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La chiave
di lettura della cardiopatia ischemica.
appunti congressuali del dott.
Claudio Italiano
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E’ noto da tempo che la
causa più frequente delle cardiopatie ischemiche è rappresentata dall’aterosclerosi
coronaria e che la rottura della placca con trombi sovrapposti è una
delle cause principali alla base della sindrome coronaria acuta e dell’angina
instabile e dell’infarto miocardio e della morte improvvisa. Il problema
è capire perché la placca, dopo anni di crescita silente, ad un certo
punto dia origine ad eventi trombotici? L’aterosclerosi sarebbe una
malattia meno grave se si potessero prevenire rottura della placca e
trombosi. Ed è per questo motivo che l’attenzione si è spostata oggi
sulla fisiopatologia dell’evento coronario acuto, se esistano o meno
delle predisposizioni a che una placca "stabile" si trasformi in
una placca "vulnerabile", o instabile. Esistono cioè dei
meccanismi che rendono la placca vulnerabile, per cui oggi non si ritiene
più che la coronaria, cioè il vaso che porta il sangue arterioso al
miocardio, si chiuda perché la placca si accresce e restringe il vaso, ma
perché intervengono dei fattori scatenanti che sono funzione del numero
delle placche "vulnerabili", cioè instabili, da contrapporre a
quelle "quiescenti". E perché una placca sia stabile o meno,
esistono 3 fattori:
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Il suo contenuto in
colesterolo
-
La proliferazione
delle cellule muscolari lisce
-
L’infiltrazione
dei monoliti
Sviluppo
della placca.
L’aterosclerosi è
considerata comunemente come una risposta dell’intima, di tipo
immunitario/infiammatorio ad un danno tissutale. Le fasi precoci della
lesioni si sviluppano sotto l’endotelio vascolare e non sono associate a
morte cellulare ma sono caratterizzate da un’alterazione della funzione
dell’endotelio stesso che si traduce in un aumento di adesività dei
monoliti circolanti alle pareti del vaso. Le cause più probabili della
disfunzione endoteliale che conduce all’aterosclerosi sono :
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( Per approfondire il tema cfr
Il rischio_cardiovascolare
Il paziente_in_prevenzione_primaria )
L’ingresso
dei monoliti nello spazio sottoendoteliale avviene sotto l’influenza di
fattori chemiotattici e regolatori rilasciati dall’endotelio attivato,
dai monoliti adesi e probabilmente dalle cellule muscolari lisce
sottostanti come MCSF (macrophage colony stimulating factor) e MCP-1 (monocyte
chemotactic protein-1). Nell’intima il monocita/macrofago diventa capace
di internalizzare lipidi e trasformandosi in cellula schiumosa (fiam cell)
caratterizzata da numerosi vacuoli, continua a essere in grado di produrre
citochine, fattori di crescita ed altre molecole regolatorie responsabili
dell’amplificarsi dei processi infiammatori e proliferativi, agendo sia
sul sovrastante monostrato endoteliale che sulle sottostanti cellule
muscolari lisce. Questi eventi concorrono anche alla formazione della
tipica placca ateromasica avanzata con aspetti morfologici ed istologici
ben caratterizzati. In diretto contatto con il lume vasale si trova uno
strato di cellule endoteliali, il quale in condizioni fisiologiche svolge
un ruolo vasodilatatorio, anticoagulante ed antinfiammatorio. Tuttavia
quando l’enotelio viene attivato dallo stimolo citochimico prodotto
durante il processo aterosclerotico dalle molecole liebrate, per esempio
dal Fattore di Necrosi Tumorale o TNF o dalla Interleuchina 1, IL-1 esso
può assumere funzioni vasocostrittrici, procoagulanti e proinfiamamtorie
tramite la produzione di endotelina e l’espressione di recettori per l’adesione
piastrinica e leucocitaria. Il tessuto compreso tra il "core"
lipido e la superficie endoteliale costituisce il cappuccio fibroso,
caratterizzato da una densa e fibrosa matrice extracellulare, composta da
collagene ed elastina ed una considerevole popolazione di cellule
responsabili per la produzione di tale matrice, principalmente cellule
muscolari lisce. Sono frequentemente presenti i macrofagi, i linfociti che
insieme alle foam cells sono più concentrati alal periferia della placca.
