In attesa del grande successo(1946-1958)

 

Già prima della seconda guerra mondiale Gassman aveva debuttato nel teatro professionale e aveva proseguito nell'immediato dopoguerra con risultati di assoluto valore su testi classici e contemporanei.

Il 1946 segnò il suo esordio nella settima arte, con un film intitolato "Preludio d'amore" a cui fecero seguito "le avventure di Pinocchio" (1946), "Daniel Cortis" (1947), "la figlia dei capitano" (1947), "Un ebreo errante" (1948), "il cavaliere misterioso" (1948). In questo periodo la carriera cinematografica di Gassman ha solo una funzione subalterna a quella teatrale ed egli non nasconde il suo atteggiamento di snobistico disprezzo": ... apparve orrendamente evidente la rigidità dei mio profilo classico, la ripugnanza allora reciproca tra me e la macchina da presa".

Il suo primo ruolo cinematografico vero e proprio fu quello dei "cattivo" per antonomasia in "Riso amaro" (1949). Fino ad allora Gassman era conosciuto come attore di teatro e ottimo allievo dell'Accademia di arte drammatica. La pellicola ebbe notevole rinomanza all'estero e favorì la trasferta americana di Gassman a ridosso della sua ben più importante esperienza teatrale. Oltre Atlantico il nostro partecipò ad alcuni films nessuno dei quali è degno di essere salvato dall'oblio: "La corona nera" (1951), "il muro di vetro" (1953), "Lurio dell'inseguito" (1953), "Sombrero" (1953), "Rapsodia" (1953), "Guerre e pace" (1956), "Vento di tempesta" (1958).

La Figlia dei capitano" rivelò le sue qualità di cattivo, apri una lunga serie di assassini ("Tradimento"), di ladri ("La tratta delle bianche"), di sceicchi crudeli ("Lo sparviero dei Nilo"). Gassman passò dal barman sadico di "Anna" al croupier magnaccia di "Marnbo", fu violento in "Riso Amaro" e vile nella "Corona Nera", toccò l'apice nel "Segno di Zorro" in cui soccombeva in un duello e veniva sepolto in un mucchio di grano con una corona di cipolle intorno al naso.

Gassman non riusciva a scrollarsi di dosso l'etichetta dei "malvagio" oppure era condannato al ruolo di "bel tenebroso". Prigioniero di questo stereotipo, da lui odiato, ma richiesto da registi e produttori, interpretò in Italia altri films mediocri o addirittura orribili: "il upo della Sila" (1 949), "Una voce nel tuo cuore" (1 950), "Ho sognato il paradiso" (1950), "il fuorilegge" (1950), "il leone di Amalfi" (1951), "Lo sparviero dei Nilo" (1951), "il tradimento" (1951), "Anna" (1951), "il segno di Zorro" (1952), "La tratta delle bianche" (1952), "Mambo" (1954), "La donna più bella dei mondo" (1955), "Difendo il mio amore" (1956), "Giovanni dalle bande nere" (1957), "La ragazza dei Palio" (1957), "La tempesta" (1958). Nella vasta filmografia si colloca anche l'esordio di Gassman regista cinematografico con "Kean, genio e sregolatezza" (1 957).

Gli anni ruggenti (1958-1974)

Il 1958 è l'anno della svolta nella carriera cinematografica di Gassman, che trovò finalmente il varco a un cinema dignitoso, sulla scia di un personaggio

comico nei "Soliti ignoti" di M. Monicelli. li regista aveva dovuto battagliare con i produttori e distributori per imporre l'attore in un ruolo così insolito: "Con quel profilo da condottiero medioevale!" obiettavano. Monicelli cambiò faccia a Gassman. Ne uscì il volto popolaresco di Peppe detto il Pantera: un pugile suonato cui l'invenzione di una patetica balbuzie regalò altri punti di comunicativa. Gassman assaporò "il gusto di un caldo contatto con il pubblico", alcune gags divennero immediatamente proverbiali e piovvero su di lui contratti, premi e riconoscimenti (Nastro d'argento per il miglior attore). E Vittorio con mutamento repentino dei suoi sentimenti capovolse l'atteggiamento nei confronti dei cinema in generale: amato, lo riamò.

