|
Cos'è il dolore da cancro ?
Il dolore da cancro può
essere considerato come un fenomeno duplice: il malato percepisce il
dolore ma lo vive male; infatti basti pensare a persone che vivono in
manera esaltante l’esperienza del dolore! Me ne scusino i malati
sofferenti, ma è così! Quante persone amano fare l’amore con violenza!
Vivono il dolore che diventa motivo di eccitazione! Il malato terminale,
invece, vive il dolore come motivo di sofferenza e cioè è funzione del
suo grado di cultura, morale, tono delll'umore, aspettativa di
guarigione. Per cui il dolore diventa “ Il male di vivere” o "dolore
totale". A ciò contribuisce la sensazione di disagio che deriva
dalla perdita del ruolo in famiglia, nella società, nel lavoro, la
stanchezza, la sfiducia, l’ansia, la paura della morte, la debolezza, la
mancanza di soldi ed assistenza!! Alla faccia dell’euro e delle pensioni
di fame dei malati di cancro!
Il dolore da cancro dipende da:
-
coinvolgimento diretto da parte
della neoplasia delle strutture nervose (es. compressione per edema
delle terminazioni nervose, mielopatia)
-
complicanze della terapia
antineoplastica,
-
alterazioni biochimiche e
fisiologiche legate alla neoplasia
-
infiammazione (per es.
post-radiazione, post chemioterapia, infiammazione erpetica)
-
dolore dopo intervento chirurgico
-
embolia e trombosi venosa
-
piaghe da decubito
-
crolli vertebrali e compressione
delle radici nervose
-
effetti collaterali
post-chemioterapia (cefalea, emicrania, nevrite)
Obiettivi del medico di
base e del semplice internista.
·
Convincere
se stesso ed il malato che il dolore si può sconfiggere!
·
Che la cura
è perciò possibile e doverosa!
·
Che si può
combattere con più farmaci e sedativi allo scopo di aumentare le ore di
sonno e di riposo del paziente.
Terapia farmacologia
Criteri generali
La
somministrazione dei farmaci analgesici nel dolore da cancro deve
seguire alcuni principi fondamentali. Essi devono essere osservati
metodicamente per poter ottenere risultati terapeutici validi. Non
bisogna lasciare spazio all'improvvisazione ed all'inventiva
individuale.
-
I principi-base sono i seguenti:
somministrare inizialmente
una 'loading dose', cioè una dose-carico elevata.;
seguire lo schema farmacologico suggerito dall'OMS;
preferire la via orale o sublinguale;
impiegare dosi individualizzate; eliminare l'insonnia;
se necessario, prescrivere due analgesici con diverso meccanismo
d'azione;
scegliere il farmaco in base all'intensità del dolore;
evitare somministrazione di placebo;
prevenire ed individuare gli effetti collaterali.
Ognuno di questi
punti-chiave viene qui di seguito analizzato.
APPROCCIO SEQUENZIALE
Secondo le
indicazioni dell'OMS, ormai largamente accettate, il dolore oncologico
deve essere affrontato mediante l'impiego sequenziale di tre categorie
di farmaci subentranti l'una all'altra, secondo una progressione a
gradini.
·
Per primi i
FANS
·
Oppioidi
minori
·
Oppioidi
maggiori.
Occorre iniziare con
fans, aggiungere altri farmaci adiuvanti (per es. amitriptilina,
sedativi benzodiazepinici ecc,) poi gli oppiodi minori e quindi
imaggiori. Sempre preferibile è la via per os e deve essere rispettata
la dose e l’orario, specie per gli oppioidi.
FANS
I Farmaci Antinfiammatori
Non Steroidei (F.A.N.S.) rappresentano una serie eterogenea di composti.
Erano classificati tradizionalmente con dizioni del tipo: antireumatici,
antidolorifici-antifebbrili, antinevralgici. Sono a torto denominati
anche analgesici 'deboli o leggeri'. Infatti alcuni di essi, ad esempio
il ketorolac, hanno un effetto analgesico che si avvicina o è
equivalente agli oppiacei minori. Il loro meccanismo d'azione è comune e
l'origine dell'analgesia sarebbe dovuta a:
-
inibizione della sintesi delle
prostaglandine;
-
iperpolarizzazione della membrana
neuronale;
-
inibizione degli enzimi
lisosomiali;
-
depressione dei livelli di sostanze
ossidanti rilasciate nella formazione delle prostaglandine.
