Dai nostri inviati

Voci, rumori, "boatos". E qualche onesto, innocente e gustoso pettegolezzo sul mondo dei giornali. Intendiamoci subito: i malintenzionati che vogliono offrire al Barbiere non saporite notizie, ma perfide insinuazioni, saranno fermamente respinti. Chi ha qualcosa di interessante da raccontare e' invece il benvenuto. Manda dunque le tue notizie al Barbiere della Sera


28 Aprile 2001 - Mastella querela Minzolini. Ma chi ci crede?

L’annunciata querela del presidente dell’Udeur Clemente Mastella, fatta in televisione il 26 aprile, finora non ha avuto un riscontro reale. La cifra richiesta ammonterebbe a dieci miliardi. Il querelato è il giornalista della Stampa Augusto Minzolini, il quale, per il momento, non ha ricevuto alcuna notifica..

Interpellato dal Barbiere della Sera, Minzolini afferma che quel che ha scritto nel suo articolo apparso sulla Stampa  “è vero come il sole che sorge e tramonta”.

E, meno poeticamente, dice che sarà lui a querelare Mastella, nel caso vincesse Berlusconi, tanto è sicuro di ciò che ha scritto. In sostanza, Minzolini sostiene che Mastella in caso di vittoria del Polo transiterebbe rapidamente armi e bagagli e deputati sul carro dei vincitori.

Le fonti del notista politico della Stampa sono ‘una persona interna all’Udeur, particolarmente vicina a Mastella’ ed ‘uno della parte di D’Antoni’, che confermerebbero gli incontri informali avuti da Mastella.

“Io capisco pure che un politico nella delicata situazione pre-elettorale non possa fare altro che smentire, ma non è la prima volta che Mastella cambiaLa smentita fa parte del gioco” – ha spiegato ancora Minzolini al Barbiere– “la querela no. Se Berlusconi vince, Mastella va di là”. Ma Minzolini ha la palla di vetro per carpire le intenzioni di Mastella?

 “Non è l’interpretazione di un’intenzione – ribadisce il novista politico della Stampa – ma una verità”. Minzolini ha un’altra querela pendente per un suo articolo apparso su Panorama, in cui si raccontava di un favore fatto dall’allora ministro Di Pietro al presidente della Società Autostrade. La querela risale a due anni fa ed è ancora in itinere. “In vent’anni di carriera giornalistica, querele, in fondo, ne ho ricevute poche”. Vedremo se ce ne sarà una in più.

Lametta


28 Aprile 2001 - Sono solo straordinari

La notizia è di due settimane fa. Ma tra i giornalisti della Rcs Periodici si è diffusa solo negli ultimi giorni, dopo che il Cdr l'ha comunicata al Consiglio dei delegati riunito per decidere il rinnovo dell'esecutivo aziendale, costretto a rassegnare il mandato per le dimissioni di quattro suoi membri (su sette) determinate da contrasti interni sul voto espresso sul contratto nazionale alla Conferenza dei Cdr del 29 marzo (anche per questo: grazie Serventi!). 

Giovedì 12 aprile, ovvero il giorno successivo alla firma del contratto nazionale al ministero del lavoro, l'editore ha convocato il Cdr per comunicare che dal primo maggio la Rizzoli applicherà per intero e senza sconti il nuovo contratto siglato dalla Fnsi di Paolo Serventi Longhi & company e dalla Fieg. 

Nella busta paga di maggio, dunque, gli oltre 300 giornalisti troveranno i generosissimi (!!) aumenti previsti dall'accordo (compresi gli arretrati di marzo e aprile: ci sarà da scialare...). Ma in cambio dovranno rinunciare al pagamento delle collaborazioni di gruppo, che saranno svolte esclusivamente in regime di orario straordinario. E dovranno cominciare a fare i conti anche con il nuovo regolamento di disciplina.
 

Ma i nefandi effetti del contratto non si fermano certo qui. Per esempio, l'editore non ha tralasciato di sottolineare che in base alle regole appena entrate in vigore, una volta presentato il nuovo sistema editoriale ci sono trenta giorni di tempo per raggiungere un accordo tra azienda e sindacato: superato questo termine, le parti riacquistano l'iniziativa, ovvero possono fare quel che vogliono. 

E la Rizzoli sarebbe pronta a presentare il nuovo sistema entro la metà di maggio, che i giornalisti abbiano già un nuovo Cdr o che l'attuale sia ancora in carica per l'ordinaria amministrazione.

Un'eventualità non così remota, visto che è in questi giorni sotto referendum l'ipotesi di procedere con la riforma dello statuto interno dell'esecutivo sindacale e dei fiduciari prima di andare al rinnovo del Comitato di redazione. 

Niente male come primo atto post-firma del contratto in un gruppo editoriale del calibro della Rizzoli. Avvenuto per di più a sole 24 ore dalla sigla al ministero. Nei prossimi mesi, statene pur certi, ne vedremo delle belle. E sappiamo già ora chi dovremo ringraziare.
Quarto Potere


27 Aprile 2001 – Pro Bonino pacis, Santoro fa saltare un servizio

Dopo l'esposto di Berlusconi all'Authority delle Telecomunicazioni, Michele Santoro rischiava di beccarsene anche un secondo, da parte di Marco Pannella. E' così, dalla famosa puntata del Raggio Verde di venerdì 20 aprile, quella sul diritto di replica concesso a Marcello Dell'Utri, ha sfilato all'ultimo momento un interessante servizio di Alessandra Anzolin, che nel pomeriggio aveva fatto andare su tutte le furie Marco Pannella. Cosa conteneva di tanto negativo, quel filmato? Semplicemente questo: la Anzolin era andata in giro per le vie centrali e i luoghi più chic di Milano per capire come gli elettori azzurri stessero prendendo la candidatura di Marcello Dell'Utri al Senato. 

Ma, ecco lo scandalo, in quel "collegio 1" di Milano, con Dell'Utri si confrontano Emma Bonino e Onofrio Amoruso Battista. E Pannella ha invocato la par condicio: se si parla del candidato forzista, bisogna dare  spazio anche ad Emma Bonino. Che c'azzeccava Emma con il caso Dell'Utri, e con Rapisarda, Mangano e compagnia bella? Nulla. Ma Michele Santoro ha preferito non rischiare, e ha fatto saltare il filmato di Alessandra Anzolin. 

 "Un vero peccato - commenta il giornalista con il Barbiere della Sera -   era un servizio equilibrato e interessante. Vi comparivano elettori che si fidano a scatola chiusa delle scelte di Berlusconi, estimatori di Dell'Utri, e  perplessi. Pazienza. La politica è diventata così feroce che, per proteggere il nostro lavoro, dobbiamo stare molto attenti". Il servizio di Alessandra Anzolin, comunque, è visibile sul sito Internet de "Il Raggio Verde", al quale si accede attraverso il portale www.rai.it
Bds


27 Aprile 2001 – Mi piaci così, Antonio

Com'e' bella Afef Jnifen, la modella tunisina compagna del grande boss Pirelli Marco Tronchetti Provera. Non si puo' fare a meno di ammirare la sua eleganza dalle pagine del Mondo, sul quale, nelle ultime pagine del settimanale Afef tiene una rubrichetta settimanale dalla testatina "Mi piaci cosi'". In quindici-venti righe la signorina Jnifen commenta e giudica le scelte di abbigliamento di personaggi piu' o meno noti. Nell'ultima puntata e' sotto esame il giornalista Guido Vergani.

Meno noto e' il fatto che a dare una mano a Afef nella stesura delle sue brevi note e', in qualita' di ghost writer, l'esperto di pubbliche relazioni Antonio Gallo, che cura l'immagine nel mondo della comunicazione dello stilista Romeo Gigli.

