La politica? E' una guerra condotta con altri mezzi

Bipartisan? Ci sara' lei, caro signore


Figaro

Sabato 11 Novembre 2000

Un interessante servizio sull’ultimo numero di Sette, diretto dalla bravissima Maria Luisa Agnese ci avvisa che il presidente della fondazione Italianieuropei, Massimo D’Alema, archiviate definitivamente le stagioni della gentilezza bicameralista, ha ripreso a menar mazzate sulla zucca neo capelluta (vedi manifesti elettorali) di Silvio Berlusconi. Un po’ lo fa nei salotti e ora anche in Tv. Lo abbiamo visto in forma, D’Alema, ospite di Michele Santoro al Raggio Verde. Dente sguainato e colpo in canna. Sette (ma anche il suo ex portavoce Fabrizio Rondolino) ci conferma che D’Alema ha ripreso a picchiare sull’ineleggibilita’ di Silvio Berlusconi in quanto titolare di pubbliche concessioni, sul conflitto di interessi e cosi’ via.

Avendo seguito la barbosa campagna elettorale americana  che ha presentato ai cittadini  statunitensi la mesta scelta tra una versione sovrappeso di Cristopher Reeve (indimenticabile interprete di Superman), cioe’ Al Gore, e un signore che ha problemi con la lingua parlata (per quella scritta ci sono gli speech writers), George Bush, non possiamo che rallegrarci della ritrovata vivacita’ di D’Alema che, non c’e’ dubbio, di questa campagna elettorale sara’ un protagonista che ci fara' divertire.

Proprio l’incerto esito delle elezioni americane suggerisce infatti qualche pensierino. Fino a qualche mese fa infatti, era opinione comune che Al Gore avrebbe vinto a spasso, sull’onda di un decennio di clintonismo e di una strepitosa vitalita’ dell’economia americana che ha insegnato anche al droghiere di sotto cos’e’ il Nasdaq. Noi l’abbiamo imparato di recente: e’ l’indice di borsa dei titoli tecnologici Usa.

Invece, voti postali permettendo, il clintonismo, di cui Gore ha tentato di accreditarsi come un interprete nuovo e addirittura piu’ "pulito" (niente stagiste nello studio ovale) rischia di essere sepolto dalla riscossa del piu’ pallido dei repubblicani, George Bush. Fatte le debite proporzioni, qualcosa di simile sembra dover accadere anche da noi. Si puo’ dire quel che si vuole, ma gli ultimi cinque anni di governo di centrosinistra hanno regalato all’Italia alcuni buoni risultati. 

Citiamo quelli che tutti riconoscono, magari a denti stretti, come il risanamento dei conti pubblici a cui i cittadini italiani hanno contribuito con i loro portafogli, l’ingresso nell’area dell’euro, una inedita intraprendenza, per l’Italia corporativa della palude democristiana, nella lotta contro l’evasione fiscale. Una giovane coppia che oggi acquista una casa e chiede un mutuo in banca, lo trova a tassi di interesse inimmaginabili fino a qualche anno fa. Qualcosa vorra’ pur dire no?

Eppure, il centrosinistra e’ sotto nei sondaggi. Non quelli di Berlusconi ("L’80 per cento degli italiani e’ con me", disse tempo fa alla Camera. E Fabio Mussi replico’: "Quando arriva al 100 per cento ci faccia un fischio, onorevole"), ma anche quelli del centrosinistra che ora, con Francesco Rutelli, cerca di attrezzarsi per una difficile rimonta. Come mai? 

La spiegazione sta probabilmente nel fatto che nell’era della comunicazione veloce (Tv, Internet) la discussione analitica sui programmi di governo, ovvero i contenuti, conta sempre meno. Quella che conta e’ la psicologia di massa dell’elettorato. Non per niente, ad esempio, anche nell’universo della finanza speculativa trovano sempre piu’ credito le teorie di reazione psicologica del risparmiatore, a fronte della solita pattuglia di ultimi giapponesi che si dedicano con ammirevole costanza all’analisi fondamentale. 

