MILAZZO E LE SUE FONTI STORICHE

MILAZZO E LE SUE FONTI STORICHE

 

- Speciale ing. Domenico Ryolo parte 1 (la vita ed opere )

 -Speciale ing. Domenico Ryolo parte 2

 -Necropoli di Milazzo ed Antiquarium

- Necropoli di Mylai (VIII sec. a.C. - I sec. d.C.)

 La fondazione di Mylai rientra in quel fenomeno di grande portata storica che fu la colonizzazione greca della Sicilia. Furono i calcidesi di Zancle che intorno al 716 a.C. fondarono Mylai - Chersonesos (Ps. SCYMN. 286-288;Eus. Chron. Sub O1.16, l), sotto la spinta, secondo la storiografia moderna, di due esigenze primarie:

- assicurarsi la fertilissima piana (THEOPHR. Hist.pl. 8,2.8)

- mettere Zancle al riparo da eventuali e improvvisi attacchi alle spalle.

 

Alla luce di una ipotesi, la nuova sub colonia dovette svolgere nel VII sec. a.C., prima della fondazione di Lipàra, un ruolo molto importante costituendo con Matauros, sulla costa calabra, uno dei gangli del "sistema" creato da Zancle e Rhegion per controllare la rotta marittima settentrionale di accesso allo Stretto. Né va dimenticato che Milazzo e il suo porto costituivano uno dei pochi approdi sicuri su tale rotta. Milazzo non fu quindi una colonia di popolamento, come la calcidese Himera, sorta ai confini della Sicilia greca. Forse inizialmente emporion, ossia luogo di scambi, viene definita nelle fonti antiche frourion, con chiaro riferimento a quella che fu, da una certa epoca in poi, la sua funzione precipua: un avamposto militare di ZancIe-Messana. La sua storia è pertanto intimamente connessa quella della città dello Stretto della quale condivise le sorti. Il suo ruolo subalterno giustifica la mancanza di notizie su avvenimenti relativi alla storia e alla organizzazione interna di Mylai rispetto alla madrepatria. La dipendenza da Zancle-Messana è peraltro confermata dal fatto che, a differenza di altre subcolonie, Mylai non godette mai dell'autonomia di coniare moneta. La storia dei rapporti tra subcolonia e madrepatria, è quindi assai oscura. Un documento di eccezionale interesse è offerto da due elmi in bronzo rinvenuti nel santuario di Olimpia, doni votivi a Zeus. Essi recano due iscrizioni identiche, databili per caratteri epigrafici agli inizi del V sec. a.C., nelle quali si celebra la vittoria dei Messeni (di Anassila) sui Milazzesi (Messenioi Mulaion). L'episodio di scontro diretto con la madrepatria è probabilmente da collegare all'esilio forzato a Milazzo di quei Sami e vecchi Zanclei scacciati da Anassila, divenuto tiranno della città nel 487 a.C. E' verosimile che la vittoria riportata dai Messeni di Anassila abbia ricondotto Milazzo alla sua condizione originaria di frourion del territorio di Messana. A partire dal V sec. a.C. la storia di Mylai è scandita di ripetuti eventi bellici nei quali in realtà principale obiettivo fu sempre la conquista di Mosaico trovato nella Chiesa di San FrancescoMessana e il controllo dello Stretto.  Al tempo della spedizione ateniese in Sicilia, intorno al 427 a.C., narra Diodoro (Diod. X11,54,4-5) che Milazzo, assediata dagli Ateniesi, dopo un acerrimo combattimento, fu espugnata ed occupata. Quando poi il tiranno di Siracusa Dionisio nel 394 a.C avviò la sua politica espansionistica nella Sicilia orientale puntando chiaramente anche al dominio della costa siciliana dello Stretto, furono i Reggini che, impensieriti dal fatto che Messana si stava fortificando, trasferirono a Milazzo i superstiti di Nasso e Katane, città distrutte pochi anni prima da Dionisio, e quindi, approntato un esercito, muovendo da Milazzo attaccarono Messana. La vittoria dei Messeni. aiutati dai mercenari di Dionisio che lì erano di stanza, ebbe come immediata conseguenza la riconquista di Mllazzo e la liberazione dei Nassi (Diod.XIV 87, 3). Nel 338 a.C. Timoleonte, in guerra contro Ippone (tiranno di Messana) e Mamerco (tiranno di Katane), conquistò Mylai e, secondo quanto narra Plutarco, fu proprio in questa città che avvertì i primi sintomi della cecità (Plut. Tim. 37 ,9). Nel mese di giugno del 315 a.C. Agatocle, tiranno di Siracusa, andato a vuoto un primo tentativo di conquistare Messana, si diresse con la sua piccola flotta verso Milazzo, di cui ottenne la resa a condizione, dopo averne assediato la rocca (Diod. 19, 65, l-3). Nel 270 a.C., al tempo della guerra tra Siracusa e i Mamertini, Ierone II non riuscendo a conquistare la città dello Stretto, attaccò e prese Milazzo (Diod. 22,13,1). Egli sconfiggerà I'anno successivo i Mamertini nella battaglia del Longano, ad ovest di Milazzo. Al tempo della prima guerra punica, nel260 a.C., nelle acque vicino a Mllazzo, la flotta romana di Caio Duilio sconfisse quella cartaginese di Annibale, riportando la prima vittoria dei Romani sul mare, grazie all'espediente dei famosi rostri (Polyb 1,23;Eutr. 2,20; Oros. Hist.4,7; Ps. Aur Vict. Epit.38.1, Zon. 8, 11). Tomba di San Giovanni di Milazzo ad incenerazioneLe ultime fonti di cui possiamo disporre sono relative al periodo della guerra tra Ottaviano e Sesto Pompeo. Negli otto anni (dal 43 al 36 a.C.), durante i quali quest'ultimo controllò I'Isola, dopo l'espugnazione di Messana nel 42 a.C., Milazzo, conquistata senza combattere (Dio. Cass. 48,77,4), costituì uno dei capisaldi della difesa di Pompeo. Nel 36 a.C., quando Ottaviano decise di attaccare in forza la Sicilia, Milazzo. insieme a Tyndaris, fu espugnata grazie alla perizia di Vipsanio Agrippa. Nel momento determinante della guerra, narra Appiano, che i due eserciti si fronteggiarono nei pressi del santuario di Artemide nel territorio di Milazzo. Sappiamo ancora da Svetonio (Suet. Aug. 16,1) che Ottaviano sconfisse Pompeo nel tratto di mare fra Milazzo e Nauloco. Nel riassetto della provincia romana voluto da Augusto , Milazzo continuò a svolgere un ruolo importante, legato alla funzione del porto. Plinio (n.h.,IIl,8, 88-93), infatti, la enumera tra gli oppida.