Nato a Milazzo 32 anni fa, Antonio Gallo viene definito un pierre in carriera molto "in". Ecco un estratto della sua filosofia tratto dal sito www.dellamoda.it

«Costruisco la strategia di comunicazione partendo da zero insieme al cliente: pensiamo a eventi e operazioni giornalistiche di grande appeal, forniamo "la notizia" e se non c'è la creiamo, tenendo sempre conto della filosofia dell'Azienda per cui operiamo. Inoltre, seguiamo le agenzie di stampa in tempo reale, monitoriamo i quotidiani e la stampa periodica, abbiamo sempre un occhio puntato alla televisione. Perché se si vuole colpire il sistema media, bisogna conoscerlo a fondo». Contento lui e contenta Afef.....
Bds


27 Aprile 2001 – Quel trappolone di Santoro

E' il secondo esposto contro la trasmissione di Michele Santoro Il Raggio Verde, quello spedito via fax dal leader della Casa delle Liberta' Silvio Berlusconi il 24 aprile al Garante per le Telecomunicazioni, alla Rai e alla Guardia di Finanza.

Berlusconi e' rimasto ampiamente insoddisfatto della puntata del Raggio Verde che ha ospitato il suo amico Marcello dell'Utri e i suoi legali hanno dunque steso una seconda denuncia che riproduciamo qui nei punti piu' salienti.

"Ad avviso dell'esponente - scrive Berlusconi - la trasmissione del Raggio Verde del 20 aprile scorso costituisce una ulteriore violazione della disciplina in tema di informazione in relazione ai principi di parita' di trattamento, di obiettivita', completezza e imparzialita' dell'informazione".

Insomma, un nuovo trappolone preparato da Michele Santoro e dai suoi. "Dell'Utri - lamenta Berlusconi - e' stato chiamato a partecipare alla trasmissione non gia' per compiutamente replicare all'intervista del signor Rapisarda, proditoriamente inserita nella trasmissione del 6 aprile, ma per difendersi, da vero e proprio imputato da un dossier di nuove accuse predisposto dalla redazione del programma e supportato da una pubblica accusa costituita da Santoro, Ruotolo, Di Pietro e Lodato, nonche' dalla lettrice di atti giudiziari Luisella".

"Solo la pacata fermezza dell'onorevole Dell'Utri - continua Berlusconi - ha impedito che la trasmissione producesse gli effetti devastanti che il suo orchestratore, sig. Santoro, aveva immaginato sarebbero derivati dalla seguente scaletta di argomenti: vecchia intervista all'onorevole dell'Utri su mafia e antimafia, opportunamente tagliata, lettura dei carichi pendenti e del casellario giudiziario con lunga discettazione nel patteggiamento e sul "pregiudicato" dell'Utri, intervista a Pepito Garcia eccetera eccetera".... fino al pranzo con Nino Grado in un ristorante di Milano e alla partecipazione di Dell'Utri, a Londra, al matrimonio di un tipo poco raccomandabile.

Secondo Berlusconi, insomma, quella che doveva essere un'intervista riparatrice si e' trasformata in un nuovo furioso attacco contro il suo sodale Dell'Utri. Il leader del Polo se la prende poi con le interruzioni, anch'esse a suo giudizio orchestrate ad arte per fregare Dell'Utri, e con i "sorrisetti ironici o di scherno a commento di osservazioni a lui non gradite".

Insomma, conclude Berlusconi, visto l'andazzo e' lecito aspettarsi un crescendo di aggressioni nei confronti della Casa delle Liberta' e del suo leader ed e' quindi urgente che l'Autorita' per le Telecomunicazioni intervenga con i giusti provvedimenti di censura. Santoro e' avvisato.
Bds


27 Aprile 2001 – Credere, obbedire e soprattutto tagliare

Hanno poco da stare allegri nelle redazioni dei quotidiani Finegil, i giornali locali del gruppo L’Espresso. Per tutti i giornalisti italiani si apre la stagione dei contratti integrativi, ma per i colleghi della Finegil l’integrativo è già pronto.

Lo ha preparato l’amministratore plenipotenziario Marco Benedetto, nei giorni dell’allontanamento del collaboratore di Repubblica che ha scatenato lo sciopero in via Indipendenza. Quello era un assaggio del nuovo clima aziendale. 

Per far capire meglio l’andazzo, Benedetto ha deciso una convocazione plenaria (il 22 maggio) di tutti i direttori e gli amministratori dei singoli giornali: spieghera' loro, senza peli sulla lingua, le modalità di applicazione del contratto. Alcuni direttori sono perplessi, non si era mai vista una cosa simile.

Per l’integrativo, comunque, è già tutto deciso, in barba alla posizione dei singoli cdr che – peraltro – non sono ancora riusciti a darsi un coordinamento efficiente. "L’integrativo continuerà a essere costituito da un premio annuale, legato a risultati economici positivi e crescenti, al costo del lavoro e alle specificità aziendali. Da tali principi non sarà possibile derogare". Questo dice una circolare diffusa agli amministratori. Il premio annuale, a dire il vero, in alcuni giornali non lo hanno visto lo scorso anno. "Troppi scioperi, pochi utili", si sono sentiti dire i componenti dei cdr.

Lo stesso documento, per le prospettive a medio termine indica una situazione "molto pesante". La ricetta è sempre la stessa: tagli e ancora tagli. A cominciare dalla foliazione dei quotidiani che dovranno rivedere in qualche caso anche la grafica per risparmiare carta. Altre strategie, dopo il buco nero di Kataweb, non se ne vedono.
Pepe


25 Aprile 2001 – (Men)tana libera tutti 

Brevi e sommessi lamenti si levano in queste ore dalla redazione del Tg5 che ha appena scoperto che il direttore Enrico Mentana sta per tagliare la corda, sedotto dalle offerte di Telemontecarlo. L'interpretazione piu' diffusa della scelta di Mentana che circola al Tg5 e' semplicissima: dopo nove anni Enrico non ne puo' piu' e anche la redazione, diciamola tutta, avrebbe voglia di aria nuova, anche se a molti non sfuggono le insidie di un cambio di direttore.

Uno puo' dire quel che vuole ma Mentana e' stato bravo, portando il Tg5 molto in alto, talvolta oltre gli ascolti del Tg1. Ma tutti sentono che e' arrivato, questa volta davvero, il momento dell'addio. La redazione ha chiesto un incontro con il direttore, incontro che si terra' nelle prossime ore. Quelli che di Mentana non ne possono piu' fanno notare che l'incontro chiarificatore avverra' proprio oggi, 25 aprile, non a caso il giorno della Liberazione.

Sul futuro, buio totale. Che fine fara' il Tg5? In che mani finira'? Innanzi tutto, dovremo aspettare le elezioni per capirci qualcosa. Se davvero Silvio Berlusconi vincera' le elezioni e si trovera' nella condizione di poter controllare sei reti televisive (Mediaset e Rai) e potrebbe addirittura non aver piu' bisogno di un Tg5 davvero competitivo con il Tg1. Una simile prospettiva non rallegra certo i giornalisti che potrebbero ritrovarsi a confezionare una sorta di Tg pro forma.
Bds


24 Aprile 2001 – Il caso D'Antona-Berlusconi? Non e' una notizia

Acque agitate al Tg2, dove Clemente Mimun si trova a fronteggiare una inattesa mezza sommossa della redazione. Il direttore più longevo di un telegiornale RAI, ha proceduto a sorpresa alla vigilia di Pasqua al più vasto movimento di redattori dei suoi sette anni di direzione, con la concessione di 10 promozioni, 6 aumenti di merito, 7 gratifiche una tantum e 2 trasferimenti interni: 25 colleghi interessati, un quinto dell’organico.

