Albumina e pratica clinica

Impiego dell’albumina nella pratica clinica.

 
appunti del dott. Claudio Italiano        

cfr: L'albumina: quando usarla, come e perchè?

Albumina e sue funzioni

Albumina e suo impiego pratico in clinica

TIl dott. Claudio Italiano riceve a Milazzo , cell. 338 327 52 51utto si dice e si nega circa l’impiego di albumina nella pratica clinica. Per esempio nelle nefropatie molti autori ne controindicano l’uso, quando cioè vi è una perdita col filtro renale, poiché il senso della cura è quello di ripristinare la continuità del filtro renale alterato.  Così, sulla base dei principi fisiologici precedentemente descritti, l’albumina viene utilizzata in due gruppi di condizioni cliniche:

In entrambi le due condizioni il razionale è costituito dal fatto che con l’impiego di albumina si ripristina la giusta pressione oncotica e l’equilibrio acido base (cfr albumina, le sue funzioni).

 

Tali indicazioni terapeutiche sono stati oggetto di critiche e di studi, ma a tutt’oggi non si è avuto un consenso univoco circa l’uso corretto dell’albumina nella clinica.  Invece un buon accordo si è raggiunto circa l’uso nelle seguenti condizioni:1) Nella paracentesi evacuativa in corso di cirrosi, per la disfunzione che consegue allo svuotamento del cavo peritoneale; in genere si impiegano due flaconi di albumina da 50 ml al 25%.

2) Nel trattamento della sindrome epatorenale

3) Nel trattamento della peritonite batterica spontanea

La capacità dell’albumina di agire come espansore plasmatico non è però probabilmente sufficiente a spiegare questa molteplicità di effetti positivi, per cui sempre maggiore importanza viene attribuita al ruolo di scavenger, cioè di spazzino, nel senso che l’albumina ha un ruolo nel trasporto e nella detossicazione da sostanze e farmaci.

Sostanze rimosse dall’albumina sono: bilirubina, ammonio, acidi biliari, aminoacidi aromatici, acidi grassi a catena corta, rame, creatinina, urea, diazepam, interleuchina 6, fattore di necrosi tumorale. Esiste allo scopo un sistema di depurazione extracorporea detto “MARS”, cioè molecular adsorbent recirculating system, che sfrutta la dialisi con albumina per rimuovere dal corpo le sostanze già citate. Esso trova indicazione ne:

 
Questo sistema è impiegato tutte le volte che risulti impossibile impiegare la circolazione ematica extracorporea a causa di emorragie, coagulopatie o trombocitopenie severe.  Nel malato critico l’albumina neutralizza composti tossici quali i radicali dell’ossigeno e i perrossinitriti, in quanto è fonte di gruppi sulfidrilici –SH antiossidanti. Partecipa alla regolazione della permeabilità endoteliale ed è importante nella diffusione di farmaci ad elevata affinità, infatti nell’ipoalbuminemia tali farmaci risultano tossici.  Nel paziente con ascite massiva la paracentesi evacuativa va sempre associata ad un’opportuno trattamento con albumina allo scopo di ottenere un’espansione del volume plasmatico. Infatti solo in questa maniera è possibile avere un’efficace diuresi, senza il rischio di iponatremia. In uno studio clinico controllato l’albumina impiegata al dosaggio 8 g/L di ascite evacuata si è dimostrata più efficace del destrano e della poligelina nel prevenire la disfunzione circolatoria post-paracentesi allorchè venga rimosso un quantitativo maggiore di 6 litri di liquido ascitico. La superiorità dell’albumina risiede nelle sua emivita maggiore e forse per il fatto che essa lega delle sostanze vasoattive, vasodilatatrici e perché interagisce con le citochine proinfiamamtorie. Con l’uso cronico di albumina sembra sia possibile ridurre il numero di ricoveri per ascite.

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