--> La broncopneumopatia cronica ostruttiva 3

 

  Bronchite cronica, quale cura possibile?

 

appunti personali del dott. Claudio Italiano

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In questa terza parte affronteremo il tema della terapia e dell'approccio al paziente bronchitico cronico, cioè quel  paziente che ha la presenza di una tosse cronica produttiva che è perdurata  per almeno tre mesi negli ultimi due anni, tosse per la quela vanno escluse altre cause. La terminologia è ancora oggi confusa, infatti si parla di :  

cfr anche : speciale bpco parte 1  speciale bpco parte 2  bpco

Per curare un paziente affetto da bronco pneumopatia cronica ostruttiva occorre prima conoscere le problematiche connesse con tale patologia. Esse sono:

  • La BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva ( BPCO ) è una malattia respiratoria cronica prevenibile e trattabile associata a  significativi effetti e comorbidità  extrapolmonari che possono contribuire alla sua gravità;

  • Le alterazioni broncopolmonari  sono costituite da una  ostruzione al flusso persistente ed evolutiva legata a rimodellamento delle vie aeree periferiche ed enfisema ;

  • L’ostruzione, il rimodellamento delle vie aeree periferiche e l’enfisema  sono dovuti ad una abnorme risposta infiammatoria delle vie aeree, del parenchima polmonare e sistemica all’inalazione di fumo di sigaretta o di altri inquinanti , da cui deriva una eccessiva irritazione e produzione di muco denso e vischioso che ostacola il flusso respiratorio e favorisce l’instaurarsi di fatti infettivi.

Gli obiettivi, dunque, che un buon medico deve prefiggersi sono:

  • Prevenire la progressione della malattia

  • Migliorare i sintomi

  • Migliorare la tolleranza allo sforzo

  • Migliorare lo stato di salute

  • Prevenire e curare le riacutizzazioni

  • Prevenire e trattare le complicanze

  • Ridurre la mortalità

  • Minimizzare gli effetti collaterali della terapia.

    Diciamo subito che occorre operare un distinguo tra l’asma, che riconosce alla base della sua eziopatogenesi l’interazione allergene-mastocita sensibilizzato a cui consegue una risposta improvvisa infiammatoria ed un broncospasmo severo, talora mortale se non si interviene adeguatamente  con un trattamento cortisonico, con adrenalina diluita per aerosol, bronco dilatori beta2 stimolanti a breve durata d’azione, teofillinici, ossigeno,  ma questo è stato trattato altrove in questo mio sito (cfr allergeni ed allergie).

    L’asma si caratterizza per:

    Dispnea e respiro sibilante

              Episodici o giornalieri in base alla gravità

              Spesso presenti di giorno e/o di notte

              Dopo esercizio fisico

    Costrizione toracica

              Episodica o giornaliera in base alla gravità

              Spesso presente di giorno e/o di notte

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Immagine radiografica di un "brutto torace" di fumatoreTosse non produttiva

          Episodica o giornaliera in base alla gravità

          Spesso presente di giorno e/o di notte

Storia di esposizione a fattori di rischio

          Allergeni

          Esercizio

          Infezioni virali

          Emozioni

Spirometria

          Limitazione al flusso aereo reversibile

Trattamento di base previsto

          Steroide inalatorio e farmaci desensibilizzanti  come antileucotrienici (montelukast e zafirlukast

La BPCO, viceversa, è per antonomasia una affezione cronica che tende ad aggravarsi e lentamente consuma il paziente che diviene sempre più emaciato, svogliato, astenico, asfittico, anoressico fino a quando vive o legato ad apparecchiature respiratorie (ventilatori non invasivi a pressione positiva) o costretti a praticare ossigenoterapia a lungo termine (OLT).  In particolare avremo nella bronchite cronica ostruttiva:

Tosse produttiva

          Intermittente o giornaliera

          Spesso presente durante il giorno, raramente solo notturna

Produzione cronica di sputo, per cui il paziente passa l’intera notte espettorando un secreto denso e viscoso, muco purulento, talora non vi riesce neppure perché la meccanica ventilatoria è ridotta e le escursioni delle basi polmonari limitate.