Di una serie di nomine si parlava da mesi, ma pareva ormai sfumata, visto che il mandato del direttore viene ritenuto ormai agli sgoccioli, e le voci di corridoio di Saxa Rubra danno l’inossidabile Clemente in pole position nella corsa alla poltrona di direttore del Tg1 in caso di vittoria del centro destra.

La redazione poi le attendeva, essendo rimasta praticamente a bocca asciutta, mentre ogni direttore che si è susseguito nelle testate “sorelle” durante l’Era-Mimun ha portato in dono una gerla piena di prebende. Il fatto è però che le scelte del direttore hanno scontentato un po’ tutti, persino qualcuno dei beneficiati. Lo riassume una nota del comitato di redazione, secondo cui balza all’occhio l’assenza dei capiservizio che sarebbero stati necessari in alcune redazioni, mentre mancano riconoscimenti per colleghi che li attendevano con merito da oltre 5 anni. Premi, insomma, come al solito alle persone sbagliate.

Ma vediamo i principali beneficiati: Paola Angelici (tra l’altro segretaria del Singrai) diventa caporedattore degli Esteri, ruolo che peraltro già da alcuni mesi ricopriva di fatto, Maria Concetta Mattei assomma alla conduzione il grado di caporedattore al desk, Claudia D’Angelo diventa vice capo agli esteri e lo stesso grado assumono Cinzia Terlizzi alla cultura (un anno fa era redattrice ordinaria) e Carlo Sacchettoni alla redazione scientifica.

Trattamento economico superiore per Alfonso Marrazzo e per due ex componenti del Cdr, Stefania Conti e Daniela De Robert, quest’ultima rappresentante dell’Usigrai. Va detto poi che tutti i provvedimenti economici sono ad orologeria, perchè entreranno in vigore dall’autunno, ipotecando non poco le possibilità di manovra del futuro successore di Mimun.

Il malcontento è esploso con un comunicato semi anonimo rimasto affisso in bacheca solo per l’arco di poche ore: era firmato da un sedicente “comitato dei reietti” e conteneva il dettagliato elenco dei titoli di merito di numerosi redattori ordinari rimasti ancora una volta a bocca asciutta.

In un clima così frizzante s’inserisce la vicenda delle accuse di Berlusconi sul caso D’Antona, ignorate dal Tg2 (ma anche dal Tg1) sabato 21 aprile. La scelta di non dar conto della bufera polemica seguita alla gaffe del Cavaliere sull’omicidio del professore come “regolamento di conti dentro la sinistra” è sfociato in una protesta cresciuta nel giro di poche ore. Ad un comunicato affisso da Fabio Cappelli (esecutivo Usigrai) sono state immediatamente apposte 15 firme. A ruota sono arrivate le proteste del segretario dell’Usigrai, Roberto Natale e quella del Cdr della testata.

Grande disappunto dalla direzione, che vede un’orchestrazione politica dietro la protesta e critica il comitato di redazione per avere emesso una sentenza senza aver chiesto formalmente spiegazioni ai responsabili del giornale. Lasciamo ai lettori del “Barbiere” decidere se la scelta compiuta dal Tg2 sia figlia di una contiguità politica, oppure sia giustificabile secondo la versione ufficiale per cui una frase, per quanto infelice e clamorosa, una volta smentita non è più una notizia, cui va aggiunta la precisazione che simile trattamento sarebbe applicato a chiunque, in primis a Rutelli, se dovesse cadere in un infortunio analogo. Ai posteri l’ardua sentenza. La lotta per la sopravvivenza dentro l’Alcatraz-Saxa Rubra continua.

Jack Folla


24 Aprile 2001 – Rossella, datti una regolata


C'e' un po' di nervosismo negli uffici amministrativi della Mondadori di Segrate. Panorama, la corazzata della Mondadori diretta da Carlo Rossella sta gia' sforando i budget previsti. A Rossella, nell'ultima riunione di budget, la Mondadori aveva chiesto di tagliare i costi di produzione del giornale di 700 milioni. Il risultato e' che il settimanale e' gia' fuori di due miliardi.

Si comincia a pensare che Carlo Rossella non sia un maestro di austerita'. La sua direzione costa cara. A gravare sulla cassa sono diversi fattori: l'acquisto sfrenato di servizi fotografici a destra e sinistra, che consente si' a Panorama di avere la prima scelta (vedi il caso del giallo della contessa Vacca Agusta e la strage di Novi Ligure), ma a caro prezzo. Ci sono poi i contratti di collaborazione concessi da Rossella ad alcuni opinionisti, tra cui, di recente Edward Luttwak e Jeremy Riskin che ha esordito con un dotto pezzo sulla biogenetica che ha messo a dura prova il sistema nervoso della redazione. Ora si favoleggia di un sontuoso contratto per Vittorio Sgarbi.

Ci sono poi le spese personali di Rossella che l'amministrazione inghiotte malvolentieri. Quando scende a Roma, il direttore si fa prenotare l'albergo Hassler Villa Medici, invece di servirsi degli hotel convenzionati con la Mondadori. Usa poco le auto di servizio e preferisce noleggiare automobili per conto suo. Il direttore poi ama la vita sociale romana e le sue colazioni di lavoro sono tutte punteggiate di Marie Angiolillo, Cesari Geronzi, Franceschi Caltagirone e i costruttori romani Federici. Con questi personaggi naturalmente non si puo' mica star li' a fare i micragnosi sul conto del ristorante. Alla mensa di Segrate, noto luogo di rumors redazionali qualcuno comincia a temere che, con questo andazzo, tra poco ai redattori verra' chiesto di viaggiare tutti in tram.
Bds


24 Aprile 2001 – Una pena di morte sinergica


Fa finta di essere un giornalista che la domenica mattina va a messa a Bologna, a Firenze, a Milano. C’è crisi di vocazioni, si accetta di tutto, ma anche il parroco di un quartiere periferico fa fatica ad accogliere tra le pecorelle smarrite uno che ha tappezzato le locandine delle città con ‘La pena di morte? Sì, sì, sì’. La domenica i giornali li comprano tutti e non è questione politica o di campagna elettorale, è questione morale.

Fa finta di essere un fortunato giornalista del Resto del Carlino, de La Nazione, de Il Giorno. Quando l’editore, il piissimo Andrea Riffeser Monti, decide che l’omicidio della piccola Sarah uccisa dallo Slavo deve dare spazio ai lettori nostalgici della legge del taglione, può succedere che si dia disponibile Franco Cangini.

Rete di protezione, un bel commento sinergico sui fax di protesta. Gli altri, i giornalisti delle tre sinergiche testate non ci stanno. Dal titolo (tre versioni possibili, identiche nella sostanza, diverse nella forma) che ha tappezzato le edicole di mezza Italia. cerca di dissociarsi persino Visci, vice direttore del Carlino. Il coro muto- Marco Leonelli stipendiato come direttore del Carlino, Umberto Cecchi, pari grado alla Nazione, Umberto Marchesini, emolumentato al Giorno- non alita nemmeno. Afonia primaverile. La direzione d’orchestra, di questi tempi, dopo Sinopoli, è imbarazzante, soprattutto per gli scaramantici over quaranta.

Fa finta di essere un giornalista che le ha ingoiate tutte e per giunta in sinergia. Fa finta di lavorare in un giornale che da più di due anni non ti pubblica un comunicato, nemmeno se si tratta di un necrologio del Cdr. Mettiti nei panni di quel giornalista. Poche parole, se vuoi: l’ha detto qualcuno? ‘La pena di morte? Sì, sì, sì’. Occhiello: ‘Dice la signora Maria di Prato’ o, al limite, ‘Sostiene il piissimo Andrea Riffeser Monti’. Virgolettato, basterebbe un virgolettato. Che non c’è. E da Bologna a Firenze fino Milano scatta la protesta.

