Il peeling al RED PEEL

Il peeling al RED PEEL

A cura del dr. Fabio Ginoprelli,  Specialista in Dermatologia

Questo peeling nasce dall’esigenza di soddisfare le sempre più esigenti richieste di pazienti inseriti nella frenetica vita sociale odierna, che non permette di assentarsi dagli impegni programmati e che nello stesso tempo esige una presenza sempre più fresca e giovanile della propria pelleDalla recente ricerca farmacologia e clinica è nato un nuovo trattamento peeling per soddisfare le richieste dei pazienti affetti da ACNE ED ESITI CICATRIZIALI, IPERPIGMENTAZIONE, FOTOINVECCHIAMENTO E INVECCHIAMENTO CUTANEO (microrughe), SMAGLIATURE E CICATRICI. Questo peeling deriva dalla forza antiossidante e lenitiva di alcune sostanze contenute nelle Arance Rosse di Sicilia (antocianine) unita al potere dell’acido piruvico, potente ‘spazzino’ dell’epidermide e dotato di potere rigenerante a carico del collagene . Le pagine che seguono illustrano il suo utilizzo, preceduto da una breve introduzione sul peeling in generale.

 

INTRODUZIONE

 La pelle è un organo dinamico. Ogni giorno a livello dello strato basale dell’epidermide nuove cellule si generano e incominciano la loro risalita verso lo strato corneo superficiale e si sostituiscono alle vecchie che si staccano dal basso. Questa microesfoliazione avviene continuamente senza che noi lo percepiamo.Il peeling chimico è una tecnica medico-estetica che serve ad accelerare questo rinnovamento, facendo staccare velocemente larghe falde di pelle attraverso l’uso di un agente chimico che viene applicato sulla superficie cutanea. Si verifica così un vero e proprio rinnovamento della pelle, l’epidermide vecchia è sostituita con una nuova, più luminosa, più omogenea e più fresca.

La tecnica peeling consiste nell’applicazione di una o più sostanze chimiche irritanti ed esfolianti sulla cute, con conseguente distruzione e successiva rigenerazione di porzioni dell’epidermide e/o del derma.
I peeling chimici possono essere classificati in base alla loro profondità di azione in peeling:
1) superficiali
2) medi
3) profondi.
1. nel peeling superficiale vi è una diminuita coesione tra corneociti e cheratinociti contigui degli strati dell’epidermide superficiale, con rimozione dello strato corneo e conseguente stimolazione della crescita epidermica;
2. il peeling di media profondità è caratterizzato dalla distruzione specifica e conseguente asportazione di strati epidermici più profondi, con conseguente rigenerazione di tessuto "normale";
3. nel peeling profondo, la reazione infiammatoria arriva fino al derma, dove si verifica una coagulazione della struttura proteica delle cellule (frosting) e conseguente stimolazione dei fibroblasti alla produzione di fibre collagene, elastina e glicoproteine.
Il livello di profondità dipende sia dal tipo di sostanza impiegata sia dalla sua concentrazione e dal tempo di applicazione.
Maggiore è la profondità di azione della sostanza impiegata e più evidente sarà il risultato che ci si potrà aspettare, ma maggiore sarà anche il rischio di complicanze post-peeling (1).
 

Che cosa possono fare i peeling?

Correggere il danno da sole (FOTOINVECCHIAMENTO), rendere più piane le cicatrici lievi, combattere le discromie pigmentarie (macchie scure della pelle), attenuare le rughe sottili, nell’acne attiva si ha una più rapida risoluzione del problema e minori probabilità di generare cicatrici. E’ INOLTRE MOLTO ATTIVO NEL LEVIGARE E RIMODELLARE GLI ESITI CICATRIZIALI DELL’ACNE.


 Che cosa non possono fare i peeling?
Migliorare la lassità della cute, rimuovere le rughe profonde, cancellare le cicatrici profonde, rimuovere i piccoli vasi lesi del viso. La molecola più conosciuta utilizzata come agente chimico dei peeling è stata fino ad oggi l’acido glicolico. Le tendenze attuali tuttavia si stanno rivolgendo a prodotti più maneggevoli, più rapidi e che non lascino alcun segno evidente nell’immediato post-peeling, senza che il paziente debba sospendere le proprie attività sociali. In questo senso hanno preso piede nuove molecole, come ad esempio l’acido PIRUVICO il cui successo é collegato direttamente al crescente bisogno da parte del paziente di migliorare, in tempi veloci, il proprio aspetto estetico.   Recentemente si é cercato di andare oltre, e potenziare ancora di più l’azione del peeling tradizionale, associando alle molecole base nuove sostanze dermofunzionali capaci di stimolare a livello dermico, la sintesi di quelle macromolecole la cui alterazione quali-quantitativa é una delle cause dell’invecchiamento cutaneo. La tecnica è semplice o complicata a seconda del caso clinico da trattare, è, sempre comunque molto importante seguire la prescrizione medica successiva al peeling, pena un totale invalidamento del risultato.