La ricerca archeologica a Milazzo

Come molti centri a continuità di vita. Milazzo non ha conservato resti monumentali d'età greco-romana e il Castello Normanno-Svevo, di grande mole e rilevanza strategica, ha costituito negli ultimi secoli il principale monumento della città.Negli scritti a stampa dei secoli XVII-XIX, opera di storici cittadini, quali Francesco Napoli, Francesco Perdichizzi e Giuseppe Piaggia, compaiono spesso tuttavia notizie di occasionali reperimenti; si tratta di informazioni che, benché cronologicamente imprecise, hanno ancora oggi una loro validità per la ricostruzione della topografia del sito. La "necessità di esplorazioni archeologiche" non sfuggì a Paolo Orsi che, nel 1928, in viaggio verso Lipari, ebbe modo di sostare a Milazzo e, come egli scrive " di formarsi una breve idea della topografia dei luoghi, come preliminare ad ulteriori indagini".  Risale proprio a quegli anni la nomina di un "Ispettore Onorario per le Antichità e Belle Arti per il Mandamento di Milazzo", nella persona di Saverio Magistri, appassionato cultore di archeologia, che ha lasciato in un manoscritto un preciso e attento resoconto delle scoperte fortuite di quegli anni. Le prime ricerche topografiche nella Piana e il primo scavo di cui possediamo una documentazione grafica risalgono alla fine degli anni trenta. Su disposizione del nuovo Soprintendente di Siracusa e grazie anche ad un generoso contributo elargito dal Comune in occasione del Bimillenario Augusteo, tra il 1935 ed il 1937, Pietro Griffo effettuò una attenta ricognizione del territorio tra Milazzo, San Filippo del Mela e Santa Lucia. Scopo principale di tali ricognizioni era l'individuazione del sito del famoso santuario di Artemide Facellina che, secondo le fonti antiche, sorgeva tra Milazzo e Nauloco. Ryolo con la Cavalier durante gli scavi del ‘52Le ricerche non condussero all'identificazione del sito del santuario (ancora oggi è ignoto), ma il denso opuscolo tempestivamente pubblicato dallo studioso costituisce a tutt'oggi una inesauribile fonte di notizie per la conoscenza di un territorio assai urbanizzato negli ultimi decenni. Particolare interesse riveste anche I'unico scavo condotto da Griffo sulle prime balze collinari dominanti la Piana, in contrada Reilla. Esso consentì di riportare alla luce un piccolo edificio termale e di altre strutture d'età imperiale romana, unica evidenza di una villa rustica ancora oggi tutta da esplorare. Le scoperte fortuite di quegli anni nell'area del centro urbano, hanno spesso fornito la base per ulteriori e più approfondite ricerche. Ci riferiamo innanzitutto ai vasi ossuari rinvenuti a Piazza Roma (area del Monumento ai Caduti) e in Via Cumbo Borgia (Costruzione Nuova Cattedrale), primo indizio della necropoli protovillanoviana dell'Istmo; al mosaico con figura femminile casualmente affiorato all'interno dell'ex Convento di San Francesco di Paola e al tesoretto di monete bizantine recuperato durante i lavori di ristrutturazione di una abitazione di Via Umberto Primo. Il momento più importante nella storia della ricerca archeologica a Milazzo risale al secondo dopoguerra, ed è legato ai nomi di Domenico Ryolo, Luigi Bernabò e Madeleine Cavalier, che riconobbero in Milazzo uno dei siti chiave per la conoscenza delle culture preistoriche della Sicilia tirrenica, data anche la prossimità alle Isole Eolie. La fattiva collaborazione ed amicizia istituitasi con il Barone Ing. Domenico Ryolo, dal 1940 Ispettore Onorario, fu all'origine di importanti indagini archeologiche i cui risultati scientifici, resi noti inizialmente in tempestive relazioni preliminari, dovevano poi trovare adeguato spazio nel volume del 1959 (Mylai). La ricerca procedette parallelamente