La defecazione

La defecazione e la stipsi

 

appunti del dott. Claudio Italiano

 

Scuola Salernitana: "Defecatio mattutina est bona quam medicina, defecatio meridiana, neque bona, neque sana, defecatio vespertina est corporis ruina!"

La defecazione cioè l’espulsione delle feci, è un atto originato nell’uomo dalla spinta del contenuto intestinale nel colon sigmoide e nel retto ad opera dei movimenti del crasso. L’atto della defecazione ha componenti volontarie ed involontarie che implicano processi somatici e viscerali. La parte involontaria è organizzata su base riflessa sia incondizionata che condizionata. Il retto è la più importante zona d’origine d’impulsi afferenti per il riflesso della defecazione essendo ricco di recettori, i meccanocettori ed ha un esteso plesso mioenterico, ossia una sorta di “centralina nervosa” che regola il movimento.

 

La porzione afferente delle fibre nervose è costituita da fibre sensitive decorrenti nei nervi pelvici che portano impulsi ai centri lombo-sacrali della defecazione e di lì tramite il fascio spinotalamico anche nelle aree sensitive corticali. Il canale anale invece è ricco di terminazioni nervose organizzate che mediano sensazioni dolorifiche, tattili e termiche.

La relativa innervazione afferente al midollo spinale è costituita da fibre dei nervi pudendi. Il centro che presiede al funzionamento del retto e del canale anale è detto centro anospinale e comprende due zone del modollo spinale: il tratto toraco-lombare (T10-L2) origine dei nervi ipogastrici e colici lombari (ortosimpatico) che innervano la muscolatura liscia rettale, con effetto inibitorio e lo sfintere interno liscio con effetto eccitatorio; il tratto sacrale (S1-S3), origine dei nervi pelvici (parasimpatico sacrale), che innervano la muscolatura liscia rettale, con effetto eccitatorio, e lo sfintere interno liscio con effetto inibitorio, sia dei nervi pudende interni (somatici motori) che innervano lo sfintere esterno striato.  Il centro lombare controlla il contenimento delle feci, mentre quello sacrale la loro espulsione (defecazione): le relative vie efferenti sono, evidentemente, i nervi ipogastrici e colici lombari (ortosimpatico) ed i pelvici (parasimpatico). Il contenimento delle feci (la cosiddetta continenza anale), in condizioni normali dipende da diversi fattori:

1) dall’adattamento plastico del retto che si comporta come un serbatoio di notevole distensibilità (compliance rettale); 2) dalla potente contrazione tonico dello sfintere liscio che creando nel canale anale una zona di elevata pressione (25-120 mmHg) crea una barriera alla più bassa pressione rettale (5-20 mmHg); 3) dalla contrazione dello sfintere esterno strito, che però svolge la sua funzione principalmente nelle condizioni di emergenza, apportando tramite la volontà un ulteriore elemento di sicurezza, anche s edi breve durata; 4) dall’esistenza di un angolo di 80° tra retto e canale anale; 5) dalla tendenza all’adesione delle superfici umide della mucosa del canale anale. Di solito la massa delle feci non passa oltre il sigma nel retto, fino a che non sta per iniziare la defecazione. L’entrata delel feci nel retto avviene in seguito a un movimento di massa, preceduto da contrazioni migranti giganti del colon. Una distensione del retto per aumento del contenuto e di una pressione di 25 mmHg causa delle risposte riflesse.

Esse consistono in: 1) rilasciamento dello sfintere interno liscio e contrazione dello sfintere esterno striato, 2) contrazione della muscolatura longitudinale e circolare del retto non correlata a quella degli sfinteri 3) rilasciamento dello sfintere esterno striato. Nel normale atto delle defecazione la massa fecale viene spinta fuori dal retto da una contrazione massiva del crasso, potenziata dall’aumento della pressione intraaddominale ottenuto volontariamente per contrazione del diaframma e della parete addominale anteriore a glottide chiusa (manovra di Valsala). Il canale anale si apre per allontanamento delle sue pareti conseguente alla discesa del pavimento pelvico assumendo la forma ad imbuto, così ogni aumento della pressione intraaddominale  o intrarettale finisce per spingere fuori le feci. Infine l’elevazione della parete pelvica e la contrazione concomitante degli sfinteri bloccano l’espulsione del contenuto intestinale: la defecazione cessa e si ha il riflesso di chiusura.  Il riflesso della defecazione può essere bloccato attraverso dei riflessi condizionati, proprio come il cane di Paulov! Si tratta di comportamenti che apprendiamo da bambini, col sistema delle ricompense e rimproveri, fino a quando ci causiamo una stipsi dovuta all’inibizione condizionata del riflesso defecatorio.

 

Per approfondire il tema sulla stitichezza:

Il paziente occluso

la stipsi

La stipsi funzionale

stipsi_cura

La stipsi cronica

Stitichezza e cura della stitichezza

Dieta e stitichezza

indice di gastroenterologia