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I NUOVI FARMACI ORALI PER IL DIABETE: UNA SCOMMESSA PER IL FUTURO COSA C'E' DI NUOVO SOTTO IL CIELO TERAPEUTICO?
a cura del dott. Claudio Italiano
Come funzionano?
Il principio attivo di
sitagliptin, è quello di inibire la dipeptidil-peptidasi (DPP-4), un
enzima localizzato nei capillari intestinali
e lo stesso dicasi per vildagliptin. Agiscono, cioè, inibendo la
degradazione di ormoni detti "incretine" nell’organismo. Le
incretine, sono sostanze utili all'organismo, specie nel diabetico,
perchè vengono rilasciate nel sangue
dopo un pasto e stimolano fisiologicamente il pancreas a produrre più insulina,
dopo l'assunzione dei carboidrati per os. Aumentano
così facendo il livello delle incretine nel sangue, che altrimenti si
degraderebbero nel giro di qualche minuto. Sitagliptin e vildagliptin quindi, non funzionano quando la
concentrazione di glucosio nel sangue è bassa. Essi riducono inoltre la
quantità di zuccheri prodotti dal fegato accrescendo i livelli di
insulina e diminuendo i livelli dell’ormone
glucagone. Assieme, questi processi riducono il tasso di glucosio nel sangue
e contribuiscono al controllo del diabete di tipo 2.
In tutti gli studi il principale parametro dell’efficacia era la
variazione della concentrazione nel
sangue di una sostanza denominata emoglobina glicosilata (HbA1c), che dà un’indicazione
dell’efficacia del controllo del glucosio ematico. Ma si potrebbe
obiettivare che ciò è possibile anche con una dieta drastica e con
esercizio fisico! Così il tasso di HbA1c dello 0,70% (dal 7,96% al 7,26%)
dopo 24 settimane di trattamento; nei pazienti trattati
con placebo si è osservata invece una riduzione dello 0,08%. In
combinazione con pioglitazone, sitagliptin a
100 mg riduceva il tasso di HbA1c dello 0,88% dopo 24 settimane rispetto
allo 0,18% osservato nei pazienti
trattati con placebo. Nello studio che metteva a confronto sitagliptin e glipizide
in associazione a metformina, inizialmente glipizide era più efficace di
sitagliptin nell’abbattere i livelli
ematici di HbA1c. Tuttavia, nei pazienti che hanno continuato ad assumere
sitagliptin o glipizide, dopo un anno di
trattamento l’efficacia dei due farmaci è In risultata simile. L’uso di vildagliptin non è
raccomandato nei pazienti con problemi renali moderati o gravi o nei
pazienti in emodialisi con malattia renale allo stadio terminale e nei
pazienti con problemi epatici.
Il farmaco deve essere usato con cautela nei pazienti di età superiore ai
75 anni, anche se non c'è assoluta controindicazione.
In tutti gli studi, il principale parametro dell’efficacia era la
variazione della concentrazione nel sangue dell’emoglobina glicosilata (
HbA1c ), che dà un’indicazione dell’efficacia del controllo del
glucosio ematico.
In monoterapia vidagliptin ha determinato una riduzione dei livelli di HbA1c di circa
l’1% da un livello di partenza dell’8% dopo 24 settimane, ma è
risultato meno efficace di Metformina o Rosiglitazone. In terapia
aggiuntiva a un precedente trattamento per il diabete di tipo 2,
vidagliptin è
risultato più efficace del placebo nel ridurre i livelli di HbA1c.
La dose giornaliera di 100 mg, in associazione con Metformina e
Pioglitazone ( Actos ), si è rivelata più efficace della dose da 50 mg,
determinando una riduzione dei livelli di HbA1c compresa tra lo 0,8 e l’1,0%.
In associazione con Glimepiride ( Amaryl ), entrambe le dosi giornaliere
da 50 e 100 mg hanno indotto una riduzione dello 0,6% circa. Al contrario,
nei pazienti che hanno aggiunto placebo al trattamento precedente si sono
osservate variazioni più modeste del livello di HbA1c, comprese tra una
diminuzione dello 0,3% ed un aumento dello 0,2%. Per approfondire il tema della cura del diabete: cura del diabete
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