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E’ una malattia specifica caratterizzata da turbe
intestinali e da
anemia, dovuta alla presenza nel tenue di un nematode, cioè di un
verme, detto Ancylostoma (A.) duodenale.
L’anchylostoma fu scoperto per la prima volta nel
1832 da Angelo Dubini. E’ un parassita intestinale che appartiene al
Phylum Nemathelminthes, classe Nematoda, sottoclasse Secernentea, Ordine
Strongylida, superfamiglia Ancylostomatoides , famiglia Ancylostomatidae.
Si tratta di un verme cilindrico di colore biancastro, tendente al
roseo, a sessi separati, rivestito da una cuticola finemente striata.
La capsula buccale di cui è provvisto è ampia ed ovalare, con asse
trasversale, mostra dei denti robusti ripiegati ad uncino e sul margine
posteriore due piccole escrescenze di natura chititnosa, eminenze
dorsali a forma di lancette triangolari delimitanti una fessura ad U. La
capsula buccale è ancora provvista di lamine taglienti, dette lamine
faringee. Al fondo della bocca esistono i dotti delle ghiandole
cefaliche che producono sostanze di natura polipeptidica che hanno
azione anticoagulante ed istiolitica. Alla capsula buccale segue
l’esofago, organo muscolare atto alla suzione. I vermi sono suddivisi in
maschio, più piccolo di 8-11 mm e la femmina, più sviluppata fino a
10-18 mm, che possiede ovaie ed utero, vagina e vulva mentre il maschio
ha una borsa copulatrice o caudale e spicole separate con testicolo
tubulare a cui segue un dotto eiaculatore.
Diffusione
L’ A. è diffusa in tutti i paesi tra il 40 ° di
latitudine nord e Sud, nei paesi caldi, anche in quelli a clima
temperato. Nei paesi freddi si diffonde solo nelle miniere e nelle
fornaci, proprio per la ragione dell’habitat favorevole all’elminta e la
vicinanza delle persone affette dall’infestazione, durante i turni di
lavoro. Quindi si pensava che essa fosse la malattia dei minatori e dei
formaciari. Fino al 1963 si contavano più di 37.000 casi, che oggi sono
sceni clamorosamente con le mutate condizioni igieniche. Un tempo era la
malattia dei lavoratori del San Gottardo. Oggi sono ancora colpiti i
contadini specie quelli della Calabria, della Sicilia e della Toscan,
Umbria e Lombardia, specie le mondine delle risaie, che stavano con i
piedi in ammollo oppure i lavoratori del florovivaismo, quindi i
Milazzesi. Si racconta allo scopo un aneddoto. I contadini affetti da
A. si recavano di buon mattino all’ospedale vecchio, quello di
San Francesco di Paola in
Milazzo, dove il medico di turno dell’ambulatorio di medicina
chiedeva il braccio del paziente attraverso la finestra, per timore di
infestarsi a sua volta, e praticava le iniezione endovena di ferro e
dava la terapia.
Ciclo biologico.
L’A. è un parassita monoxeno, cioè che termina il suo
ciclo in un ospite, senza moltiplicarsi in esso ed in parte nel terreno.
Il parassita allo stadio adulto viene nell’intestino tenue e nel duodeno
saldamente legato in virtù dell’apparato buccale. La femmina dopo
l’accoppiamento elimina le uova all’esterno che maturano alla
temperatura ottimale di +25 °C/30 °C e la schiusura e maturazione delle
larve avviene all’esterno, nei terreni caldo ed umidi (esempio quelli
delle zone tropicalei, anche se nel bacino del Mediterraneo era
presente, e così pure dalle nostre partim nella piana di
Milazzo). L’uovo in 24 ore da origine ad un embrione
che completa il ciclo maturativo in due o dieci giorni e perfora il
guscio dell’uovo per trasformarsi nella larva rabditoide,
e poi accrescendosi in larva strongiloide o filariforme.
Alla terza muta di trasforma nella forma infestante o strongiloide
infestante. Questa ultima larva può rimanere al suolo anche
fino a 18 mesi ed ha particolare attrazione per i fiori, le erbe e gli
ortaggi in attesa di pervenire a contatto con la cute dell’uomo. La
larva, infatti, penetra attraverso la cute delle gambe e tramite la
corrente sanguigna arriva fino al cuore destro, agli alveoli polmonari e
risale tramite l’apparato bronchiale fino alla trachea e quindi
ridiscende verso l’esofago dal faringe e si localizza nel tenue
definitivamente, per ingrandirsi in 7° giornata e maturare al 5° ed
ultimo stadio definitivo.
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