Gassman non nasconde di provare gratitudine verso Monicelli, da cui apprese regole preziose. Grazie agli insegnamenti di Monicelli, Gassman imparò a soggiogare l'eccesso di espressività che gli veniva dalla pratica teatrale, capì i sottili meccanismi della cinepresa e la necessità di "trasportare lo sguardo come su un morbido carrello invece di fiondarlo a lampi corruschi per passare l'ostacolo della ribalta". Tra i due era nato un sodalizio che durerà trent’ anni e i cui frutti furono films come: "La grande guerra" (1959), "L’armata Brancaleone" (1966), "Brancaleone alle crociate" (1 970), "Camere d'albergo" (1 981) e "I Picari" (1 987). La collaborazione tra Monicelli e Gassman riprese l'anno dopo ne: "La grande guerra" (1959) in cui il nostro tornò ad indossare il parrucchino corto e i tappi di gomma dimostratisi così efficaci per farlo plebeo e simpatico. Mise su un accento milanese di fronte al romanesco di Sordi insieme al quale costituì un tandem di "vigliacconi patetici, obbligati dalle circostanze a trasformarsi in eroi". Busacca - Gassrnan - è un ladro lombardo che ostenta una vaga ideologia libertaria (si mostra meravigliato nel constatare che i commilitoni non conoscono Bakunin), ma che si entusiasma solo quando vede passare una nuvola che gli ricorda una donna nuda "con la testa, le tette ... e la barba". Tutta l'Italia di quegli anni riderà nel ripetere la battuta, diventata non meno popolare degli elogi della propria virilità che raccoglie Gassman nel "Sorpasso". Altra pietra miliare nel rapporto di lavoro tra Monicelli e Gassman è "L’armata Brancaleone", che presenta un soggetto in fondo simile ai "Soliti ignoti": in un’Italia medievale gustosamente presa in giro un gruppo di sprovveduti tentano un'impresa più grande di loro guidati da Brancaleone, un buffo tipo di pseudo-condottiero le cui invenzioni lessicali divennero rapidamente di dominio pubblico e resero Gassman popolare anche tra i ragazzi. Il film ebbe un seguito nel 1970 con "Brancaleone alle crociate". Ci fu anche il progetto (non andato in porto) di portare Brancaleone in teatro per farne un musical promosso dallo stesso Gassman.

Negli anni a cavallo tra il '50 e il '60 e fino alla metà degli anni '60 Gassman interpretò numerosi films passando attraverso diversi stili di recitazione e con partecipazioni non sempre in veste di protagonista: "La cambiale" (1 959), "Lauda- ce colpo dei soliti ignoti" (1959), "Le Sorprese dell'amore" (1959), "Crimen" (1960), "Fantasmi a Roma" (1961), "il giudizio universale" (1961), "Barabba" (1961), "Una vita difficile" (1961), "I briganti italiani" (1961), "Anima nera" (1962), "L’amore difficile" (1962), "La smania addosso" (1963), "il successo" (1963), "Frenesia dell'estate" (1963), "Se permettete parliamo di donne" (1964), "il gaucho" (1964), "La congiuntura" (1965), "Slalom" (1965), "Una vergine per il principe" (1 965), "La guerra segreta" (1 965), "Le piacevoli notti" (1 966), "Arcidiavolo" (1966).

Dopo Monicelli il secondo incontro positivo della sua carriera e forse il più importante è stato quello con il regista Dino Risi, brillante maestro della commedia di costume. Il primo incontro con Risi fu sul set de "li mattatore" (1962) in un film

che aveva lo stesso titolo di una trasmissione televisiva e che permise a Gassman di sfruttare le sue capacità trasformistiche in una serie di piccole caratterizzazioni comiche senza nessuna profondità. Ben diversa era stata la virulenza politica nelle dieci puntate, di circa un'ora e mezza dal vivo, dei mattatore televisivo trasmesso nel 1959. Gassman fu il primo nel "Mattatore" a violare le regole della telecensura, recitando versi in lode dei petto femminile, facendo la parodia dei "trombone politico", mettendo in scena un can-can non castigato, né mortificato ecc. Eroico o comico sarà una dei pochi attori a non confermarsi al costume televisivo.

Gassman e Risi si incontrarono nuovamente sul set de "La marcia su Roma" (1962) un film dalla sceneggiatura un po'acerba, ma a cui Gassman impresse un tocco speciale di baldanza esteriore e di strafottenza.

