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appunti e riflessioni del dott. Claudio Italiano
.. Dal punto di vista della classificazione la ipertrofia del miocardio può essere:
Il problema è che alcune parti del miocardio sono soggette a pressione di parete maggiore e, quindi, a rischio di ischemia maggiore e a rischio di insorgenza di pericolose complicanze come aritmie ventricolari e/o a genesi di onde Q, espressione di correnti di lesione di parete. Esiste tuttavia una ipertrofia per così dire fisiologica, che è quella dell’atleta che si allena. Questi casi sono un esempio di ciò che potremmo definire Cardiomiopatia Ipertrofica senza ipertrofia. Esistono, infine, determinate condizioni in cui il miocardio va incontro ad ispessimento di parete; si tratta di malattie genetiche, di tesaurismosi, cioè di accumulo di sostanze per difetto genetico del metabolismo. Per esempio la malattia di Fabry, raro disordine del metabolismo lipidico caratterizzato dal progressivo accumulo di glicolipidi, all’interno di molti tessuti. La causa risiede nel deficit di alfa-galattosidasi, l’enzima responsabile del catabolismo dei glicolipidi stessi. È una malattia ereditaria, legata al cromosoma X. Il quadro clinico si caratterizza per lesioni cutanee (angiocheratomi) nella parte bassa del tronco, dolori articolari, complicanze renali e cerebrovascolari (infarto, ictus). Oggi è disponibile una terapia enzimatica sostitutiva per curare questa malattia. Infine un cenno va fatto anche all’amiloidosi, una malattia che può essere primitiva, o secondaria ad altre patologie, caratterizzata dall’accumulo di sostanza amiloide (una proteina) in vari organi e tessuti, patologia che si manifesta dopo i 50 anni, ed interessa anche il cuore che mostra pareti ispessite come nella cardiomiopatia ipertrofica, anche se l’aumento dello spessore è a carico di tutte le pareti. L’elettrocardiogramma viceversa può essere molto utile nel distinguere queste due diverse patologie. Fisiopatologia. Nelle forme con ostruzione, cioè là dove è coinvolta la porzione superiore del setto, con movimento della valvola mitrale in sistole, cioè durante la contrazione del miocardio in sistole, la valvola si muove in avanti con movimento anteriore sistolico detto S.A.M., che crea ostruzione all’efflusso del sangue, e genera un suono che all’auscultazione non fa percepire il tono cardiaco ma un soffio. Inoltre questa alterazione è causa di rigurgito di sangue in atrio, poiché la valvola non è continente. Lo stesso può accadere con la valvola aortica, ma in questo caso il deficit di eiezione è quantizzabile nel 25%. I soggetti, tuttavia, possono presentare sincope e svenimento, che talora dipende da fatti ischemici del miocardio a cui conseguono pericolose aritmie ventricolari. D’altra parte, in alcuni pazienti, sintomi particolarmente importanti possono essere spiegati quasi completamente dalla presenza dell’ostruzione. L’ostruzione viene espressa in millimetri di mercurio (mm Hg) e può essere misurata con strumenti non invasivi quali l’ecocardiografia Doppler, o con il cateterismo cardiaco con cui si ottiene una determinazione diretta delle pressioni utilizzando cateteri introdotti nella cavità cardiaca passando attraverso arterie delle braccia o delle gambe.
Indagini da effettuare. Si comincia con classico ecg, che per ricordare il maestro prof. Peppe Oreto, il quale all’ultimo congresso del Policlinico di Messina, parla di “tecnica nuova”, per significare che l’ecg se ben eseguito e bene interpretato, può dare informazioni preziosissime, circa la sede di lesioni e, perfino, di ipertrofia del miocardio nel BBS, dove altri autori restano perplessi. Il professore conferma e spiega che è proprio nella cardiopatia ipertrofica con BBS, il cui blocco di branca(ecg 2) è la conseguenza stessa dell’ipertrofia, che l’ecg trova impiego e chiarisce la condizione ipertrofica, meglio di un ecocardio. Così se la clinica ci guida, il tracciato spesso rivela la presenza di un soffio cardiaco. Esistono diversi esami strumentali che servono per stabilire la diagnosi della malattia e valutarne la severità:
Trattamento . Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno. Alcuni pazienti possono sviluppare sintomi che richiedono intervento farmacologico e, in casi più severi, interventi invasisi come la miomectomia o l’ablazione alcolica del setto interventricolare. Per il problema delle aritmie, può essere indicato un defibrillatore automatico, a scopo preventivo. La terapia medica si avvale dell’impiego di beta-bloccanti cardioselettivi, calcio-antagonisti, ace-inibitori e soprattutto spartani, quali il losartan. I diuretici dell’ansa in caso di scompenso cardiaco trovano particolare indicazione, insieme ai bloccanti dell’aldosterone.
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