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Bronchite cronica, quale cura possibile?
appunti personali del dott. Claudio Italiano
• Episodica o giornaliera in base alla gravità • Spesso presente di giorno e/o di notte Storia di esposizione a fattori di rischio • Allergeni • Esercizio • Infezioni virali • Emozioni Spirometria • Limitazione al flusso aereo reversibile Trattamento di base previsto • Steroide inalatorio e farmaci desensibilizzanti come antileucotrienici (montelukast e zafirlukast La BPCO, viceversa, è per antonomasia una affezione cronica che tende ad aggravarsi e lentamente consuma il paziente che diviene sempre più emaciato, svogliato, astenico, asfittico, anoressico fino a quando vive o legato ad apparecchiature respiratorie (ventilatori non invasivi a pressione positiva) o costretti a praticare ossigenoterapia a lungo termine (OLT). In particolare avremo nella bronchite cronica ostruttiva: Tosse produttiva • Intermittente o giornaliera • Spesso presente durante il giorno, raramente solo notturna Produzione cronica di sputo, per cui il paziente passa l’intera notte espettorando un secreto denso e viscoso, muco purulento, talora non vi riesce neppure perché la meccanica ventilatoria è ridotta e le escursioni delle basi polmonari limitate. • Progressiva (peggiora nel tempo) • Persistente • Riferita come “fame d’aria”, “pesantezza” • Peggiora con lo sforzo • Peggiora durante un infezione respiratoria Storia di esposizione a fattori di rischio • Esposizione professionale a polveri o sostanze chimiche • Fumi che derivano dal cucinare a casa e da combustibili usati per il riscaldamento Spirometria • Limitazione al flusso aereo non del tutto reversibile Trattamento di base • Broncodilatatore a lunga durata d’azione • Insufficienza cardiaca cronica (scompenso miocardico) • Coronaropatia e Infarto miocardico • Aritmie • Neoplasia polmonare Come approcciare il paziente con BPCO. Il paziente che deve effettuare terapia con ossigeno, prima di tutto, deve eseguire una emogas, cioè deve dosare nel suo sangue arterioso i suoi gas respiratori , i quali non dovrebbero discostarsi molto dai parametri normali che sono:
Una volta stabilito quali sono i valori della sua pressione parziale di ossigeno e di anidride carbonica (cfr anche equilibrio acido-base) si potrà impostare il trattamento con ossigeno (OLT), che è un atto altamente specialistico! Infatti non sempre è indicato effettuare ossigenoterapia: occorre conoscere le modalità, il flusso ed i tempi di somministrazione, poiché si può correre il rischio di vedere elevarsi i valori della pressione parziale di anidride carbonica, essendo di fatto inibito il riflesso del respiro. Nel paziente che scambia male i gas respiratori, e faccio riferimento ai soggetti con acidosi respiratoria, cioè quelli che trattengono la CO2, occorre impiegare la terapia cortisonica che spesso rende possibile un miglioramento del quadro.
Un’altra considerazione da fare importante
consiste nella valutazione e
stratificazione di pazienti con riesacerbazione di BPCO per capire quale
trattamento antibiotico sia il più adatto e quali microrganimi
potenzialmente coinvolti per ciascun gruppo (cfr allo scopo lo speciale su
bronchiti e trattamento linee guida del
trattamento
delle polmoniti e bronchiti):
Terapia di Riabilitazione Il trattamento riabilitativo strutturato è in grado di determinare miglioramento di capacita’ di esercizio fisico, dispnea e QoL indipendentemente dal livello di ostruzione delle vie aeree; risultati positivi sono riscontrati in programmi in regime di degenza, di day-hospital e domiciliare. L’effetto positivo ottenuto in seguito a Riabilitazione si osserva in funzione della durata e del numero di sedute e tende a mantenersi almeno entro 1 anno dal termine del programma, e si manifesta con una riduzione nel numero dei ricoveri e delle riacutizzazioni. L’uso di ossigeno nei pazienti normossiemici a riposo e che desaturano durante lo sforzo migliora i sintomi e la tolleranza allo forzo, tuttavia non vi è evidenza che l’aggiunta di ossigeno migliori gli effetti della riabilitazione . Inoltre c’è una ripresa della massa muscolare del paziente (cfr speciale bpco2) e noi sappiamo che lo stato nutrizionale espresso dal peso corporeo (BMI, IBW) è un fattore prognostico ai fini della sopravvivenza e del miglioramento funzionale del paziente
Una volta stabilito dallo specialista che un determinato paziente deve effettuare ossigenoterapia, dobbiamo precisare che:
Terapia farmacologica .
