Desiderio e calo del desiderio

LA MANCANZA DI DESIDERIO ED IL SISTEMA DOPAMINERGICO.

 

Appunti del dott. Claudio Italiano

Importanza dei sistema dopaminergico, alla base della vita neurovegetativa.

 

Infatti il sistema dopaminergico è una parte del nostro cervello che se non funziona si determina un calo del tono dell'umore e della percezione di gratificazione in genere e delle pulsioni, comprese quelle sessuali.  Infatti a chi di noi non è capitato di essere giù di umore, di non avere voglia di fare nulla, ma non quella svogliatezza di chi ha lavorato tanto e si vuole riposare, ma la mancanza vera e propria di energia psichica, per cui il mondo assume un colore grigio e perfino la voglia di sessualità si spegne.

Da cosa dipende il piacere, inteso come motore e gratificazione di tutte le azioni, sesso compreso?

 

Sistema corticomesolimbico, nucleo accumbensIl sistema dopaminergico centrale è quella parte del cervello, situata alla base dello stesso, nella parte dell'istinto e neurovegetativa, deputata alla percezione del piacere ed alla memoria di esso, nel senso che ciò che ci piace ci fa anche fremere dal desiderio di realizzare ancora l’esperienza piacevole!  Il neurone che trasmette la sensazione del piacere è, per fare capire a voi il concetto, come una specie di filo elettrico che termina con una specie di bottone; a livello del bottone esiste uno spazio detto intersinaptico, (significa spazio tra l’unione dal greco inter e siunapto), dove il primo neurone libera la dopamina; ebbene la sostanza esplica l’azione che è quella di dare la “sensazione di piacere”, ma poi viene degradata, poiché esiste un altro recettore, cioè un sito di regolazione che “capisce” quanta dopamina è stata liberata e dice “stop”, basta liberazione di sostanza. Ebbene, si è visto che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la dismissione di sostanza e la trasmissione del piacere si incrementa! Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più sostanza del piacere è possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico.

 

I recettori del piacere D1 e D2, che regola il reuptake, cioè il riassorbimento. Se lo si blocca continua la trasmissione del piacere, vedi farmaci come la levosulpiride per la depressione.

Vi sono almeno quattro vie principali di trasmissione dopaminergica, ma due di queste sono particolarmente pertinenti all’argomento del presente lavoro: la via nigrostriatale, che connette la pars compacta della substantia nigra situata nel mesencefalo con lo striato e ha un ruolo essenziale nel controllo del movimento; la via mesolimbicocorticale, è quella che a noi interessa, poiché è coinvolta principalmente nei comportamenti emozionali e nei meccanismi di gratificazione e di dipendenza, giocando perciò un ruolo nel meccanismo di piacere delle droghe ma anche del sesso! Questa via connette l’area ventrale del tegumento (VTA) nel mesencefalo al nucleus accumbens e al tubercolo olfattorio, sicchè cìè un connubio fra sessualità, piacere ed odore del partner, e ciò è parte integrante del sistema limbico (via mesolimbica), così come dalla stessa VTA proietta alla corteccia frontale (via mesocorticale), che riveste maggiore interesse per il ruolo della dopamina nei disturbi dell’umore. L’attivazione dei recettori presinaptici, i cosiddetti autorecettori, produce un’inibizione del neurone dopaminergico riducendone l’attività elettrica, la sintesi e il rilascio di dopamina. È pertanto logico che sostanze che attivano questi recettori deprimano la funzione  dopaminergica, mentre quelle che ne impediscono la funzione (antagonisti), come l’amisulpride, potenziano la trasmissione dopaminergica.

