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Le
complicanze del paziente con ipertensione arteriosa
Riflessioni ed appunti
congressuali del dott.
Claudio Italiano
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Stasera, venendo in
ospedale, su Radio Uno ho appreso la notizia che l’Italia è il secondo
paese al mondo più longevo, grazie alle cure che il nostro Servizio
Sanitario Nazionale eroga ai suoi pazienti. Tuttavia ancora oggi in Italia
100.000 persone all’anno accusano l’infarto
del miocardio. Anche noi del sito di medicina, gastroepato, dunque, vogliamo
contribuire alla salute dei nostri navigatori e fare prevenzione primaria
e secondaria in tema di ipertensione, ben sapendo che ogni giorno 50.000 persone ci leggono in rete
e questo ci fa piacere. Parleremo dunque dell'ipertensione arteriosa e
delle sue complicanze.
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In caso di ipertensione
arteriosa esistono degli organi bersaglio che sono soggetti a rischio
di lesione.
Essi sono:
-
il cervello
-
l’occhio
-
cuore
-
vasi
Cervello
e danno nell'ipertensione.
Il
cervello è sottoposto allo stress pressorio, principalmente è la
pressione diastolica elevata (pressione minima) per intenderci correlata
col rischio di ictus. C’è scarsa incidenza di ictus in soggetti con
diastolica < 75 mmHg. In generale, e per aumenti costanti della
pressione diastolica rispettivamente di 5, 7.5 e 10 mmHg, si hanno aumenti
del rischio diictus dal 34% al 46% e fino al 56%. L’incidenza del
rischio per ictus, inoltre, è poco evidente nelle popolazione meno
sviluppate, dobve la diastolica si attesta sui 60 mmHg, mentre lo è in
quelle, per cosi dire, evolute, dove oltre l’ipertensione esistoino
altri fattori come fumo, obesità, iperfibrinogenemia ed
ipercolesterolemia. In Cina ed in Giappone l’ipertensione e l’ictus
sono frequenti ma le coronaropatie sono relativamente rare: la differenza
risiede nei livelli prevalenti di colesterolemia e di lipoproteine a bassa
densità (LDL).
Più del 10% degli ictus è
causato da emorragie cerebrali che di solito si sviluppano dopo rottura di
microaneurismi, che compaiono sulle arterie penetranti profonde della
corteccia cerebrale in pazienti con ipertensione cronica. Piccoli
aneurismi sono stati identificati nelle piccole arterie di 50-200 micron
di diametro, nei punti di diramazione e contrati nei rami laterali delle
arterie striate e delle arterie penetranti della corteccia. La densità
delle lesioni è massima ne:
-
putamen
-
globo pallido
-
nucleo caudato
-
talamo
-
capsula interna
Altra lesione correlabile
all’ipertensione è un infarto tra 0.5 e 15 mm situato in profondità
nel cervello. Queste lesioni sono evidenziabili alla TAC e sono dovute ad
occlusione di una delle stesse piccole arteriole che danno origine all’emorragia.
Le lesioni possono evidenziarsi alla base ponte, o alla sostanza
cerebellare nonché alla regione sottocapsulare. La maggior parte degli
ictus degli ipertesi, comunque, è sempre dovuta a malattia ateromasica
dei vasi extracranici o tronchi sovraortici, dovuta alla dormazioni di
placche ateromasiche, dove il flusso è più turbolento, cioè alle
biforcazioni. L’occlusione della carotide interna provoca un infarto
cerebrale nella distribuzione dell’arteria media o anteriore o di
entrambe e gli infarti possono diventare emorragici. L’occlusione è
sempre dovuta alla rottura di una placca.
Pertanto, il trattamento
dell’ipertesione arteriosa è alla base della riduzione dell’incidenza
di ictus nel 40% dei casi di quello fatale e non fatale.
Occhio.
Anche
l’occhio è un organo bersaglio dell’ipertensione ed esattamente è
colpita da lesione la retina, cioè, per così dire, la pellicola
fotografica dell’occhio o CCD delle nostre telecamere digitali! Se vi
sono emorragie retiniche lineari o a fiamma associate a valori diastolici
superiori a 120 mmHg si può porre diagnosi di ipertensione accelerata o
maligna. I pazienti con ipertensione maligna hanno una necrosi fibrinoide
delle arterie del rene. L’offuscamento della visione è un disturbo
comune ed altri sintomi sono la cefalea occipitale, la dispnea da sforzo e
la perdita di peso. Possono aversi episodi emorragici come epistassi od
emosperma ed encefalopatia nei casi più severi con ottundimento e
convulsioni. La presenza di papillaedema significa che vi è edema
cerebrale. Le emorragie di un occhio non sono sufficienti per la diagnosi
e possono derivare da un accidente vascolare retinico come l’occlusione
di un ramo di una vena retinica, che ha maggiore incidenza nei pazienti
ipertesi. Se sono presenti emorragie e papilledema o macchie " a
fiocco di cotone" si deve pensare ad aree di infarto dello strato
della fibra nervosa della retina. L’essudato duro invece dipende dalla
fuoriuscita di plasma dai piccoli vasi sanguigni danneggiati, con deposito
di materiale rinfrangente ad elevato contenuto lipidico.
Cuore ( cfr
cardiopatia ipertrofica).