Poiché la BPCO si caratterizza per una
riduzione del flusso aereo non completamente reversibile, si impone
attuare subito una cura adeguata allo scopo di non rischiare di avere un
peggioramento del quadro clinico del paziente e per ottenere la sua
riabilitazione ed allontanare il rischio di ricoverizzazioni e di
riacutizzazioni di bronco pneumopatie. La malattia classicamente è
considerata una combinazione di enfisema e bronchite cronica.
Secondo le linee guida GOLD (Global Initiative for chronic
Obstructive Lung Disease) il criterio guida della cura è la
compromissione del FEV1, cioè del volume espirato al primo secondo,
misurato con un apparecchio che è la cabina spirometrica, valore che si
misura anche dopo aver somministrato un broncodilatatore ed inoltre un
altro parametro è il rapporto tra FEV1/FVC, cioè con la capacità vitale
forzata, cioè il volume di aria totale che entra nei polmoni. In primis
il paziente va educato ad abolire il fumo di sigaretta, ad allenarsi a
fare del moto ed esercizi respiratori, a prevenire l’influenza
stagionale (cfr
influenza
2008-09
influenza).
BPCO IN STADIO I, LIEVE
La terapia iniziale, nei pazienti cioè in
stadio I, con FEV1 < 80%, FEV1/FVC <0,7, consiste
nell’impiego di broncodilatatori a breve durata d’azione (beta2
agonisti ) oppure a farmaci antimuscarinici, farmaci cioè che agiscono
sui bronchioli rilasciandone la muscolara liscia (ipatropio bromuro).
Rientrano in questo gruppo il salbutamolo e la terbutalina, da
somministrare al bisogno, prestando attenzione alla somministrazione in
pazienti cardiopatici ischemici ed affetti da aritmia, poiché si potrebbe
avere un rischio aggiunto di scatenare delle crisi aritmiche o ischemia
cardiaca. In genere si ricorre a 1-2 spruzzi di prodotto, che è
confezionato in micro bombolette per aerosol, per 3-4 volte/die. L’ipatropio
bromuro è anche indicato in questi soggetti, al dosaggio di 20-40
microgrammi per 3-4 volte/die.
BPCO IN STADIO II, MODERATOA
Nelle forme con ostruzione di grado medio, con
FEV1 tra 80% e 50% e FEV1/FVC <0,7 si preferisce l’impiego di
broncodilatatori ad azione prolungata e l’attuazione di una terapia di
riabilitazione per un numero
di 12 sedute. Tali farmaci broncodilatatori a durata d’azione prolungata
sono il tiotropio da usare in adulti dopo i 18 anni ed al dosaggio di 18
microgrammi 1 volta/die; altre broncodilatatori detti long acting sono il
salmeterolo ed il formoterolo, che vanno in genere associati ai
corticosteroidi, meglio se al fluticasone, per i minori effetti
collaterali che determina. Il formeterolo è in polvere 6-12 microgrammi
per 1-2 volte/die, il salmeterolo è per inalazione al dosaggio di 50
microgrammi, 2 spruzzi per 2 volte/die.
BPCO IN STADIO III, SEVERA Nei pazienti dove il FEV1 è tra il 30% ed il
50% ed il rapporto FEV1/FVC <0.70 al trattamento con bronco dilatori,
in genere a breve (in caso di bisogno) ed a lunga durata d’azione, come
terapia di mantenimento, meglio se associati a cortisonici si associa,
talora, specie nelle riacutizzazioni ad impiego di cortisonici per
endovena ed a teofillinici,
BPCO IN STADIO IV,
MOLTO GRAVE. Pazienti con FEV1<30% e con scompenso
cardiaco destro: è previsto l’impiego dei broncodilatatori, dei
corticosteroidi a lunga durata d’azione, dei corticosteroidi e perfino
di stimolanti respiratori, se del
caso,
i famosi analettici bulbari, il cui uso però è stato soppiantato dagli
apparecchi ventilatori per l’impiego dell’ossigeno terapeutico
domiciliare a lungo termine. Per avere prescritto l’ossigeno è
necessario eseguire una eroga che andrebbe fatta ogni 15 giorni per 3 mesi
o almeno per un mese in condizioni di stabilità clinica e non prima di
quattro settimane dopo un evento acuto. L’OLT deve essere prescritta nei
soggetti con:
L’impiego di ossigeno può causare dermatite
e secchezza delle mucose Espettoranti e mucolitici non trovano impiego
nella bpco almeno nelle riacutizzazioni perché c’è il rischio che
peggiorino il quadro, ma alcuni autori li impiegano lo stesso (carbocisteina,
erdosteina, acetilcisteina). Antibiotici.
Tenuto conto che i germi implicati sono l’H.
influenzae, lo S. pneumoniae e il M. catarrhalis si possono impiegare
macrolidi, cefalosporine, inibitori delle girasi
(cfr
allo scopo lo speciale su
bronchiti e trattamento linee guida del
trattamento
delle polmoniti e bronchiti). cfr speciale BPCO 4
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