Scioperare è impossibile. Le tre testate potrebbero uscire comunque in virtù di pochi, ma sinergici scriba. Parte dunque un comunicato:

‘Il coordinamento dei comitati di redazione de il Resto del Carlino, de La Nazione e de Il Giorno, al titolo che campeggiava ieri sulla prima pagina delle tre testate: <Pena di morte? Si,sì,sì>, risponde con tre secchi: <No>! Il primo no va a qualsiasi campagna incivile e forcaiola che, lontana dalla linea da sempre tenuta dai nostri giornali, inneggia a soluzioni giuridiche per fortuna estranee alla cultura del nostro Paese e di tutta l'Europa. Il secondo no va alla decisione dell'editore di imporre una titolazione che, oltre ad essere moralmente inaccettabile, è anche giornalisticamente scorretta perchè non rispettosa dei contenuti dei commenti e degli articoli sulla triste vicenda dell'uccisione di Sarah.

Il terzo no va al comportamento delle direzioni delle testate, prima fra tutte quella del sinergico Quotidiano Nazionale, che hanno accettato passivamente la scelta dell'editore, nonostante le reiterate proteste del corpo redazionale. I comitati di redazione proclamano quindi lo stato di agitazione. Come primo segno di protesta i giornalisti ritireranno le loro firme’.

Il direttore sinergico del QN, Giancarlo Mazzucca, ci delizierà quest’oggi di un suo editoriale, magari spiegandoci che si trattava di una provocazione voluta. Se ciò significa qualcosa è che il ‘su la testa’ dei sinergici è servito a qualcosa.

Adesso tutti, mai come oggi, abbiamo bisogno di pensare (e non far finta) che esitano in una testata sinergica persone che sono anche giornalisti. Perché Sarah e la sua famiglia abbiano diritto a quel rispetto della persona umana, alla verità dei fatti, a una lealtà di comportamento, alla buona fede che evidentemente servono in maggior misura al piissimo Andrea Riffeser Monti. Editore sinergico. La ragazza del bar


23 Aprile 2001 – Un paio di mazzette sparse per l'Universo


I praticanti del Gruppo Universo sono diventati le mascotte dei corsi organizzati dall’Ordine della Lombardia in vista degli esami di Roma: non se ne perdono uno, a dimostrazione che la casa editrice guidata dal direttore generale Luigi Randello è una fucina di giornalisti.

 

Fra le centinaia di quiz che il buon Lorenzo Leonarduzzi propina agli aspiranti professionisti, ce n’è uno che manda palesemente in crisi i colleghi di via Cusani: che cos’è la mazzetta?

 

I più brillanti azzardano che si tratta di un malcostume assai diffuso nel Meridione, in voga anche al Nord negli anni bui di Tangentopoli.  Gli altri, semplicemente, tacciono. Perché ignorano l’esistenza della mazzetta che ogni bravo giornalista trova (dovrebbe trovare) sulla sua scrivania ogni mattina e che riunisce (dovrebbe riunire) i maggiori quotidiani nazionali, i settimanali e – magari – anche qualche mensile.

 

I condizionali fra parentesi sono d’obbligo, almeno all’Universo, dove le mazzette sono un paio (sulle scrivanie di pochi direttori “privilegiati”) più una “collettiva” che ha una vita per così dire singolare. Compare ogni mattina nell’ufficio di Randello. Da lui viene visionata, quindi ceduta ai dirigenti del terzo piano.

Da qui, inforca l’ascensore e, verso l’una, raggiunge il secondo piano, dove viene intercettata dai direttori meno fortunati, che non ne hanno una personale ma, se sono abbastanza lesti da accaparrarsi qualche copia, possono poi tranquillamente sfogliarla in pausa pranzo.

Per finire, dopo che dirigenti e direttori di serie A e serie B hanno placato la loro fame di notizie, le briciole vengono democraticamente gettate ai redattori, che si litigano inserti e pagine degli spettacoli.

 

Per fortuna dei suddetti redattori, quotidiani e settimanali hanno preso la piacevole abitudine di andare on line. Così, anche i giornalisti dell’Universo possono documentarsi. Sempre che trovino libero uno dei rari computer collegati a Internet.
Gelsomina


 
21 Aprile 2001 – Se non chiedi soldi, non ti devi registrare

La legge 62 del 7 marzo 2001, detta anche riforma dell'editoria, al Barbiere della Sera non cambia gran che. Parola di Vannino Chiti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'Editoria, l'uomo politico che più da vicino ha seguito la nuova normativa.

Onorevole a bottega non ci capiamo più nulla: dobbiamo o no registraci in tribunale?

"Chi vi ha detto che dovete farlo?"

Per esempio l'Ordine dei giornalisti del Lazio. In una nota del 9 aprile afferma con certezza che la procedura è obbligatoria, entro 60 giorni, per tutte le testate telematiche.

"Ma no, ma no. Anche i siti Internet che fanno professionalmente od esclusivamente informazione non saranno obbligati a registrazione alcuna. Quindi voi, simpatici mascalzoni del Barbiere della Sera, potrete continuare ad informarci sugli aspetti meno noti che riguardano il variegato mondo della comunicazione senza burocrazie varie".

C'è chi dice che questa sua posizione è pre-elettorale...

"Questo qualcuno non conosce la legge in questione, che non limita nessuno, ma semmai offre opportunità tutte nuove: estende infatti anche ai prodotti multimediali (e quindi pure ai siti Internet) la possibilità di chiedere sovvenzioni e contributi. Solo chi è interessato a queste forme di sostegno, avrà l'obbligo di registrarsi".

Se non chiediamo soldi, quindi, checché ne dica l'Ordine, nessuno puo' obiettarci nulla.

"Proprio così".

Don Basilio 


20 Aprile 2001 –  Il bilancio Benedetto di via Po

Un giallo in via Po, sede del settimanale l’Espresso. Quando giovedi’ 5 aprile il Comitato di redazione e’ entrato in possesso del bilancio dell’esercizio 2000 (per averlo ha dovuto presentarsi in assemblea degli azionisti), i giornalisti hanno scoperto che il loro settimanale, almeno a leggere le cifre ufficiali, ha perso nell’anno 2000 7,3 miliardi.

Bella batosta, soprattutto in considerazione del fatto che la redazione (ma anche il direttore Giulio Anselmi) si aspettavano un pareggio o quasi. Nel 2000 il fatturato e’ salito a 171,9 miliardi (+14,3 per cento), di cui 9,8 per la diffusione (+8,3 per cento) e 70,1 dalla pubblicita’ (+20,8 per cento).

Segnali molto buoni, visto che il settimanale ha perso 15,9 miliardi nel 99. Un recupero, dunque, che ha del miracoloso. Proprio per non interrompere la via del rientro verso il nero dei conti, ormai vicinissimo, l’azienda e il direttore avevano proposto alla redazione di rinunciare a una serie di giorni di sciopero previsti in periodo natalizio. La redazione aveva scioperato lo stesso. In quell’occasione, l’azienda dichiaro’ che lo sciopero sarebbe costato una chiusura dei conti 2000 in rosso per 1,5 miliardi.

Ora pero’ dal bilancio si scopre che il passivo e’ di 7 miliardi e piu’. Come mai? Il primo a rimanerci male è stato proprio Giulio Anselmi, costretto a rinviare la medaglia che contava di appendersi sulla giacca per aver riportato in buona salute l’Espresso. Incazzatello anzicheno’, Anselmi e’ andato a chieder lumi all’amministratore delegato Marco Benedetto. (che tra l’altro ha sottolineato la perdita di 7,3 miliardi con il Sole 24 ore).

