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Lo shock cardiogeno.
appunti del
dott. Claudio Italiano
oppure cfr
indice di cardiologia
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rianimazione
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Le aritmie
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elettrodi e perchè
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Arresto cardiocircolatorio, che
fare?
Nell’arresto circolatorio il cuore perde la sua funzione di pompa.
Tutte le situazioni che determinano una marcata riduzione della
portata cardiaca (la portata è funzione delle sistoli adeguate che
spingono il sangue nell’aorta x la frequenza del cuore, cioè per il
numero delle contrazioni del cuore al minuto). In questi casi il
soccorritore noterà l’assenza dei polsi in periferia o l’arresto del
cuore stesso e, pertanto, DEVE
intervenire prontamente, senza cioè aspettare i soccorsi ufficiali.
Noi abbiamo trattato il tema della
rianimazione del paziente; qui ribadiamo che il paziente in
arresto necessita di rianimazione cardio-polmonare, cioè di
massaggio sul cuore e di insufflazione di aria in bocca, per
intenderci. Chi vi scrive, di continuo, per esperienza di reparto, è
tenuto a rianimare i pazienti che presentano i segni dello shock
cardiogeno, o collasso come volgarmente si dice. In caso di arresto
improvviso del cuore, occorre pensare ad una aritmia e già vi
abbiamo detto della
rianimazione in corso di
fibrillazione
ventricolare ma altre volte la ragione va ricercata nelle
aritmie con bassa portata, es. le bradiaritmie ed i blocchi,
dove il polso in periferia si palpa ogni 3-4 secondi. |
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Chi vi scrive,
in passato, nella santa incoscienza della gioventù medica, ha trasportato in emergenza in
ambulanza una signora con 30 battiti al minuto da Mistretta, al
tempo in cui l'autostrada non giungeva a S.Stefano di Camastram,
svincolo di Mistretta sulla Messina-Palermo (ringraziamo il Cavaliere che ha consentito i
collegamenti!!) e Milazzo, dove all’epoca è stato possibile
impiantare subito un
pacemaker,
per ripristinare il ritmo.
Eziopatogenesi dell’arresto
circolatorio.
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Coronaropatie,
infarto
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Patologie respiratorie
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Difetti del ritmo cardiaco e della conduzione
(Blocco di terzo grado, fibrillazione ventricolare, flutter o
fibrillazione ventricolare,
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Disordini elettrolitici dell’anziano
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Effetti collaterali da farmaci (attenzione
all’impiego del LANITOP, LANOXIN ecc)
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Malfunzionamento di
pacemaker
-
Miocarditi
e miocardiopatie
-
Tamponamento cardiaco, cioè versamento nel
pericardio di essudato, trasudato e sangue;
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Pneumotorace
-
Embolia polmonare
Ma
il problema dell’arresto circolatorio non sempre è acuto; più spesso
il paziente, gradualmente va in ridotta portata e voi ve ne
accorgete per le “marezzature” in periferia, cioè la colorazione
bluastra delle estremità inferiori, dette dita dei piedi che si
fanno bluastri e cianotici all'improvviso, poichè, essendo ridotta
la portata cardiaca, l'organismo fornisce il poco sangue ossigenato
a disposizione al cervello ed ai parenchimi più nobili, togliendolo
in periferia; le marezzature cominciano a risalire in periferia come
una "livedo reticularis"portandosi vertiginosamente dalle gambe,
alle cosce, al tronco ed il paziente è, per cosi dire, assente e
sudato, con la facies terrea. E’ quello il momento di monitorizzarlo
all'istanze, di eseguire una emogas, se siete in ospedale, o di
iniziare manovre subito rianimatorie se siete per la strada o se vi
trovate in casa col vostro congiunto anziano cardiopatico,
somministrando ossigeno, se ne avete e chiamando il 118.
Cosa fare?
Se
siete in grado controllate il polso alla carotide, cioè grosso modo
all’angolo della mandibola, portatevi al di sotto ed in avanti di
2-3 dita, sul collo, e cercate di apprezzare dei polsi, cioè
dei colpi della carotide sotto le dita (dubito che ci riusciate,
specie se il cuore arranca!); l’operazione va condotta almeno per
5-10 secondi, allo scopo di evitare, in caso di bradicardia, di
spingere inutilmente sul cuore per rianimarlo. Le linee guida
prevedono che la carotide va palpata bilateralmente. Se il polso è
assente allora avremo l’arresto circolatorio o una insufficienza
circolatoria, ed in questo caso procedete col massaggio cardiaco e
con la respirazione, di cui alla pagina sulla
riaminazione. In ogni caso effettuare un massaggio sul cuore può
risultare sempre vantaggioso, a prescindere dalle modalità e dalle
cause di arresto.
Diagnosi elettrocardiografia.
Se, siamo stati
così bravi da rianimare il malcapitato in attesa dei soccorsi, ecco
cosa potrà apparire al monitor del medico soccorritore in caso di
shock cardiogeno.
Nei casi in cui i
polsi siano assenti si avranno diversi quadri
ECG grafici; è sufficiente un apparecchio portatile ad un canale
in caso di emergenza; i tracciati potranno variare da un ecg
normale:

