Le infezioni da Candida sono piuttosto frequenti, e
rappresentano dal 5 al 15% di tutte le infezioni acquisite in ospedale,.
Esse rappresentano un problema di salute pubblica serio, esteso non
solo ai paesi industrializzati ma anche a tutte le aree geografiche
mondiali. La gran parte delle infezioni micotiche invasive è causata
dalle specie Candida responsabili di circa il 70-90% di tutte le infezioni
fungine invasive (IFI). L'incidenza delle infezioni micotiche è aumentata
negli ultimi vent'anni. Lo sviluppo di nuove metodologie per il
trapianto d’organo e la chemioterapia hanno aumentato la percentuale di
sopravvivenza dei pazienti gravemente immunocompromessi, esponendoli
maggiormente al rischio di infezioni fungine invasive. Addirittura
da dati recenti emergerebbe con la Candida attualmente sia la terza causa
più frequente di infezioni del torrente ematico nelle Unità di terapia
intensiva (US; 1995-2002). Tant’è che la candidemia è associata ad
elevata morbilità e mortalità Il tasso di mortalità per infezioni da
Candida è alto (40-75%) e la mortalità attribuibile a candidemia è
stata stimata intorno al 25-38%. La durata della degenza dei pazienti
sopravvissuti alla candidemia è di 30 giorni in più in UTI rispetto ai
pazienti senza candidemia. I cinque patogeni più diffusi sono: la candida
spp, gli enterococchi, lo staphylococcus aureus, l’E. coli, gli
staphylococchi coagulasi negativi. Tra le candide, la albicans rimane
quella più diffusa in Italia ed Europa (58%), candida che preoccupa per
le infezioni invasive che può dare in terapia intensiva, specie nelle
forme da Candida non-albicans: c. glabrata, parapsilosis, tropicalis
krusei, altre spp. Non anbicans. Queste forme, messe insieme, candida
albicans compresa, costituiscono il 40% delle infezioni che si riscontrano
nel torrente circolatorio.
"Ma come mai un paziente va incontro ad infezioni
da lieviti?
Perché esistono evidentemente delle condizioni che
facilitano tali infezioni:
Le tecniche chirurgiche possono provocare un
aumento dell’incidenza di infezioni micotiche
In uno studio condotto in Europa su una popolazione
di pazienti ospedalizzati, l'intervento chirurgico era il principale
fattore di rischio responsabile del 48,3% di tutti i casi di
candidemia. La chirurgia gastrointestinale aumenta di 2,5
volte il rischio di candidiasi invasive. Il 40% delle candidemie si
verifica in UTI
Circa il 40% degli isolati di Candida è Candida
non-albicans
Molti pazienti in UTI presentano comorbilità o
condizioni di base gravi:
I tumori solidi e le neoplasie ematologiche maligne
sono condizioni di base frequenti per lo sviluppo di candidemia
In una sorveglianza europea a livello ospedaliero
è stato riscontrato che la candidemia si è verificata:
•
nel 22,5% in pazienti con tumore solido
•
nel 12,3% in pazienti con neoplasie
ematologiche
Candida glabrata è stata la specie di Candida
non-albicans
più frequentemente isolata (16%) nei pazienti con tumore solido
A causa del vasto numero di funzioni metaboliche,
regolatorie e immunologiche sostenute dal fegato, la disfunzione
epatica è riconosciuta come uno dei maggiori fattori di rischio per i
pazienti in UTI
La disfunzione epatica si manifesta nell’11% dei
pazienti gravemente compromessi ed è associata a prognosi infausta
La peritonite spontanea da Candida (SPC) è rara,
ma è associata ad un’elevata
mortalità. Uno studio realizzato da Choi et
al. ha documentato che i tassi di mortalità per SPC in pazienti
cirrotici sono pari al 50% alla dimissione dall’ospedale, al 90% a 6
mesi e al 100% ad 1 anno. L’insufficienza renale acuta
(IRA) è un fattore di rischio comune nei pazienti gravi ricoverati in
UTI .
In studi multicentrici è stato registrato che l’IRA
è associata
ad un tasso di mortalità molto elevato (39-71%). Tra i
pazienti ricoverati in UTI con IRA, la percentuale di infezioni del
torrente ematico causate
da
Candida spp
è significativamente più elevata che nei soggetti che non hanno
sviluppato questa condizione.