Da dove spuntano questi quasi 6 miliardi in piu’ di buco? Ai suoi collaboratori, Anselmi ha poi ripetuto le spiegazioni ricevute. In realta’, a sentire Benedetto, la perdita vera ammonterebbe a non piu’ di 400 milioni. Il resto e’ da considerarsi perdita straordinaria e non ripetibile cosi’ composta: 3,1 miliardi e’ la perdita della Holding centrale (appesantita dalla situazione di Kataweb) che viene scaricata pro quota sull’Espresso. Un paio di miliardi sarebbe costato lo sciopero effettuato dalla redazione sotto le feste che ha mandato a pallino un sacco di soldi di pubblicita’. Un altro po’ di soldi, 1,8 miliardi, sono finiti in fumo sotto forma di diritti cinematografici acquistati per la produzione di videocassette allegate al giornale in edicola che sono rimaste evidentemente sul groppone del settimanale.

Insomma, conta che ti riconta, alla fine il buco autentico sarebbe solo di 400 milioni. Il giornale quindi si puo’ considerare risanato, anche se i suoi redattori si aspettano naturalmente che al momento di discutere il contratto integrativo, Benedetto mettera’ sul tavolo i sette miliardi di rosso.

Innervositi dall’accaduto, i giornalisti dell’Espresso hanno cosi’ deciso di far controllare i conti dalla societa’ di analisi Price Water House, come prevede una clausola del contratto integrativo in vigore. Vogliono insomma capire qual e’ l’autentica situazione con cui debbono misurarsi.

Ma c’e’ un altro mistero che ancora aspetta una soluzione. Secondo il bilancio dell’Espresso, sarebbero 128 i dipendenti stipendiati dal settimanale e che comunque pesano sui suoi conti. Il Cdr ha chiesto di sapere piu’ volte chi sono tutti i giornalisti con un contratto Espresso in tasca e l’azienda ha risposto che ci sono 65 giornalisti (53 articoli 1 e 12 articoli 2) . Dato che 128 meno 65 fa 63, vuol dire che in via Po ci sono almeno 63 poligrafici che pero’ non si vedono e che a questo punto sarebbe il caso che venissero a lavorare visto che comunque pesano sui conti.
Bds


20 Aprile 2001 –  Guardati la cravatta, scemo!

“Guardati la cravatta, scemo…”. Da un po’ di tempo i dirigenti di Kataweb, la web company del gruppo Espresso hanno imparato a controllarsi vicendevolmente il colore delle cravatte, dei gilet, e quando serve anche dei calzini. Almeno quando vengono convocati in via Po al cospetto dell’amministratore delegato del Gruppo Marco Benedetto.

Benedetto infatti non sopporta il viola e mal tollera il rosa shocking, considerati colori portajella e fulmina con un’occhiata chi si presenta in riunione con un abbigliamento dalle tinte sbagliate. La leggenda metropolitana vuole che Benedetto, un giorno, a colloquio (di lavoro, s’intende) con una giovinetta le abbia ingiunto, per poter proseguire il colloquio, di andarsi a cambiare il pullover che indossava. Leggende, naturalmente.

Meno fantasiosa invece e’ la circostanza in cui talvolta si e’ trovato qualche dirigente di Kataweb. Beccato da un collega con la cravatta sbagliata virata sul violetto, piu’ di uno, convocato in via Po, e’ stato costretto a rimediare con l’acquisto improvvisato di una cravatta di ricambio in un negozio nei paraggi della Stazione Termini.

Allo stesso modo, i grafici di Kataweb hanno imparato a non disegnare piu’ le pagine dei siti utilizzando i colori sgraditi all’amministratore delegato, del quale, invece, apprezzano la competenza.

Fino a un paio di anni fa Marco Benedetto non capiva un accidenti di siti Internet. Non che la situazione sia migliorata oltremisura, visto che Kataweb e’ per il gruppo, almeno per il momento, un lavandino che inghiotte denari, ma Benedetto ha imparato a cogliere subito i punti deboli di una pagina web e a capire al volo quali, invece, possono esserne i pregi. Sbagliando si impara.
Bds


19 Aprile 2001 – In fondo è solo una cazzata

La versione piu’ diffusa che circola nei corridoi di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, e’ che Maurizio Blondet “ha fatto una cazzata”. L’inviato del giornale della Conferenza Episcopale, dopo un colloquio con il direttore Dino Boffo, ha deciso per il momento di mettersi in ferie, dato che ha circa 360 giorni di vacanze arretrate.

Ma cosa e’ successo? Semplicemente che nei giorni scorsi sono apparse sul quotidiano Libero una cinquantina di righe firmate Lutring, intitolate "Ma i Vescovi per chi votano?". Nel corsivo si segnala l’atmosfera ultra ulivista che si respira nella redazione di Avvenire ma anche la scarsa vivacita’ redazionale e la mancanza di idee originali, quelle che ci vogliono per fare un buon giornale,

Il problema e’ che quelle cinquanta righe sono il frutto del colloquio di un redattore di Libero proprio con l’inviato di Avvenire Maurizio Blondet. Il direttore Dino Boffo non l’ha presa benissimo (anche se ha dato atto a Blondet di aver ammesso il suo errore) e cosi’ ora Blondet se ne stara’ un po’ a casa per far calmare le acque.

Nel corsivo firmato Lutring sono apparse affermazioni seccanti del tipo “al quotidiano dei vescovi i soldi non mancano, sono le idee a scarseggiare", e Boffo e’ definito "figlio della cultura dc anni ’70 , un adoratore di Gad Lerner" . Si dice poi anche che i lettori scarseggiano per colpa dei "troppi don Abbondio".

Interpellato dal Barbiere della Sera, Maurizio Blondet ha preferito non commentare l’accaduto.  

Shampoo


18 Aprile 2001 – Un Secolo di colore

Il Secolo XIX si rinnova. Tra sette giorni, il quotidiano della Liguria, offrirà ai suoi lettori il colore: fotografie in prima pagina e sulla copertina della sezione Sport. Ma le novita’ per il giornale diretto da Antonio Di Rosa, non si fermano qui.

Il Decimonono forte del successo dell’edizione del lunedi’ starebbe, infatti, studiando un supplemento settimanale dedicato al mondo del lavoro.
Shampoo


18 Aprile 2001 –  Vita, direttori on line offresi


Tessera n. 46148 (Roma) e tessera n. 45590 (Milano). Sono questi i dati – rispettivamente di Riccardo Bonacina e di Giuseppe Frangi – necessari per registrare le testate internet. Una iniziativa per la libertà in rete lanciata dal settimanale non profit Vita.  

Bonacina, direttore editoriale, e Frangi, direttore del Magazine, si mettono così a disposizione di "10, 100, 1000 testate on line" che, con le nuove norme sull’editoria, rischiano di chiudere. Con loro c’è anche il presidente della Uildm Franco Bomprezzi (tessera n.53442).  

"Una decisione – spiegano in una nota i colleghi – presa perché la democrazia è sinonimo di partecipazione" e per evitare che "l’informazione in rete si trasformi in un ambito chiuso e controllato per ‘addetti ai lavori’".
Shampoo


18 Aprile 2001 – Vela, D'Alema se la fa di carta 


Andrea Peruzy
, tesoriere della dalemiana Fondazione Italianieuropei, è il merchant banker (già vicepresidente della T&P che edita Il domani della Calabria) che sta trattando l’acquisto de Il Giornale della Vela, periodico edito dalla casa editrice milanese Portoria.