Il "core" lipidico tipico dell’ateroma. Occupa una regione
piuttosto estesa ma ben definitadell’intima vasale ed è costituito da
un denso accumulo di lipidi extracellulari, solitamente la formazione del
"core" lipidico precede la formazione del cappuccio fibroso e
contiene pure lui "foam cells". Se il soggetto è diabetico i
lipidi presenti in circolo possono essere rappresentati dalle LDL piccole
ed aterogene. Il core contiene una proteine atrombogenica abile ad
attivare la via estrinseca della coagulazione che porta rapidamente alla
generazione di trombina e fibrina. Presenza la presenza di un resistente
cappuccio fibroso che circonda il core, impedisce il contatto con la parte
più trombogenica della placca aterosclerotica.
Ma la
placca non è stabile…
…infatti dei fattori ne
influenzano la stabilità; per esempio la composizione del cappuccio
fibroso della placca aterosclerotica sono dei fattori chiave nello
sviluppo della trombosi. Due sono i meccanismi di disfacimento della
placca che conducono alla trombosi:

Nel primo caso l’erosione
dell’endotelio espone il tessuto connettivo sottostante favorendo l’adesione
piastrinica, e quindi se la superificie erosa è vasta, la formazione del
trombo, cosa che accade nel 25% dei casi. La rottura della placca però è
la causa più frequente di formazione dei trombi. La rottura è il
risultato dell’interazione di forze fisiche esterne, rappresentate dagli
stress emodinamici sia sulla placca che sulla parete vasale, e da fattori
intrinseci alla placca che la rendono particolarmente sensibile alle forze
fisiche esterne. I fattori intrinseci comprendono:
Il punto vulnerabile del
cappuccio è il punto in cui esso si inserziona sulla parete vascolare,
perché è la zona più sottile e critica. La placca vulnerabile possiede
una forte cellularità, rappresentata da cellule di tipo infiammatorio e
circa il 20% di linfociti T attivati. E’ probabile che le cellule
infiammatorie rappresentino degli ospiti comuni della placca, deputate al
rimodellamento della placca. Sono dei meccanismi infiammatori quelli che
portano all’attivazione dei macrofagi della placca ed alla liberazione
di citochine pro-infiammatorie e di protesi che rendono il cappuccio
fibroso un ambiente dinamico e biologicamente attivo. Nel quadro della
placca destabilizzata bisogna sottolineare il ruolo svolto dal sistema
coagulativo, il quale si trova in equilibrio omeostatico ma
improvvisamente si attiva nel senso della coagulazione, forse anche per
deficit dei sistemi fibrinolitici, con conseguente trombosi
intracoronarica.
Degradazione
della matrice extracellulare.
La matrice extracellulare
è costituita nella placca da collagene, elastina, proteoglicani e
proteine microbiche fibrillari ed è prodotta dalle cellule muscolari
lisce di parete vascolare e nell’arteria sana il ricambio è lento.
Nelle lesioni ateroscleortiche invece la sintesi di alcune componenti
della matrice extracellulare è accelerata e si depositano materiale
fibrillare. Citochine e fattori di crescita regolano nella placca la
sintesi dei componenti della matrice. In particolare:
Agiscono come fattori di
stimolo
Nell’evoluzione della
placca il cappuccio fibroso che causa una stenosi del vaso è un fattore
di occlusione si, ma anche di stabilità delle lesioni. Invece è la
insufficiente sintesi di matrice extracellulare che determina
indebolimento di matrice extracellulare e quindi del cappuccio fibroso e
della sua vulnerabilità; essa è funzione di alcune proteasi fra cui la
plasmino e attivatore tissutale del plasminogeno (Pt-A), della cistein
proteasi e delle metalloproteasi (MMP). Quest’ultima classe di enzimi ha
una grande espressione nelle placche e gioca un ruolo centrale, inibiti a
sua volta dagli inibitori delle metalloproteine o TIMP. Anche il
monocita-macrofago svolge un suo ruolo nella dinamica della placca; essi
accumulano lipidi per la presenza di fattori come MCSF e MCP-1 che sono
abbondanti nella placca ed esprimono le MMP
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