Il RED PEEL

Il red-peel è un nuovo concetto di peeling costituito da 3 sostanze attive fondamentali: in dermatologia:
v Acido Piruvico
v Retinolo
v Antiossidanti (ROC complesso derivato dalle arance rosse )
Fino ad oggi, la tecnica peeling è stata utilizzata esclusivamente per i suoi soli benefici primari e secondari dell'esfoliazione.
Il RED PEEL può essere considerato come primo rappresentante di una nuova generazione di peelings medicali nel quale l'esfoliazione modifica l'impermeabilità degli strati cornei al fine di permettere la penetrazione profonda degli agenti terapeutici.
Ogni peeling genera una reazione infiammatoria e sprigiona radicali liberi, immediatamente assorbiti dalle strutture nobili della pelle che vengono così danneggiate.
La presenza di antiradicali liberi al momento stesso della loro produzione nella pelle permette di migliorare i risultati in maniera clinicamente notevole.
In più, numerosi vantaggi sono da accreditare a questo nuovo trattamento:
Assenza di tossicità, nessuna sorveglianza biologica né monitoraggio sono necessari.  L'agente esfoliante consiste in una soluzione stabilizzata di Acido Piruvico al 50% + ROC che cattura i radicali liberi al momento stesso della loro produzione. Questa cattura e' un elemento decisivo nella rapidità della rigenerazione cutanea. La semplicità di applicazione è estrema Assenza di dolore: nessun tipo di anestesia o sedativo sono necessari, anche per i pazienti più paurosi. L'applicazione della fase II lascia subito una sensazione di riscaldamento transitoria, seguita da una rapida risoluzione dell’eritema. Nessun problema nella vita di società: si nota solo una leggera desquamazione (al 3°-4° giorno) facile da nascondere, aiutando questa desquamazione con l'applicazione di una crema lenitiva idratante.  Complicazioni rarissime. Gli eventuali e rari effetti secondari (Iperpigmentazione, per esempio) peraltro sempre transitori sono risolti con una sessione supplementare di peeling.  Le cure post peeling si riassumono in una o due applicazioni giornaliere di una crema adattata al problema del paziente.


CARATTERISTICHE GENERALI DELL'ACIDO PIRUVICO


 L’ acido piruvico è un α-chetoacido a tre atomi di carbonio che si differenzia dagli α-idrossiacidi (ed in particolare dall’acido lattico) per la presenza di un gruppo chetonico al posto di quello idrossilico (CH3-CO-COOH). L’acido piruvico si converte nel suo α -idrossiacido corrispondente (acido lattico CH3-CHOH-COOH) e viceversa, ma la presenza del gruppo chetonico gli conferisce proprietà particolari come ad esempio una potenza maggiore quando viene utilizzato nei peeling chimici. Infatti, il pKa (logaritmo della costante di dissociazione di un acido, cioè il valore che esprime la potenza dell’acido stesso) dell’acido piruvico (pKa = 2.89) è più basso rispetto a quello dell’acido glicolico (pKa = 3.83) e quindi dal momento che più basso è il pKa, più forte è l’acido, l’acido piruvico è un acido più forte dell’acido glicolico. In concentrazioni superiori al 50% l’acido piruvico risulta essere molto potente e può penetrare rapidamente in profondità. La potenza dell’acido piruvico viene modificata dalla natura chimica del solvente, ed in particolare dal bilanciamento fra il contenuto in acqua, in grado di ridurne la potenza, e il solvente stesso. L’acido piruvico può essere pertanto utilizzabile in concentrazioni più basse (50%) per tempi brevi (1-2 minuti) per effettuare peeling superficiali. Qualora si applichino più strati per tempi più lunghi (> 2-3 minuti) è possibile anche per concentrazioni più basse (intorno al 50%) avere "frosting", cioè lo sbiancamento della pelle che indica la penetrazione a livello del derma papillare. L’azione topica dell’acido piruvico si esplica a livello sia dell’epidermide che del derma papillare e dei follicoli pilo-sebacei. In particolare, l’acido piruvico provoca una diminuzione della coesione dei cheratinociti adiacenti, con conseguente distacco e assottigliamento dello strato corneo. Aumentando la concentrazione e/o il tempo di applicazione, l’acido penetra più profondamente fino a provocare un distacco dermo-epidermico (evidenziabile con il frost) e a produrre una stimolazione a livello dermico con sintesi di nuove fibre collagene, elastiche e glicoproteine.  Da uno studio condotto da Moy et al. su biopsie ottenute da pelle trattata con diversi agenti per peeling chimici (acido glicolico, acido lattico, acido piruvico, fenolo, acido tricloroacetico e soluzione di Baker-Gordon) è stato dimostrato che l’infiltrato infiammatorio e la necrosi dermica provocate dall’applicazione di acido piruvico erano paragonabili a quelle indotte da acido glicolico e lattico, mentre il rimodellamento dermico era paragonabile a quello ottenuto dopo applicazione di acido tricloroacetico. Da un punto di vista clinico il peeling superficiale con l’acido piruvico risulta più accettabile per il paziente in quanto induce un eritema fugace ed una lieve desquamazione furfuracea che compare dopo circa 24/48 ore che non compromette la vita di relazione del paziente. L’acido piruvico ha mostrato di avere oltre alla capacità dermoplastica e cheratolitica anche proprietà sebostatiche e antimicrobiche. In virtù di tali capacità il suo impiego è indicato in caso di photoaging, rughe superficiali, iperpigmentazioni localizzate, cheratosi attiniche, discheratosi e ipercheratosi circoscritte, dermatite seborroica, acne in fase attiva ed esiti cicatriziali.
 