sulla Rocca del Castello e nel vicino Borgo, (topograficamente l'area più idonea ad accogliere l'abitato antico), e in alcuni settori di necropoli rintracciati nell'Istmo e nelle contrade Sotto Castello e San Giovanni. Se le trincee e i saggi aperti sulla rocca del Castello e nel Borgo dovevano avere esito negativo, probabilmente perchè le imponenti opere necessarie per la costruzione del Castello avevano comportato lo smantellamento di quanto restava della città classica, una messe interessantissima di dati si acquisiva con gli scavi nelle aree di seppellimento. Così nella zona dell'Istmo si riportarono alla luce due necropoli che si erano sviluppate nella stessa area,la più vicina alla rocca del Castello. Reperti della necropoli protovillanoviana di Piazza RomaLa più antica di queste, risalente alla tarda età del bronzo (XII-X sec. a.C.), era un vero e proprio campo di urne cinerarie e fu attribuita da Bernabò Brea ad un nucleo etnico proveniente dalla penisola italiana, quegli Ausoni che colonizzarono anche le Isole Eolie; la più recente era da riferire ai greci calcidesi di Zancle che le fonti antiche indicano come i fondatori di Mylai, e con i suoi corredi databili tra la fine dell'VIII e il VI sec. a.C. è ancora oggi una delle necropoli arcaiche meglio conosciute. In contrada Sotto Castello venne esplorato un lembo di una interessantissima necropoli risalente alla media età del bronzo, con tombe ad enchytrísmos (cadavere rannicchiato entro grande vaso), sotto grandi tumuli di pietrame. In contrada San Giovanni, nella Piana, si documentò parte di un settore della necropoli ellenistica della prima meta del III secolo a.C. Alla fine degli anni cinquanta l’edizione del volume Mylai da parte di Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier inseriva Milazzo a pieno titolo tra i siti archeologici più importanti dell’Isola, offrendo materiale anche per riflessioni su monumenti cruciali quali la tarda età del bronzo e i primi secoli di vita della colonia greca. Dal 1976 altre importanti indagini furono condotte dalla Sopraintendenza Archeologica di Siracusa. Per la conoscenza della citta greca ricordiamo le necropoli dell'Istmo lungo la via XX Settembre, che ha restituito alcuni corredi di particolare interesse per la conoscenza delle più antiche ceramiche importate e delle contemporanee produzioni coloniali. Risale sempre a quegli anni l’individuazione di una nuova necropoli sulla sponda occidentale dell’Istmo, databile in un momento maturo del bronzo antico (cultura di Rodì Tindari Vallelunga). A partire dal1988 ad oggi la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina ha condotto numerosi interventi nel centro urbano. Scaturiti da necessità di tutela, gli scavi hanno in genere quasi sempre acquisito carattere di indagini sistematiche, fornendo una serie di dati nuovi che significativamente integrano e arricchiscono quelli editi.  In sintesi ricordiamo: l'individuazione, lungo le pendici nord-orientali del Castello delle prime strutture abitative risalenti a vari momenti dell'età del Bronzo, tra le quali si impone per lo stato  di conservazione una grande capanna ovale inquadrabile in un momento evoluto della cultura di Capo Graziano lo scavo in estensione della necropoli arcaica classica di Mylai in contrada San Giovanni; I'indagine in contrada Parco Nuovo di alcuni ambienti di una villa rustica della prima età imperiale; I'esplorazione in contrada Vaccarella di parte di un complesso destinato alla lavorazione del pesce databile in età imperiale romana e di strutture abitative d’epoca tardo antica; lo scavo di un settore della necropoli tardo-romana e bizantina lungo la Via Cumbo Borgia.

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