Anche il cuore è un
organo bersaglio della ipertensione, poiché la pompa cardiaca deve
lavorare "contro pressione", cioè contro un "post-carico",
dunque non è agevole la spinta del sangue nell’arco aortico che viene
sollecitato notevolmente. Il cuore lavora di più e va incontro ad
ipertrofia concetrica compensatoria, ne più né meno come quel tizio che
allena in palestra i suoi bicipiti coi pesi! Ma l’ipertrofia di parete
per il miocardio rappresenta uno svantaggio e non un vantaggio, in quanto
contiene in nuce i fattori che determineranno lo scompenso cardiaco, cioè
l’insufficienza di pompa. Inoltre l’ipertrofia di parete riduce la
compliance del ventricolo in diastole, cioè il ventricolo si riempie male
e progressivamente si ha una riduzione della performance del cuore, anche
perché la perfusione ematica della parete ingrossata è deficitaria e l’ischemia
è la conseguenza immediata di ciò. Ischemia significa che si ha un
ridotto flusso di sangie e, dunque, di ossigeno per il miocardio, cioè
per il muscolo cardiaco con un rischio accresciuto di infarto, tanto più
se anche qui concomitano i fattori di rischio: fumo, obesità,
ipercolesterolemia ed iperfibrinogenemia. Ancora l’ipertrofia del
miocardio predispone alle aritmie cardiache ed alla morte improvvisa.
Nello studio di Framingham è stato dimostrato che l’ipertrofia del
cuore è un fattore di rischio indipendente e di morte immatura. La
mortalità di un soggetto con cardioaptia ipertrofica nel corso dei 12
anni di follow-up è del 16% e sale al 60% se vi è un pattern di sforzo
concomitante. All’ecocardiografia è possibile per tempo riconoscere
queste alterazioni del miocardio, indagine che è altamente raccomandata
nel soggetto con ipertensione lieve o moderata.
Rene
Il
rene è colpito severamente dall’ipertensione maligna; infatti è a
tutti noto che esso è costituito da circa un milione di corpuscoli
renali, che sono a loro volta costituiti da una miriade di vasellini e da
un sistema di filtrazione del sangue molto sofisticato e delicato. Quindi
l’insufficienza renale che deriva dal danno dei glomeruli è una
camplicanza assai frequente dell’ipertensione e si manifesta all’inizio
con rialzo dei valori dell’azotemia e della creatininemia, con emissione
di proteine nelle urine. Come sappiamo di proteine nelle urine non ce ne
devono stare, poiché il rene è dotato di un filtro per così dire
intelligente, nel senso che impedisce il passaggio di proteine, globuli
rossi, globuli bianchi, albumine, globuline e quant’altro, per cui la
presenza di proteinuria o di sola albuminuria è un campanello d’allarme:
vuol significare che il filtro si è rovinato e che si è smagliato,
lasciando filtrare nel prodotto di rifiuto rappresentato dalla urine anche
anche le molecole buone. Oggi, per fortuna, non ci sono più i vecchi
mercuriali, ma molecole potenti ed assai maneggevoli, in grado di
proteggere il rene. Il principale reperto patologico dell’ipertensione
è la comparsa a livello del rene della necrosi fibrinoide delle piccole
arterie, che tende ad essere più evidente nelle arteriole glomerulari
afferenti, ma interessa anche le piccole arterie interlobulari. La
comparsa di fibrina nella parete vasale probabilmente deriva da un’aumentata
permeabilità e dal danno endoteliale che permette come dicevamo alle
proteine plasmatiche ed al fibrinogeno di penetrare nella media. Si ha la
necrosi concomitante delle cellule muscolari lisce e trombosi del lume con
perdita dei glomeruli funzionanti e la comparsa di globuli rossi nell’urine.
Un’altra lesione è l’endoarterite proliferativa delle arterie
interlobulari che determina un aspetto "a buccia di cipolla". Il
deposito di fibrina dei vasi determina a sua volta un danno degli
eritrociti circolanti, costretti a vagare tra i vasellini colpiti dalle
lesioni, con determinazione di una anemia emolitica microangiopatica. L’esame
emocromocitometrico inoltre evidenzia una trombocitopenia. I glomeruli
vanno incontro a necrosi focale ed i capillari glomerulari possono
rompersi nello spazio di Bowman e nei tubuli renali fino a provocare
emorragie visibili ad occhio nudo come "punture di zanzara"
sulla superficie del rene. Un aumento delle resistenze renovascolari
rappresenta un momento eziopatogenetico iniziale del danneggiamento da
ipertensione, poi via via si riduce sempre più il flusso plasmatico
renale, con aumento della filtrazione renale nei glomeruli superstiti fino
a quando la clearance della creatinina si riduce a valori patologici.
Aterosclerosi.
Di essa parlammo a
proposito della sindrome
metabolica, e come sappiamo si caratterizza per la formazione di
placche fibrolipidiche nelle arterie di calibro maggiore, essendo alla
base dell’infarto
cardiaco e dell’ictus
cerebri. Ma in presenza di ipertensione i danni sono precoci e maggiori,
poiché essa insieme a fumo,
obesità,
diabete
mellito, rappresenta un ulteriore e grave fattore di rischio. L’ipertensione
sembra accelerare l’aterosclerosi, dunque, un processo che dipende anche
dai livelli circolanti di colesterolo LDL (lipidi);
occorre pertanto che il tasso del colesterolo, quello cattivo o LDL, sia
abbassato a livelli di 150 mg%, specie se vi sono fattori di rischio come
il diabete o il fumo. Un altro aspetto dell’ipertensione è il danno sui
grossi vasi che si configura con un cambiamento della costituzione della
media che è più evidente nelle piccole arterie e nelle arteriole, i
miociti nei vasi di resistenza vanno in contro a trasformazione poliploide
del loro nucleo con sviluppo di tessuto collagene, che sostituisce quello
elastico e muscolare della media. Ne consegue che i vasi diventano più
rigidi e ciò si definisce tecnicamente " processo aterosclerotico".
Per la cura vedi la pagina
su ipertensione.
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