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Quella strana febbre con cefalea che non risponde alle cure abituali:
Rickettsiosi trasmesse da zecca
La classificazione tassonomica di questi organismi è tuttora in discussione, e dipende dagli schemi considerati. Alcuni autori ponevano le Rickettsie nella classe dei microtabiotes, insieme ai virus in un ordine a sé stante. In genere oggigiorno si fanno comunque tassonomicamente afferire ai batteri, anche se recenti novità molecolari riaprono la questione.
Febbre
bottonosa del Mediterraneo
Test
di laboratorio:
la diagnosi è quasi sempre clinica; ci si basa sul sintomo della
febbre associata all'esantema maculopapulare che è caratteristico:
poche papule di colore del prosciutto cotto, diffuse al tronco, agli
arti e perfino alle mani ed ai piedi; quindi può essere confermata da
test sierologici e dall'identificazione di Rickettsia
rickettsii nel sangue o nei tessuti e dall'identificazione
dell'agente nella cute o negli altri tessuti mediante
immunofluorescenza, in particolare nella FMR. Per essere utili, i test
sierologici richiedono tre campioni di siero, prelevati durante la 1a,
la 2a
e dalla 4a
alla 6a
sett. di malattia. La reazione a catena della polimerasi è utile per
l'identificazione precoce di specifici acidi nucleici delle rickettsie.
Gli anticorpi che si sviluppano in risposta a un'infezione primaria di
FMR e di tifo sono abitualmente del tipo IgM. Anticorpi FC
compaiono nei pazienti durante la 2a
e la 3a
sett. di queste malattie e più tardi in quelle trattate con antibiotici
nei primi 3-5 gg di affezione. In queste circostanze, bisognerà
prelevare un campione di siero in convalescenza più tardivo, a 4-6 sett.
Nella malattia di Brill-Zinsser gli Ac del tipo 7S compaiono
rapidamente dopo diversi giorni di malattia. Gli Ag della febbre Q
sono di particolare importanza diagnostica. Nelle infezioni acute
compaiono Ac per gli Ag della fase 2; mentre Ac contro la fase I
indicano infezione cronica (p. es., epatite o endocardite).
TRATTAMENTO
DELLE MALATTIE DA RICKETTSIE Tutte le rickettsiosi richiedono la chemioterapia specifica e le terapie collaterali. Se la terapia è intrapresa subito, al primo comparire dell'eruzione, si ha un pronto regresso di segni e sintomi. Poiché pazienti con FMR non trattata possono giungere in punto di morte o morire prima che i dati sierologici definitivi siano disponibili, bisogna avviare la terapia non appena si formuli la diagnosi di presunzione. Un miglioramento clinico evidente si nota per solito entro 36-48 h, con defervescenza in 2-3 gg.
Si
impiegano:
Tetracicline
e cloramfenicolo sono particolarmente efficaci, ma sono
rickettsiostatici, non rickettsicidi. I protocolli ottimali comprendono
una dose orale iniziale di tetraciclina 25 mg/kg o di
cloramfenicolo 50 mg/kg. La stessa dose si somministra poi
quotidianamente, suddivisa in parti uguali assunte a 6-8 h di
intervallo, finché il paziente non migliori e non rimanga apiretico per
circa 24 h. Nei pazienti che siano troppo gravi per assumere
farmaci orali si usano preparati EV. Nei pazienti in cui la terapia
viene cominciata tardi, il miglioramento è più lento e la febbre è di
durata maggiore. Pazienti gravemente malati con una patologia da
rickettsie del tifo e febbre maculosa hanno spesso collasso
circolatorio, oliguria, anuria, iperazotemia, anemia, iponatriemia,
ipocloremia, edema e coma. Nei pazienti con malattia lieve o modica tali
alterazioni sono assenti, il che rende la terapia notevolmente meno
complicata. I soggetti in condizioni critiche, che abbiano avuto la
prima visita in una fase avanzata di malattia, possono assumere dosi
elevate di corticosteroidi assieme agli antibiotici specifici per circa
3 gg.
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