Dispnea

          Progressiva (peggiora nel tempo)

          Persistente

          Riferita come “fame d’aria”, “pesantezza”

          Peggiora con lo sforzo

          Peggiora durante un infezione respiratoria

Storia di esposizione a fattori di rischio

          Fumo di sigaretta

          Esposizione professionale a polveri o sostanze chimiche

          Fumi che derivano dal cucinare a casa e da combustibili usati per il riscaldamento

Spirometria

          Limitazione al flusso aereo non del tutto reversibile

Trattamento di base

          Broncodilatatore a lunga durata d’azione

          Insufficienza cardiaca cronica (scompenso miocardico)

          Coronaropatia e Infarto miocardico

          Vasculopatia periferica

          Embolia polmonare

          Aritmie

          Neoplasia polmonare

          Sindrome metabolica

          Osteoporosi

Depressione 

Come approcciare il paziente con BPCO.

Il paziente che deve effettuare terapia con ossigeno, prima di tutto, deve eseguire una emogas, cioè deve dosare nel suo sangue arterioso i suoi gas respiratori , i quali non dovrebbero discostarsi molto dai parametri normali che sono:

pH

7.38-7.42

pO2

mmHg

80-100

pCO2

mmHg

37-43

SatO2

%

95-97

HCO3

mmol/L

21-29

BE

mmol/L

-2+4

 

Una volta stabilito quali sono i valori della sua pressione parziale di ossigeno e di anidride carbonica (cfr anche equilibrio acido-base) si potrà impostare il trattamento con ossigeno (OLT), che è un atto altamente specialistico! Infatti non sempre è indicato effettuare ossigenoterapia: occorre conoscere le modalità, il flusso ed i tempi di somministrazione, poiché si può correre il rischio di vedere elevarsi i valori della pressione parziale di anidride carbonica, essendo di fatto inibito il riflesso del respiro. Nel paziente che scambia male i gas respiratori, e faccio riferimento ai soggetti con acidosi respiratoria, cioè quelli che trattengono la CO2, occorre impiegare la terapia cortisonica che spesso rende possibile un miglioramento del quadro.

      

Un’altra considerazione da fare importante consiste nella valutazione  e stratificazione di pazienti con riesacerbazione di BPCO per capire quale trattamento antibiotico sia il più adatto e quali microrganimi potenzialmente coinvolti per ciascun gruppo (cfr allo scopo lo speciale su bronchiti e trattamento linee guida del trattamento delle polmoniti e bronchiti):

 

GRUPPO

DEFINIZIONE

MICRORGANISMO

Gruppo A: pazienti che non necessitano di ricovero

(stadioI: BPCO lieve)

Riesacerbazione lieve

H.influenzae,S.pneumoniae, M.catarrhalis, C.pneumoniae,

virus

Gruppo B: pazienti ricoverati

(stadioII-IV:BPCO moderata-molto severa)

Riesacerbazione moderata-severa senza fattori di rischio per Ps.aeruginosa

Gruppo A+Enterobacteriaceae (K.pneumoniae, E.coli, Proteus, Enterobacter, ecc)

Gruppo C: pazienti ricoverati (stadio II-IV: BPCO moderata-molto severa)

Riesacerbazione moderata-severa con fattori di rischio per Ps.aeruginosa

Gruppo B+ Ps.aeruginosa

 

 

 

 

 

 

 

 

