Il paziente settico

L’INDIVIDUAZIONE DEL PAZIENTE SETTICO

 

Le infezioni rappresentano una delle principali cause d’ammissione nei reparti di Terapia Intensiva, sia per i pazienti provenienti dall’interno dell’ospedale che per i pazienti provenienti dalla comunità. Inoltre i pazienti che vengono ricoverati a seguito di traumi, ipossiemia, stati di shock, insufficienza renale, patologie neuromuscolari con compromissione della deglutizione, presentano un alto rischio di sviluppare un’infezione durante il periodo di degenza. Il rischio si eleva ulteriormente quando diventa necessario procedere a manovre diagnostico-terapeutiche invasive e ogniqualvolta si utilizzino presidi quali tubo endotracheale, sondini, cateteri vescicali, cateteri vascolari e sistemi di monitoraggio cruenti’. Il 52% dei pazienti ammessi in Terapia Intensiva presenta, già al momento del ricovero, un quadro di sindrome della risposta infiammatoria sistemica (systemic inflammatory response syndrome, SIRS). La SIRS non è altro che un insieme di segni e sintomi che l’organismo umano mette in atto quando si trova a dover fronteggiare un’aggressione esterna; è caratterizzata dal riscontro concomitante di almeno 2 delle seguenti condizioni:

 

- febbre >38°C;

- ipotermia < 36°C;

- tachicardia >90 bpm;

- polipnea >20 atti/min con pCO <32 mmHg;

- leucocitosi o leucopenia (>12 000 mm o <4 000 mm)

Le condizioni cliniche che portano all’insorgenza della SIRS sono varie e solamente il rapido riconoscimento dei segni sopra elencati può bloccare l’evoluzione verso un quadro clinico molto più grave: quello del la sepsi. La sepsi (SIRS + infezione) si può definire come quella serie di condizioni cliniche determinate dalla reazione immunitaria contro un agente patogeno che determina un susseguirsi di reazioni pro-infiammatorie e pro coagulative che sfociano in una coagulopatia sistemica, la cui manifestazione più grave è la coagulazione intravascolare disseminata (CID). Il primo organo bersaglio di un qualsiasi processo settico è l’endotelio vascolare la cui alterazione porta alla formazione di microtrombi, con conseguente occlusione dei capillari, ipossia e necrosi tessutale. Si innesca, quindi, un circolo vizioso sistemico che evolve in breve tempo verso condizioni di progressiva gravità; rapidamente, infatti, dalla sepsi si passa a un quadro di sepsi severa (sepsi + danno d’organo), in cui si manifesta l’insufficienza viscerale. L’estrema gravità è rappresentata dallo shock settico (sepsi severa + ipotensione + farmaci vasoattivi) espressione di insufficienza multiorgano (multi organ dysfunction syndrome, MODS). In questi ultimi anni, il problema delle infezioni ospedaliere è passato da un interesse marginale a un ruolo di primo piano nelle Aziende Sanitarie e nelle case farmaceutiche. Questo interesse, tuttora in aumento, ha seguito l’evoluzione delle conoscenze nel campo delle infezioni in genere e in particolare dei processi settici; l’attenzione che attualmente si pone in questo campo rispecchia l’attualità del problema negli ospedali, i quali stanno impiegando risorse sempre più importanti e mirate per la lotta a questo problema. Basti pensare all’impegno degli enti ospedalieri nell’istituzione di corsi di formazione per il personale sanitario, i meeting e congressi che trattano tale argomento e allo studio, da parte delle ditte farmaceutiche, di nuovi farmaci atti a contrastare e ridurre le complicanze della sepsi.

Osservando dati epidemiologici relativi al problema della sepsi e delle sue complicanze, è possibile osservare come essa rappresenti una causa di mortalità molto elevata nelle Unità di Terapia Intensiva mondiali, con un tasso che oscilla dal 30% al 50%

La sepsi mostra, nelle Terapie Intensive italiane, il seguente andamento (Tabella I)

Inoltre nel prossimo futuro è lecito attendersi un incremento dell’incidenza di tale malattia a seguito di:

TABELLA I. — Andamento della sepsi nelle terapie intensive in Italia.

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Sepsi
Sepsi severa
Shock settico

Incidenza
27,9%
11,6%
6,1%

Mortalità
36%
52%
81%

 
— aumento della sopravvivenza dei pazienti maggiormente a rischio di sepsi (diabetici, immunodepressi, neoplastici, pazienti affetti da patologie croniche);

— migliore sopravvivenza dei neonati prematuri;

— invecchiamento della popolazione;

— maggior utilizzo di strumenti invasivi;

— aumento della resistenza degli antibiotici;

— aumento delle infezioni ospedaliere.

Non da ultimo bisogna ricordare l’ingente spesa sanitaria; è infatti stato stimato un costo di 23 000 Euro per il trattamento di ogni paziente affetto da sepsi severa in Europa.

L’infermiere svolge un ruolo fondamenta le nel tempestivo riconoscimento dei segni e sintomi della SIRS, attraverso un attento e continuo monitoraggio delle funzioni vitali della persona assistita.

In tal modo concorre all’inquadramento diagnostico del paziente e all’inizio di una terapia mirata

Nella pratica assistenziale quotidiana, secondo la nostra esperienza, possono essere d’aiuto schemi riassuntivi riguardanti i segni della SIRS e i sintomi del danno d’organo. 

paziente settico parte 2

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