Con 2717 repliche nella sola città di New York e grazie
alla notorietà internazionale acquistata con la versione
cinematografica, dove la splendida Julie Andrews vestiva i panni
di Eliza Doolittle, My fair lady, è sicuramente uno dei
musical più apprezzati al mondo.
La versione italiana, in tournée dalla fine dello scorso
anno, non è da meno e può contare su una Mrs Doolittle
abile e grintosa, dalla voce limpida ed emozionante: la giovanissima
Olivia Cinquemani, una breve esperienza come cantante alle spalle
e, davanti a sé, una brillante carriera di attrice.
Quando riusciamo a raggiungerla, la troviamo a Milano tra una
prova e l'altra del musical. Disponibile e simpatica ci racconta
un po' di lei e della strada che l'ha portata fino a qui.
Stai portando in scena la storia di Eliza
Doolittle. Tu però, se non sbaglio, non nasci esattamente
come attrice?
E' vero. Io in realtà nasco, per così dire, come
cantante. Ho alle spalle due esperienze sanremesi: la prima, nel
1996 quando ho presentato il brano "Sottovoce", poi
nel 1997 con "Quando viene la sera". Già in quel
periodo studiavo e lavoravo per il teatro. Stavo preparando il
musical Evita. E' stato una specie di amore a prima vista: ho
scoperto che il teatro può dare molto, sicuramente più
del mondo della musica e, in particolare, di quello "confuso"
che gira intorno al Festival di Sanremo. Così ho deciso
di continuare su quella strada. E non me ne pento.
Parlavi di Evita. Hanno scritto di te
cose lusinghiere. Cito a memoria: " c'e' da chiedersi come
un talento simile possa passare inosservato...; un'Evita di notevole
presenza scenica perfettamente a suo agio anche nelle più
temibili note alte"
Si, è stata un'esperienza incredibile. Interpretare
il ruolo protagonista di Eva Peròn è stato emozionante.
Ma non è stata l'unica. Nel 1998 ho interpretato Mrs. Walker
in "Tommy" sotto la regia di Massimo Romeo Piparo. E
poi ancora l'allestimento italiano di "Jesus Christ Superstar"
dove, vicino ad artisti di grande calibro - ne cito uno per tutti
Carl Anderson - ho avuto la fortuna di dare voce ai brani famosissimi
di Maria Maddalena.
E adesso My fair lady
Un'altra bella sfida. Un vero e proprio debutto da attrice/cantante.
La storia la conosciamo tutti. Mi togli
una curiosità: come sei riuscita a rendere l'aspetto dialettale
della protagonista? Nell'opera originale, prima di essere "educata"
dal professore, la fioraia parlava il cockney, il dialetto popolano
di Londra...
Già nella versione italiana del film, si aveva fatto
ricorso al dialetto pugliese e napoletano. Qui, visto che io sono
siciliana, ho cercato di usare un italiano scorretto condito da
termini marcatamente dialettali e da una cadenza meridionale.
Cosa ti affascina di più di
questo mondo, quello del teatro intendo?
Forse, la capacità di trasformarsi dei tanti attori
che ho visto all'opera. All'inizio pensavo di non possederla poi
ho capito che questa qualità può essere comune a
ciascuno di noi, basta trovare il giusto mezzo per esprimere le
tante sfaccettature della propria personalità.
E,
chissà... forse il mezzo che ha trovato Olivia per esprimere
la sua, di personalità, è il canto, visto che ci
saluta intonando proprio la colonna sonora di My Fair Lady