La fibrillazione atriale, quale cura possibile?

Il dott. Claudio ItalianoQUELLA ARITMIA COSI' STUPIDA E PERICOLOSA:

 appunti personali del dott. Claudio Italiano              

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE.

(N.B. Le notizie contenute in questa pagina non intendono dare nozioni circa il reale trattamento di un paziente che è sempre un atto medico, deciso volta per volta sulle condizioni cliniche del paziente ed è un momento assai delicato. Si tratta di una semplice lettura e di riflessioni terapeutiche personali).

La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia sostenuta di più comune riscontro nella pratica clinica: 5% nella popolazione con età superiore a 65 anni nel Cardiovascul Health Study. La prevalenza e l’incidenza della FA aumentano progressivamente con l’età, per raggiungere in percentuale l’8,8% dei soggettic con età maggiore di 80 anni. Una cardiopatia strutturale ed una ipertensione arteriosa è presente nell’80-90% dei casi.  Inoltre essa si correla generalmente con l’ingrandimento dell’atrio di sinistra, per cui si associa a valvulopatia reumatica.

Si associa ancora alle seguenti patologie:

·         Ipertiroidismo per azione degli ormoni sul miocardio specifico

·         Valvulopatia reumatica e non, soprattutto la v. mitralica

·         Ipertensione arteriosa

·         Vasculopatia cerebrale (ictus cerebri)

·         Diabete mellito

Classificazione

La classificazione della F.A. è quella cosidetta temporale, proposta da Gallagher e Camm nel 1988. Essa consente di distinguere:

·         FA parossistica, che significa episodi di fibrillazione che occorrono improvvisamente e regrediscono in 24-48 ore

·         FA persistente (interruzione solo con interventi terapeutici

·         FA permanente o cronica (dove sono falliti e per nulla indicati interventi di cardioversione a ritmo sinusale (ecg)

 

Ma quale terapia attuare  in un paziente fibrillante? Occorre trattarlo o no?  

 

La domanda sorge spontanea ma la risposta è complessa poiché il medico deve conoscere :

 

·         L’età del paziente e le sue condizioni

·         la durata della aritmia, l’insorgenza del primo episodio e quando si è verificato

·         se la forma di FA è parossistica, persistente o cronica

·         se la FA risponde ai farmaci antiaritmici

·         la coesistenza di una cardiopatia

·         se il paziente è ipertiroideo  (ipertiroidismo) o abusa alcool  (dipendenza alcolica)

 

A questo punto il paziente va seguito e monitorato o, quantomeno, deve eseguire un ecg , e devono essere studiate le onde P e le onde di fibrillazione, l’eventuale presenza di segna di ipertrofia del ventricolo sinistro , se vi è blocco di branca sinistra (ecg2), se c’è una preeccitazione, se c'è stato un pregresso infarto e se la frequenza cardiaca è elevata, nel qual caso bisogna anche intervenire in questo senso, cioè a ridurla. Vanno infine monitorati i complessi QRS e l’intervallo QT al tracciato durante la cura.  Inoltre è indicato eseguire un esame radiografico standard del torace (rx torace) per valutare se sussistano lesioni del parenchima polmonare o sovraccarico di circolo. Un’indagine ecocardiografica per valutare l’ipertrofia di parete e le dimensioni atriali, le eventuali valvulopatie mitraliche, le pericole trombosi atriali (cfr tao e malattia tromboembolica). Inoltre i tests di funzionalità tiroidea ci danno contezza di eventuali problematiche connesse con la situazione di ipertiroidismo (ipertiroidismo), dove la frequenza del ventricolo è difficilmente controllabile in queste situazioni e l’aritmia (aritmie) ricorre di frequente.

 

Allora, in sintesi, che fare?

Il trattamento di una FA si avvale innanzitutto del controllo del rischio tromboembolico (cfr tao e rischio tromboembolico) e del ripristino del ritmo sinusale (ecg) che non sempre però è indicato. Infatti se spesso è corretto  che un paziente mantenga il ritmo sinusale è pur vero che se un paziente entra ed esce da tale aritmia, rischia una tromboembolia e, quindi, l’ictus di più che se permane nella fibrillazione atriale. Ciò è dovuto al fatto che nel momento in cui l’atrio riprende a funzionare, cioè durante il ripristino del ritmo sinusale capita che del sangue coagulato, contenuto dentro le auricole possa essere rimesso in circolo ed inviato verso il cervello. Perchè? Perchè nella FA è come se gli atri fossero paralizzati ed il sangue dunque ristagnando nelle auricole, che sono come delle specie di “tasche” nella parete dell’atrio, appunto diventa coagulato.

 

La terapia anticoagulante.

