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La famiglia delle incretine da appunti congressuali del dott. Claudio Italiano, diabetologo ospedaliero
Si tratta di nuovi farmaci per la cura del diabete mellito tipo 2; esse sono: - analogo umano del GLP-1, ad azione long-acting, liraglutide, con azione di agonista sul recettore pancretico; - analogo alla exedin-4 salivare della lucertola Gila Monster, o exenatide, con azione di agonista sul recettore pancreatico; - inibitori del DDP-IV, cioè farmaci che ostacolano la degradazione del GLP-1 naturale, es. il sitagliptin ed il vildagliptin. Quale cura per il diabete mellito di tipo 2 prima dell’avvento delle incretine?
In questo sito la cura del diabete tipo 2 è stata ampliamente trattata ma, per sintetizzare, ribadiamo:
La terapia antidiabetica oggi con questi nuovi farmaci.
Questo era lo stato dell’arte prima dell’avvento della terapia con la famiglia delle incretine. Oggi il diabetologo è combattuto fra l’esigenza di attuare una terapia adeguata e che sia farmacoeconomicamente possibile, stante le risorse del paese. E’ vero, però, che le incretine trovano collocazione terapeutica nello spazio subito dopo la metformina; o alcuni autori dicono sarebbe il caso in associazione con secretagoghi e metformina o glitazoni, ma con grave rischio di potenziare le crisi ipoglicemiche, oppure, addirittura al primo step, cioè dopo dieta ed esercizio fisico. Ma tali osservazioni, che emergono nei nostri congressi di diabetologia, sono solo delle ipotesi terapeutiche, poiché attualmente l’indicazione è subito dopo la terapia con metformina, allo scopo di consentire una ripresa funzionale della beta-cellula ed una sua proliferazione, dilazionando la storia del diabete che è in continua caduta, nel senso che al momento della diagnosi, già più del 50% delle insuline beta-cellulare sono in esaurimento.
Uno dei problemi da superare, come è stato detto brevemente, era quello di avere degli agonisti del GLP-1 che avessero una buona durata di azione e che non fossero degradati prontamente dal DDP-IV nel giro di una manciata di minuti. Per ottenere tale scopo e, dunque, prolungare l’azione del GLP-1, una soluzione era l’impiego del farmaco endovena in maniera intermittente a 8 ng/kg/min o in continuo. Già con exenatide, un agonista del GLP1-R in versione sintetica, ottenuto dallo studio di una proteina salivare trovata nel Gila Monster (exedin-4) si aveva una buona azione farmacologia, ma occorreva una somministrazione doppia nel corso della giornata, con emivita plasmatica T1/2 = 2-4 ore. Con liraglutide, un nuovo analogo del GLP-1, progettato per resistere alla degradazione enzimatica, è stato aggiunto una molecola di acido plamitico e ciò consente un lento assorbimento della molecola dal sottocute, una resistenza al DPP-IV notevole ed una lunga emivita con T1/2 di 13 ore. Azioni farmacologiche ottimali ottenute con le incretine.
Effetti indesiderati per exenatide
Inoltre si ha una produzione di anticorpi a 30 settimane nel 38% dei soggetti trattati che impedisce l’azione terapeutica del farmaco.
Liraglutide, studi su questo nuovo agonista del recettore GLP-1 Si ipotizza perfino una monoterapia con liraglutide per ottenere un adeguato controllo glicemico nel tempo. Infatti mentre le sulfaniluree nel tempo esauriscono la beta cellula, con questo nuovo farmaco agonista GLP-1 long-acting è possibile ottenere una proliferazione della beta-cellula.
Allora si ritiene che la nuova molecola potrà essere impiegata in futuro in terapia, in aggiunta a farmaci antidiabetici già in uso, secondo gli step di cui allo schema appresso riportato. MET= metformina, TZD= pioglitazoni, SU= sulfaniluree.
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