Le azioni per le quali i FANS vengono sfruttati sono classicamente
tre:
antidolorifica, antipiretica ed antiflogistica.
L'azione
antidolorifica è prevalentemente a localizzazione periferica ed
esattamente a livello dei nocicettori. L'azione antipiretica
consiste nell'inibizione della biosintesi delle prostaglandine nel
centro termoregolatore ipotalamico. L'azione antiflogistica
non è interamente chiarita. Le prostaglandine, oltre ad avere
attività proflogogena, aumenterebbero l'azione dei mediatori
biologici dell'infiammazione come istamina e leucotrieni.
|
Denominazione |
Nome
Commerciale |
Dose media
in mg/24 h |
|
Acetilsalicilato di lisina |
Flectadol |
900x4 |
|
Acido
acetilsalicilico |
Aspirina |
1000x4 |
|
Acido
mefenamico |
Lysalgo |
250x3 |
|
Diclofenac |
Voltaren |
50x3 |
|
Diflunisal |
Dolobid |
500x3 |
|
Ibuprofene |
Brufen |
300x4 |
|
Ketoprofene |
Orudis |
100x3 |
|
Ketorolac
trometamina |
Tora-Dol /
Lixidol |
30x4 |
|
Metamizolo |
Novalgina |
500x3 |
|
Naprossene |
Naprosyn |
500x2 |
|
Nimesulide |
Aulin |
200x2 |
|
Paracetamolo |
Efferalgan |
500x4 |
|
Piroxicam |
Feldene |
20x1 |
Principali effetti
collaterali dei FANS
Rischio
di
ulcere
gastriche e duodenali. I fans vanno sempre utilizzati con protezione gastrica
cioè antiacidi o inibitori di pompa o anti H2 (es. omeprazolo,
pantoprazolo, ranitidina)
Interferendo con la
aggregazione piastrinica essi dovrebbero essere somministrati con molta
cautela nei pazienti oncologici con problemi di coagulazione o con un
numero ridotto di piastrine.
Oppioidi
I derivati
dell'oppio sono farmaci di uso secolare e di sperimentata efficacia.
Tali sostanze vengono definite anche analgesici oppioidi, analgesici
maggiori, narcotici, morfinosimili.
La morfina è il capostipite e rappresenta il punto di riferimento nella
valutazione dell'attività analgesica degli altri suoi congeneri. Essi
rappresentano una tappa, quasi sempre obbligata, nella terapia del
dolore da cancro. La loro potente attività analgesica è dovuta
all'interazione con i recettori degli oppioidi localizzati in alcune
zone del SNC e nel midollo spinale lungo le vie sensitive del
dolore. A tale livello, analogamente alle endorfine (sorta di morfine
prodotte normalmente dall'organismo), essi innescano meccanismi di
abolizione e di modulazione delle sensazioni dolorose, entrando, come
chiavi, nella serratura del dolore e bloccandola.I differenti profili
farmacologi dei singoli oppioidi (intensità d'azione, durata d'azione,
effetti secondari) sono spiegabili appunto con l'esistenza di parecchie
varietà di recettori e con la differente capacità di ogni farmaco
morfinosimile di interagire con i singoli recettori.
Si dividono in farmaci
che agiscono sui recettori per gli oppioidi in tre gruppi, in base
all'attività:
-
agonisti puri (es. morfina),
-
agonisti-antagonisti (es.
buprenorfina),
-
antagonisti puri (es. naloxone).
Gli agonisti puri e gli
agonisti-antagonisti, pur condividendo una potente attività analgesica
non devono mai essere prescritti contemporaneamente in quanto,
competendo con lo stesso recettore, ridurrebbero l'effetto terapeutico.