Una trattativa svolta in gran segreto tra Mario Oriani, proprietario di Portoria, e Peruzy che, secondo rumors, sarebbe anche interessato all’acquisto del mensile La macchina del tempo e del periodico I quaderni del calcio.

Operazione che vedrebbe coinvolto anche Giorgio Dell’Arti con la sua Vespina che per Portoria cura il magazine Sorrisi e salute e che da tempo tenta lo sbarco a Milano.

Shampoo
18 Aprile 2001 – Vicky delle Libertà

Sara’ la giornalista Vincenza Alessio Ruffo, detta Vicky, ad aiutare nella campagna elettorale Antonio Tajani, candidato sindaco di Roma per la Casa della Libertà. La Alessio, redattore del servizio Economia del Messaggero e negli anni scorsi attivissimo membro del Comitato di redazione, si è messa in aspettativa fino alle elezioni. A chiederle aiuto e’ stato lo stesso Tajani con cui Vincenza ha diviso un periodo di lavoro al Giornale.

Dopo, se Tajani dovesse avere la meglio su Veltroni e insediarsi al Campidoglio, deciderà se distaccarsi definitivamente anche lei all'ufficio stampa del Comune di Roma o tornare a occuparsi di Confindustria e lavoro per il quotidiano di Caltagirone? Vincenza smentisce. “No, non vado a fare la portavoce di Tajani. Lo aiuto in questa fase e poi basta”, ha detto al Barbiere della Sera.

L'uscita della Alessio, unita alla aspettativa chiesta anche da Barbara Corrao, sta creando appesantimenti nel lavoro del servizio Ecomomico di via del Tritone, che già soffriva carenze di organico. Claudio Alò, il caporedattore, ha chiesto al direttore Graldi la sostituzione di entrambe con l'assunzione a tempo di due disoccupati. Ma finora non ha avuto alcuna risposta.
Bds


18 Aprile 2001 – Noemi è tornata, Raitre fa finta di no


Accade a Piacenza. Una quindicenne, Noemi, scompare. Fuitina in Calabria con il fidanzato, mentre la città è in allarme. Le telecamere di "Chi l’ha visto" realizzano un servizio strappalacrime con la madre della ragazza che disperata lancia un appello.

Un giallo che si risolve in poche ore. La quindicenne viene rintracciata, alla tv pubblica lo sanno ma scelgono che g meglio mandare in onda il servizio, salvo poi mandare in coda alla trasmissione la notizia che la ragazza è stata ritrovata.
Shampoo


18 Aprile 2001 -  Cremona, tutto pronto per Donati 


"Un giornale libero". Questo lo slogan della Voce di Cremona, quotidiano edito da Alberto Donati, in edicola dal 18 aprile.

Ventimila copie di tiratura per la testata diretta da Piero Piccioli che con un solo numero zero alle spalle tenterà di rubare copie al concorrente "la Provincia".

Otto redattori dovranno realizzare ventotto pagine di cronaca locale. Le altre sedici di cronaca nazionale saranno invece prodotte a Perugia, dal Corriere dell’Umbria. Una sfida tutta in salita anche per la raccolta pubblicitaria affidata alla Publikompass.

Shampoo


17 Aprile 2001 - Nancy Dell'Olio contro il Messaggero

Nancy Dell’Olio, compagna dell’ex allenatore della Lazio Sven Goran Eriksson, ha chiesto un risarcimento danni di sei miliardi di lire al Messaggero, per la pubblicazione di un articolo a firma Salvatore Taverna, uscito il 24 febbraio dello scorso anno. L’articolo, secondo l’avvocato della signora Dell’Olio Gianluca Riitano,  “riporta dei fatti personalissimi, veri o non veri che siano. C’è stata una palese violazione della privacy. L’avvocato Dell’Olio è un privato cittadino. E’ una professionista, non un’attricetta che ha bisogno di pubblicità. In più, per le foto pubblicate doveva essere  chiesta l’autorizzazione”. 

Ma risarcimento o meno, il Messaggero un danno lo ha già subito. Dopo la citazione in giudizio per l’articolo incriminato, nella redazione sportiva del quotidiano di via del Tritone serpeggiava il malcontento: Eriksson non rivolgeva più la parola ai giornalisti sportivi del Messaggero, che alle conferenze stampa non potevano fare domande. Lo scorso 9 aprile c’è stata un’udienza, con un rinvio al 15 ottobre 2001. 

La stampa inglese, giustamente interessata al capitano della sua nazionale, non disdegna però nemmeno la bella fidanzata italiana del mister e, poco dopo l’udienza, l’avvocato Riitano è stato contattato da due giornalisti inglesi interessati alla vicenda. 

Salvatore Taverna ha saputo solo dal Barbiere della Sera
che c’era stata un’udienza il 9 aprile, ma non ha voluto commentare l’accaduto. A proposito dell’entità del risarcimento, l’avvocato Riitano ha detto che “si tratta di un danno non quantificabile. La richiesta dei sei miliardi serve a colpire, non ad arricchire. Poi ho indicato quella cifra simbolicamente, considerato che in Italia la realtà risarcitoria è molto mite”. Non è stato possibile avere una dichiarazione della signora Dell’Olio, che si trova all’estero.

Bds


17 Aprile 2001 - Avvenire, il perdono non è cristiano

 

Nei corridoi di Avvenire non lo saluta più nessuno. Dino Boffo, direttore del quotidiano della Cei, gliel’ha giurata. E lui, Maurizio Blondet soprannominato l’appestato nonostante il suo mea culpa, vive giorni difficili.  

La sua colpa sta nelle cinquanta righe cinquanta siglate ‘Lutring’ che Libero ha sbattuto in prima pagina: titolo: "Ma i Vescovi per chi votano?". Un fondo dove Lutring racconta che la redazione di Avvenire fa il tifo per l’Ulivo. Ma anche che "al quotidiano dei vescovi i soldi non mancano, sono le idee a scarseggiare", che Boffo "figlio della cultura dc anni ’70 è un adoratore di Gad Lerner" e che i lettori scarseggiano per colpa dei "troppi don Abbondio".  

Per un fax di troppo Lutring è poi stato scoperto. Così Maurizio Blondet si è autoflagellato: "Sono io, con sventati pettegolezzi, ad aver ispirato il fondino. La colpa e’ solo mia. Ho ceduto ad un impulso sconsiderato, che posso spiegarmi con una depressione che mi induce a colpi di testa emotivi".  

Risultato: Lutring è sparito dalle colonne del foglio diretto da Vittorio Feltri e Blondet – che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie verso l’estrema destra e il conservatorismo cattolico – è stato messo in un angolo anche ad "Avvenire".


17 Aprile 2001 - Messaggero veneto. La rivolta del peòn

Col Messaggero Veneto di Udine (Gruppo Espresso) collaborano pubblicisti non contrattualizzati e spesso utilizzati per produrre anche 5 o 6 pezzi al giorno. Si va dalle 7.500 lire nette a un massimo di 30.000 lorde. I pezzi commissionati e non pubblicati non vengono pagati. Da novembre nessuno, comunque, ha incassato una lira, a parte sporadici casi di ‘persone bisognose’ scelte dalla direzione.  

Incredibilmente, cinquantasette, tra corrispondenti e collaboratori delle redazioni di Udine e Gorizia, hanno deciso di tirar su la testa e sospendere da giovedì ogni attività in segno di protesta per i mancati pagamenti e 'la totale mancanza di rispetto della professionalità manifestata da vaghe e verbali promesse, dall'assenza di un rappresentante dei collaboratori nel comitato di redazione e dall'inesistenza di un trattamento omogeneo e chiaro per tutti'.  