Terapia di Riabilitazione

Il trattamento riabilitativo strutturato è in grado di determinare  miglioramento di capacita’ di esercizio fisico, dispnea e QoL indipendentemente dal livello di ostruzione delle vie aeree; risultati positivi sono riscontrati in programmi in regime di degenza, di day-hospital e domiciliare. L’effetto positivo ottenuto in seguito a Riabilitazione si osserva in funzione  della durata e del numero di sedute e tende a mantenersi almeno entro 1 anno dal termine del programma, e si manifesta con una riduzione nel numero dei ricoveri e delle riacutizzazioni. L’uso di ossigeno nei pazienti normossiemici a riposo e che desaturano   durante lo sforzo migliora  i sintomi e la tolleranza allo forzo, tuttavia non vi  è evidenza che l’aggiunta di ossigeno migliori gli  effetti della riabilitazione . Inoltre c’è una ripresa della massa muscolare del paziente (cfr speciale bpco2) e noi sappiamo che lo stato nutrizionale espresso dal peso corporeo (BMI, IBW) è un fattore prognostico  ai fini della sopravvivenza e del miglioramento funzionale del paziente

 Criteri per l’impiego corretto della Ossigenoterapia a lungo termine.

Una volta stabilito dallo specialista che un determinato paziente deve effettuare ossigenoterapia, dobbiamo precisare che:

  •  l’ossigenoterapia a lungo termine (≥ 15 ore/die) nei pazienti  con insufficienza respiratoria cronica si è dimostrata efficace nell’aumentare la sopravvivenza

  • è suggerito un utilizzo più vicino possibile alle 24 ore/die

  •  l’efficacia della OLT in pazienti con ipossiemia intermittente   (notturna, sforzo) non è provato

  • l’ossigenoterapia a lungo termine consente di ridurre i giorni  di ospedalizzazione del 43,5%, le percentuali di ricovero del 23,8%    ed il numero di pazienti con almeno un’ospedalizzazione del 31,2%

Terapia farmacologica .

Poiché la BPCO si caratterizza per una riduzione del flusso aereo non completamente reversibile, si impone attuare subito una cura adeguata allo scopo di non rischiare di avere un peggioramento del quadro clinico del paziente e per ottenere la sua riabilitazione ed allontanare il rischio di ricoverizzazioni e di riacutizzazioni di bronco pneumopatie. La malattia classicamente è considerata una combinazione di enfisema e bronchite cronica.  Secondo le linee guida GOLD (Global Initiative for chronic Obstructive Lung Disease) il criterio guida della cura è la compromissione del FEV1, cioè del volume espirato al primo secondo, misurato con un apparecchio che è la cabina spirometrica, valore che si misura anche dopo aver somministrato un broncodilatatore ed inoltre un altro parametro è il rapporto tra FEV1/FVC, cioè con la capacità vitale forzata, cioè il volume di aria totale che entra nei polmoni. In primis il paziente va educato ad abolire il fumo di sigaretta, ad allenarsi a fare del moto ed esercizi respiratori, a prevenire l’influenza stagionale (cfr influenza 2008-09  influenza).

BPCO IN STADIO I,  LIEVE

La terapia iniziale, nei pazienti cioè in stadio I, con FEV1 < 80%, FEV1/FVC <0,7, consiste nell’impiego di broncodilatatori a breve durata d’azione (beta2 agonisti ) oppure a farmaci antimuscarinici, farmaci cioè che agiscono sui bronchioli rilasciandone la muscolara liscia (ipatropio bromuro).  Rientrano in questo gruppo il salbutamolo e la terbutalina, da somministrare al bisogno, prestando attenzione alla somministrazione in pazienti cardiopatici ischemici ed affetti da aritmia, poiché si potrebbe avere un rischio aggiunto di scatenare delle crisi aritmiche o ischemia cardiaca. In genere si ricorre a 1-2 spruzzi di prodotto, che è confezionato in micro bombolette per aerosol, per 3-4 volte/die. L’ipatropio bromuro è anche indicato in questi soggetti, al dosaggio di 20-40 microgrammi per 3-4 volte/die.

