Mastiti

MASTITE ACUTA SUPPURATIVA.

 

appunti del dott. Claudio Italiano

Infezione piogenica della mammella, compare solitamente durante l'allattamento o, nella grande maggioranza dei casi, provocata dallo stafilococco aureo (più raramente streptococchi, colibacilli, pneumococchi, eccezionalmente gonococchi). Possibile una forma epidemica ospedaliera della mastite suppurativa puerperale (stafilococco ospedaliero resistente alla penicillina G). I dotti galattofori rappresentano generalmente la via di penetrazione degli agenti piogeni che, dal capezzolo contaminato, diffondono rapidamente nella ghiandola e trovano nel secreto latteo favorevole terreno di coltura (ciò spiega la facile pluralità degli ascessi intramammari). La mastite acuta, non prontamente arrestata dalla terapia, tende ad ascessualizzarsi.  Gli ascessi tendono solitamente a farsi strada verso il cellulare sottocutaneo; i focolai profondi possono però raggiungere il connettivo lasso prepettorale e formare un ascesso o flemmone retromammario.

Sintomatologia locale.

Mammella calda, arrossata, tumefatta, dolente alla pressione, ed alla suzione tanto da richiedere che l'allattamento venga interrotto; successivamente compare una tumefazione circoscritta che, affiorando sotto la pelle, assume carattere fluttuante, difficile da apprezzare se in sede profonda. Fin dai primi giorni, spontaneamente ed alla pressione, compare nel latte un essudato purulento: il latte, raccolto su una garza, si separa dal pus che forma una macchia gialla (prova di Budin); parimenti al microscopio si evidenzia un tappeto di granulociti in una goccia di latte. Frequente la partecipazione dei linfonodi satelliti ascellari, tumefatti e dolenti. Frequente la presenza di uno stato settico generale, con febbre intermittente, brividi e sudorazione.mastite:sedi dell'ascesso
 

Diagnosi differenziale.

Si pone inizialmente con ingorgo mammario, meno doloroso, senza sintomi infiammatori.

Terapia.

Se pronto riconoscimento, mastite piogenica implica la necessità di sospendere l'allattamento al seno: ciò vale anche come misura profilattica per il poppante per il rischio di infezioni, soprattutto una gastroenterite stafilococcica da mastite puerperale acuta, che va trattata con terapia antibiotica, mirata, ricordando la frequente insensibilità dello stafilococco aureo alla penicillina e l'opportunità di ricorrere ad altri antibiotici come la penicillina G e la cloxacillina. Svuotare periodicamente il seno con il tiralatte; fasciatura compressiva e sospensione del seno. Gli ascessi acuti devono essere aperti e drenati mediarne incisioni opportune.

MASTITE CRONICA ASCESSUALE.


Eziopatogenesi. Identica a quella della mastite acuta, trattandosi o di una sua cronicizzazione o di un'infezione attenuata fin dall'inizio. Sintomatologia e diagnosi. Può presentare notevoli difficoltà diagnostiche se assume l'aspetto di una tumefazione a lento sviluppo, poco dolente, con segni sfumati di flogosi e modesto o assente quadro generale d'infezione. Se contrae rapporti di fissità con la cute si presta ad equivoci con il ca. mammario. Ricercare, anche con spremiture, la comparsa di pus dal capezzolo. Utile puntura esplorativa. Terapia. Gli ascessi richiedono trattamento radicale con escissione della sacca piosclerotica e massimo risparmio del parenchima ghiandolare sotto protezione antibiotica.
 

 GALATTOCELE.

Raccolta di latte più o meno alterato, conseguenza di una mastite attenuata in periodo di allattamento ad evoluzione. Forma ascessuale e comunicante con i dotti galattofori. Si presenta come una F lacca situata nel parenchima ghiandol. con parete interna liscia avente i caratteri istologici di ascesso da piogeni, a contenuto liquido di aspetto (latteo, cremoso, caseoso).

mastite, ascesso della ghiandolaSintomatologia.

Si presenta in corso di allattamento come una tumefazione a lento sviluppo ed indolente. Incostanti i segni della fluttuazione e dello scolo di latte. Terapia. Identica a quella degli ascessi cronici: si impone asportazione della sacca con la membrana piogenica.

MASTITE PERIDUTTALE o SUBAREOLARE.

