Una telefonata a tarda sera, un aereo, una vodka che non c'e'

"La dottoressa Hari, presumo..."


Mata Hari


20 Novembre 2000 

Dieci di sera. Sono in redazione da undici ore filate. Non vedo l’ora di siglare la bozza della pagina, poi tappa dal cinese take away sotto casa e a nanna. Meno male che domani sono di corta.

Squilla il telefono.

"Mata è per te". Urla la segretaria.

"Ancora! Ma chi cazzo è a quest’ora?".

"Villa San Martino. Il segretario di Berlusconi, da Arcore".

"Passamelo".

"Buonasera signora; è per quell’intervista all’onorevole cavaliere presidente presidente. È per domani alle 17 ad Arcore".

Un’altra corta andata a puttane, ma se salta l’intervista il direttore mi fa nera

"Ci sarò".

 "Mi scusi ma dovrei farle qualche domanda. È una norma su cui l’onorevole cavaliere presidente presidente non transige"

"Dica pure; ma perché presidente due volte?"

"È presidente sia del Milan sia di Forza Italia. Presidente due volte e quindi presidente presidente".

Chiarissimo. "Chieda pure".

"Lei è comunista?"

"No".

"Il giornale su cui scrive è comunista?"

"Assolutamente no".

"Ha dei parenti che facciano o abbiano fatto parte del pool Mani pulite?".

"No".

"Ha i capelli rossi e ricci? Alla Ilda Boccassini tanto per intenderci?".

"No. Sono mora e con i capelli a caschetto".

"Ha parenti nella Guardia di Finanza?".

"No".

"Perfetto. Per quale squadra fa il tifo?".

"Inter".

Silenzio dall’altra parte del filo.

"Pronto? C’è ancora?".

"Per quale squadra fa il tifo?".

"Ma glielo ho detto. Sono interista sin da quando avevo dieci anni e papà mi portò per la prima volta a San Siro".

"Dottoressa, mi è simpatica. Non roviniamo tutto con l’ultima domanda".

"Ma se sono interista cosa posso farci. Oltre tutto non creda che sia facile di questi tempi".

"Mi aiuti ad aiutarla. Scrivo interista ma simpatizzante per il Milan. Posso?"

Comincio ad averne abbastanza. "Scriva quel che vuole".

"Benissimo, a domani".

L’aereo è in perfetto orario, la tangenziale sgombra e siamo ad Arcore in un baleno. Siamo attesi.

"La dottoressa Hari vero?". Chiede il guardiano. Poi rivolgendosi al tassista.

"Non può sbagliare. Percorra tutto questo viale alberato, viale Bettino Craxi; arriverà in uno slargo, piazza delle Rimembranze della P2 e lì prenda la prima strada a destra, via Franco Baresi. In fondo c’è l’ingresso principale dove vi stanno già aspettando".

Un maggiordomo, impeccabile nella sua livrea si precipita ad aprire la portiera. La somiglianza con Paolo Liguori è incredibile: sembra il gemello. Sento una voce femminile.

"Vuol dare a me il cappotto?" Si materializza una cameriera, inappuntabile nella sua divisa con tanto di cuffietta.

"Ma che strano" dico fra me e me. "È identica alla Maiolo. Entro in un salone che è il triplo di tutta la mia casa; ad attendermi una donna.

"Buonasera, sono Simonetto, ma chiamami Mitì; ci diamo del tu vero?".

Non è che la cosa mi entusiasmi, ma non ho scelta.

"Arriva fra un minuto, stanno finendo di truccarlo".

"Deve esserci un equivoco. Non faccio tv ma carta stampata. Niente troupe, niente telecamere, ho solo un taccuino e un mini recorder".

"Lo so. Ma quando lo intervistano vuole essere truccato. È un po’ come noi donne: con la piega fuori ordine ci sentiamo a disagio. E niente registratore".

"Ma è così comodo".

"Lo so, ma dopo un’intervista lui smentisce almeno la metà delle risposte. Un nastro sarebbe, come dire, imbarazzante. Ma sbrighiamoci, sta arrivando; tieni la calza".

"La calza? Ma cosa devo farci?".

"In ogni intervista noi mettiamo una calza di nylon davanti l’obiettivo della telecamera. Cancella le rughe e rende l’immagine morbida, soft; a Lui piace tanto".

"Ma ti ho detto che qui non c’è nessuna telecamera".

"Lo so, ma la calza devi metterla in testa. Se lo guardi con l’effetto flou diventi meglio disposta nei suoi confronti".

"Ma è un’idiozia e poi soffoco".

"Nessun pericolo, sono calze da intervista che confezionano apposta per noi, a maglie larghe. Respirerai benissimo e dopo un minuto non ti accorgerai nemmeno di averla. Dai, infilati la calza".

E finalmente arriva Lui. Il baciamano, impeccabile, lascia una striscia di fard sul polsino della mia camicetta.

"Dottoressa, che piacere conoscerla. Faccio portare qualcosa da bere e poi cominciamo".

Suona un campanello e si materializza un cameriere, impeccabile nel suo smoking con tanto di farfallino. Ho un sussulto: sembra il clone di Emilio Fede.

"Cosa beve dottoressa?". 

Balbetto per lo stupore. "Vo… Vorrei, una vo…, vo… vodka gelata".

Non so perché ma ho la sensazione di avere scelto la cosa sbagliata. Scende nella stanza un silenzio assordante. Berlusconi e il cameriere si guardano imbarazzati, poi il cavaliere con tono gelido:
"Mi spiace, ma non teniamo in casa prodotti d’oltre Cortina. Scelga qualcos’altro".

Mi sembra di vivere in un incubo. Sto male. Ho voglia di andarmene.

"Presidente, vorrei spostare l’intervista, mi sento male".

"Non si preoccupi, la prego; davanti la porta c’è una limousine che la aspetta per portarla a Linate. È stato comunque un piacere".

Entro nell’auto e per poco non svengo: nell’auto ci sono il maggiordomo e il cameriere, ma in abiti normali, non in smoking e livrea. Non ho la forza di parlare ma ci pensa il clone di Fede.
La sua voce non è più umile e servile come qualche attimo prima ma dura, arrogante. Si rivolge all’autista.

"Presto, presto, non abbiamo tempo da perdere. Portiamo la collega a Linate poi lasci me al Tg 4 e il mio amico a Studioaperto".

"Certamente". Rispondendo l’autista si volta di tre quarti e ricevo il colpo di grazia: sotto il berretto da autista c’è il ghigno inconfondibile di Piero Vigorelli.

È troppo, prima il maggiordomo tale e quale a Liguori, poi la cameriera identica alla Maiolo, il cameriere clone di EmilioFede e adesso Vigorelli. Sento che sto per svenire, mi manca il fiato. Oh dio, ho dimenticato la calza sulla faccia. Cerco di strapparla ma non ci riesco e il suono lancinante di una sirena mi perfora i timpani.

"Aiuto, aiuto, soffoco".

Qualcuno mi scuote e sento la voce di mio figlio.

"Mamma, che succede? Stai bene?."

Riprendo fiato. La calza altro non è che il lenzuolo che mi si è attorcigliato attorno alla testa e la sirena la sveglia che avevo puntato per andare a fare jogging.

"Mamma, tutto bene?".

"Tutto bene tesoro, tutto bene, non preoccuparti, torna a letto. È stato solo un brutto sogno".

Mata Hari



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