Il Ministro
del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi ha
illustrato in un question time il 22 luglio alla Camera gli elementi in
ordine alla reale diffusione del virus influenzale di tipo A (H1N1) in
Italia e indirizzi di politica sanitaria al riguardo. Di seguito il
resoconto dell’intervento del Ministro.
"Signor
Presidente, preciso in primo luogo che in Italia le misure di sorveglianza e
controllo finora adottate hanno consentito di limitare il numero di casi di
influenza del nuovo virus a 614 ed un decesso di un nostro concittadino (in Europa i casi sono 27.337, di cui
10.169 nella sola Gran Bretagna) e solo 4 dei nostri casi non sono
riferibili a viaggi in aree affette.
.
L'aumento dei casi in Italia è previsto, ma non desta particolare
preoccupazione, sia perché questo nuovo virus è responsabile di una
sintomatologia più leggera di quella determinata dal virus dell'influenza
stagionale, sia perché è disponibile una rete di servizi di sanità
pubblica in grado di condurre tempestive indagini sui casi sospetti e
confermati e per la ricerca di contatti, nonché una rete di centri di
riferimento di eccellenza per il ricovero, l'isolamento, ove necessario, e
il trattamento delle persone affette.
È stata rafforzata la rete di sorveglianza epidemiologica e virologica
dell'influenza (la rete Influnet) per permettere la raccolta di informazioni
e campioni virali ai fini del tempestivo riconoscimento dei casi di
influenza e per la conseguente adozione delle misure di sanità pubblica.
Sono state allertate, attraverso le Regioni, le strutture di ricovero in
generale e quelle specifiche per malattie infettive in particolare, per
essere pronte a gestire i casi sospetti di influenza da nuovo virus,
mediante idonee misure di contenimento, oltre che con misure di appropriato
trattamento.
.
Gli Uffici di sanità marittima e aerea di frontiera sono stati allertati
fin dal 25 aprile sulla necessità sia di applicare misure di sorveglianza
straordinaria, sia di fornire informazioni ai viaggiatori internazionali
diretti o provenienti dai Paesi interessati all'epidemia.
In data 11 maggio 2009, l'OMS ha dichiarato il passaggio dalla fase 5,
prepandemica, alla fase 6, di allerta pandemica, anche se ha precisato che
le azioni della fase 6 devono essere commisurate alla gravità della
malattia, che, al momento, si presenta moderata. L'OMS, come peraltro nella
altre fasi pandemiche, non ha raccomandato la chiusura delle frontiere e la
restrizione di viaggi internazionali. Inoltre, non sono state raccomandate
attività di screening dei viaggiatori in ingresso o in uscita, in quanto
tali misure hanno uno scarso impatto sulla diffusione dell'infezione,
ponendo, invece, maggiore attenzione sulla sorveglianza e corretta gestione
dei casi.
Nella riunione dell'unità di crisi presieduta dal Viceministro Fazio, il 15
luglio scorso, è stato approvato un documento che definisce la strategia
preventiva nazionale, in base al quale il Dipartimento della protezione
civile della Presidenza del Consiglio sta predisponendo e procedendo
all'acquisto di strumenti di prevenzione (vaccini, antivirali e dispositivi
di protezione disinfettanti) in conformità alla valutazione tecnica dei
bisogni.
La vaccinazione pandemica sarà offerta prioritariamente al personale
sanitario, che dovrà assistere i malati, ed ai soggetti a rischio di
complicanze per patologie, per un totale di 8,6 milioni di soggetti entro la
fine del 2009. Poiché i bambini e i giovani sono maggiormente suscettibili
di tale infezione, e quindi sono serbatoi di diffusione della stessa, si sta
considerando di vaccinare dal gennaio 2010 anche tale fascia di popolazione,
che va dai 2 ai 27 anni (15,4 milioni di soggetti).
.
Un ciclo vaccinale è costituito da due dosi di vaccino, pertanto verranno
acquisite 48 milioni di dosi di vaccino pandemico, dalla fine di novembre a
gennaio 2010, secondo la programmazione di produzione delle industrie
farmaceutiche con le quali il nostro Paese ha stipulato contratti di
prelazione dal 2005.
In merito a presunti dissensi tra gli organi di Governo ricordo che ciò che
ha rappresentato il professor Fazio costituiva (a domanda insistita da parte
della stampa sull'ipotesi di apertura posticipata delle scuole) soltanto il
non rifiuto di una mera eventualità, allo stato però non sostenuta dai
fatti, così come ci siamo pronunciati noi stessi direttamente. Quindi non
vi è alcun dissenso."