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Focus sulla ipertensione arteriosa

appunti del dott. Claudio Italiano                             indice di cardiologia

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Misurazione pressioneVedi anche questi link su gastroepato:

Per anni non abbiamo avuto linee guida valide, circa il trattamento della malattia ipertensiva. Di recente, nel 2003, la Società Europea di Ipertensione arteriosa (ESH) e la Società Europea di Cardiologia (ESC) hanno iniziato a dare delle linee sul trattamento dell’ipertensione, con l’intento di fornire educazione e raccomandazioni nel difficile campo che è quello del trattamento del paziente iperteso. E’ a tutti noto che, misurando la pressione col manometro, esiste una pressione massima o sistolica ed una minima o diastolica, che normalmente dovrebbe essere intorno a <120 mmHg/ < 80, rispettivamente per la sistolica e la diastolica.

Dagli studi attuati è emerso che:

  • Maggiore importanza è data alla pressione diastolica elevata, ai fini dell’instaurarsi di malattie cardiovascolari ed insorgenza di ictus;

  • La pressione pulsatoria (sistolica meno diastolica), identificabile cioè nella differenza tra pressione massima e minima è responsabile anch’essa di danno d’organo, che generalmente è considerata "normale", ma non ci sono studi precisi, intorno ad un massimo di 50 mmHg

  • I valori di pressione sistolica e diastolica elevati sono ugualmente correlabili ad eventi cardiovascolari , vasculopatia cerebrale ed insufficienza renale.

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Ma qual’ è la pressione giusta?

 

Alla luce dei vari trials possiamo dare per ottimali i valori tra 115-110 e 75-70 mmHg, ma stiamo parlando del sesso degli angeli! Allora facendo riferimento sulle linee guida ESH/ESC 2003 diremo:

 

pressione arteriosa sitolica in mmHg

 

pressione arteriosa diastolica in mmHg

Ottimale

<120

e

<80

Normale

120-129

e/o

80-84

Normale-alta

130-139

e/o

85-89

Ipertensione di grado 1

140-159

e/o

90-99

Ipertensione di grado 2

160-179

e/o

100-109

Ipertensione di grado 3

> 180

e/o

>110

Ipertensione sitolica isolata

> 140

e

<90

 

Ma che me ne faccio di questa classificazione, a che cosa mi serve?

Serve, perché il medico parte da questi concetti e riesce a calcolare e stratificare il rischio di eventi patologici per il paziente. In parole povere, se sono iperteso, se ho una pressione massima >180 mmHg o una PAD > 110, allora con certezza matematica andrò incontro a malattia renale e cardiovascolare (CV), cioè la probabilità che io ammali si accresce notevolmente. Se poi alla pressione si aggiungono altre patologie come la dislipidemia ed il diabete, allora la necessità di tenere i valori pressori più bassi possibili diventa imperativa. Perciò tutti i pazienti ipertesi dovrebbero essere classificati non solo sulla base del grado di ipertensione arteriosa ma anche sulla base del profilo del rischio cardiovascolare globale, valutando la presenza di fattori di rischio, di danno d’organo e di malattie concomitanti. Perciò nonostante il dosaggio dei farmaci e l’obiettivo prefissato per raggiungere un ottimale compenso, occorre prescrivere farmaci adeguati per arrivare a raggiungere un ulteriore abbassamento dei valori pressori, che vada oltre i valori considerati normali se concomitano questi fattori di rischio che aggravano la prognosi. Stante così i fatti, possiamo affermare che esistono per certo dei soggetti ad alto rischio cardiovascolare con pressione sistolica > 180 mmHg e/o diastolica > 100 mmHg, o con pressione sistolica più bassa, cioè di 160 mmHg ma con valori diastolici < 70 mmHg, quindi con elevato gap pulsatorio. Vengono quindi i diabetici ed i pazienti con sindrome metabolica ed i pazienti che hanno 3 o più fattori di rischio cardiovascolari o uno o più marcatori di danno d’organo subclinico, come già detto sopra (ipertrofia del miocardio accertata con ecg o con ecocardiografia, alterato rilasciamento diastolico del miocardio, che rappresenta una specie di "scompenso" cardiaco in nuce, un incremento della creatinina sierica, la microalbuminuria e le malattie cardiovascolari e renali insieme) per i quali i l’obiettivo è quello di raggiungere valori pressori più bassi possibile. Infatti si è visto che riducendo di 10 mmHg la pressione arteriosa, il rischio di ictus e di eventi cardiovascolari si riduce del 25-30%. Poi si è visto anche che alcuni farmaci sono indicati per la prevenzione dell’ictus, per esempio i calcioantagonisti (amlodipina, nifedipina, ), mentre gli ACE-inibitori (ramiprilato, enalapril, lisinopril) per la malattia coronarica, per l’ipertrofia del miocardio; ottimi anche i sartani, per esempio nei pazienti con proteinuria (candesartan è stato messa a confrontocon enalapril), ottimi per l’ipertrofia miocardica, indicati anche nei pazienti con fibrillazione atriale.

Fattori che influenzano la prognosi nel paziente già iperteso.

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  • Pressione alta sistolica e diastolica

  • Pressione pulsatoria

  • Età > 55 anni per i maschi e > 65 anni per le fmmine.

  • Abitudine al fumo

  • Dislipidemia : colesterolo totale > 190 mg%; C-LDL > 115 mg%; C-HDL < 40 mg% per i maschi e 46 per le femmine; Trigliceridi > 150 mg%

  • Glicemia a digiuno > 125 mg%

  • Glicemia da carico alterata (cfr diabete)

Obesità addominale con circonferenza girovita > 102 per i maschi e > 98 cm per le femmine (cfr La pancia ed i fianchi: sindrome metabolica La pancia ed i fianchi= rischio infarto ed ictus!! La Piramide Alimentare Obesity Day 10 ottobre: la dieta giusta)

  • Familiarità per malattie CV precoci

  • Diabete mellito con glicemia a digiuno > 126 mg% e post-prandiale > 198 mg%

 

Danno d’organo subclinico

  • Evidenza di ipertrofia del miocardio sia all’ecg con indice di Sokolow-Lyon > 38 mm

  • Ispessimento della parete della carotide > 0,9 mm o placche ateromasiche

  • Velocità dell’onda di polso carotideo-femorale > 12 m/s

  • Indice pressorio cioè rapporto pressorio arti inferiori/superiori < 0.9

  • Incremento della creatinina plasmatica Maschi 1.3-1.5 e femmine 1.2-1.4 mg%

  • Riduzione del filtrato glomerulare < 60 ml/min

  • Microalbuminuria 30-300 mg/24 ore

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Malattie CV o renali conclamate nel diabetico

Pressione, quando curarsi?

La cura della pressione arteriosa deve tenere conto di numerosi fattori, per essere condotta in maniera più o meno incisiva.

 

 

 

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