|
|
L'edema
polmonare acuto
appunti e riflessioni del
dott.
Claudio Italiano
|
|
|
|

Il medico
pratico si imbatte quotidianamente, quando lavoro in un ambiente
internistico o cardiologico, nel paziente con congestione del
circolo polmonare per condizioni di edema polmonare acuto.
Questa condizione di manifesta ogni qualvolta all'interno degli
alveoli, dove deve starci aria, si trova invece essudato e lo
stesso nell'interstizio polmonare. Se ancora il cuore è in grado
di avere una buona capacità di pompa e se la pressione arteriosa
è elevata, con una buona fiala di furosemide endovena si può
risolvere la crisi di dispnea del paziente. Il paziente si
presenta molto sofferente, dispnoico, sudato, agitato, spesso
con edemi degli arti inferiori e segno della fovea. Vediamo di
che si tratta.
L’ edema polmonare
acuto EPA è un quadro caratterizzato da accumulo di liquidi nell’interstizio
e negli alveoli polmonari; può essere:
-
Cardiogeno o
insufficienza cardiorespiratoria acuta
-
Non cardiogeno, cioè
dovuto ad una condizione primitiva di alterata permeabilità
alveolo-capillare, dunque non connesso con l'attività di pompa
cardiaca.
Nel primo caso, che è
quello di cui vogliamo parlarvi, esiste una eziologia primitiva
cardiaca:
-
Ischemia o infarto
del miocardio con disfunzione sistolica o diastolica e complicanze
meccaniche, per esempio insufficienza valvolare mitralica o del
setto interventricolare
-
Insufficienza
valvola mitralica, endocardite, cardiopatia ipertrofica,
insufficienza aortica
-
Miocardite acuta
-
Stato settico
sembra per fattori inibenti il miocardio liberate nella sepsi,
tamponamento cardiaco, embolia
polmonare.
Una manifestazione
classica è lo scompenso acuto o sub-acuto in un paziente con scompenso
cardiaco già conosciuto.
|
| .
|
Il quadro clinico
dell’Epa può variare; si localizza negli spazi perivascolari e
peribronchiali del polmone, dove esiste tessuto interstiziale
relativamente abbondante; in questa fase il quadro è dominato dall’ortopnea
con reperto auscultatorio di sibili diffusi, e scarsa componente umida.
Succesivamente il reperto diventa umido, a fini crepitii basali e, se il
medico non interveniere per come è terapeuticamente corretto, il repero
diventa umido " a marea montante", in sostanza quello che il
medico inesperto scambia per una bronchite catarrale (sic!) e che gli
antichi speziali della scuola siciliana definivamo il "rafato della
morte, cioè quel respiro affannato (dispnea)
con reperto umido e gemizio di tosse roca con emissione di bava
schiumosa e rosata dalla bocca, mentre il prete somministrava l’estrema
unzione! E quando l’edema raggiunge l’alveolo, allora lo spazio
destinato allo scambio gassoso si sostituisce ai liquidi essudati dalla
congestione capillare, compare dispnea intensa e senso di morte
incombente, con scompenso degli scambi gassosi ed acidosi
respiratoria , con sudorazione, agitazione psicomotoria e coma.
Terapia
Ovviamente questi
consigli terapeutici sono riportati a titolo di pura disquisizione
scientifica per il personale addetto ai lavori, poiché il trattamento
dell’EPA è cosa assai seria. Infatti possiamo avere problemi di:
Per quanto riguarda le
aritmie, non è che si può intervenire sic et sempliciter nella terapia
anti-aritmica: se il paziente ha una cardiopatia dilatativa e per
esempio una tachicardia sopraventricolare non è possibile somministrare
verapamile a cuor leggero, poiché deprime la pompa ulteriormente e
peggiora il quadro! Così la digitale può essere più indicata nella
fibrillazione atriale o l’amiodarone se il soggetto non ha ipertiroidismo
o ipotidroidismo.
Nei casi in cui il paziente ha una tachiaritmia sopraventricolare o
ventricolare è sempre meglio trattarlo in una terapia intensiva
cardiologica ed inoltre sottoporlo al più presto a cardioversione
elettrica per ripristinare il ritmo sinusale, Le condizioni che dobbiamo
affrontare sono:
EPA A
PRESSIONE ARTERIOSA ELEVATA.
Nel primo caso
sicuramente il controllo della pressione arteriosa è alla base del
trattamento ed il farmaco di scelta è sempre rappresentato dalla
vecchia furosemide per via endovenosa, che produce rapido beneficio in
30-60 minuti. Usare i nitrati non è trattamento semplice, poiché si
può assistere a crollo pressorio o a brutte aritmie riflesse; talora
alcuni consigliano la isosorbide dinitrato per via sublinguale o la
nifedipina sublinguale, cioè la capsula perforata con un ago, il cui
contenuto è spremuto sotto la lingua del paziente. MA OCCHIO ALLA
CADUTA PRESSORIA PER LA ISCHEMIA
DA DISCREPANZA.
EPA A
PRESSIONE BASSA
E’ questo un
quadro più drammatico, là dove il medico ha le mani legate, poiché il
primo problema è far ripartire la pompa cardiaca insufficiente e ci
troviamo nel paziente con scompenso
cardiaco severo a frazione di eiezione depressa.
Si impiegano, pertanto,
farmaci inotropi positivi, che cioè ripristinano la forza di pompa
cardiaca, per esempio la dopamina a 2-5 y/kg/minuto, per impiegare
secondariamente la dobutamina fino all’adrenalina se lo schock
cardiogeno è terminale o gli inibitori della fosfodiesterasi, ma qui
entriamo nelle terapie da rianimazione. Ed è proprio a questo punto,
che valutato l’EGA bisognerà intervenire per garantire una
bentilazione meccanica del paziente o attuare la tecnica della
contropulsazione aortica.
|