BPCO IN STADIO II, MODERATOA

Nelle forme con ostruzione di grado medio, con FEV1 tra 80% e 50% e FEV1/FVC <0,7 si preferisce l’impiego di broncodilatatori ad azione prolungata e l’attuazione di una terapia di riabilitazione  per un numero di 12 sedute. Tali farmaci broncodilatatori a durata d’azione prolungata sono il tiotropio da usare in adulti dopo i 18 anni ed al dosaggio di 18 microgrammi 1 volta/die; altre broncodilatatori detti long acting sono il salmeterolo ed il formoterolo, che vanno in genere associati ai corticosteroidi, meglio se al fluticasone, per i minori effetti collaterali che determina. Il formeterolo è in polvere 6-12 microgrammi per 1-2 volte/die, il salmeterolo è per inalazione al dosaggio di 50 microgrammi, 2 spruzzi per 2 volte/die. Le più comuni linee guida raccomandano nella BPCO stabilizzata la somministrazione di broncodilatatori, appunto, a lungo dyrata d'azione. Ora è a tutti noto che esiste una sinergia d'azione tra i beta2 stimolanti long acting ed i corticosteroidi. Numerosi trials clinici hanno dimostrato una notevole efficacia nell'uso di associazioni. Oggi, maggio 2009, abbiamo la possibilità di impiegare due LABA, cioè Beta2 a lunga durata d'azione: formeterolo e salmeterolo. Tuttavia l'impiego del salmeterolo è preferibile al formeterolo poichè quest'ultimo ha una azione che è indipendente dalla dose impiegata, cioè significa che l'azione si ha a prescindere dal dosaggio e questa è buona cosa, poichè non si avranno effetti collaterali sulla genesi di  aritmie. Forneterolo invece presenta una durata d'azione che è funzione della dosa; per quanto concerne i corticosteroidi, quelli usati ed adatti allo scopo sono fluticasone, beclometasone e budesonide, tenendo conto che la potenza d'azione e la selettività sul recettore decresce da fluticasone a budesonide.

BPCO IN STADIO III,  SEVERA

Nei pazienti dove il FEV1 è tra il 30% ed il 50% ed il rapporto FEV1/FVC <0.70 al trattamento con bronco dilatori, in genere a breve (in caso di bisogno) ed a lunga durata d’azione, come terapia di mantenimento, meglio se associati a cortisonici si associa, talora, specie nelle riacutizzazioni ad impiego di cortisonici per endovena ed a teofillinici,

BPCO IN STADIO IV,  MOLTO GRAVE.

Pazienti con FEV1<30% e con scompenso cardiaco destro: è previsto l’impiego dei broncodilatatori, dei corticosteroidi a lunga durata d’azione, dei corticosteroidi e perfino di stimolanti respiratori, se del  caso, i famosi analettici bulbari, il cui uso però è stato soppiantato dagli apparecchi ventilatori per l’impiego dell’ossigeno terapeutico domiciliare a lungo termine. Per avere prescritto l’ossigeno è necessario eseguire una eroga che andrebbe fatta ogni 15 giorni per 3 mesi o almeno per un mese in condizioni di stabilità clinica e non prima di quattro settimane dopo un evento acuto. L’OLT deve essere prescritta nei soggetti con:

  • BPCO con PaO2 < 55 mmHg e saturazione di ossigeno < 88% in corso di stabilità clinica

  • BPCO con PaO2 55-60 mmHg e con sat. < 89% se con ipertensione polmonare, scompenso cardiaco, policitemie secondarie.

L’impiego di ossigeno può causare dermatite e secchezza delle mucose

Espettoranti e mucolitici non trovano impiego nella bpco almeno nelle riacutizzazioni perché c’è il rischio che peggiorino il quadro, ma alcuni autori li impiegano lo stesso (carbocisteina, erdosteina, acetilcisteina).

Antibiotici.

Tenuto conto che i germi implicati sono l’H. influenzae, lo S. pneumoniae e il M. catarrhalis si possono impiegare macrolidi, cefalosporine, inibitori delle girasi  (cfr allo scopo lo speciale su bronchiti e trattamento linee guida del trattamento delle polmoniti e bronchiti).

 cfr  speciale BPCO 4

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