(cfr anche :Le radici dello stress La depressione e l'umore   L'insonnia)

Il desiderio, la motivazione ad agire e la sensazione del piacere sono associati alla liberazione di dopamina

 

Numerose evidenze sperimentali nel ratto suggeriscono che il desiderio, la motivazione ad agire per ottenere una ricompensa e il piacere (ovvero l’euforia) che ne consegue sono direttamente associati a un aumento dei livelli extracellulari di dopamina nel sistema mesolimbico.  cavieNell’animale da esperimento ciò accade sia per il cibo, sia per la gratificazione a seguito di assunzione di droghe (per esempio cocaina, alcool, eroina ecc), sia per stimoli sessuali. Lesioni che distruggono i neuroni dopaminergici o impediscono la trasmissione dopaminergica mediata dai recettori D1 e D2 nell’accumbens sopprimono   l’autosomministrazione di cocaina. Estendendo il concetto all’adulto, esistono dei soggetti depressi che, pur di gratificarsi, fanno cose strane, come avere più relazioni con le donne p giocare d’azzardo!    In un interessante modello sperimentale  un ratto maschio adulto, sessualmente attivo, vede o sente l’odore di un ratto femmina in estro e impara rapidamente ad azionare una leva nella gabbia per aprire una porta che dà accesso alla gabbia in cui si trova la compagna.  Questo comportamento è associato a un aumento della liberazione di dopamina nel nucleus accumbens, che comincia appena il maschio intravede o sente il “profumo” della femmina ricettiva; tale incremento è anche superiore quando la porta viene aperta e continua durante tutto l’atto sessuale. I livelli di dopamina cadono quando il ratto è esaurito sessualmente. Un nuovo aumento nel rilascio di dopamina si rileva qualora, e solo se, al ratto maschio venga presentata una nuova femmina ricettiva. Lesioni dirette ai neuroni del nucleus accumbens che distruggano la trasmissione dopaminergica sopprimono il comportamento che porta ad accedere alla femmina .Si ritiene, pertanto, che la liberazione di dopamina sia associata al desiderio e alla motivazione, non però all’atto sessuale in se stesso. 
Lo stress, il senso di disperazione e la perdita di speranza sono associati a una caduta nei livelli di dopamina

Ratti esposti a uno stress leggero ma ripetuto nel tempo mostrano una ridotta capacità di rispondere alle gratificazioni, che viene considerata un segno assimilabile all’anedonia nell’uomo, un sintomo specifico di depressione. Questo comportamento è associato a una riduzione delle risposte mediate dai recettori dopaminergici di tipo D2/D3 nel nucleus accumbens.

Depressione e dopamina sembra essere associata alle funzioni cognitive

 

Più di vent’anni or sono Paul MacLean stabilì che alcuni comportamenti di base innumerose specie animali sembravano controllati dalla dopamina. Egli rilevò che animali senza dopamina non corteggiavano, non si accoppiavano, non si alimentavano né bevevano, non avevano alcun interesse a raggrupparsi socialmente o a stabilire e difendere un territorio. In presenza di un deficit dopaminergico i mammiferi, e solo loro, non giocavano neppure. Per condurre a termine simili comportamenti gli animali devono non soltanto ricercare attivamente ciò di cui hanno bisogno, ma altresì sentire come piacevole l’esperienza che hanno compiuto e soprattutto ricordarla, in modo da essere motivati a ripeterla. È interessante notare che, nella depressione, le funzioni cognitive – tra cui la memoria di lavoro, la pianificazione dell’azione, l’elaborazione e la fluenza verbale – appaiono deficitarie. Sembra quindi che la funzione dopaminergica non possa essere riferita solo al desiderio e alla motivazione, ma anche ad altre capacità cognitive superiori.

Il blocco del recettore dopaminergico D2 prodotto dall’amisulpride induce un aumento selettivo della dopamina nell’area limbica

 

L’amisulpride è una benzamide sostituita che a bassi dosaggi (50 mg/die) migliora la trasmissione dopaminergica, grazie a un’azione antagonista sull’autorecettore D2/D3. A differenza di altri antagonisti per i recettori D2, come gli antipsicotici (ad esempio aloperidolo), l’amisulpride presenta una maggiore affinità per i D3 rispetto ai D2 (rapporto D3/D2 per amisulpride: 2,65; rapporto D3/D2 per aloperidolo: 0,84.

 

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