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Micòsi
del pelo o dermatofizie del pelo.
Appunti
del dott.
Claudio Italiano
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I
funghi, o micèti, possono attaccare i peli della cute. Essi sono delle
strutture cheratinizzate specializzate
che a differenza di altre presentano due fasi di crescita : anagen e
telogen. La prima si caratterizza per la crescita, cioè il pelo di
accresce, l’altra (telogen) (cfr
alopecia) è una fase di quiescenza e queste due
fasi, in genere, si alternano a seconda dei tessuti di appartenenza. Così
la barba, per esempio, è sempre in fase di anagen, cioè di crescita
veloce, mentre i capelli alternano fasi di anagen a fasi di telogen, cioè
ad una fase di accrescimento di 3-7 anni, segue una fase di tèlogen,
molto più breve. I peli delle altre parti del corpo hanno una fase
anagen breve e telogen più prolungata, altrimenti saremmo simili agli
scimpanzé! Ora questo ragionamento è importante per capire il perché
dell’infezione fungina che interessa il pelo, appunto le dermatofizie
del pelo. Significa che i funghi per infettare il pelo, necessitano di
avere peli in fase di ànagen.
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Una volta che un fungo ha infettato lo
strato corneo (cfr micosi
cutanee, esso penetra nel follicolo pilifero e discende lungo la
superficie del pelo in fase anagen. Gradualmente si impossessa della
corticale del pelo e arriva fino al confine tra tessuto cheratinizzato
ed epidermide, nella cosiddetta frangia di Adamson. Le ife proliferano
maggiormente nelle parti inferiori del pelo e sono spinte verso l’alto
dal pelo che cresce. Il fungo, a seconda della specie, può infettare il
pelo in due modi: ectotrix ed endotrix (cfr le
tigne). Infatti può penetrare dentro il pelo (micòsi endotrix)
oppure crescere all’esterno (micòsi ectotrix). Per fortuna, anche
senza trattamento, il pelo cresce e, se infetto, viene eliminato col
fungo stesso oppure la crescita è bloccata anche dal fatto che un pelo
può essere nella fase telogen, cioè di non crescita e, quindi, non
“appetibile” per il micete. Quando
però le ife del fungo, cioè le ramificazioni, hanno interessato il
pelo, esso diventa fragile e si spezza facilmente, cadendo. Può
residuare un puntino nero visibile nel follicolo pilifero, dovuto ai
detriti del pelo. Quando
l’integrità strutturale del pelo è compromessa dall’attacco del
fungo, il pelo passa dalla fase di anagen a quella di telogen, a seguito
dell’infezione che si instaura nel follicolo e cade, ponendo fine al
processo infettivo. Ne deriva l’alopècia, cioè la caduta del pelo.
Le micosi del tipo ectotrix possono associarsi ad infiammazione, con una
zona attorno al follicolo, detta kerion, ripiena di pus, oppure si
possono formane vere e proprie pustole follicolari, per estesa reazione
infiammatoria, che l’occhio del medico poco esperto, nel caso delle
tinee barbae (cfr le
tigne) può talora scambiare per processi acneici , cioè i
“brufoli dei ragazzi” (cfr acne).
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Dermatologia
Le
tigne: infezioni da funghi di cute, unghie, capelli
micosi
cutanee: come si manifestano e perchè.
Le
infezioni fungine del corpo, come e perchè.
Le
infezioni fungine del corpo: come curarle?
La
dermatite atopica: come curarla?
Diagnosi.
La
presenza di alopecia e pustole accompagnate da squame suggerisce che
l’infezione è micotica, specie se il paziente è un bambino. Tuttavia
è sempre opportuno escludere le infezioni batteriche quando si
evidenziano le pustole. L’esame microscopico del raschiato cutaneo e
dei peli può fornire ulteriori elementi, oppure anche la lampafa di
Wood può aiutare nella diagnosi per le forme ectotrix di infezione.
Invece nelle forme endotrix il prelievo del pelo è fondamentale perché
lo studio è attuato alla microscopia
elettronica.
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Terapia.
La
cura, altamente specialistica, sempre da attuarsi sotto stretto
controllo del medico, si avvale di antimicòtici
o
farmaci antifungini che si suddividono in bloccanti della
moltiplicazione e distruttori dei miceti, impiegati per via orale e di
applicazioni topiche. Comprendono antibiotici e altri composti attivi
nel trattamento delle infezioni profonde Tra i più usati i derivati
imidazolici (fluconazolo, miconazolo, itraconazolo), la
terbinafina e l'anfotericina B. Un tempo trovava largo impiego la
griseofulvina, oggi abbandonata perché ritenuta altamente tossica per
il fegato.
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