In ogni gara valgono due regole di base. Primo, chi sta davanti (in questo caso il centrosinistra che governa) e’ svantaggiato. L’opposizione attacca e il governo difende. E’ l’opposizione ad avere la possibilita’ di sfruttare, amplificandolo a dismisura, ogni minimo errore di chi controlla la stanza dei bottoni. Qualcuno ha ricordato non inutilmente, in questi giorni, che Winston Churchill fu spedito in pensione dagli elettori britannici proprio dopo aver vinto la guerra contro Hitler.
La seconda, e forse piu’ importante, e’ la vecchia regola di strada: chi picchia per primo picchia due volte.

A proposito di guerra, negli anni ’70, qualcuno lo ricordera’, ebbe un discreto successo un libro dello psicanalista Franco Fornari: "Psicoanalisi della guerra". In esso si esponeva una tesi che oggi sembra banale e chiediamo scusa se la rammentiamo solo per sommi capi. Superata la guerra come "azione politica condotta con altri mezzi", grazie al deterrente nucleare, nelle societa’ umane non restano che le sue metafore per soddisfare l’istinto del combattimento: una partita di calcio, o, appunto, una bella campagna elettorale. Non piu’, dunque la guerra come politica condotta con altri mezzi, ma esattamente il contrario: la politica diventa la guerra condotta con altri mezzi.

Insomma, in campagna elettorale si combatte, niente storie. L’elettorato vuole assistere a uno scontro, possibilmente sanguinoso, con morti e feriti. E celebrare un vincitore sulle rovine di un vinto. Altro che buonismo veltroniano.

Come al solito, il primo ad averlo capito e’ stato il maestro della comunicazione Silvio Berlusconi, che fa di tutto oggi per esaltare le tinte piu’ forti della campagna elettorale, che attacca a testa bassa seguito dai suoi alleati. La Lega picchia i pugni sul tavolo della Carta dei Diritti Europei e fa un chiasso infernale. Quanti cittadini sanno di che si parla? Ma di sicuro vedono Bossi che urla e strepita come un vero protagonista. Francesco Storace sferra un altro attacco contro i libri di testo scolastici accusati di trattare la storia italiana da un punto di vista "comunista" . Cosa rimane nella testa degli elettori se non l’attacco? Non certo la difesa.

Non solo. Oggi va molto di moda un’espressione: "bipartisan". Parolina elegante anzicheno’ che richiama al fair play i leader politici. Ma chi ha introdotto questa espressione nella discussione politica italiana? Se non ricordiamo male, sono stati proprio gli intellettuali vicini al Polo, in primo luogo Giuliano Ferrara sul Foglio. Cosi’, mentre i politici del centrosinistra (oppressi dai complessi di colpa del fattore K), abboccavano alla gentilezza di questa magica e riabilitante parola, Berlusconi dinamitava la bicamerale, agitava lo spettro dei cosacchi, continuava a sparare nel mucchio, cominciava subito a menar botte (chi picchia per primo...) con la sua aggressiva e miliardaria campagna di affissione di manifesti in tutte le citta’ italiane.

Verrebbe da dire che la campagna elettorale non e’ quasi mai una storia a lieto fine dove vincono i buoni. Le maggiori possibilita’ di vittoria sono sempre nelle mani del cattivo, soprattutto se nessuno dei candidati in gara puo’ vantare, sull’altro, una indiscutibile superiorita’ politica, intellettuale e morale.

Tutto questo pistolotto, cari lettori del Barbiere, e’ solo un tentativo di comprendere il perche’, nei sondaggi, la Casa delle Liberta’ sembra essere in vantaggio sul centrosinistra. Il centrosinistra ha spedito sul terreno di gioco Francesco Rutelli. C’e’ una cosa che abbiamo notato di lui, osservando le sue interviste in Tv. Rutelli risponde alle domande dei giornalisti con fare serioso e, poi, invariabilmente (lo faceva anche Berlusconi ma ora non piu’) conclude le sue affermazioni con un labile sorriso. Non e’ con i sorrisi che si vince la guerra.

Figaro




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