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Focus sulla ipertensione arteriosa appunti del dott. Claudio Italiano
Ma che me ne faccio di questa classificazione, a che cosa mi serve? Serve, perché il medico parte da questi concetti e riesce a calcolare e stratificare il rischio di eventi patologici per il paziente. In parole povere, se sono iperteso, se ho una pressione massima >180 mmHg o una PAD > 110, allora con certezza matematica andrò incontro a malattia renale e cardiovascolare (CV), cioè la probabilità che io ammali si accresce notevolmente. Se poi alla pressione si aggiungono altre patologie come la dislipidemia ed il diabete, allora la necessità di tenere i valori pressori più bassi possibili diventa imperativa. Perciò tutti i pazienti ipertesi dovrebbero essere classificati non solo sulla base del grado di ipertensione arteriosa ma anche sulla base del profilo del rischio cardiovascolare globale, valutando la presenza di fattori di rischio, di danno d’organo e di malattie concomitanti. Perciò nonostante il dosaggio dei farmaci e l’obiettivo prefissato per raggiungere un ottimale compenso, occorre prescrivere farmaci adeguati per arrivare a raggiungere un ulteriore abbassamento dei valori pressori, che vada oltre i valori considerati normali se concomitano questi fattori di rischio che aggravano la prognosi. Stante così i fatti, possiamo affermare che esistono per certo dei soggetti ad alto rischio cardiovascolare con pressione sistolica > 180 mmHg e/o diastolica > 100 mmHg, o con pressione sistolica più bassa, cioè di 160 mmHg ma con valori diastolici < 70 mmHg, quindi con elevato gap pulsatorio. Vengono quindi i diabetici ed i pazienti con sindrome metabolica ed i pazienti che hanno 3 o più fattori di rischio cardiovascolari o uno o più marcatori di danno d’organo subclinico, come già detto sopra (ipertrofia del miocardio accertata con ecg o con ecocardiografia, alterato rilasciamento diastolico del miocardio, che rappresenta una specie di "scompenso" cardiaco in nuce, un incremento della creatinina sierica, la microalbuminuria e le malattie cardiovascolari e renali insieme) per i quali i l’obiettivo è quello di raggiungere valori pressori più bassi possibile. Infatti si è visto che riducendo di 10 mmHg la pressione arteriosa, il rischio di ictus e di eventi cardiovascolari si riduce del 25-30%. Poi si è visto anche che alcuni farmaci sono indicati per la prevenzione dell’ictus, per esempio i calcioantagonisti (amlodipina, nifedipina, ), mentre gli ACE-inibitori (ramiprilato, enalapril, lisinopril) per la malattia coronarica, per l’ipertrofia del miocardio; ottimi anche i sartani, per esempio nei pazienti con proteinuria (candesartan è stato messa a confrontocon enalapril), ottimi per l’ipertrofia miocardica, indicati anche nei pazienti con fibrillazione atriale.
Fattori che influenzano la prognosi nel paziente già iperteso.
Obesità addominale con circonferenza girovita > 102 per i maschi e > 98 cm per le femmine (cfr La pancia ed i fianchi: sindrome metabolica La pancia ed i fianchi= rischio infarto ed ictus!! La Piramide Alimentare Obesity Day 10 ottobre: la dieta giusta)
Danno d’organo subclinico
Malattie CV o renali conclamate nel diabetico
Pressione, quando curarsi? La cura della pressione arteriosa deve tenere conto di numerosi fattori, per essere condotta in maniera più o meno incisiva.
Per approfondire il tema dell'ipertensione:
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