Intervista



Prima intervista



Impegnata nelle repliche di Jesus Christ Superstar e in attesa di riprendere il ruolo di Eliza Doolittle in My Fair Lady, Olivia Cinquemani mi ha gentilmente rilasciato questa intervista.

Com’è nata la sua passione per il canto ?
E' nata da bambina, ascoltando i primi dischi e canticchiando le prime canzoni. Poi verso i quattordici anni ho iniziato a collaborare con alcune band di amici.

Quand’è che ha scoperto che sarebbe diventata una professione?
Sui 18 anni, quando ho firmato i primi contratti con alcuni locali: io ho fatto molto piano-bar e musica dance.

Com’è avvenuto il suo primo incontro col musical?
Sei anni fa è partita l'avventura del Jesus della Munizione, in cui mi hanno chiesto di interpretare il ruolo di Maddalena, dapprima solo in Sicilia, poi a poco a poco in tutta Italia. L'anno scorso abbiamo rinnovato la produzione e inserito nel cast il grande Carl Anderson nella parte di Judas.

Cosa si prova a recitare accanto a un'icona vivente del musical come Carl Anderson?
E' una bellissima esperienza, che mi fa crescere molto, è una persona straordinaria con una lunga carriera alle spalle, uno di quei pochi artisti che si possono definire veramente "completi" e su cui si può sempre fare affidamento, da cui ti lasci volentieri guidare. Coi suoi 55 anni vive per lo spettacolo e ispira un'energia infinita.

Qual è secondo lei il segreto del successo senza tempo del musical Jesus Christ Superstar ?
Il vero segreto è nelle musiche, estremamente coinvolgenti che raccontano in chiave rock una storia eccezionale, quella degli ultimi tre giorni di Gesù. Rock e fede: un contrasto se si vuole, ma sono proprio i contrasti a farci riflettere.

Il futuro del musical italiano è nel grande repertorio americano e britannico o si cercherà a suo avviso sempre di più di puntare su spettacoli originali italiani?
Si cercherà, e si cerca già oggi, di presentare lavori originali, ma per noi italiani è difficile: la nostra tradizione è ancora legata alla commedia musicale, i meccanismi del musical non appartengono alla nostra cultura. Forse a forza di proporre i classici riusciremo ad imparare come si scrive un musical, ma per ora gli show visti in giro restano a mio parere dei tentativi nemmeno lontanamente paragonabili ai musical inglesi e americani.

Qual è il ruolo di un musical che ha sempre sognato di interpretare ma non ne ha ancora avuto l’occasione?
Finora ho avuto la fortuna di interpretare tutti i ruoli che ho sempre sognato: Maddalena, Evita, Mrs. Walker… Un ruolo che mi affascina molto è quello di Norma Desmond in Sunset Boulevard, ma ritengo che necessiti di una maturità, artistica ma soprattutto anagrafica, che non possiedo ancora.

Quali sono le caratteristiche fondamentali che deve possedere un'interprete di musical, oltre a saper recitare cantare e ballare?
Innanzitutto una buona presenza scenica, ma è anche importantissima l'energia, ovvero la forza, l'agilità dei movimenti, la fluidità.

Dei ruoli interpretati nei musical passati qual è che ricorda con più affetto?
Sicuramente Evita, ho sempre adorato questo personaggio, ma ricordo con piacere anche Mrs. Walker.

Lei sta anche interpretando Eliza Doolittle in My Fair Lady, come ha vissuto questo passaggio verso un musical più recitato, ovvero con più dialoghi, dei precedenti?
La capacità di recitare l'ho sempre posseduta, My Fair Lady me l'ha fatto scoprire: ho anche studiato recitazione ma non ho avuto molto tempo, se non avessi avuto dalla mia anche un talento innato non avrei raggiunto questo successo. In questo senso devo dire però che sono stati preziosissimi l'aiuto e i consigli dei colleghi già affermati impegnati nella produzione, tra cui Luca Biagini e Gian.

Secondo lei il pubblico apprezza maggiormente i musical in lingua originale o in italiano?
Secondo me i musical totalmente cantati andrebbero recitati in lingua originale, mentre è giusto tradurre quelli formati per gran parte da dialoghi.

Tratta dall'intervista di Franco Travaglio sul sito "http://www.amicidelmusical.it" nella sezione STARS



Seconda intervista



Con 2717 repliche nella sola città di New York e grazie alla notorietà internazionale acquistata con la versione cinematografica, dove la splendida Julie Andrews vestiva i panni di Eliza Doolittle, My fair lady, è sicuramente uno dei musical più apprezzati al mondo.
La versione italiana, in tournée dalla fine dello scorso anno, non è da meno e può contare su una Mrs Doolittle abile e grintosa, dalla voce limpida ed emozionante: la giovanissima Olivia Cinquemani, una breve esperienza come cantante alle spalle e, davanti a sé, una brillante carriera di attrice.
Quando riusciamo a raggiungerla, la troviamo a Milano tra una prova e l'altra del musical. Disponibile e simpatica ci racconta un po' di lei e della strada che l'ha portata fino a qui.


