|
|
La
cardiopatia ischemica
Angina instabile
appunti del
dott. Claudio Italiano
oppure cfr
indice di cardiologia
Link
correlati al tema:
Argomenti vari
La cardiopatia ischemica:
generalità
La cardiopatia ischemica:
clinica
La cardiopatia ischemica:
diagnosi
La cardiopatia ischemica: il
trattamento
L'anatomia del circolo delle
coronarie e la sua importanza pratica
La scintigrafia miocardica per
lo studio della cardiopatia ischemica e del post-IMA
Il trattamento dell'infarto |
..
|
| .
|
|
Si definisce
angina una sindrome che si colloca nell’ambito della
cardiopatia
ischemica, sindrome che viene suddivisa in varie forme, a seconda
della gravità minore o maggiore dei segni. E’ chiaro che se l’angina
che si caratterizza sostanzialmente per un
dolore
precordiale
insorge sempre dopo uno sforzo specificato, es. salire tre piani di
scale, allora la sua gravità viene ritenuta minore rispetto ad una
condizione anginosa che si manifesta improvvisamente, anche a
riposo, ed in maniera improvvisa, rappresentando questa un rischio
sicuramente maggiore che può condurre all’infarto
del miocardio o,
addirittura, alla morte improvvisa.
Per quanto
concerne l’angina, si è detto e scritto tanto e, sicuramente, la
forma di angina instabile, poiché essa è considerata l’anticamera
dell’infarto
del miocardio, è, appunto, quella che più ci preoccupa.
|
..
|
| .. |
Essa si
presenta come:
-
Angina di nuova insorgenza
(entro gli ultimi due mesi), cioè angina di classe CCSC 3 o 4,
angina a riposo spesso prolungata o entrambe le condizioni
-
Angina ingravescente
(entro gli ultimi due mesi) , cioè aggravamento di un angina
preesistente per la comparsa di più episodi anginosi, più
intensi o più prolungati, oppure soglia più bassa e/o a riposo.
-
Angina post-infartuale
entro due settimane dall’infarto, angina di classe 3 o 4 CCSC o
angina a riposo o condizione a+b
Esiste
ancora una classificazione in 4 classi molto pratica e seguita
dell'angina che è quella della Canadian Cardiovascular Society.

Ovviamente
il malato di angina deve essere trattato adeguatamente, cioè non si
può considerare di poco conto una precordialgia di questo tipo,
specie, come dicevamo, se il dolore insorge durante il riposo (dolore
toracico).
Infatti i pazienti dovrebbero essere seguiti nei
giusti ambienti di cura, ambulatorio di cardiologia, presso una
divisione di cardiologia, o addirittura in corsia o in unità
coronaria, attrezzata per il monitoraggio continuo e con laboratorio
di emodinamica annesso (cfr anche
trattamento dell’infarto). In questi laboratorio di emodinamica
è possibil intervenire con urgenza ed eseguire angioplastica
coronarica (PTCA), cioè studiare eventuali stenosi delle coronarie
ed applicare, se del caso, degli stent oppure, nei casi, più severi,
indirizzare al cardiochirurgo il paziente. Quando tutto ciò non è
possibile, quantomeno è imperativo stabilizzare il paziente e
trattarlo con terapie adeguate.
Eziopatogenesi dell’angina
instabile
Essa
dipende, ovviamente, dalla mancata irrorazione di una porzione del
miocardio, dovuta ad una stenosi della coronaria corrispondente,
cioè del vaso, che porta il sangue con ossigeno e glucosio alla
porzione di muscolo cardiaco. Ne deriva che questa stenosi può
essere spesso non critica ma determinare ugualmente trombosi e
vasocostrizione, se, viceversa, la lesione che costringe il vaso è
instabile (placca instabile, cfr
placca ateromasica), se cioè la placca tende a rompersi e a
bloccare il vaso, allora stiamo transitando nell’evento drammatico
che è rappresentato dalla cardiopatia ischemica acuta, cioè l’infarto.
E se ci vogliono anni perché la stenosi diventi importante, è
tuttavia l’evento scatenante, cioè la rottura della placca
ateromasica della arteria coronaria, a scatenare l’evento. Sia nei
soggetti con angina stabile che in quelli con angina instabile hanno
delle placche stenosanti che agli studi agiografici si attestano al
60% del lume del vaso, ma solo quelli con angina instabile hanno la
tendenza a formare trombi parietali e cos’ pure una maggiore gravità
dell’aterosclerosi coronaria, con fissurazione della placca in
percentuale tra il 50 al 75%, al di sotto del trombo transmurale. Ne
deriva un’attivazione dell’endotelio, con liberazione di citochine e
liberazione di potenti sostanze vasocostrittorie e pro-coagulanti
quali il fattore tissutale PAI1. L’attivazione dele cellule
infiammatorie potrebbe essere una semplice conseguenza dell’ischemia-riperfusione.