ESTRATTO DI ARANCE ROSSE DI SICILIA (ROC)

Le antocianine (dal greco “Anthos” e “Cyanos”, ovvero “fiore azzurro”) sono dei pigmenti vegetali appartenenti alla classe dei flavonoidi, particolarmente presenti nelle arance rosse di Sicilia, cui donano il caratteristico colore rosso sanguigno. Le proprietà terapeutiche di questi composti sono state dimostrate fin dagli inizi degli anni 60. Negli ultimi anni, è stata dimostrata le capacità delle antocianine di comportarsi da “spazzini” di radicali liberi, rivelandosi tra i più efficaci antiossidanti conosciuti in natura, secondo alcuni autori addirittura superiori al tocoferolo (vitamina E) ed all’acido ascorbico (vitamina C). In particolare, la cianidina è dotata di una marcata attività antiossidante nei confronti dell'autoossidazione dell'acido linoleico (importante componente cellulare ma anche bersaglio fondamentale dell'aggressione dei radicali liberi) e possiede, rispetto ad altre antocianine, la più alta capacità di assorbimento dei radicali liberi.
Le antocianine hanno inoltre dimostrato una loro interferenza positiva sulla biosintesi e mantenimento del collagene e della elastina (le due proteine costituenti il tessuto connettivo) e di sopprimere la crescita "in vitro" di cellule tumorali.   Questi pigmenti svolgono anche una efficace azione di protezione delle pareti dei vasi sanguigni (favorendo una buona circolazione), ed assolvono ad altri importanti ruoli fisiologici, tra cui quello di modulatori della resistenza e della permeabilità dei capillari, di vasodilatatori ed antiaggreganti. Diversi studi dimostrano che le antocianine ed i flavonoidi contenuti nelle Arance Rosse di Sicilia, se somministrati per via topica, possono prevenire il danno cutaneo dovuto alle radiazioni UV (photoaging) e grazie alla loro capacità di poter permeare facilmente lo strato corneo (principale barriera contro la penetrazione di sostanze esogene) riescono a svolgere la loro funzione negli strati più profondi della pelle.
 

 RETINOLO MICROINCAPSULATO IN CICLODESTRINA

 
Il retinolo contenuto nella fase 2 del red peel, svolge efficacemente le sue proprietà antiossidanti e di modulazione dell’attività dei fibroblasti, direttamente negli strati più profondi dell’epidermide.  Si ha quindi un’azione rapida, di intensità paragonabile a quella dell’acido retinico, senza però di questo, avere i ben noti effetti collaterali. L’acido retinico agisce da ormone morfogenetico ed è in grado di svolgere molteplici attività a livello dei singoli stipiti cellulari che compongono la cute. Giunto all’interno della cellula, viene trasportato nel nucleo e qui è in grado di attivare l’espressione di specifici geni che regolano la crescita e la differenziazione della cellula stessa. L’acido retinico è in grado di svolgere sia azione stimolante sia inibente, in rapporto alle condizioni della cellula che ne riceve lo stimolo. I melanociti risentono anch’essi dell’azione dell’acido retinico. È noto che uno dei danni del fotoinvecchiamento è la produzione di granuli di melanina di dimensioni superiori alla norma che si vanno ad ammassare nei cheratinociti. È stato dimostrato che dopo trattamento con acido retinico i granuli di melanina tornano di dimensioni normali.
 