Stai portando in scena la storia di Eliza Doolittle. Tu però, se non sbaglio, non nasci esattamente come attrice?
E' vero. Io in realtà nasco, per così dire, come cantante. Ho alle spalle due esperienze sanremesi: la prima, nel 1996 quando ho presentato il brano "Sottovoce", poi nel 1997 con "Quando viene la sera". Già in quel periodo studiavo e lavoravo per il teatro. Stavo preparando il musical Evita. E' stato una specie di amore a prima vista: ho scoperto che il teatro può dare molto, sicuramente più del mondo della musica e, in particolare, di quello "confuso" che gira intorno al Festival di Sanremo. Così ho deciso di continuare su quella strada. E non me ne pento.

Parlavi di Evita. Hanno scritto di te cose lusinghiere. Cito a memoria: " c'e' da chiedersi come un talento simile possa passare inosservato...; un'Evita di notevole presenza scenica perfettamente a suo agio anche nelle più temibili note alte"
Si, è stata un'esperienza incredibile. Interpretare il ruolo protagonista di Eva Peròn è stato emozionante. Ma non è stata l'unica. Nel 1998 ho interpretato Mrs. Walker in "Tommy" sotto la regia di Massimo Romeo Piparo. E poi ancora l'allestimento italiano di "Jesus Christ Superstar" dove, vicino ad artisti di grande calibro - ne cito uno per tutti Carl Anderson - ho avuto la fortuna di dare voce ai brani famosissimi di Maria Maddalena.

E adesso My fair lady
Un'altra bella sfida. Un vero e proprio debutto da attrice/cantante.

La storia la conosciamo tutti. Mi togli una curiosità: come sei riuscita a rendere l'aspetto dialettale della protagonista? Nell'opera originale, prima di essere "educata" dal professore, la fioraia parlava il cockney, il dialetto popolano di Londra...
Già nella versione italiana del film, si aveva fatto ricorso al dialetto pugliese e napoletano. Qui, visto che io sono siciliana, ho cercato di usare un italiano scorretto condito da termini marcatamente dialettali e da una cadenza meridionale.

Cosa ti affascina di più di questo mondo, quello del teatro intendo?
Forse, la capacità di trasformarsi dei tanti attori che ho visto all'opera. All'inizio pensavo di non possederla poi ho capito che questa qualità può essere comune a ciascuno di noi, basta trovare il giusto mezzo per esprimere le tante sfaccettature della propria personalità.

E, chissà... forse il mezzo che ha trovato Olivia per esprimere la sua, di personalità, è il canto, visto che ci saluta intonando proprio la colonna sonora di My Fair Lady…

Tratta dall'intervista di Daniela Lami sul sito "http://www.intrage.it/interviste/oliviacinquemani/index.shtml"