Spesso la diagnosi viene fatta tardivamente nel corso
dell'infezione
• Le
manifestazioni cliniche precoci sono aspecifiche (sepsi)
•
Le colture non ematiche o provenienti da siti non sterili
dell'organismo sono aspecifiche
•
Le colture possono diventare positive solo tardivamente
in corso di infezione
•
Attualmente nella pratica clinica sono poco diffusi i test sierologici
o le metodiche molecolari
• Le
colture ematiche sono positive solo nel 50% circa dei pazienti
Fluconazolo si è dimostrato clinicamente efficace
nel trattamento della candidiasi invasiva in pazienti non neutropenici,
tuttavia:
• diversi
studi hanno dimostrato che in un numero variabile di pazienti
ad alto rischio, fra il 30 e il 43%, la terapia con fluconazolo non è
riuscita
a controllare l’infezione sistemica causata da Candida spp
•
la percentuale di fallimento della terapia con
fluconazolo è stata determinata dall’emergenza di ceppi resistenti e dall’insorgenza
di effetti collaterali che hanno reso necessaria la sospensione della
terapia.
Un nuovo antifungino: Anidulafungina,
Anidulafungina è un derivato della candina naturale,
l'echinocandina B, prodotta dall'Aspergillus nidulans
Le echinocandine hanno un nucleo comune analogo
composto da 6 aminoacidi, ma l'elemento chiave per la loro azione è una
catena laterale di acidi grassi (area cerchiata) attaccata alla parte
N-terminale del nucleo
La catena laterale sintetica, lipofilica (terfenile
in testa e coda C-5) conferisce ad anidulafungina caratteristiche uniche
di azione anti-Candida
Meccanismo d’azione: Anidulafungina inibisce in
modo selettivo la -1,3-D-glucano sintetasi l'enzima
è presente nelle cellule dei funghi, ma non dei mammiferi. Il
glucano è essenziale per l'integrità della parete cellulare del fungoIn sua assenza, le cellule micotiche sono osmoticamente fragili e
facilmente soggette a lisi. Anidulafungina viene
somministrata per via parenterale
Presenta
un’emivita di distribuzione rapida (0,5-1 h)I picchi ematici (Cmax)
e l'esposizione (AUC) aumentano in modo lineare e dose-dipendente e mostrano
una bassa variabilità intersoggetto (~ 25%)
Anidulafungina è ampiamente legata alle proteine
plasmatiche (84-99%)Lo steady state si ottiene al primo
giorno di somministrazione dopo la dose di caricoAnidulafungina
si distribuisce ampiamente in tutto l'organismo con un volume di
distribuzione di 30-50 litri simile al volume del liquido corporeo
totale. . La lunga emivita di eliminazione (~ 24 ore) di
anidulafungina consente un'unica somministrazione giornaliera1
Anidulafungina subisce una lenta degradazione chimica
a temperature e pH fisiologici ad un peptide ad anello aperto privo di
attività antimicotica. Il prodotto ad anello aperto viene
successivamente convertito in degradanti peptidici ed eliminato
principalmente attraverso escrezione
biliareAnidulafungina non è
substrato, induttore o inibitore del citocromo P450 Anidulafungina ha
una clearance renale trascurabile. I dati di questo studio
hanno inoltre dimostrato che anidulafungina è attiva nei confronti
delle specie di Candida resistenti a fluconazolo, fra cui Candida
albicans, Candida glabrata e Candida kruseiAnidulafungina ha
dimostrato superiore efficacia sia clinica che microbiologica rispetto a
fluconazolo (p<0,02) alla fine di tutte le terapie e al primo
follow-up a 2 settimane
Al follow-up a 6 settimane anidulafungina, con
percentuali più elevate di risposta globale positiva rispetto a
fluconazolo, ha dimostrato la non inferiorità dal punto di vista
statistico
.
L'impiego.
Il primo giorno di trattamento deve essere
somministrata una singola dose di carico da 200 mg successivamente
seguita da 100 mg al giorno
La durata del trattamento deve basarsi sulla risposta
clinica
del paziente1
In generale, la terapia antimicotica deve proseguire
per almeno 14 giorni dopo l'ultima coltura positiva