INDICAZIONI DEL RED PEEL

Le indicazioni principali sono:
1. gli esiti cicatriziali dell’acne
2. le cheratosi attiniche
3. le discheratosi
4. le iperpigmentazioni post-infiammatorie e post attiniche
5. il cloasma
6. le rughe superficiali
7. acne in fase attiva
 

MODALITA' D'USO DEL RED PEEL

Il RED PEEL è COMPOSTO DA 2 FASI ed è applicato esclusivamente dal medico specialista nel suo ambulatorio.  E’ consigliabile effettuare una preparazione di circa una settimana prima del peeling utilizzando creme a base di antiossidanti ed acido piruvico . Una seduta con Red Peel può essere ripetuta ogni 10-15 giorni, per un periodo variabile secondo i casi e le indicazioni, fino al raggiungimento del risultato desiderato.
 
UTILIZZO DELLA FASE 1
Prima di procedere all’applicazione del peeling è consigliabile effettuare una profonda pulizia della pelle. L’applicazione del RED PEEL può essere effettuata con un pennellino o un cotton-fioc. Una volta che l’acido è stato applicato sull’intera superficie da trattare, sarà il medico a stabilire se è opportuno attendere alcuni secondi o pochi minuti prima di neutralizzare l’azione del peeling. Indicazioni circa la profondità d’azione si hanno osservando la comparsa di un intenso ma fugace eritema e/o la comparsa di un "frost" (che si manifesta con lo sbiancamento della zona); esso indica l’avvenuta epidermolisi.  Durante l’applicazione, i pazienti possono lamentare una sensazione di bruciore, anche intenso, che scompare rapidamente (pochi secondi).
E’ opportuno utilizzare a tale scopo un piccolo ventilatore portatile per minimizzare gli effetti indesiderati sia per il paziente che per l’operatore. I vapori emessi dall’acido sono pungenti e talvolta possono essere irritanti per le mucose.  Il Red Peel viene neutralizzato con una soluzione a pH alcalino, in genere soluzione acquosa di bicarbonato di sodio al 10%, preparata al momento
 
APPLICAZIONE DELLA FASE 2
 
L’applicazione di questa fase è a discrezione del medico esecutore. Egli può utilizzarla sia durante l’applicazione della fase 1, prima della neutralizzazione, sia pochi secondi dopo la neutralizzazione.  Utilizzo della fase 2 prima della neutralizzazione: questa tecnica va utilizzata nei casi più difficili, come ad esempio le ipercromie, le smagliature o gli esiti cicatriziali. Durante l’azione della fase I, poco prima della neutralizzazione, applicare la fase 2 con una garza (o con un pennellino o cotton-fioc). Neutralizzare quindi con la soluzione di sodio bicarbonato.   Utilizzo della fase 2 dopo la neutralizzazione: questa tecnica va utilizzata nei soggetti più sensibili. Dopo avere neutralizzato l’azione della fase I, asciugato l’eccesso di soluzione neutralizzante con una garza, applicare la fase 2 con un pennellino o cotton-fioc. Lasciare asciugare, quindi procedere con l’applicazione di una crema idratante. All’applicazione segue sempre l’utilizzo di una crema lenitiva ed idratante, per facilitare i processi riparativi.  Nei giorni successivi al peeling si possono verificare sia una lieve desquamazione sia delle piccole crosticine circoscritte e transitorie. Tutto ciò è in relazione alle modalità di applicazione ed alla risposta individuale del paziente.
 
 
EFFETTI COLLATERALI
 
Il Red Peel viene generalmente ben tollerato, senza mostrare effetti collaterali sistemici. A livello locale l’applicazione è associata ad una immediata ed intensa sensazione di bruciore, facilmente sopportabile e di rapida scomparsa. Nei giorni successivi al peeling può verificarsi una transitoria desquamazione del viso e, raramente, solo i pazienti con fototipo più scuro possono andare incontro ad iperpigmentazione temporanea. E’ sconsigliato l’utilizzo del Red Peel in soggetti che in atto dell’applicazione presentano infezioni virali (herpes simplex ) o reazioni allergiche.
   
TRATTAMENTO POST-PEELING
 
Nei giorni seguenti all’esecuzione del peeling è utile applicare al mattino una crema lenitiva ed idratante, ricca di vitamina F, e con una buona protezione solare. Questo per facilitare i processi riparativi e per evitare iperpigmentazioni da radiazioni UV. Dopo circa una settimana il paziente può riprendere l’applicazione serale delle creme contenenti α –idrossiacidi o acido piruvico.  In caso di esagerata reazione individuale sarà il medico operatore a decidere se utilizzare creme a base di antinfiammatori steroidei. Mai tirare o grattare la pelle in fase desquamativa. Questo può prolungare il processo di riparazione e favorire l’iperpigmentazione transitoria della cute.
 
 
AVVERTENZE
 
Le informazioni contenute in queste linee guida sono solo indicative e non escludono che il prodotto debba essere utilizzato con la cautela e la perizia propria dell’operatore specializzato.
L’utilizzatore si assume pertanto la responsabilità esclusiva per l’uso scorretto o comunque imprudente del prodotto.
 

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