Oltre alla nota e potente attività anti-dolorifica gli oppioidi
producono alcune altre azioni ed effetti collaterali quali:
-
azione tranquillante
-
depressione
respiratoria
-
attenuazione dello
stimolo della tosse
-
miosi
-
nausea e vomito
(effetti centrali)
-
ipertonia della
muscolatura liscia (stipsi, disturbi della minzione).
Gli oppioidi vengono
utilizzati quando l'uso dei FANS non ha dato un effetto
soddisfacente.
La regola di utilizzare
sempre, comunque, in prima battuta, gli analgesici minori, è assoluta.
La scelta del farmaco deve tenere conto soprattutto dell'intensità del
dolore oltre che dell'aspettativa di vita, considerando che l'uso dei
narcotici non è necessariamente legato ad una breve aspettativa di vita.
Il segreto per iniziare l'analgesia con gli oppioidi sta nel raggiungere
una concentrazione ematica efficace e di mantenere questo livello. Una
volta raggiunto un grado di analgesia soddisfacente, esso deve essere
mantenuto con somministrazioni regolari a tempi fissi. Le
controindicazioni all'uso dei farmaci oppioidi sono l'insufficienza
epatica grave, l'insufficienza renale, l'insufficienza respiratoria e
l'occlusione intestinale. I fenomeni comuni che si verificano in corso
di terapia sono la tolleranza (nel dolore da cancro compare lentamente)
e la dipendenza fisica.
La tolleranza è la necessità di una quantità crescente di farmaco per
ottenere un uguale effetto analgesico. Tale è una reazione normale agli
oppioidi ed è un fenomeno costante nella terapia cronica. Essa si
instaura non solo nei confronti dell'analgesia ma fortunatamente anche
nei confronti degli altri effetti come la depressione respiratoria.
La dipendenza fisica è un'alterazione delle condizioni fisiologiche
caratterizzata da comparsa di sintomi da astinenza da oppioidi quando si
interrompe la somministrazione cronica o si somministrano antagonisti
dei narcotici (es. naloxone).
La morfina è lo standard di riferimento per tutti gli analgesici
stupefacenti (tabella 1, Legge 685).
Morfina
L'Italia è uno dei paesi
europei nel quale si usa meno morfina a causa soprattutto dell'ignoranza
circa le sue qualità terapeutiche e per il persistere di alcuni
pregiudizi infondati.
-
la morfina non comporta
necessariamente depressione respiratoria;
-
la morfina non genera sempre una
dipendenza psichica, specie se data per os;
-
la morfina non instaura una rapida
ed incontrollata tolleranza;
-
la somministrazione di morfina non
comporta fenomeni disforici;
-
la morfina non compromette la
qualità della vita.
Per la morfina la via orale è quella raccomandata nel dolore da cancro,
in quanto la più vantaggiosa. Anche utilizzate, se vi sono ostacoli
all'impiego della via orale, sono la via endovenosa e quella peridurale.
Morfina a cessione
controllata per os
Da alcuni anni anche in
Italia è possibile usufruire della morfina in discoidi a cessione
controllata, già diffusamente impiegata in altri paesi. Tale
preparazione è capace di assicurare una concentrazione plasmatica quasi
costante di morfina. Il 40% della morfina contenuta nel discoide si
rende disponibile nell'arco di un'ora dall'assunzione e l'80% in circa 4
ore. Anche per questa formulazione vale il discorso della marcata
variabilità del dosaggio necessario per ottenere analgesia, da un
paziente all'altro, legata alla risposta individuale al farmaco. I
vantaggi possono essere schematizzati così:
-
è agevole da
somministrare (ogni 12 ore),
-
elimina il disagio
della dose notturna,
-
è bene accetta dal
personale infermieristico,
-
il paziente la può
assumere senza l'intervento di altre persone.
-
non presenta
effetto-tetto per cui è possibile aumentare la posologia fin quando
c'è bisogno.
Attualmente la morfina a
lento rilascio per i vantaggi offerti rispetto alle altre forme
farmaceutiche sta divenendo uno standard di riferimento.
