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Leishmaniosi viscerale. appunti del dott. Claudio Italiano
PATOGENESI Il parassita è viscerotropo ed ha, pertanto un trofismo spiccato non solo per il midollo e la milza ma anche interessa le cellule del sistema reticoloendoteliale e, dunque, è responsabile di una flebite a carattere ostruttivo ed infiltra il midollo osseo con l’instaurarsi di una anemia progressiva dovuta al fatto che i globuli rossi hanno una durata della vita ridotta e per il fatto anche che l’intero organismo si debilita. EPIDEMIOLOGIA:
le zone rurali dell'Italia meridionale ed insulare. Il kala-azar (sottotipo indiano) è endemico dell'India orientale, nel Bangladesh, nel Nepal, determinando periodicamente, generalmente ogni 15 anni delle epidemie in rapporto al fatto che alcuni soggetti diventano recettivi ai flebotomi. Nell'Africa orientale si riscontrano casi sporadici o episodi epidemici ogni 5 anni circa, determinati dal sottotipo africano che ha il suo serbatoio net roditori ed in animali selvatici. Il serbàtoio dell'infezione è costituito dal cane nel bacino del Mediterraneo e da cani, volpi, sciacalli in altre zone esposte all'infezione. Per quanto riguarda I'India, l'infezione è stata osservata solo nell'uomo, mentre i parassiti figurano numerosi nel sangue e nelle affezioni dermiche leishmanioidi: infatti la malattia viene trasmessa dai flebotomi da uomo a uomo. Nell'Africa orientale, la principale sorgente della malattia è rappresentata dall'uomo, anche se non è ancora ben conosciuto il ruolo epidemiologico di alcuni animali portatori di leishmanie (Rattus rattus, Arvicanthus myloticus Iuctuosus, Acomys albigena, Felis serval philippsie e Genetta genetta senegalensis).
Dopo l'avvento del D.D.T. vi è stata una riduzione progressiva del numero dei casi, sino a 50 casi nel 1954 ed a circa 60 casi per l’anno dal 1954 al 1980. Per quanto riguarda l'Italia le regioni più colpite sono la Sicilia, la Puglia, la Campania e la Calabria. L'endemia umana di leishmaniosi viscerale nel bacino del Mediterraneo, è sostenuta dalla possibilità di sopravvivenza e di diffusione della leishmania: in tal senso giuocano un ruolo specifico gli ospiti intermedi e cioè i vettori ed i serbatoi animali, che rappresentano gli anelli obbligati della catena epidemiologica della malattia. Il serbatoio animale è rappresentato soprattutto dal cane, dalle volpi, dagli sciacalli. Vettori obbligati della malattia sono i flebotomi, insetti dell'ordine dei Ditteri, ematofagi, nei quali la leishmania acquista la forma flagellata (come in coltura di terreno). È la femmina I'insetto ematofago. La vita del flebotomo è breve (da giugno ad ottobre). È stato riscontrato un adattamento di flebotomi a specie animale per arrivare alla conclusione che.diverse specie hanno la capacità di veicolare e trasmettere l’agente della leishmaniosi viscerale all'uomo. Per quanto riguarda il nostro Paese la leishmaniosi viscerale, il cui agente etiologico è la L. infantum. colpisce bambini al di sotto dei 5 anni di età con particolare predilezione per quelli di sesso maschile. È in atto una recrudescenza della malattia (ne è un esempio l’incidenza di una epidemia occorsa nell'Appennino tosco-emiliano nel 1972) ma non vengono risparmiati neppure i soggetti adulti. In Italia il vettore principale e il Phlebotomus perniciosus anche se P. maior e P. ariesi possono essere vettori. L'uomo viene infettato, a seguito di puntura, dal flebotomo che vola a scatti, al crepuscolo o di notte e non si allóntana mai molto (50-100 mt) dalla sua localizzazione (crepacci, muri screpolati, ammassi di spazzatura, ecc.). Esiste un adattamento di leishmanie a piu specie di flebotomi. Le leishmaniosi viscerali sono diffuse da Ph. Perniciosus che ha una più alta densità nelle zone costiere tirreniche e ioniche siciliane), Pn. maior, Ph.Longicuspis nei Paesi del Mediterraneo (in Francia, Spagna, Portogallo, Marocco e Algeria, anche dal Ph. ariosi), dal Ph. chinensis e dal Ph. Kandelakii nell'Asia centrale, dal Ph. Argentipes in India, dal Ph. chinensisi n Cina, e da L. longipalpis in America.
