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CONTROLLI
in GRAVIDANZA
Appunti a cura del
dott. Claudio Italiano,
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La visita ostetrica all’inizio di una gravidanza deve essere
condotta entro il terzo mese, ma la donna è bene che si rechi
subito dal suo ginecologo già dalla prima settimana di ritardo,
per attuare i test di screening previsti, compreso quello per il
diabete in
gravidanza.
In occasione della visita vengono rilevati:
·
dati anamnestici: notizie sui familiari, sulle malattie di cui
ha sofferto la donna in passato, eventuali interventi
chirurgici,
allergie,
trasfusioni di sangue, dati nel contesto ostetrico e
ginecologico
·
pressione
arteriosa
(valori limite 125/75)
·
altezza e peso corporeo della donna
|
.
|
.
|
·
condizioni dello sviluppo uterino, valutazione del feto, del suo
battito cardiaco fetale nel secondo trimestre e della su
presentazione, per esempio se è di podige, cioè ruotato con la
testa in alto (!!) anziché in basso verso il canale vaginale, o
canale del parto , ed il suo stato (cresce, è bene impiantato,
si sta sviluppando secondo il periodo di gravidanza?)
·
condizioni del collo dell'utero (esplorazione vaginale e/o
visita con lo speculum, per valutare se il muso di tinca è
“continente”),; eventuale esecuzione del pap test (ma questa
indagine che valuta eventuali lesioni displasiche o tumorali
delle vie genitali dovrebbe attuarsi prima della gravidanza !
·
esame clinico del seno
·
ogni altro segno o sintomo (edemi, varici, perdite, contrazioni,
ecc.)
Quindi il ginecologo procede con la prescrizione delle
indagini (gratuite)
esami richiesti entro la 13 a settimana, prevedono:
·
il gruppo sanguigno ed il fattore Rh, infatti
la donna potrebbe necessita di trasfusioni urgenti
(gravidanza extrauterina o tubarica con scoppio delle tube
ed emoperitoneo ed
anemia
da perdita acuta) oppure essere Rh negativa. Poiché il padre
del nascituro potrebbe, viceversa, essere Rh positivo,
allora anche il nascituro lo potrebbe essere. Ne deriva che
la madre, Rh negativa, al momento del parto, quando cioè
frazioni di sangue fetale, durante il distacco placentare,
giungono nel circolo materno, si immunizza contro tale
fattore Rh e produce in gran copia anticorpi anti-fattore Rh.
In seguito, ad una seconda gravidanza, il feto, nel caso in
cui sia Rh positivo, sarà “bombardato” da questi anticorpi
materni contro il fattore Rh, con grave nocumento e
impossibilità ad un proseguo della gravidanza (abortività
della donna). Per tale ragione la donna Rh negativa deve
effettuare un bolo di immunoglobuline anti fattore Rh al
momento del parto.
·
Assetto coagulativo, fibrinogeno,
valutazione per eventuale tendenza alla
trombofilia.
·
Test di Coombs indiretto:
permette di scoprire l'eventuale presenza di anticorpi
anti-eritrociti, nel sangue materno. In caso di donne Rh
negativo a rischio di immunizzazione, il test deve essere
ripetuto ogni mese;
·
Emocromocitometrico e conta piastrinica
(per valutare
anemia,
globuli bianchi e leucocitosi, cfr anche
approggio generico al paziente).
·
Glicemia, test del minicarico (cfr
diabete gestazionale)
-
Marcatori rilevabili nel sangue materno:
sono la
gonadotropina corionica o hCG, la proteina plasmatica A
associata alla gravidanza (PAPP-A), l'alfafetoproteina (AFP),
l'estriolo non coniugato (uE3), l'inibina A.
Alterazioni ematiche di queste sostanze possono
suggerire la presenza di alcune malformazioni.
-
Il triplo
test: include il dosaggio della NT (translucenza nucale,
vedi dopo) ed il dosaggio della hCG e PAPP-A (proteina
plasmatica A associata alla gravidanza), in più si dosa
anche il uE3;
-
amniocentesi: tecnica invasiva che deve essere
compiuta solo nei casi di assoluta necessita, aspirando
del liquido contenuto nella cavitaà in cui risiede il
feto, cioè il liquido amniotico, tramite l'introduzione
di un ago nell'addome della madre, sotto la guida
ecografica per evitare di pungere il feto o perforare
vasi e placenta (!). Nel liquido esistono delle cellule
del feto che si staccano dal corpicino del feto e che
possono essere studiate per diagnosticare problemi e
difetti dello sviluppo e/o malattie congenite e
metaboliche, oppure più frequentemente per studiare la
mappa cromosomica del nascituro e le trisomia 21 o la
trisomia 18.
-
prelievo dei villi coriali:altra tecnica
invasiva (CSV) che significa attuare una piccola biopsia
nella parte della placenta che contiene i villi coriali,
sempre sotto controllo ecografico e con un ago
,attraverso l'addome della madre o per via
transcervicale. Questa tecnica serve sempre per studiare
le anomalie delle cellule dei villi e, dunque, del
nascituro. I rischi sono per entrambe le tecniche
(amniocentesi e prelievo dei villi) l'aborto nell'1% dei
casi e fino al 2% col prelievo dei villi, oppure solo un
semplice e modesto sanguinamento vaginale; questi esami
non vanno eseguiti in epoca precoce.