 Da qui l’esigenza categorica di effettuare una terapia con eparine a basso peso molecolare, o una terapia quantomeno antiaggregante (aspirina) o meglio ancora la terapia con anticoagulanti orali (tao). Prima di decidere se ripristinare  e poi mantenere il Ritmo Sinusale, cioè quello del nodo del seno, quello fisiologico, è importante sapere se vi è possibilità di successo nel mantenere tale ritmo, con profilassi antiaritmica e compliance del paziente.  I fattori predittori di recidive sono i seguenti:

 

·         soggetti  già trattati in cardioversione elettrica con recidiva di FA

·         soggetti in fibrillazione atriale da più di 36 mesi

·         soggetti in classe NYHA III o IV,

·         soggetti con dilatazione atriale sinistra > 60 mm

·         soggetti con valvulopatia mitralica e cardiomegalia

·         soggetti NON responsivi alla terapia con antiaritmici

·         soggetti che hanno più di 12 episodi /anno

·         soggetti in fibrillazione da più di 4 anni.

 

Un altro punto da eviscerare è se è corretto ripristinare il ritmo in ogni caso o meno; da studi recenti si è accertato che non è necessario ripristinarlo sempre e comunque (studio AFFIRM). Tuttavia, in ogni caso, nel paziente giovane con episodio di fibrillazione parossistica è bene intervenire con terapia di controllo dell’aritmia, ma se il fatto si ripete non sembra necessario prescrivere alcun farmaco antiaritmico (linee guida ACC/AHA/ESC) anche se il buon senso ritiene che comunque sia opportuno nei soggetti giovani attuare tutte le misure per avere il ripristino del ritmo sinusale, compreso la cardioversione elettrica e la radioablazione del fascio di conduzione che genera il meccanismo del rientro, quel meccanismo per il quale uno stimolo "gira" all'infinito nel tessuto di conduzione ed eccita i ventricoli in maniera caotica.  Per soggetti in fibrillazione atriale cronica è invece indicato e sufficiente il controllo della sola frequenza cardiaca, con farmaci come i calcioantagonisti non diidropiridinici ed i betabloccanti oltre che la digitale.  Invece l’impiego dell’amiodarone, sempre nei soggetti non tireopatici, è indicata nel ripristino del ritmo sinusale, così come lo è la idrochinidina.

 

Terapia specifica.

 

Il trattamento della FA acuta entro 48 ore prevede:

La cardioversione con propafenone e flecainide, antiaritmici in classe IC, terapia che risulta molto efficace, sia per via endovena che orale ed è SEMPRE controindicata, però, nel paziente con disfunzione ventricolare  (scompenso cardiaco) per l’effetto inotropo negativo del farmaco che aggrava l'insufficienza di pompa e lo stesso dicasi per soggetti bradicardici o con BAV II e BAV III o malattia del nodo del seno. Inoltre c’è il rischio che una F.A. si trasformi nel flutter atriale, ben più pericoloso per l’elevata risposta ventricolare.  Alcuni autori ritengono che il carico orale di fleicainide 300 mg in dose singola o di propafenone 600 mg in dose unica sia sufficiente per ripristinare il ritmo sinusale.

La chinidina, un tempo molto impiegata, antiaritmico di classe IA, nei pazienti con FA di recente insorgenza, al dosaggio di 200 mg ogni 2 ore fino ad un massimo di 1200 mg determina rallentamento della velocità di conduzione ma si associa al fenomeno del QT lungo che può generare una brutta aritmia detta “torsione di punta”, cioè veri e propri episodi di tachicardia ventricolare. Pertanto oggi è pressocchè abbandonata nell’uso.

L’amiodarone, antiaritmo in classe III, è impiegato nella FA di recente insorgenza al dosaggio di 150 mg ev in 10 minuti seguiti da 360 mg in 6 ore più 540 nell 24 ore successive. Il sotalolo, viceversa, è risultato meno efficace.  Digitale e calcionatagonisti (diltiazem e verapamil) servono solo per correggere la frequenza.

 

Trattamento della FA : i dosaggi riportati si intendono orientativi e sempre sotto controllo e responsabilità del medico che li pratica e ridotti nel caso di pazienti particolarmente sensibili o sottopeso.

 

Farmaco e.v.

Bolo

Mantenimento

efficacia

Propafenone

1.5-2 mg/kg in 10-20 ‘

2 mg/min

80-90%

Flecainide

1.5-3 mg/kg in 10’

0.15-0.25 mg/kg/h

80-90%

Amiodarone

150 mg in 10’

360 mg/6ore 540 mg/18

900 mg/24 ore

42-92%

Farmaco per os

 

 

 

Propafenone

500 mg dose singola

400-600 mg/die

75%

Flecainide

300 mg dose singola

150-300 mg/die

75%