Ma è con il "Sorpasso" e con i "Mostri" che la loro collaborazione raggiunse i maggiori successi, sia di pubblico che di critica. "il sorpasso" è innanzitutto il resoconto di un viaggio. E questa una costante che attraversa, con significati diversi, alcuni films di Risi: il viaggio, il protagonista, l'antagonista, l'uomo maturo e il ragazzo. E’ lo schema che più tardi sarà ripreso in un altro film di gran successo della coppia Risi-Gassman: "Profumo di donna". Risi dosa accortamente dramma e comicità nel "Sorpasso" (1962), una commedia psicologica fondata sul duello morale tra l'arrogante e aggressivo Bruno e Roberto un riservato e malinconico studente universitario, che dopo una sfrenata corsa in auto sarà la vittima di un folle tentativo di sorpasso.L’ Aurelia sport era la macchina di lusso per eccellenza nei films degli anni '50, da "La provinciale" a "Guendalina"; qui appare come status simbolo invecchiato e per di più materialmente decrepito (l'ammaccatura), letteralmente di "seconda mano". Un’autovettura sportiva era il simbolo di un'italia al culmine dei boom economico, ma nella quale già si avvertivano i primi segni della crisi. "il sorpasso ... diventa una rivincita sui fallimenti dell'esistenza, un modo comodo per sentirsi vincitori quando si sono perdute molte battaglie", ha scritto Tullio Kezich, che considera questo film la vera tesi di laurea di Gassman come attore cinematografico. Con il personaggio di Bruno quarantenne estroverso ossessionato dalla furia di vivere, Gassman si assume la fatica di interpretare tratti negativi di una società che troppo in fretta consuma e trasforma i modelli che produce: l'Italia dei boom, colta nella celebrazione di uno dei suoi riti più tipici, la pigra estate balneare al soie della spiaggia. Bruno è uno sconfitto sia sul piano sociale che su quello degli affetti familiari (è separato dalla moglie, e la figlia, pur amandolo, cerca un sicuro ancoraggio nel maturo e ricco Bibì). Ma nel suo viaggio da una Roma sonnolenta al Nord industrializzato il suo vitalismo, la sua capacità di farsi sfiorare dalle cose senza rimanerne segnato, gli fanno prendere delle rivincite, per sé e per il pubblico, che irresistibilmente vi si identifica, sul piano sociale (l'eccellenza che aspetta davanti alla toilette dei distributore); sessuale (la disponibilità della donna dei commendatore) e sportivo (la partita di ping-pong). Se la derivazione sordiana dei personaggio è indubitabile, ben altro spessore e significato vengono ad assumere il suo disincantato modo di vedere le cose che, pur senza arrivare mai alla coscienza, lo porta a lacerare, per il suo giovane compagno di viaggio e per lo spettatore, il velo di tutti quei falsi miti, di cui condivide il fascino.

Dall'Italia dei benessere al crac attraverso la congiuntura: così potremmo definire alcuni film di satira dei costume interpretati da Gassman negli anni '60 a partire da "I mostri" (1963). Nei "Mostri" Gassman sfrutta le proprie risorse mimiche, di trucco e di voce e dà fondo al suo estro per animare la scena di personaggi abnormi e nello stesso tempo tipici dei mondo di oggi. Sulla lunghezza d'onda di Bruno dei Sorpasso e delle macchiette dei Mostri popolano la scena dei

films degli anni '60 altri personaggi che portano in sé il dramma di un'esistenza vissuta con mostruosa inconsapevolezza. Ci limitiamo semplicemente a ricordar- ne il titolo: "il tigre" (1967), "Sette volte donna" (1967), "Lo scatenato" (1967), "Questi fantasmi" (1967), "il profeta" (1968), "La pecora nera" (1968), "L’arcangelo" (1969), "Dove vai tutta nuda?" (1969), "Una su 13/12+1" (1970), "Contestazione generale" (1970), "il divorzio" (1970), "Scipione detto anche l'africano" (1971). In due film Gassman mise mano alla regia: un film confessione "L’alibi" (1963) e una favola moderna "Senza famiglia, nulla tenenti cercano affetti".

Una delle migliori performances di Gassman è "in nome dei popolo italiano" (1971). Sorretto da un eccezionale mestiere Gassman interpreta il ruoio odioso di un industriale sospettato di omicidio con una recitazione che ha momenti di notevole intensità (la logorrea in carcere). Sorvoliamo su "Ludienza" (1 972), "Che c'entriamo noi con la rivoluzione?" (1 972), "La Tosca" (1 973), segnaliamo "C'era- vamo tanto amati" (1974) un film attraente di E. Scola, un regista capace e amico dei nostro, e arriviamo a "Profumo di donna" (1974), un film che fece in Italia un incasso fantastico ed ebbe un grandissimo successo in tutto il mondo.

A Cannes Gassman prese il premio per l'attore e il film fu a un pelo dal vincere l'Oscar, battuto da Derzù Uzala di Kurosawa.

