, trovando un migliore equilibrio tra dinamiche di crescita e impatto ambientale. Nel mezzo si ritrova il plotone delle altre 85 province, diviso in due tronconi: quelle che si meritano un "buono" e quelle che raggiungono la sufficienza.
La classifica delle 103 province italiane per tasso di sviluppo sostenibile è stata realizzata, in via sperimentale, dall'Istituto Tagliacarne (che ha elaborato tutti i dati) e da «Il Sole-24 Ore del lunedì», che ha provveduto all'interpretazione qualitativa.
«L'analisi sugli indicatori di sviluppo sostenibile - spiega Giuseppe Capuano, responsabile Area studi e ricerche dell'Istituto Tagliacarne e curatore della ricerca - è fondata su tre macro-indicatori: il Pil pro-capite 1999; il tempo di raddoppio del Pil pro-capite, come spia del dinamismo delle province, calcolato in base al tasso di crescita medio annuo 1991-'99; l'impatto ambientale, calcolato utilizzando 16 parametri, tra cui i più rappresentativi sono la concentrazione di attività produttive nel capoluogo, le costruzioni abusive sul totale degli abitanti, il carico inquinante degli impianti di riscaldamento, il parco veicoli circolanti e il potenziale di inquinamento delle aziende industriali».
Per ciascun indicatore è stata considerata la posizione di ogni singola provincia rispetto alla media italiana, contrassegnando con il segno "positivo" le province al di sopra della media e con il segno "negativo" quelle al di sotto della stessa. Rispetto al primo indicatore hanno ottenuto segno "+" tutte le province con livello di Pil maggiore di quello italiano; nel secondo caso, hanno ottenuto un segno "+" tutte le realtà provinciali con tempi di raddoppio del Pil pro-capite inferiori a quelli medi nazionali (pari a circa 17 anni) e, quindi, più dinamiche; nel terzo caso, infine, hanno ricevuto un segno "+" tutte le province con impatto ambientale inferiore a quello medio nazionale, ossia, le realtà con migliore qualità dell'ambiente.
«L'analisi - aggiunge Capuano - non vuole essere una semplice "classifica" del grado di sostenibilità economico-ambientale delle province. Piuttosto si è cercato di effettuare un raggruppamento dei territori che presentano profili simili, limitatamente agli indicatori considerati. Tra i gruppi, tuttavia, emergono 54 province, poco più della metà, che, avendo riportato almeno due segni "positivi", manifestano un approccio alla crescita economica molto vicino a una tipologia che si può dunque definire di "sviluppo sostenibile"».
Marco Biscella