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Epilessia, definizione di epilessia
Da appunti personali del dott.
Claudio Italiano
cfr anche
epilessia
parte 2
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Chi
vi scrive, agli albori della sua carriera, accettò di accompagnare degli
anziani in una gita in Italia. Ebbene, mentre il gruppo che assisteva si
trovava presso il Duomo di Pisa, se ben ricordo, c'era un famoso pulpito,
appunto del Pisano,
che stavano ammirando. Mentre ciò accadeva, un signore improvvisamente saltò per aria, come spinto da una
contrazione misteriosa dei suoi muscoli, rovinando in terra e rompendosi
la testa del femore. Avevo assistito ad una crisi epilettica dal viso
generalizzata. Il paziente in argomento aveva avuto tempo prima un
ictus
cerebri dal quale erano residuate delle aree malaciche. L'epilessia è una parola
che deriva dal greco "epilèpsia" e significa una condizione
cronica, cioè che dura nel tempo, determinata, per così dire, da una "scarica elettrica"
improvvisa dei neuroni cerebrali, cioè delle cellule nervose della corteccia
cerebrale che sono appunto dotate di trasmissione elettro-chimica degli impulsi; non si tratta, tuttavia, di una malattia ma di una sindrome patologica, cioè di un insieme di sintomi che si debbono interpretare e collocare nell'ambito della patologia di base, come appresso spiegheremo (infatti ho l'epilessia ma per es. ho una lesione nel cervello che la causa);
nulla di demoniaco, né di sacro, come dicevano gli antichi latini, che
la definivano " il male comiziale", da cui il nome di
"crisi comiziali", né una condizione di cui vergognarsi, correlata con la pazzia o la demenza o il deficit intellettivo! Infatti, talora, in passato, un figlio epilettico, con
crisi parziali, restava attonito davanti alle spiegazioni del maestro, perchè colto da "attacchi" e questi riteneva che fosse "scemo", perchè lo guardava imbambolato, mentre la
persona deficiente era, in verità, l'insegnate che non si rendeva conto del problema del ragazzo.
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Anzi, nella storia, gli epilettici sono
stati, viceversa, dei soggetti spesso dotati di un
cervello superlativo! Vedi i grandi personaggi come Alessandro Magno,
Giulio Cesare, Giovanna D’Arco o Napoleone; essi certamente ne soffrivano.
Lo stesso dicasi per Dostoewski, Flaubert, Paganini, Van Gogh. Ciò a comprova che l’epilessia
non lede le capacità intellettive, né il rendimento nella vita
pratica. Nelle forme abituali non porta nessuna menomazione nell’ambito
della vita quotidiana e del successo professionale.
Definizione.
L'epilessia è
caratterizzata dalla ripetizione di crisi epilettiche, cioè un’attività
eccessiva dei neuroni cerebrali, che producono una " scarica
epilettica" di energia, che si registra con l’elettroencefalogramma.
Per fortuna il 70% delle crisi è controllabile con farmaci per cosi
dire "sedativi", mentre il 30% non risponde alle cure. È fra
le malattie neurologiche più frequenti: colpisce dalle tre alle sette
persone ogni mille, circa 2 milioni e mezzo di persone negli Stati
Uniti. In ogni paese la prevalenza è del 1%. L'incidenza è di 46,7 su
100.000 abitanti ogni anno e in Italia 25.000 casi all'anno.
Cause che determinano
l’epilessia.
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Perche le crisi epilettiche?
Le cause che portano un
encefalo normale ad attivarsi in maniera parossistica fino a provocare una
crisi epilettica sono ancora in parte oscure:
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Teoria dei canali
transmembrana per gli elettroliti voltaggio-dipendenti dei neuroni che si
possono aprire facendo "incendiare" la cellula; sono i canali
del calcio e del sodio
-
Cause geniche per un
gene mutato nel cromosoma 6 e codificherebbe per una subunità per un
canale del Sodio voltaggio-dipendente.
-
lesioni pre-perinatali,
che possono essere traumi da parto, oppure complicanze come l'anossia
perinatale; infezioni perinatali (specialmente da Cytomegalovirus -
CMV), malformazioni (come la lissencefalia, o l'eterotopia);
-
malattie
cerebrovascolari, che modificano l'architettura cellulare a livello
della lesione, con alterazioni anche a carico della rete dei
neurotrasmettitori (ad esempio per il glutammato).
-
neoplasie, di cui
spesso la crisi epilettica, più frequentemente di tipo parziale, ne
è il sintomo di esordio; traumi cranici specialmente quelli aperti
rispetto a quelli chiusi;
-
malattie infiammatorie
come encefaliti, meningiti o infezione da virus HIV;
-
patologie degenerative,
come la Malattia di Alzheimer. Una (sfortunatamente alta) percentuale
di epilessie non ha una causa organica visibile alle immagini,
pertanto rimane di tipo criptogenetico.
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stimolazioni luminose
intermittenti
-
deprivazione di sonno
-
abuso, o interruzione
brusca, di sostanze alcoliche o sostanze psicotrope
-
alterazioni metaboliche
(specialmente ipoglicemia)
-
iperosmolarità o, al
contrario, iposmolarità
Classificazione
delle crisi
Le crisi epilettiche
sono state classificate in
Crisi parziali: se
cioè il focolaio epilettogeno è ben localizzato e, generalmente,
anche se ciò è possibile, non si espande l’incendio ad altri
neuroni (crisi parziali secondariamente generalizzate);
Crisi generalizzate
nelle quali è coinvolta l'intera corteccia cerebrale fin dal
principio della crisi, associate di solito a perdita di coscienza.