Terza intervista



Gennaio 2002 - Qualche tecnico in platea, un fonico sistema al meglio le casse, il corpo di ballo prova e riprova alcuni passi di danza mentre le note e le parole di “Superstar” risuonano nella sala. Arrivo al Teatro Comunale di Monfalcone con largo anticipo sull’orario di inizio del JCS diretto da Massimo Romeo Piparo, così mi godo gli ultimi preparativi prima dell’allestimento.
Al centro del palco Olivia Cinquemani, ancora in tuta da ginnastica, segue qualche consiglio del coreografo, piroettando, allargando le braccia, trovando il passo giusto. La star dello spettacolo è ancora e soprattutto lei: campeggia sulle locandine rosso-arancio che tappezzano la città con quel suo sorriso splendido e sognante, il suo nome sovrasta quello dei comprimari quasi fosse lei la vera protagonista dello show, e non Judas o Jesus. Una notorietà, conquistata negli anni, che Olivia merita pienamente. E la sua cordialità lo conferma una volta di più, quando mi accoglie nel camerino.
Comincio con una domanda banale: sono otto anni che interpreti questo ruolo. Non ti va un po' stretto?
In effetti no… perché nel frattempo ho interpretato anche altri ruoli, quindi significa interpretare in sostanza Maria Maddalena per tre mesi l'anno, il resto faccio altro. A marzo, ad esempio debutterò con EVITA, in un allestimento completamente rinnovato, a Milano. Ma c'è da dire che JCS è un musical che mi dà troppe soddisfazioni, riempie i teatri, manda la gente in delirio… è difficile che scocci! Oddio, sento un po' ogni tanto, la vecchiaia… (ride) E anche se il ruolo di Maria Maddalena non è così grande, sono solo tre canzoni in tutto, e anche se sono passati otto anni… no, non mi sono stancata affatto.
Com'è cambiato il tuo atteggiamento, in questi anni, verso il personaggio che interpreti?
E' cambiato sicuramente, perché è cresciuto come sono cresciuta io. Prima questo ruolo di donna forte e appassionata era interpretato da una ragazza di 23 anni, adesso da una donna di 31… Sono maturata io ed è maturato il personaggio. Tra l'altro, ho avuto l'opportunità di parlare del profilo psicologico di Maria Maddalena sia col regista, Massimo Romeo Piparo, che con Carl Anderson, che ne ha una visione tutta sua. Il personaggio, comunque, si è arricchito, si è evoluto.
A proposito di Carl Anderson: cosa si prova a recitare accanto a questo vero e proprio mito vivente?
E' stato bello, bellissimo per tutti. Io sono stata abituata ad avere attorno dei colleghi molto bravi, che ho ammirato sempre e che mi hanno dato tantissimo. Carl era ed è innanzitutto un mito, come hai detto tu, per tutti noi che abbiamo appena iniziato. E' stato una guida, un maestro.
Diversi anni fa avevi intrapreso una carriera nella musica leggera. Come è avvenuta la scelta verso il musical?
Devo dire che la scelta l'ha fatta il destino, nel senso che ho provato nella musica leggera in un momento in cui avevo già il teatro. Avevo però un contratto discografico, impegni precisi, così ho lasciato che le cose andassero per un po' come dovevano andare. A un certo punto, però, non ce la facevo più, non davo la totale disponibilità per i tour radiofonici, per le pubblicità, le registrazioni, insomma alla fine ho capito - dopo il secondo Sanremo - quel che volevo fare, mi sono separata dal produttore ed ho intrapreso la carriera teatrale.
Una carriera coronata da un lusinghiero successo, non c'è che dire. Ma come continuerà? Si era parlato di te, ad esempio, come l'interprete di Grizabella nella annunciata versione italiana di CATS…
Si, sarò Grizabella, in CATS. Sarà solo una chicca, perché in fondo Grizabella compare poco nello spettacolo, ma canta Memory, che è tra le canzoni più belle e conosciute del musical. Sia in America che in Inghilterra è stato interpretato sempre da grandi star… Dato che in Italia ormai, dopo aver fatto tanta strada, sono riconosciuta come una artista di musical, nata con il musical, allora i produttori inglesi di CATS hanno individuato in me la Grizabella italiana.
Ma è un allestimento già in lavorazione, o è ancora una cosa a venire?
Sarà pronto, credo, tra due stagioni, per il 2003/2004. Adesso abbiamo in mente di fare JEKYLL & HYDE. Il successivo sarà, come detto, CATS. E sarà sicuramente con le canzoni in inglese, un po' come è stato fatto con LA FEBBRE DEL SABATO SERA.
E proprio CATS, a Londra, dopo 21 anni chiuderà…
E' un vero peccato, ma io sarei molto più dispiaciuta se chiudesse un musical come IL FANTASMA DELL'OPERA, non mi riuscirei a spiegare il motivo. CATS, in fondo, lo vedi una volta e poi basta, non è che lo ritorni a vedere più volte come succede, ad esempio, con JCS. Uno spettacolo che ha la capacità di far emozionare le persone, con il suo mix di elementi, musica e dialoghi soprattutto, che sono alla base del successo intramontabile di JCS.
Per una performer come te, qual è il ruolo più ambito da interpretare in un musical?
Non lo so, sinceramente, perché io ne ho già interpretati quattro… Ma spero di essere, un giorno, Norma Desmond in SUNSET BOULEVARD.
C'è già la Goggi in lista…
Certo, ma io non lo potrei fare sicuramente adesso, forse tra vent'anni! Ci vogliono una maturità artistica e tecnica notevole!
Tornando a JCS… una storia che parla di Gesù Cristo, di fede e religione in modo molto particolare. Quali sono i tuoi rapporti con questi temi, alla luce anche di questi ultimi otto anni?
JCS resta uno spettacolo, prima di tutto, che mi commuove ancora, ma che mi ha dato modo di poter vedere e avvicinarmi alla figura di Cristo come uomo, di capire il suo martirio. E' stato qualcosa che mi ha fatto molto bene. Il mio rapporto con la fede, tuttavia, è molto strano… ci devi credere tanto sulla base, alla fin fine, di molto poco. Ma, come si dice, c'è tutta una vita per capire.
Chiudo. Quanto pesa la tournee nella vita di un artista?
La tournee è la vita. Bisogna riuscire ad organizzarsi, a fare questo lavoro che comunque ci dà tante soddisfazioni. Bisogna trovare l'abilità di mantenere fede alle proprie esigenze, ai propri bisogni, senza mettere da parte le cose importanti. C'è, ovviamente, la difficoltà a non avere una situazione stabile, anche sentimentalmente parlando.
Lo spettacolo sta per cominciare. Il teatro è esauritissimo entrambe le sere, ti auguro un buon lavoro!
Grazie, alla prossima.


Tratta dall'intervista di Francesco Moretti sul sito "http://www.italiamusical.com"