Giunge
alla ns attenzione un paziente in preda a
dolore
addominale intenso,
riferito come un peso all'epigastrio, con ittero, cioè
colorazione giallastra della cute, della sclera degli occhi e delle
mucose, febbre e
vomito. Gli esami di laboratorio documentano,
all'approcccio del paziente, un movimento delle transaminasi,
dell'amilasemia (cfr
approccio al paziente), una
leucocitosi neutrofila e l'incremento della
bilirubina totale con valori di 6,9 mg%, di cui la quota diretta 4,5
mg%, della fosfatasi alcalina e della gammaGT. Il paziente viene lasciato digiuno,
e trattato con
nutrizione parenterale totale ed antibioticoterapia
con carbapenemico in quanto, da studi effettuati, è l'antibiotico
preferito per la sua diffusione nei tessuti pancreatici, fegato e vie
biliari. Vengono, inoltre, avviate le indagini
del caso:
quindi
indagini di secondo livello, fra cui una colangio RMN
infine, per
l'appunto, una
ERCP
operativa, cioè una colangiopancreatografia retrograda
perendoscopica.
.
Definire
accuratamente la durata del dolore è importante, per escludere la
presenza di sintomi aspecifici (in genere di breve durata) o delle
complicanze della colelitiasi (che sono caratterizzate dalla
persistenza del dolore).
La prima cosa necessaria per risolvere il caso, è intervenire con
prontezza nel rimuovere le cause di ostruzione della via biliare,
poichè la
colestasi, cioè il mancato drenaggio della bile attraverso
il coledoco, è fonte di infezione grave (colangite)
da parte di batteri intestinali. La colangite può diffondersi ai
dotti biliari intraepatici e, nelle infezioni gravi e prolungate,
possono osservarsi ascessi epatici. Il germe più comunemente
responsabile delle infezioni delle vie biliari è in genere dovuta ai
batteri fecali, fra cui l'Escherichia coli.
Altri batteri potenzialmente responsabili sono Klebsiella,
Streptococco, Bacteroides e Clostridium.
Altra
possibile e temibile complicanza secondaria alla presenza di calcoli incuneati
nel coledoco è la pancreatite, acuta e
pancreatite cronica, indotta da un
meccanismo di reflusso (irritativo e a contenuto infetto) dalla
papilla di Vater (duodeno) a ritroso lungo il dotto pancreatico.
I
calcoli della colecisti causano invece una colica biliare quando
migrano nel dotto cistico e nelle vie biliari extraepatiche,
determinando spasmi dolorosi della via biliare come meccanismo di
compenso alla sua ostruzione.
L'indagine ecografia
Nello
studio del nostro caso clinico, come potete capire, iniziamo con
indagini strumentali semplici, veloce ed innocue: l'indagine
ecografia
addome superiore
che consente di
studiare bene le cisti ed i calcoli, provvista di un'elevata accuratezza
diagnostica che varia dal 90 al 95%, e che non espone il paziente a
radiazioni; nel nostro caso la parete della colecisti apparve
ispessita, cioè con spessore maggiore di 3-4 mm, edematosa, come per
una flogosi cronica ed all'interno si evidenziarono numerosi oggetti,
spostabili, iperecogeni, con cono d'ombra posteriore: i calcoli
biliari; ma il rilievo più eclatante da ricercare è rappresentato dalla dilatazione della via
biliare principale, oltre i 14 mm di diametro; allo studio ancora il fegato appare iperriflettente come per
steatosi epatica ed il pancreas
assai difficilmente si visualizza.
Immagini
ecografiche di calcolosi della colecisti:
Lo studio fu completato con la TAC addome e perfezionato con la
colangio RMN, con la quale si evidenziò una notevole dilatazione
dell'ultimo tratto del coledoco ed un calcolo impattato in papilla.
A
questo punto si intervenne con una
ERCP, cioè un intervento
perendoscopico, effettuato inserendo un endoscopio a visione laterale,
o duodenoscopio, che consente la visione laterale della papilla di
Vater, attraverso la quale, previa sfinterotomia, cioè incisione
dello sfintere di Oddi con uno strumento detto papillotomo, fu
possibile introdurre un catetere a palloncino, un canestro di Dormia
e, quindi, estrarre i calcoli dalla via biliare, risolvendo il caso
clinico.
A
questa prima fase operativa, si susseguì l'intervento chirurgico di
colecistectomia ed il paziente tolse così anche la colecisti che
ormai era ridotta ad un organo fibroso, infiammato e ripieno di fango
biliare e calcoli colesterinici. L'intervento fu eseguito in maniera
classica, cioè con laparotomia mediana, ma al
giorno d’oggi la tecnica chirurgica eminentemente utilizzata,
praticabile nel 95% dei casi, è la colecistectomia
per via laparoscopica, che, senza aprire la parete addominale
(“a cielo coperto”), prevede l’impiego di un tubo a fibre
ottiche inserito in sede ombelicale (che consente una videoscopia del
campo operatorio) e l’introduzione videoguidata di due o più
strumenti operatori in altri punti addominali per eseguire
l’asportazione della colecisti.
Questo
tipo di intervento non risulta praticabile in circa il 5% dei casi; in
tali casi si rivela necessario convertire l’intervento in una
classica colecistectomia laparotomica
(cioè occorre aprire la parete addominale del paziente). Si tratta
generalmente di pazienti obesi, o con aderenze, o con complicanze
sottostimate (colecistite acuta ed empiema della colecisti).
La
colecistectomia laparoscopica è affidabile quanto la colecistectomia
laparotomica, se eseguita da personale esperto; richiede ricoveri più
brevi; provoca meno dolori e ha tempi di convalescenza più rapidi con
ripresa più rapida dell’attività lavorativa; esita in un danno
estetico da cicatrice molto limitato.
Complicanze della colelitiasi
Colecistite
acuta
Il
90% delle colecistiti è di natura litiasica come complicanza della
colelitiasi.
Se
inizialmente la
calcolosi della colecisti può procurare una semplice
irritazione della colecisti con edema delle pareti, successivamente può
sovrapporsi un’infezione da batteri provenienti dall’intestino,
tanto che, in assenza di cure, il contenuto della colecisti può farsi
francamente purulento (empiema della colecisti), fino ad un quadro di
gangrena della parete, perforazione, fistolizzazione.
Si manifesta con un dolore acuto all'ipocondrio destro e/o all'epigastrio,
al respiro e con il movimento, talvolta irradiato
alla spalla/scapola destra, con
febbre, > 38,5°C ,
nausea e
vomito.
Segno di Murphy, cioè arresto respiratorio alla palpazione del
quadrante superiore destro e neutrofilia
all'emocromo., AST ed ALT, VES e PCR elevate.