--> Incretine e diabete
 

        Le incretine, il GPL-1, la liraglutide ossia un agonista long acting

congresso do Diabetologia  di S.Alessio Siculo– aggiornamento dicembre 2008

 

appunti congressuali del dott. Claudio Italiano, diabetologo ospedaliero

 

 

La storia delle incretine comincia nel 1930, con la definizione di “incretina”, cioè Intestine Secretion Insulin, ma si deve giungere al 1960 per avere la conferma farmacologia dell’azione delle stesse; nel 1970 si parla di “asse enteroinsulare”” e si scopre il prodotto del gene proglucagone negli anni ’80. Ma si deve arrivare agli anni 90 per utilizzare a scopo farmacologico nella cura del diabete tipo 2 questi nuovi peptici. Oggi 2008, si parla di liraglutide, cioè di una incretina long acting.

Il proglucagone è la molecola progenitrice del GLP-1 e due sono le forme molecolari equipollenti: GLP-1 (7-37) eGLP-1 (7-36) amide. Il proglucagone viene scisso nelle cellule L del tratto GI e nei neuroni dell’ipotalamo. Il vantaggio della terapia con GLP-1 consiste nel fatto che questo ormone, a seguito dell’ingestione di cibo, promuove la produzione di insulina, quindi parliamo di una famiglia di nuove molecole, di peptide naturali glucoregolatori e non solo di questo.  Il GIP (glucose-dependent insulinotropic polipeptide è un’altra incretina. Il GLP-1 è dunque anch’esso un prodotto del gene del proglucagone. La sua emivita, cioè il tempo di dimezzamento del farmaco, è veloce, appena qualche minuto, poiché rapidamente è degradato dal DPP-IV, cioè da un enzima situato vicino alle cellule L dell’ileo umano o di-peptidiy peptidasi IV, per cui alla fine solo il 10%-15% del GLP-1 raggiunge il pancreas intatto ma l’azione del GLP-1 può coinvolgere il SNC, infatti alcune delle azioni farmacologiche, per esempio il senso di sazietà e la riduzione nell’assunzione di cibo, si spiega attraverso l’attvità del GLP-1 sull’ipotalamo  e sul midollo allungato.

 

Sviluppo delle beta cellule nei ratti trattati con incretinaMa cosè l’effetto incretinico?

E’ la fisiologica risposta insulinica ad un carico di glucosio per os che è maggiore rispetto alla somministrazione di glucosio in vena; cioè l’assunzione di zuccheri per via orale, quindi fisiologica, dà una risposta insulinemica maggiore.  Ora, affinché essa di espleti, si hanno una serie di modificazioni dentro la beta cellula pancreatica; innanzitutto si bloccano i canali del potassio creandosi una differenza di potenziale all’interno della cellula che consente l’apertura dei canali del calcio e la degranulazione dei granuli di insulina. Ma quello che più interessa il diabetologo di oggi è l’azione trofica che si esercita sulla beta cellula nel senso di un aumento di numero e volume delle stesse e, quindi, di aumento di volume delle insule, studiata nei topi GLP-1R -/-. Tale azione si espleta nel senso di una proliferazione delle cellule con riduzione della apoptosi beta-cellulare ed aumento della neoglucogenesi Beta cellulare.Tale azione è anche evidente nei ratti Zucker (obesi e diabetici) e nei ratti Goto-Kakizaki.

 

Tutte le azioni di GLP-1.

Le azioni sul pancreas sono:

 

  • Sintesi ed escrezione di insulina
  • Riduzione della apoptosi e proliferazione delle cellule beta
  • Riduzione nella secrezione di glucagone.

 

Sullo stomaco:

  • Svuotamento gastrico
  • Riduzione della motilità intestinale

 

Sul fegato:

  • Aumento dell’uptake del glucosio
  • Riduzione della neoglucogenesi

 

Sul sistema nervoso centrale:

  • Riduzione dell’appetito
  • Aumento della sazietà
  • Aumento della proliferazione /neogeni delle cellule neuronali
  • Sopravvivenza delle cellule neuronali

 

Sul cuore:

·        aumento della pressione arteriosa e del battito cardiaco

·        aumento della contrattilità del miocardio

·        aumento del rilasciamento endoluminale

 

sul muscolo e sul grasso

  • aumento dell’uptake del glucosio
  • litogenesi
  • aumento della sintesi di glucosio

 

sul polmone

  • aumento del surfactante
  • vasodilatazione arteriosa

 

Fra queste azione meritano di menzione la riduzione di peso corporeo quantizzata in circa 2 chilogrammi e l’effetto cardiovascolare nel senso di un’azione di vasodilatazione che si espleta tramite il sistema dell’ossido nitrico e la riduzione della PAI-1 TNF alfa mediata dalle cellule endoteliali in coltura. Inoltre sul rene aumenta la diuresi e l’escrezione di sodio e sul cuore svolge una azione di protezione nellinfarto, poiché aumenta l’uotake di glucosio e riduce quello di acidi grassi, riducendo il piruvato ed il lattato e lo stress ossidativi e migliora la riperfusione nei modelli animali e la funzione di protezione dell’endotelio, attivando una vasodilatazione durevole ed adeguata.

 

Perciò nel soggetto con diabete di tipo 2, il GLP-1 è indicato perché:

 

 

 

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