SINTOMATOLOGIA: Nel decorso clinico dell'affezione si distinguono solitamente tre fasi: l) Periodo prodromico; 2) Periodo di stato; 3) Periodo terminale. Dopo un periodo di incubazione che può oscillare da pochissime settimane (anche 10 giorni) fino ad un massimo di alcuni anni (secondo taluni AA. oltre l0 anni, ma secondo i piu fino a 3 anni), la malattia esordisce in maniera subdola ed ha inizio iI periodo prodromico. Durante il periodo d'incubazione, che in effetti è in media di 2-4 mesi, si osservano accanto a brevi puntate febbrili, sintomi vaghi (malessere astenia, dimagramento, ecc.). La temperatura, in tale stadio, assume un atteggiamento caratteristico: sale rapidamente e rapidamente si abbassa, facendo strada ad una sudorazione abbondante ed ad un notevole senso di prostrazione. Fra I'altro tali accessi febbrili vengono intervallati da periodi di apiressia della durata di 4-8 giorni. Caratteristico è il tumore della milza, che può orientare verso una diagnosi. Dal periodo prodromico, che dura settimane ed anche mesi, si passa al periodo di stato, caratterizzato dal ripetersi degli eccessi febbrili e dal modificarsi dei caratteri della febbre che, oltre ad assumere valori elevati, si trasforma da intermittente in remittente. Tale momento clinico si verifica in coincidenza di tre segni caratteristici: a) la febbre che compare dopo un periodo di apiressia completa e che poi si mantiene con andamento sub-continuo, a periodi bi-settimanali; b) dall'epatosplenomegalia; c) dall'eritroleucopenia, caratterizzata da granulocitopenia (si possono raggiungere valori fino ad un migliaio di linfociti, con neutrofilia rèlativa); d) dalla piastrinopenia e dall'eritrocitopenia. Compaiono in circolo, ovviamente, elementi quali cellule di Rieder e di Zurk, nonché plasmacellule, polinucleati con granulazioni tossiche, monociti oltre il normale. Sono frequenti ancora sintomi a carico dell'apparato digerente, contrassegnati da episodi diarroici, con feci liquide, mucose ricchissime di elementi Nucleati e di sangue. Anche gli altri sistemi vengono interessati: si ha ipotensione; si osserva partecipazione del rene con albuminuria, ematuria microscopica e cilindrica; il paziente assume un colorito grigio-terreo. Il periodo terminale è segnato dall'accentuarsi della sintomatologia distrofica e viscerale ed il paziente è emaciato e mostra quadri di aplasia midollare.
DIAGNOSI DI LABORATORIO :
l) Prove di accertamento diretto del parassita, previo puntato sternale o splenico o epatico; le leishmanie hanno uno spiccato tropismo per le cellule del sistema reticoloendoteliali e si possono repertare all’interno del citoplasma di tali cellule. Nell’uomo appaiono sempre aflagellate 2) Prove di accertamento indiretto dell'avvenuta malattia e/ o infezione: 3) Prove di patologia clinica; 4) Prove di sensibllizzazione agli allergeni delle leishmanie.
Terapia
È un farmaco antifungino che si è rivelato efficace nelle forme viscerali resistenti agli antimoniali. L'amfotericina B deossicolato (Fungizone) viene impiegato alla dose di 1mg/kg/die per 20 giorni. Antifungini imidazolici È stato proposto anche l'impiego di antifungini orali come ketoconazolo, itraconazolo e fluconazolo, ma nessuno raggiunge l'efficacia degli antimoniali.
È un nuovo farmaco in studio per il trattamento delle forme viscerali indiane. Miltefosine è un analogo della fosfocoline che interferisce con la sintesi delle membrane. Il trattamento durerebbe 4-6 settimane ed è promettente come farmaco da somministrare per os in pazienti ambulatoriali.
È un antibiotico aminoglicoside che viene impiegato topicamente nel trattamento delle forme cutanee, provocate da specie che non tendono a dare malattia sistemica (L.major, L.mexicana). |
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