Italo Calvino

introduzione alle città invisibili  

Una delle figure archetipiche del narratore è quella del mercante navigatore, ovvero di "colui che viene da lontano". Colui che, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di partire per andare incontro all'esperienza, e poi di scambiare questa esperienza con altre persone"  (1).   Marco Polo, , dunque, è l'archetipo del viaggiatore-narratore, di colui che "trasmette le esperienze" accumulate nel suo lungo viaggio.
Ma, come ha osservato W.Benjamin,   "...le azioni dell'esperienza sono cadute....diminuisce la comunicabilità dell'esperienza..."   L'esperienza - la memoria - le nostre identità - sono oggi un mucchio di macerie. E così

"capita sempre più di rado d'incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e l'imbarazzo si diffonde sempre più spesso quando, in una compagnia, c'è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. E' come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze"(2).

Le città invisibili sono il tentativo, non già di trasmettere esperienze, ma di ricostruirle attraverso l'interazione del narratore e del suo ascoltatore.
I resoconti di viaggio che descrivono a kublai kan le bellezze delle cittā del suo regno sono trame dell'immaginario di Marco Polo e del suo ascoltatore, ovvero lo stesso imperatore. Il testo prende forma, "si costruisce attraverso l'interazione tra il narratore ed il suo ascoltatore".   Kublai kan in realtā e' un lettore. Ciō che lo attrae č il "fascino di poter optare per vari cammini nello stesso tempo e sapere che ad ogni lettura egli č un'altro, altro Kan, davanti ad un'altra cittā" (3)
Il libro, infatti, e' assolutamente privo di itinerari, manca un percorso spazio-temporale lineare: frammenti di memoria, sogni, desideri, angoscie...cittā collocate con perfetta geometria in una dimensione mitica.
Il libro offre al lettore la possibilitā di "seguire una pluralitā di percorsi"... [Calvino] ha azzerato la forza di gravitā ha lasciato levitare quelle visioni e le ha proiettate lontano facendole atterrare in un luogo sconosciuto senza coordinate di spazio e di tempo".(4)
Le cittā sono dunque esatte come un cristallo e nello stesso tempo vaghe e leggere come una nuvola.

Calvino ci invita a costruire il nostro testo, la nostra lettura dell'impero, del nostro impero. Il libro e'

"uno spazio in cui il lettore deve entrare, girare, magari perdersi, ma a un certo punto trovare un'uscita, o magari parecchie uscite, la possibilitā d'aprirsi una strada per venirne fuori".

Al lettore, quindi, il compito di "scoprire un intreccio, un itinerario, una soluzione"(5)
in fondo la lettura

" č l'arte di costruire una memoria personale a partire da esperienze e ricordi altrui"(6)


1: Walter benjamin, Angelus Novus ( Einaudi 1962)     torna al testo
2: Walter benjamin, cit.torna al testo
3: C.D. Dos Santos Meira, O narrador de viagem: Marco Polo; o outro Marco Polo; Marco polo em negativo torna al testo
4: D.Scarpa, Italo Calvino, (Bruno Mondadori, 1999)torna al testo
5: Italo calvino, presentazione de "le cittā invisibili", (Mondadori)torna al testo
6: Ricardo piglia, La memoria ajenatorna al testo

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