Le infezioni della mammella, senza i precedenti dell'allatamento, sono piuttosto rare e si presentano sotto forma di infezione da piogeni, nell'area dei dotti galattofori. L'evoluzione suppurativa può condurre alla formazione di un ascesso tubareolare che si apre alla cute lasciando una fistola iuxtareolare. La presenza della fistola o delle fistole (che comunicano con i dotti galattofori) può portare alla perpetuazione. della suppurazione (ascessi ricorrecenti subareolari). Terapia. Antibiotici in fase acuta. La cronicizzazione del processo impone talvolta, per una guarigione definitiva, l'escissione In blocco dei dotti galattofori con risparmio dell'areola e del capezzolo.

MASTITE TUBERCOLARE.

L'infezione da tbc colpisce piuttosto raramente la mammella, con netta predilezione per il sesso femminile in età fertile. Fattori predisponenti sono la gravidanza e l'allattamento. L'infezione avviene, nella maggior parte dei casi, per via ematogena ed il focolaio mamma rio compare come una tbc post-primaria, cioè si presenta senza i segni associati di tbc polmonare evolutiva. Facile, nell'anamnesi, una pleurite essudativa. I bacilli di Koch passano facilmente. nel latte nel periodo dell'allattamento. Sintomatologia. Comparsa insidiosa di una tumefazione indolente che lentamente. affiora alla cute e si ulcera qualora l'ascesso freddo non venga rapidamente riconosciuto e curato. Frequente adenopatia satellite nei linfonodi ascellari. Diagnosi differenziale con carcinoma mammario ed ascesso cronico da piogeni. Puntura esplorativa con ricerca del b. di Koch mediante coltura ed inoculazione cavia; esame istologico del focolaio. Terapia. Istituire prontamente farmacoterapia anti-tbc e proseguirla fino a completamento della riparazione cicatriziale del focolaio. Escissione chirurgica per ascesso freddo delimitato.
 

MASTITE LUETICA.

L'ulcera sifilitica primaria della mammella e una tipica infezione delle nutrici di neonati eredoluetici. La spirocheta penetra con facilità attraverso escoriazione e ragadi del capezzolo e dell'areola, determinando in queste sedi una ulcerazione indolente a margini infiltrati e duri, con tumefazione dei linfogangli ascellari. Nel sospetto di sifilide, la dimostrazione della spirocheta al paraboloide costituisce prova decisiva per istituire prontamente terapia antiluetica. La sifilide terziaria (gomme della mammella) si presenta con un nodo duro, indolente, senza tumefazione dei linfonodi ascellari. Il nodo può fissarsi alla cute, ulcerarsi, eliminando materia necrotica. L'anamnesi luetica di ripetuti aborti e la sieroreazione luetica pongono forti sospetti, ma impongono sempre una diagnosi differenziale istologica con il ca. mammario. Instaurare prontamente una terapia antiluetica. Eventuale escissione chirurgica nella forma cronicizzata.
 

MASTITE PLASMACELLULARE.

Infiammazione cronica della mammella, di incerta eziologia e di prognosi benigna, caratterizzata istologicamente dalla prevalenza di plasmacellule sugli altri elementi dell'infiltrato. Colpisce in prevalenza l'età media e le pluripare che hanno allattato e simula facilmente il carcinoma mammario. Sintomatologia. Fase subacuta con dolenzia, discreta tensione e senso di calore, talvolta con arrossamento cutaneo. Nella fase cronica, in mezzo alla ghiandola compare una tumefazione dura, a limiti indistinti, che si accresce lentamente e acquista rapporti di fissità con la cute che può assumere l'aspetto di "buccia d'arancia". Possibile reazione linfoghiandolare all'ascella. Si impone biopsia. Esclusa la presenza di una lesione neoplastica, si esegue escissione dell'area interessata.
 

GRANULOMA LIPOFAGICO.

Affezione rara benigna, clinicamente importante poiché è caratterizzata da una massa solida, irregolare, spesso accompagnata da retrazione della cute o del capezzolo che può simulare un carcinoma mammario. Si ritiene conseguente ad un trauma ed a ripetute azioni contusive che inducono una liponecrosi o steatonecrosi nel tessuto adiposo delle mammelle. Predilige le mammelle di donne anziane ed obese; nell'uomo può essere la conseguenza, anche a distanza di anni, dalla vaccinazione militare praticata in regione mammaria. Non trattato, tende a scomparire spontaneamente. Nel dubbio dia-gnostico con ca. mammario si impone biopsia.

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