Ad un quadro di asistolia, facilmente riconoscibile perché il
tracciato è piatto (gli infermieri, tra il serio ed il faceto,
dicono che “il tracciato ha preso l’autostrada!”);

Oppure vi può essere una dissociazione elettromeccanica;
significa che il cuore ha ancora una modesta attività elettrica
ma non c’è la sistole meccanica che si associa al complesso QRS,
cioè c’è attività elettrica cardiaca, ma il cuore è fermo.

Blocco
atrioventricolare di terzo grado.
C’è attività atriale, cioè gli atri battono, ma i ventricoli
battono per conto loro (!), ovvero l’onda P della contrazione
atriale non è seguita dal complesso QRS per come deve essere,
quindi subito dopo (BAV di terzo grado);

Fibrillazione
ventricolare.
Le fibre muscolari
del ventricolo sono elettricamente e meccanicamente attive, ma in
maniera scoordinanta, di conseguenza i ventricoli si contraggono
quando caoticamente, senza aspettare il riempimento diastolico.

Che fare?
Se
non abbiamo farmaci va bene anche un pugno su petto, al precordio,
evitando ovviamente di fratturare lo sterno! Il pugno potrà eccitare
il miocardio determinando contrazione miocardia; però questa manovra
riesce solo di rado se il miocardio non ha ricevuto insulti ipossici
severi.
Farmaci.
-
Ossigeno con maschera di venturi, messo al massimo!
-
Terapia sempre per endovena.
-
Adrenalina o epinefrina e noradrenalina per rialzare subito la
pressione arteriosa e dare migliore perfusione coronaria
-
Atropina, dall’Atropa Belladonna, un farmaco salvavita per
eccellenza, in caso di blocchi, e/o di arresto, è vagolitico e
risolve perciò le bradiaritmie dovute ad tono vagale.
-
Dopamina, ha azione simile alla adrenalina e migliora la
circolazione, ma non è certamente da usare di primo impiego.
-
Lidocaina, usato come antiaritmico, è un anestetico, che in
questo caso è di prima scelta per la cura delle extrasistolie
ventricolari che possono trasformarsi in fibrillazione
ventricolare e quindi nell’arresto circolatorio.
-
Aimalina, valido farmaco per le extrasistoli sopraventricolari e
ventricolari e la tachicardia. Ottimi risultati si hanno in caso
di extrasistoli secondarie a fibrillazioni ventricolari.
-
Correzione
dell’equilibrio acido-base, poiché i cicli respiratori
interni dell’organismo hanno prodotto lattato ed il pH del
sangue scende a valori di acidità. Si impiega il bicarbonato di
sodio per neutralizzare gli acidi, ma deve essere sapientemente
dosato ed usato, altrimenti si corre il rischio di una
ipercorrezione con conseguente alcalosi metabolica. Il dosaggio
può essere di 1 meq/kg dopo 2-3 minuti dall’arresto, quindi dopo
altri dieci minuti 0.5 meq/kg. La maggior parte delle fiale in
commercio lo contengono dosato a 1meq/ml; quindi se un uomo pesa
70 kg = 70 meq; poiché le fiale sono da 10 ml, dunque fino a 7
fiale, ma sembre occhio alla terapia!
-
Terapia endopolmonare se c’è attacco di asma, con adrenalina per
aerosol; chi vi scrive ha avuto esperienze di pazienti con
broncospasmo serrato per i quali l’impiego di cortisonici e
teofillinici e beta 2 stimolanti si era rivelato insufficiente;
in questi casi l’impiego di adrenalina per aerosol è un
toccasana! Ci si può servire di un ampolla sotto la maschera del
Venturi ed aprendo l’ossigeno al massimo, fino a vaporizzare la
fiala diluita con poca fisiologica.
-
Terapia elettrica col defibrillatore.
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