Spiega Raffaella Mestroni- la free lance che è riuscita, con tenacia invidiabile, a indire la prima assemblea dei peones- che, secondo quanto affermato dalla direzione, il passaggio de Il Piccolo e del Messaggero Veneto (precedentemente di proprietà di Carlo Segre Melzi) al gruppo di Caracciolo e la scelta di accentrare la gestione di entrambe a Trieste ha mandato in tilt l’amministrazione. ‘Figuriamoci cosa avrebbero fatto si fosse trattato di una multinazionale…’ ironizza.

A complicare le cose pare sia intervenuta la Finanziaria. Carte e carteggi di chi lavora con ritenuta d’acconto sono andate perse nel marasma burocratico. Così da cinque mesi nessuno paga, né men che meno qualcuno incassa (se non i summenzionati bisognosi ad insindacabile giudizio del direttore Sergio Baraldi o dell'amministratore delegato Paolo Paloschi).

'Solo dopo ripetute richieste, la situazione è stata giustificata verbalmente dall'amministrazione, che ha spiegato le difficoltà dovute alla fusione, cui si sono aggiunte le novità normative per quanto riguarda i rapporti di collaborazione' precisa una nota dei ‘campesinos del computer’ inviata all’Ansa

Il vice direttore ha ricevuto la subcomandante Marcos- Mestroni e le ha consegnato una carta firmata Paloschi con cui l’azienda s’impegna a pagare entro il 20 aprile quanto dovuto al 31 gennaio 2001. Ha strappato anche un impegno verbale a saldare gli emolumenti di marzo e aprile entro fine maggio e la promessa che da giugno la situazione potrebbe anche stabilizzarsi.  

Ma la rivolta pare destinata a dilagare e estendersi ad altre testate locali del gruppo: sono infatti in corso contatti coi sottopagati del Piccolo, quotidiano di Trieste. 
La ragazza del bar


17 Aprile 2001 - Mettiamo a Focus il naso

Uno speciale da leggere ma anche da annusare. Il numero di aprile di Focus dedica ai suoi lettori una serie di odori artificiali che si possono sentire: basta strofinare il polpastrello sulla copertina e sulle pagine. Si scoprono così aromi come la ‘brezza marina’, la ‘pesca’ o l’essenza al formaggio. Un’idea, quella di Focus, che sarebbe già stata proposta al direttore di Panorama. Ma Carlo Rossella ha storto il naso.
Shampoo


17 Aprile 2001 - Il Ventennio vende bene


La Voce di Parma
fa il tutto esaurito. Fabrizio Castellini (già collaboratore di Oggi, Gente e Epoca) direttore nel nuovo settimanale (tiratura 5mila copie) spiega il successo dell’iniziativa editoriale che riempie uno spazio vuoto nella città emiliana con il mix di cronaca e storia.  

Su ogni numero Castellini ripercorre infatti la storia del Ventennio forte degli scoop che l’hanno reso celebre: il carteggio segreto Mussolini-Churchill, le rivelazioni sulla morte di Ben e Claretta, la scoperta del nascondiglio del criminale nazista Eichmann.
Shampoo


17 Aprile 2001 - Genova & Genova


Edoardo Sanguineti
è la firma di punta di Genova&Genova, settimanale distribuito gratuitamente nel capoluogo ligure. Ogni sette giorni il periodico edito da E-Press (55 testate free-press in tutt’Italia) pubblicherà poesie inedite di Sanguineti. 

Tiratura iniziale 100mila copie, due edizioni Levante (ogni mercoledì) e Ponente (ogni giovedì). Ma nei piani di E-Press c’è lo sbarco a Savona, nel golfo del Tigullio e a Sanremo. Direttore della testata è Pierpaolo Bozzano (ex Secolo XIX).

Shampoo


13 Aprile 2001 - Collaboratori in sciopero al Messaggero Veneto

Acque agitate al Messaggero Veneto, quotidiano del Friuli. I collaboratori e i corrispondenti delle redazioni di Udine e di Gorizia, da oggi hanno deciso di sospendere la loro collaborazione. Per la prima volta in Italia. Cinquanta persone hanno sottoscritto un documento che è stato inoltrato al direttore del giornale Sergio Baraldi, all’amministratore delegato Paolo Paloschi e all’amministratore delegato del Gruppo Espresso Carlo Caracciolo, per illustrare le ragioni della loro decisa presa di posizione. 

Dal mese di novembre infatti nessuno viene pagato, senza nessuna comunicazione. Solo dopo ripetute richieste, la situazione è stata giustificata verbalmente dall’amministrazione che ha spiegato le difficoltà dovute alla fusione tra le due società che gestivano il Piccolo e Il Messaggero Veneto, a cui si sono aggiunte le novità normative per quanto riguarda i rapporti di collaborazione. 

I giornalisti hanno quindi chiesto un incontro alla direzione del giornale affinchè i rapporti di lavoro, che pur essendo di collaborazione hanno più volte dimostrato un’elevata professionalità, trovino un adeguato riconoscimento.
Robin Hood


12 Aprile 2001 - Uno sciopero da sette piu'

Pero', bella prova di solidarieta' nei confronti di un collega. Questa volta i giornalisti di Repubblica meritano davvero un sette piu'. Repubblica sciopera e domattina, venerdi' 13 aprile, non sara' in edicola. La protesta, improvvisa, e' stata votata alla quasi unanimita' (tre contrari) da un'assemblea convocata in tutta fretta dopo che la polizia, si' proprio la polizia, quella in uniforme, aveva impedito l'accesso al giornale al collaboratore del quotidiano di piazza Indipendenza Pietro d'Ottavio

Gli agenti sono stati chiamati dai vigilanti che presidiano l'ingresso di via dei Mille. L'azienda ha infatti dato ordine ai guardiani di non far entrare Pietro D'Ottavio, collaboratore della redazione spettacoli da circa dieci anni.

In poche parole, la storia e' questa. Pietro D'Ottavio collabora con Repubblica da molto tempo, un contratto dopo l'altro. In media, di pezzi ne scrive circa 800 all'anno. Nei giorni scorsi, l'azienda ha sottoposto a D'Ottavio una rinnovo contrattuale che il collega ha giudicato "peggiorativo" rispetto agli accordi precedenti, e lui ha deciso di non firmare nella speranza di poter rinegoziare il contratto. Ma l'amministrazione di Repubblica ha risposto picche. Un classico "take it or leave it", condito con l'ordine, passato ai responsabili della vigilanza all'ingresso, di sbarrare il passo a D'Ottavio.

Non sapendo di essere stato proscritto, D'Ottavio, come fa da anni, oggi e' andato in redazione ed e' stato bloccato. Ne e' nata ovviamente un'accesa discussione e i vigilantes hanno deciso, in un impeto di zelo, di chiedere l'intervento della polizia. Gli agenti sono arrivati e hanno trattenuto fisicamente il collega.

La notizia di cio' che stava accadendo sul marciapiede di via dei Mille e' rapidamente rimbalzata ai piani superiori e la redazione di Repubblica ha reagito. Decine di colleghi sono scesi in strada per manifestare la loro solidarieta' a D'Ottavio, quindi l'assemblea (anzi due consecutive) e la decisione di scioperare contro il comportamento poliziesco, e' il caso di dirlo, dell'azienda. Tra i piu' stupiti, quando hanno capito cosa stava succedendo, sono stati gli stessi poliziotti che quasi hanno chiesto scusa a D'Ottavio.

Interpellato dal Cdr di Repubblica, Ezio Mauro, il direttore, e' caduto dalle nuvole e ha spiegato di essere assolutamente estraneo al tentativo di espulsione fisica di D'Ottavio dagli uffici della redazione. L'azienda ha fatto sapere informalmente che la decisione di chiamare addirittura la polizia non e' stata sollecitata dall'amministrazione, ma e' forse da addebitare a un'autonoma iniziativa dei vigilanti.