Nonostante ciò purtroppo l'Italia è uno dei paesi europei dove si
utilizza di meno la morfina nel dolore da cancro. Si inizia con un
dosaggio di 10-20 mg ogni 12 ore e si aumenta progressivamente fino a
200 mg ed oltre al giorno. La somma totale dei milligrammi da
somministrare può essere raggiunta facilmente associando i discoidi di
vario dosaggio in commercio (10, 30, 60, 100 mg).
Effetti collaterali della
morfina
La prevenzione ed il
dominio degli effetti collaterali da morfina è determinante per il
successo della terapia.
Stipsi controllata da
supposte, lattulosio e clisteri (es. clisma fleet)
Nausea
e vomito controllata da ondansetron, o metoclopramide, (es. Zofran e
plasil)
E' presente con discreta
frequenza, ma dopo un uso prolungato compare tolleranza. La
Sedazione e
sonnolenza
Questi effetti
possono essere dovuti anche al "recupero" delle ore di sonno perdute dal
paziente, in precedenza, per il dolore.
Depressione
respiratoria
E' potenzialmente
l'effetto collaterale più grave ma per il quale si sviluppa rapidamente
tolleranza.
La terapia dei casi gravi consiste nella somministrazione di piccole
dosi di un'antagonista, il naloxone (Narcan), che sono rapidamente
risolutive. La depressione respiratoria da buprenorfina non risente
dell'uso del naloxone e può essere curata con un analettico
respiratorio, il doxapram (Doxapril).
Tra gli oppioidi minori
si distingue il tramadolo che vanta 20 anni di esperienze
cliniche. E' un analgesico ad azione centrale, sintetico, del gruppo
dell'aminocicloesanolo, con proprietà agoniste sui recettori degli
oppioidi ed effetti sulla neurotrasmissione noradrenergica e
serotoninergica. Paragonato ad altri agonisti oppioidi (morfina,
petidina), esso mostra una minore incidenza di depressione
cardiorespiratoria ed ridottissimo potenziale di dipendenza. Il
tramadolo somministrato per via orale, parenterale o rettale ha
dimostrato di possedere una buon’efficacia analgesica sul dolore
neoplastico.
|
Farmaco
|
Specialità
|
Via
|
Dose media
|
|
Tramadolo
|
Contramal
|
os, im, ev
|
100 mg/6h
|
|
Codeina |
- |
os |
30-60 mg/4-6h |
|
Morfina a
cessione controllata |
MS-Contin -
Skenan |
os |
20-200 mg/12h |
|
Morfina |
- |
os |
5-40 mg/4h |
|
Morfina |
- |
sc o im |
1/3-1/4 dosi
per os |
|
Morfina
|
- |
ev continua |
0,04-0,07mg/kg/h |
|
Buprenorfina |
Temgesic |
sl |
0,2-0,4
mg/6-8h |
|
Buprenorfina |
Temgesic |
im |
0,3-0,6
mg/6-8h |
|
Buprenorfina |
Temgesic |
ev |
idem |
FARMACI ADIUVANTI, cioè di
ausilio.
Benzodiazepine
Vengono chiamate anche
tranquillanti minori. Tra i quattro tipici effetti: miorilassante,
anticonvulsivante, sedativo ed ansiolitico è quest'ultimo quello che
viene maggiormente sfruttato nel cancro. L'abolizione dell'ansia porta,
di conseguenza, ad un maggior rilassamento che facilita il sonno. Può
essere somministrata una dose serale di 5-10 mg di diazepam per via
orale. I comuni effetti collaterali delle benzodiazepine includono
debolezza, cefalea, visione alterata, vertigini, nausea, vomito e
diarrea.
Antidepressivi triciclici
E' questa un'altra
categoria di farmaci adoperati di frequente nel controllo del dolore da
cancro. Infatti poco meno di un terzo dei pazienti con dolore oncologico
soffre di depressione concomitante. Le tre azioni maggiori per le quali
gli antidepressivi triciclici possono essere sfruttati sono:
L'amitriptilina viene
data in dose unica serale in dosaggio variabile dai 10 ai 25 mg. Questo
dosaggio può essere aumentato gradualmente fino 50-75 mg.