Ancora avremo in
particolare :
-
A) Le crisi
generalizzate, tipiche dell’epilessia primaria o idiopatica
caratterizzate da mioclonie, cioè improvvise scosse muscolari
degli arti o del tronco, che raramente provocano cadute a terra
ma spesso fanno cadere gli oggetti di mano;
-
B) assenze, cioè
improvvise sospensioni della coscienza della durata di 5-30
secondi, talora accompagnate da qualche scossa dei muscoli
palpebrali; sono facilitate dalla respirazione forzata; C) crisi
convulsive generalizzate, o grande male, caratterizzate da
perdita di coscienza, irrigidimento tonico e scosse cloniche di
tutta la muscolatura, con caduta a terra, morsicatura della
lingua e talora perdita di urine; è la manifestazione
epilettica più mportante e impegnativa, per i rischi di trauma
ma anche per l’impegno respiratorio e cardiovascolare prodotti
dalle contrazioni massive della muscolatura.
-
Le crisi
parziali, divise in crisi parziali semplici e complesse, sono
tipiche della epilessia secondaria sintomatica o criptogenetica
. Si dividono in due grandi categorie,
-
scosse muscolari
a un arto (crisi motorie, marce jacksoniane, cioè un arto che
trema con" scosse"),
-
sensazioni
abnormi in un territorio cutaneo (crisi somatosensoriali)
-
, sensazioni
visive (crisi visive),
-
sensazioni
acustiche (crisi uditive),
-
sensazioni
fastidiose allo stomaco e alla gola, con palpitazione e rossore
del volto (crisi vegetative, la cosiddetta "aura
epigastrica")
-
impressione di
"già visto" o "già vissuto" (crisi
dismnesiche)
-
"pensiero
forzato", cioè una improvvisa idea che domina la mente
(crisi cognitive),
-
stati di animo di
paura improvvisa (crisi affettive). In tutte le crisi parziali
semplici la coscienza è conservata.
-
B) Nelle crisi
parziali complesse invece la coscienza è compromessa e il
paziente appare
confuso (crisi confusionali); talora mostra
movimenti automatici del volto e del tronco (crisi
psicomotorie). Sono tipiche dei focolai della corteccia dei lobi
temporali o frontali. Tutte le crisi parziali, semplici o
complesse, possono diffondere all’intero cervello e
concludersi con una crisi convulsiva di grande male.
Crisi generalizzate
Le crisi generalizzate
possono essere semplici (tipo piccolo male) o complesse. Sono classificate
in varie categorie, a seconda del loro effetto:
Classificazione delle sindromi
epilettiche
Oltre alla classificazione
delle crisi esiste una classificazione ulteriore delle sindromi
epilettiche in :
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Le epilessie
generalizzate (tra cui l'epilessia mioclonica giovanile, ad esordio
nell'adolescenza, ha un'incidenza del 10% su tutte le epilessie)
rappresentano il 40% di tutte le sindromi epilettiche, e generalmente
hanno un'eziologia genetica.
-
Il Piccolo Male
Epilettico che colpisce spesso i bambini, ed è un'improvvisa perdita
di coscienza (circa 5-10 s) con arresto improvviso dell'attività,
sguardo fisso e spesso rotazione in alto degli occhi, a cessazione
improvvisa; spesso dopo l'assenza il soggetto si rende conto
dell'accaduto dallo sguardo attonito e interrogativo dei presenti; le
assenze possono essere semplici (solo perdita di coscienza) o
complesse (accompagnate da contrazioni cloniche, ipotonia muscolare,
ipertonia dei muscoli assiali).
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Il Grande male
Epilettico è una varietà di epilessia più drammatica e teatrale, e
infatti spesso rappresenta l'immaginario comune della sindrome
epilettica. È caratterizzata da un iniziale spasmo massimo di tutti i
muscoli scheletrici (fase tonica -> aura epilettica) seguita dopo
poche decine di secondi da contrazioni muscolari rapide, più o meno
regolari, con movimenti ampi e veloci (scosse cloniche sincrone ->
Fase Clonica). Infine abbiamo una transitoria perdita di coscienza di
5-10 minuti con perdita di urina (Fase post-accessuale).
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Lo Stato di Male è una
drammatica situazione in cui l'individuo è in preda a una crisi
epilettica che si protrae per almeno 10-20-30 minuti, o dura di meno
ma si ripete a intervalli talmente ristretti che non consente la
ripresa di coscienza. Questo porta a necrosi neuronale. Il male
epilettico è da considerarsi una vera e propria emergenza medica, in
quanto la probabilità di andare incontro a morte è di circa il 20%,
mentre è anche maggiore quella di avere delle sequele neurologiche
permanenti. L'unica cura è l'anestesia generale che blocca la crisi.
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Sindrome di
West:caratterizzata da spasmi infantili in estensione, in flessione e
fulminei accompagnati da movimenti del capo. Oltre a questi spasmi
c'è ritardo psicomotorio e ipsaritmia (onde lente e punte di grande
ampiezza). Colpisce bambini fino a 7 mesi e la prognosi non è buona
se la diagnosi è tardiva.
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Sindrome di
Lennox-Gastaut:Colpisce bambini tra 1 e 7 anni caratterizzata da
sintomi crisi toniche e atoniche frequenti. La terapia non è efficace
e si associa ritardo mentale.
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Sindrome di
Landau-Kleffner:caratterizzata da afasia acquisita, agnosia uditiva
oltre a caratteristici attacchi epilettici.
epilessia
parte 2
indice di neurologia |
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