Con "Profumo di donna" Gassman entra nei panni di un ufficiale divenuto cieco e in lite con il mondo intero. Viaggia per l'Italia in compagnia di un soldatino alla ricerca dei momento migliore per uccidersi, anche se poi all’ultimo istante non ne avrà il coraggio. Sotto l'accorta direzione di Risi, sorretto da una ineguagliabile vita drammatica, dà vita ad una delle interpretazioni più convincenti della sua carriera. Ha scritto T. Kezich un illustre critico che non è mai stato tenero verso il nostro: "la prova di Gassman è da grande attore: non solo conferma di un virtuosismo tecnico già noto, ma rivelazione di una maturità che fa scattare dall'interno i tempi e modulare i toni più esatti".

Tirando le somme (1975-1990)

Negli anni immediatamente successivi alla magistrale interpretazione in "Profumo di donna", Gassman non riesce a mantenersi su quei livelli di straordi- naria bravura e interpreta, con esiti alterni, ruoli brillanti e ruoli drammatici, raggiungendo in questi ultimi risultati migliori. Solo per dovere di cronaca ricordiamo: "A mezzanotte va la ronda dei piacere" (1975), "Telefoni bianchi" (1976), "Come una rosa al naso" (1976), "Signore e signori, buonanotte" (1976), "I nuovi mostri" (1977). In "il deserto dei tartari" (1976) e in "Anima persa" (1977) il nostro riprende toni e registri espressivi drammatici mostrando la consueta padronanza tecnica ormai arricchita da una lunga esperienza di fronte alla macchina da presa. Poco significativa è la nuova trasferta americana ""Un matrimonio" (1978), "Quintet" (1979), "The Nude Bomb" (1979) e in seguito "La tempesta" (1982) e "Pelle di sbirro" (1982) e la parentesi di realismo fiabesco con Sergio Citti ("Due pezzi di pane" (1 979) e più avanti "I mortacci" (1 989)".

Ritornato con grande successo al teatro agli inizi degli anni '80 Gassman limita la sua attività cinematografica a qualche apparizione in film come "Caro papà" (1979), "Camera d'albergo" (1981), "11 conte Tacchia" (1982), "il turno" (1981), "Benvenuta" (1983), "I soliti ignoti ... venti anni dopo" (1985). In questo scorcio di carriera va ricordato "La vita è un romanzo" di A. Resnais (1983), prova scintillante di intelligenza e di bravura e "Di padre in figlio" (1 982) che vede Vittorio

tornare alla regia insieme al figlio Alessandro in uno spettacolo autobiografico. Ma è il sodalizio con Scola a dare i risultati migliori e di notevole qualità: "La terrazza" (1979) e "La famiglia" (1987). Ne "La terrazza" si impone l'indiscussa e forte personalità dell'attore" ... un Gassman genialmente smagrito e nevrastenico dà voce alla crisi di tutti" (Tullio Kezich).

Nella "Famiglia" troviamo un Gassman superlativo nel cesellare con una aderenza psicologica equilibrata tra durezza, ironia e pietà il personaggio di un professore serio e severo nella maturità, saldo e sereno nella vecchiaia. Un personaggio come quello di Carlo così contenuto e sobrio è abbastanza insolito per chi come Gassman in genere interpreta personaggi molto aggressivi. Nella sua maturità di attore cinematografico Gassman giganteggia e disegna una figura di memorabile verità poetica. Voglio ricordare specialmente la scena eccezionale della discussione a tavola tra Gassman e Noiret.

Anche quando il nostro appare in un film per pochi minuti la sua interpretazione può essere memorabile. E’ il caso de "I Picari" (1987) in cui l'episodio di Gassman si rivela un piccolo capolavoro di patetica dignità, un'altra gemma d'antologia. Il 1988 rappresenta un anno di riflessione, una pausa nella carriera intensissima dei nostro, che torna brillantemente alla ribalta nella parte di un folle in un film di P. Brusati: "Lo zio indegno" (1989). Venendo alla produzione più recente segnaliamo "Verso sera" di F. Archibugi e "Rossini Rossini" biografia dei grande musicista per la regia di R. Altman, prestigioso autore americano per il quale Gassman aveva interpretato "Un matrimonio" e "Quintet". In "Tolgo il disturbo" (1990) di D. Risi Gassman torna a interpretare un personaggio simile a "Profumo di donna", un personaggio che rappresenta la solitudine, una personalità malinconica che maschera l'imbarazzo di vivere, un impaccio che giustifica la frase dei titolo. Ancora in fase di progetto è "il sorpasso n. 2" sempre sotto la regia di Risi, un regista con cui Gassman ha girato una quindicina di film.