--> Le dermatofizie del pelo

 

Il dott. Claudio Italiano riceve a Milazzo, tel 338 327 52 51Micòsi del pelo o dermatofizie del pelo.

Appunti del dott. Claudio Italiano, internista

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cfr anche i seguenti link correlati al tema:  micosi    tigne    micosi cutanee   cura delle micosi    cfr anche alopecia

I funghi, o micèti, possono attaccare i peli della cute. Essi sono delle strutture cheratinizzate  specializzate che a differenza di altre presentano due fasi di crescita : anagen e telogen. La prima si caratterizza per la crescita, cioè il pelo di accresce, l’altra (telogen)  (cfr alopecia) è una fase di quiescenza e queste due fasi, in genere, si alternano a seconda dei tessuti di appartenenza. Così la barba, per esempio, è sempre in fase di anagen, cioè di crescita veloce, mentre i capelli alternano fasi di anagen a fasi di telogen, cioè ad una fase di accrescimento di 3-7 anni, segue una fase di tèlogen, molto più breve. I peli delle altre parti del corpo hanno una fase anagen breve e telogen più prolungata, altrimenti saremmo simili agli scimpanzé! Ora questo ragionamento è importante per capire il perché dell’infezione fungina che interessa il pelo, appunto le dermatofizie del pelo. Significa che i funghi per infettare il pelo, necessitano di avere peli in fase di ànagen. 

 
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Il pelo è stato attaccato dal micete: notare come si spezza e lascia dei detriti. Il micete è rappresentato in rosso.

 Una volta che un fungo ha infettato lo strato corneo (cfr micosi cutanee, esso penetra nel follicolo pilifero e discende lungo la superficie del pelo in fase anagen. Gradualmente si impossessa della corticale del pelo e arriva fino al confine tra tessuto cheratinizzato ed epidermide, nella cosiddetta frangia di Adamson. Le ife proliferano maggiormente nelle parti inferiori del pelo e sono spinte verso l’alto dal pelo che cresce. Il fungo, a seconda della specie, può infettare il pelo in due modi: ectotrix ed endotrix (cfr le tigne). Infatti può penetrare dentro il pelo (micòsi endotrix) oppure crescere all’esterno (micòsi ectotrix). Per fortuna, anche senza trattamento, il pelo cresce e, se infetto, viene eliminato col fungo stesso oppure la crescita è bloccata anche dal fatto che un pelo può essere nella fase telogen, cioè di non crescita e, quindi, non “appetibile” per il micete.  Quando però le ife del fungo, cioè le ramificazioni, hanno interessato il pelo, esso diventa fragile e si spezza facilmente, cadendo. Può residuare un puntino nero visibile nel follicolo pilifero, dovuto ai detriti del pelo.  Quando l’integrità strutturale del pelo è compromessa dall’attacco del fungo, il pelo passa dalla fase di anagen a quella di telogen, a seguito dell’infezione che si instaura nel follicolo e cade, ponendo fine al processo infettivo. Ne deriva l’alopècia, cioè la caduta del pelo. Le micosi del tipo ectotrix possono associarsi ad infiammazione, con una zona attorno al follicolo, detta kerion, ripiena di pus, oppure si possono formane vere e proprie pustole follicolari, per estesa reazione infiammatoria, che l’occhio del medico poco esperto, nel caso delle tinee barbae (cfr le tigne) può talora scambiare per processi acneici , cioè i “brufoli dei ragazzi” (cfr acne).

Dermatologia

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 Diagnosi.

La presenza di alopecia e pustole accompagnate da squame suggerisce che l’infezione è micotica, specie se il paziente è un bambino. Tuttavia è sempre opportuno escludere le infezioni batteriche quando si evidenziano le pustole. L’esame microscopico del raschiato cutaneo e dei peli può fornire ulteriori elementi, oppure anche la lampafa di Wood può aiutare nella diagnosi per le forme ectotrix di infezione. Invece nelle forme endotrix il prelievo del pelo è fondamentale perché lo studio è attuato alla  microscopia elettronica.

Alopecia dovuta ad infezione micotica di tipo ectotrix.

Terapia.

La cura, altamente specialistica, sempre da attuarsi sotto stretto controllo del medico, si avvale di antimicòtici o farmaci antifungini che si suddividono in bloccanti della moltiplicazione e distruttori dei miceti, impiegati per via orale e di applicazioni topiche. Comprendono antibiotici e altri composti attivi nel trattamento delle infezioni profonde Tra i più usati i derivati imidazolici (fluconazolo, miconazolo, itraconazolo), la terbinafina e l'anfotericina B. Un tempo trovava largo impiego la griseofulvina, oggi abbandonata perché ritenuta altamente tossica per il fegato.  

 

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