Gli effetti collaterali sono di tipo anticolinergico: bocca secca,
tachicardia, alterazione della visione, ritenzione urinaria, con una
variabilità di incidenza e gravità a seconda dei farmaci.
Anticonvulsivanti
I farmaci anticonvulsivanti come la carbamazepina (Tegretol°), possono
essere particolarmente utili nel trattamento di certi tipi di dolore
correlati al danno dei nervi. Con questo farmaco possono essere
alleviati o aboliti i dolori associati con invasione neoplastica dei
nervi, con neuropatia, con alcune sindromi di dolore centrale o con le
sindromi di dolore postamputazione.
La dose iniziale di carbamazepina è di 100 mg al giorno e proseguendo
con incrementi fino ad un massimo di 400 mg.
I più comuni effetti collaterali sono nausea, vomito, vertigini e
sonnolenza.
Corticosteroidi
Questi farmaci
possono essere utilizzati nella cura del dolore da cancro per la loro
attività analgesica, antiinfiammatoria, come stimolanti l'appetito e per
migliorare il tono dell'umore.
Essi vengono particolarmente adoperati anche in specifiche situazioni
cliniche quali:
-
compressione del midollo spinale,
-
cefalea da incremento della
pressione intracranica,
-
per aumentare la distensione del
fegato nei tumori epatici
-
oppure per il controllo di alcuni
sintomi:
-
anoressia,
-
malessere,
-
sudorazione notturna.
Sono indicati 4 mg di
desametazone 3 volte al giorno o 10 mg di prednisolone 3 volte al
giorno, che vanno ridotti dopo una settimana, ad una dose di
mantenimento.
Altre modalità terapeutiche
Un numero limitato di
pazienti non risponde alle terapie analgesiche di base indicate in
precedenza per cui si rende necessario il ricorso a tecniche
specialistiche di tipo invasivo.
Anche se il medico di base non è interessato in prima persona a tali
metodiche è importante che egli conosca almeno sommariamente quali sono
le principali.
Molto in voga negli anni precedenti le tecniche neurolitiche midollari e
le tecniche neurochirurgiche per il controllo del dolore neoplastico
stanno avendo un calo d'interesse sia per le difficoltà organizzative,
sia perchè non sempre completamente efficaci, sia perchè irreversibili.
Tra le tecniche invasive, da anni si è affermata, per la relativa
faciltà di gestione l'analgesia peridurale continua. Essa consiste nel
collocare nello spazio peridurale lombare o dorsale, un piccolo catetere
(del calibro di un ago da iniezione) attraverso il quale si
somministrano quotidianamente dosi opportune di anestetici locali e/o di
oppioidi, quali la morfina e la buprenorfina. I vantaggi di questa
tecnica sono essenzialmente queste:
-
i farmaci vengono somministrati, in
quantità ridotte, direttamente sulle vie del dolore,
-
si tratta di una tecnica
reversibile
-
è un procedimento discretamente
semplice, pur se riservato allo specialista in terapia antalgica.
Una migliore riuscita
dell'analgesia peridurale continua è quando si attua il completo
impianto sottocutaneo del cateterino e del suo accesso perforabile, che
non è visibile, ma avvertibile al tatto. In pratica il paziente riceve
le dosi di farmaco mediante la puntura della cute sotto cui è sistemato
l'accesso del cateterino collegato allo spazio peridurale. L' impianto
viene eseguito da personale esperto ed in ambiente ospedaliero, in 30
minuti e con minimo disagio per il paziente, non necessitando di
ricovero.
I rifornimenti quotidiani di anestetico locale di lunga durata come la
ropivacaina (Naropina°) in aggiunta o meno ad oppioidi sono facilmente
gestibili da infermieri o anche da familiari adeguatamente addestrati.
In alternativa sono possibili rifornimenti anche distanziati di una
settimana giorni mediante l'impiego dell'Infusor°, che è un
sistema elastomerico monouso ed economico di infusione continua di
farmaco.
indice dei tumori |