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MA GRASSO E' BELLO? SINDROME METABOLICA , DIABETE E CARDIOPATIA ISCHEMICA
appunti del dott. Claudio Italiano,
Significa che il medico se vuol bene al suo paziente lo deve mettere in guardia e preservare dal rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, sia essa un infarto o un ictus, prima che possa ciò avvenire realmente, attuando una prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolare. In questa pagina, quello che più è importante è capire cosa dovete fare per prevenire la malattia cardiovascolare; se fumate è necessario smettere subito, se siete obesi, dovrete dimagrire al più presto, se il vostro colesterolo è elevato, dovere alzare il suo valore in HDL e ridurre quello in LDL, insomma stiamo parlando della sindrome metabolica e delle sue varie definizioni; la sindrome metabolica è una condizione di salute caratterizzata da più segni o sintomi (obesità, pressione elevata, incremento del tasso di colesterolo e trigliceridi nel sangue) che sono alla base della genesi del rischio cardiovascolare. Oppure, peggio ancora, parliamo del diabete che si sta impennando nel mondo, compresi i paesi del terzo mondo! Parliamo del diabete, di questa bestia nera, che ci espone al rischio in maniera esponenziale! La cura attenta del diabete, la riduzione di un parametro che è la emoglobina glicata o HBA1C, è espressione della glicemia elevata nel sangue: più è alta la HBA1C e per più tempo l'emoglobina nel sangue è passata per un ambiente saturo di glicemia elevata! SE SEI DIABETICO OCCHIO AI VALORI DELLA HBA1C CHE DEVONO ESSERE VICINI A 6,5%
La sindrome metabolica definita secondo lo studio NCEP ATP III. Si pone diagnosi di sindrome metabolica in presenza di tre o più fattori di rischio:
Ma questa definizione non coincide con la definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la sindrome metabolica. Secondo l’OMS, una possibile definizione di sindrome metabolica si basa sulla presenza di intolleranza al glucosio, IGT (Impaired Glucose Tolerance) o di diabete mellito e/o di insulino resistenza, insieme a 2 o più delle seguenti condizioni: - Innalzamento pressorio > 164/90 mmHg; - Ipertrigliceridemia > 150 mg/dL e/o bassi livelli di HDL-C (uomini < 35 mg/dL e donne < 39 mg/dL - Microalbuminuria o rapporto albumina/creatinina > 20 mg/g
La sindrome metabolica secondo IDF Si pone diagnosi di sindrome metabolica in presenza di:
Raccomandazioni IDF per il trattamento della dislipidemia aterogenetica nella sindrome metabolica Obiettivi primari della terapia:
Opzioni per la cura
Ma a cosa serve inquadrare questa benedetta sindrome metabolica?
Limiti della sindrome metabolica Presenta dei punti oscuri e non consente nella pratica di inquadrare tutti i pazienti e di contemplarne tutti i rischi
Come fanno i lipidi a generare il danno dei vasi sanguigni?
Queste molecole, come abbiamo già detto, attraggono i monoliti ed i linfociti T e li fanno aderire all’endotelio, con induzione della proliferazione cellulare e dello stato protrombotico. Mano a mano la lesione endoteliali si fa più complessa, accrescendosi nello strato fibrotico e diventa una lesione detta “placca aterosclerotica”, che nel tempo si fa instabile, cioè pronta a rompersi col risultato di richiamare piastrine e generare un trombo, con conseguente improvvisa interruzione del flusso ematico all’organo, sia il cervello o il miocardio o gli arti inferiori. E’ chiaro che il diabetico, più di ogni individuo, è predisposto a sviluppare l’evento cardiovascolare, siano esse donne diabetiche che sono altamente ad alto rischio di coronaropatie; il diabete elimina gli effetti cardioprotettivi relativi al periodo premenopausale; per cui IL RISCHIO DI INFARTO MIOCARDIO E’ PER TRE VOLTE maggiore rispetto a quello delle donne non diabetiche. Inoltre il diabetico presenta un’alterazione nel corredoi di lipoproteine, per cui ne deriva che
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