Altre volte alcuni autori parlano, invece, di una iperreattività del
vaso coronario, nella sua porzione muscolare liscia, a stimoli
vasocostrittori ed ad aggregabilità delle piastrine.
Prognosi dell’angina.
La prognosi
dipende dalla gravità del danno ventricolare pre-esistente (che
rende il cuore più vulnerabile ad ulteriori perdite di miocardio ed
alla tendenza che ha il tessuto di conduzione in corso di ischemia
di sviluppare aritmie pericolose.
I soggetti
che dalla angina instabile sviluppano, poi, l’infarto presentano:
-
Attacchi anginosi più
frequenti specie a riposo
-
Sono refrattari alla
terapia medica
-
Hanno elevati valori di
troponina T, marcatore di necrosi
-
Elevati livelli di PCR
-
Elevati valori dell’attivatore
del plasminogeno
-
Elevati valori di
endotelina
Si tratta
ovviamente di riscontri avvenuti negli studi che difficilmente
trovano impiego nella medicina di frontiera del medico pratico!
Ai fini
pratici per attuare una valutazione diagnostica diremo che:
-
L’angina tipica è quella
che risponde alla terapia con carvasin sublinguale, oppure cessa
se cessa lo sforzo che l’ha scatenata.
-
L’angina instabile (!) è
quella più pericolosa, che insorge a riposo e senza ragione,
come
dolore toracico ma anche come di dolore al collo, alla
mandibola, al braccio sinistro, alla nuca, all’epigastrio; mai
scambiare per dolore da
versamento pleurico un’angina! Altre volte il paziente
presenta una stanchezza insolita oppure fame d’aria (dispnea),
sudorazione, nausea,
vomito, palpitazioni. Ancora all’auscultazione si possono
rilevare pericolose aritmie, come quella che è capitat di
riscontrare in una paziente anziana ricoverata per
ictus al titolare di questo sitoweb, con 30 battiti al
minuto! Altre volte compare un III o IV tono aggiunto, un ritmo
di galoppo, dei soffi.
-
All’ecg
compaiono delle alterazioni del tracciato durante l’attacco
anginoso e ciò fa porre diagnosi di certezza:
-

-
riscontro di
sottoslivellamento di ST > 1 mm o la presenza di onde T negative
profonde a branche simmetriche in assenza di segni di ipertrofia
ventricolare. Da fare attenzione, però, che anche le
pericarditi si associano ad ST sottoslivellato. Talora se l’ischemia
si protrae, cioè se un’angina instabile si protrae, dobbiamo
pensare ad un IMA non –Q. Un tipo di angina variante è
caratterizzata da episodi di sopraslivellamento transitorio di
ST con aritmie ventricolari.
-
Altri segni sono quelli
che accompagnano lo
scompenso cardiaco (turgore delle giugulari, edemi declivi,
epatomegalia e segni di stasi polmonare o segni di rigurgito
mitralico. E’ sempre opportuno eseguire una indagine
ecocardiografica.
Che fare dopo aver fatto la
diagnosi di angina instabile?
E’ opportuno
trattare bene ed al più presto i pazienti con:
I pazienti
con rischio alto di sviluppare un evento maggiore però dovrebbero
anch'essi:
I pazienti
che possono invece essere trattare con serenità in ambulatorio
debbono:
-
Effettuare terapia con
antiaggreganti
-
Beta-bloccanti
-
Calcio-antagonisti non
diidropiridinici cioè nifedipina, se il paziente non risponde a
beta-bloccanti e nitrati, ma è sempre preferibile usare un
nitroderivato
-
Statine (cfr
rischio cardiovascolare) specie se il soggetto ha livelli di
colesterolo elevati cioè maggiore di 195 mg% o rischi multipli.
-
Altre prescrizioni sono
:lo stile di vita, la dieta, evitare gli stress emotivi,
assumere caffè e thè nel giusto quantitativo e vino rosso in
giusta misura.
La terapia
da attuarsi nelle unità di terapia intensiva coronariche è la
seguente:
-
Aspirina
ad alto dosaggio, almeno 300 mg per os e mantenere a 100-300 mg/die
-
eparina
iniziando a 5000-10.000 UI x due volte, dimodocchè l'aPTT sia
tenuta tra 1,5 e 2,5 volte la norma
-
nitrati
iniziando con isosorbide dinitrato 5 mg sublinguale e ripetendo
ogni 5-10 minuti, se persiste il dolore effettuando un bolo e.v.
di 0,25-0,5 mg o 2 mg e mantenendo 5-10 mcg/min ev di
nitroglicerina o 5-30/mcg min di isosorbide, incrementando le
dosi di 10 mcg ogni 10 minuti fino ad avere riduzione pressoria
di 10-30%
-
beta-bloccanti es. metoprololo o propanolo
-
calcioantagonisti, cioè verapamil o diltiazem o nifedipina
oppure cfr
indice di cardiologia |
|