In un comunicato diffuso in serata, il Cdr di Repubblica ha annunciato lo sciopero immediato per protestare contro un comportamento "arrogante, in violazione dei normali rapporti sindacali e estraneo alla tradizione del giornale".

Raggiunto dal Barbiere della Sera per telefono, Pietro D'Ottavio, ha preferito non commentare l'accaduto.
Bds


12 Aprile 2001 - Il Mencherini incatenato fa i nomi dei suoi censori

Lecce Stefano Mencherini, ex direttore dell’emittente salentina Canale 8, dopo aver rassegnato le proprie dimissioni per l’avvenuta censura di un suo programma sul tema Politica e informazione in campagna elettorale”, ha deciso di incatenarsi davanti alla Prefettura di Lecce, e lì strappare il suo tesserino di giornalista. 

È questo, l’estremo tentativo di Mencherini affinché gli ordini nazionale e regionale dei giornalisti si occupino della vicenda che nei giorni scorsi ha riguardato lui ed il suo caporedattore Giuseppe Rolli.

Nonostante, in questi giorni i due giornalisti abbiano ricevuto la solidarietà ed il sostegno di moltissimi colleghi e di alcuni esponenti politici (ultimi in ordine di tempo, l’Assostampa pugliese e il sottosegretario al ministero delle Telecomunicazioni Vincenzo Vita) Mencherini ha lamentato il totale disinteresse, per ciò che è accaduto a Canale 8, da parte degli organi che prima di tutti avrebbero dovuto schierarsi al suo fianco.

Mencherini, inoltre, ha deciso di svelare i nomi dei politici, che dieci giorni fa hanno intimato al suo direttore, Fabio Cazzato, di non trasmettere il programma – dibattito, durante il quale Michele Gambino avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro: “Il cavaliere B”.

Si tratterebbe del numero due di AN, Alfredo Mantovano, del sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone e di Giuseppe Gallo, candidato di FI nel collegio pugliese di Gioia del Colle.

“Adesso sta a loro – ha dichiarato Stefano Mencherini – uscire allo scoperto e rompere il silenzio. A loro ed a tutti i politici che ritengono la libertà d’informazione un valore insopprimibile in ogni democrazia”.
Nicola Di Molfetta


12 Aprile 2001 - Ricci, tiratardi e straordinari optional 

Cari amici,una brevissima integrazione sulle notizie relative a Tuttomusica Mondadori. E' stato deciso chi sarà il nuovo direttore del mensile. E' Patrizia Ricci, 42 anni, fino ad oggi caporedattore alle iniziative speciali di TV Sorrisi e Canzoni.

Da Mondadori a Condè Nast. Del prodotto Glamour sono tutti soddisfatti, ma i redattori non ce la fanno più a sopportare i ritmi del direttore Valeria Corbetta, con lunghe tirate in straordinario sia di sabato che, qualche volta, di domenica dopo uscite serali sempre più... notturne.

Anche perché il pagamento degli straordinari in Condè Nast resta un optional.
Saluti
Emerotecaro


4 Aprile 2001 - A Terlizzi, Rita e' inopportuna

Gli abitanti di Terlizzi, provincia di Bari, avranno modo comunque di sentire Rita Borsellino parlare del fratello Paolo. Ad invitarla questa volta è stato il Comune, dopo che il dirigente scolastico dell’elementare San Giovanni Bosco, Michele Amendolagine, aveva ritenuto inopportuna la sua presenza al convegno ‘Famiglie e TV: come educare alla legalità’, partecipazione già programmata da più di un mese. 

‘Il rifiuto ha avuto conseguenze molto positive, visto che gli inviti si sono moltiplicati’ racconta al Barbiere Rita Borsellino. ‘Ne sono molto contenta perché significa che c’è una coscienza civica ben radicata. Di questi tempi di mio fratello si parla molto…’ ‘Diciamo che è un uomo chiacchierato…’. ‘Forse per qualcuno oggi un uomo che ‘chiacchierava molto’.

Quello che deve aver preoccupato il direttore era la presenza non tanto dei bambini, quanto degli adulti. Io ho sempre parlato di Paolo come uomo, della sua capacità e gioia di vivere, ho sempre fatto così e continuerò a farlo. Non controllo e non m’interessa la parte politica di chi m’invita. Del resto, nella vicenda della ‘cassetta’ nessuno ha avuto niente da eccepire su mio fratello, né sul suo lavoro, al limite han detto che la cassetta era stata manipolata. Paolo, quando parlava, sapeva quello che diceva…
 

Più difficile far parlare Fabio e Antonio Cazzato, proprietari dell’emittente leccese Canale 8. Il direttore editoriale Stefano Mencherini –che si è visto annullare il dibattito ‘Politica e informazione in campagna elettorale’ perché uno degli ospiti, Michele Gambino, avrebbe parlato del nuovo libro su Berlusconi- sostiene che i titolari ‘gli hanno detto di aver ricevuto numerose telefonate da parte di politici del Polo che premevano per far saltare la trasmissione’. Come ragazza del bar ho provato a contattarli telefonicamente, con risultati nulli. Che sia un elemento in più per il dibattito ‘Il Barbiere è di destra o di sinistra?’ 

Sta di fatto che Canale 8 è un’emittente esplosiva in molti sensi. Circa una settimana fa –racconta Mencherini, preoccupato per la sicurezza sul lavoro- un faretto è scoppiato in diretta sulla conduttrice. Due botti in pochi giorni per i Cazzato dovevano essere veramente troppi. Tanto più che tutti, Barbiere compreso, li perseguitano al telefono
La ragazza del bar


4 Aprile 2001 - Si arrivera' al referendum sul contratto?

Una valanga di firme. Nelle prime 24 ore, già 500 colleghi hanno sottoscritto l'iniziativa presa da alcuni Cdr, per sollecitare la segreteria della Fnsi ad indire un referendum sul nuovo contratto, prima che questo venga formalmente approvato. All'Ansa sono state raccolte 100 firme nello spazio di pochi minuti. Il Comitato di redazione, al quale in assemblea era stato chiesto di aderire all'iniziativa, non essendo in linea con questa posizione si è dimesso.

La raccolta delle firme e' stata organizzata da Candida Curzi, storica militante della corrente Autonomia e Solidarietà, che è la stessa di Paolo Serventi Longhi.

L'assemblea dei redattori della "Stampa", a maggioranza (103 sì, 5 no, un astenuto) ha approvato un documento in cui chiede alla Fnsi "di non tener conto delle votazioni di giovedì e venerdì scorso a Roma e che la firma del contratto venga sottoposta a un referendum di tutti i giornalisti". 

L'assemblea, inoltre, "censura la decisione della segreteria nazionale di impedire l'intervento di rappresentanti di nove testate, tra le quali la nostra" alla conferenza nazionale dei Cdr.

Anche l'assemblea del "Messaggero" ha votato un documento in cui si protesta per le modalità di voto adottate a questa conferenza, si chiede il referendum e si impegna il Cdr a collegarsi con gli organismi sindacali degli altri giornali "per contestare il metodo e l'esito" della consultazione di categoria sul contratto.
Bds


 
Vai alle news del mese di Marzo 2001
Barba e capelli - Una spia in redazione - Sempre meglio che lavorare?
Diritto di Replica - Bacheca - Sala stampa - PressKit - Curricula
Offerte e convenzioni - Cdr - Associazioni professionali
Inpgi, Casagit, Ordine dei giornalisti - Scrivici - Home