Complesso TORCH (toxoplasmosi,
other, rubeola,
citomegalovirus,
herpes virus
e test per TPHA o per HIV,
cioè ricercare gli anticorpi IgM (infezione recente) o IgG
(infezione pregressa) per questi agenti.
Rubeo
test: è un esame per verificare la presenza di anticorpi
antirosolia nel sangue. La rosolia è una malattia infettiva
sostenuta da un virus, tipica dell'infanzia; se contratta in
gravidanza, nelle prime 17 settimane, può provocare gravi
malformazioni ed anomalie nel bambino. Se la madre ha gia
avuto la rosolia (IgG positive e IgM negative) non c'e alcun
rischio, perché i casi di reinfezione sono estremamente
rari. Nel caso di un titolo anticorpale dell'IgG basso o
negativo, è consigliabile ripetere il test ogni 30 giorni
fino alla 20ª settimana. Inoltre la donna dovrà
assolutamente evitare i contatti con individui ammalati di
rosolia (bimbi in età scolare ma anche adulti non
vaccinati), soprattutto nei primi quattro mesi di
gravidanza. La vaccinazione anti-rosolia va fatta almeno tre
mesi prima di andare incontro ad una gravidanza.
Test HIV:
ricerca di anticorpi antivirus immunodeficienza acquisita.
L'HIV è l'agente eziologico dell'AIDS. Questo test può
essere eseguito solo con il consenso firmato della paziente.
CMV test: ricerca di anticorpi anti-citomegalovirus.
L'infezione è quasi sempre asintomatica nell'adulto sano:
qualche volta può comparire una febbricola associata ad un
ingrossamento delle linfoghiandole. In Europa, quasi l'80%
delle donne adulte è positivo per anticorpi
anti-citomegalovirus (IgG +). Le donne gravide sieropositive
possono, raramente, presentare reinfezioni o riattivazioni,
con episodi di viremia ricorrenti. Questo è possibile perché
il citomegalovirus, dopo l'infezione primaria, rimane
latente nell'ospite e può riattivarsi periodicamente. La via
di infezione fetale può essere transplacentare, da viremia
materna, o ascendente, a partire da una vaginite o da una
cervicite. Il citomegalovirus causa danni fetali, ossia
malformazioni cardiache, cerebrali o gastroenteriche. Anche
in questo caso si ha la formazione di anticorpi di tipo IgG
e IgM, i primi destinati a restare tutta la vita, i secondi
destinati a scomparire dopo un periodo che varia da quattro
settimane a un anno. Le infezioni da citomegalovirus
"primarie" rappresentano un rischio grave per il feto e, una
volta accertate, rappresentano un'indicazione per
l'interruzione della gravidanza. Non è così per le infezioni
secondarie, che sono raramente pericolose. Si consiglia comunque alle donne non immuni (assenza sia di
IgG che di IgM) di sottoporsi ad analisi sierologiche
mensili e di adottare alcune norme igieniche semplici
(evitare luoghi affollati; lavare frequentemente le mani;
evitare baci sulle labbra e stretti contatti con bimbi e
personale sanitario, perché il virus è facilmente presente
nei reparti neonatali). Se invece esistono segni sierologici
di pregressa infezione (presenza di anticorpi IgG) può
essere utile ripetere mensilmente i test sul sangue per
verificare la comparsa di una reinfezione. Questo test viene eseguito fino alla 24ª settimana di
gestazione.
Ecografia.
L'utilizzo dell'ecografia, tecnica assolutamente innocua, ma
del resto anche l’esposizione a raggi x lo è, dopo qualche
tempo (!), in ostetricia è ormai da tempo diffuso, tanto
che in Italia si effettuano tre o più esami ecografici alla
quasi totalità delle donne gravide. L'ecografia è una
tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo
con l'utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni
non udibili dall'orecchio umano) che attraversano i tessuti.
Con l'ecografia è possibile osservare in modo dettagliato il
feto all'interno dell'utero.
Translucenza nucale: La translucenza nucale è l'immagine
ecografica della plica cutanea nucale che e fisiologicamente
presente in tutti i feti nel primo trimestre di gravidanza
nella regione posteriore del collo. Può essere misurata,
secondo una tecnica standardizzata, tra l'11ª e la 13ª
settimana di gestazione. Uno spessore aumentato della plica
nucale può associarsi ad una maggiore frequenza di anomalie
cromosomiche (in particolare la sindrome di Down) o ad altri
difetti strutturali del feto. La misurazione della
translucenza nucale è stata pertanto proposta come test di
screening delle malformazioni fetali nel primo trimestre, da
sola o in associazione con i test biochimici (tri-test).
L’ecografia nel primo trimestre serve per:
la datazione della gravidanza
la dimostrazione dell'impianto in sede normale della camera
gestazionale e della vitalità dell'embrione, se presente.
Nel secondo trimestre serve per:
o
screening
o
malformazioni e della biometria
ritardo di crescita (Dalla
fine del secondo mese si visualizzano l'attività pulsatile
del cuore ed i movimenti fetali. Il sesso del bimbo è
evidenziabile dal quarto mese: da questo momento la
possibilità di definirlo dipende dalla posizione del feto
dentro l'utero.)
Flussimetria.
Serve a valutare il flusso dell’arteria uterina, cosa
fondamentale per le donne “attempate” e le
donne gravide diabetiche
che possono generare bambini macrosomici o sotto peso
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