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Trattamento dello scompenso cardiaco 2 appunti del dott. Claudio Italiano
Terapia farmacologica.
I diuretici. Sono rappresentati dai diuretici dell’ansa, dai tiazidici e metolazone. Essi sono farmaci fondamentali per il trattamento quando vi sia un sovraccarico di volume che si manifesta con congestione polmonare (edema polmonare). Tuttavia, nonostante il loro effetto immediato di beneficio sui segni dello scompenso (dispnea)non sembra che l’impiego di diuretici sia correlato con aumento di sopravvivenza del soggetto. Il diuretico dell’ansa va dosato con intelligenza, aumentando le dosi tenendo conto del rischio di iponatremia e di ipotensione che ne derivano! Cioè occorre prestare attenzione ai valori di sodio e potassio ed al gruppo renale (azotemia e creatinina). Per correggere l'iponatremia è possibile applicare questa formuletta: infusione mEq/24-48 ore Na+ ideale - Na+ attuale X H2O cioè 60% del peso corporeo Diuretici risparmiatori di potassio. Si associano ai diuretici dell’ansa per bloccare l’attività dell’aldosterone, che è responsabile di nuovo riassorbimento di sodio. Sono indicatissimi nei soggetti con ipokalemia ma assolutamente controindicati se il paziente ha insufficienza renale ed iperpotassemia. Betabloccanti. E su questi farmaci si è detto e scritto all’infinito, dopo che è stato superato il vecchio concetto che il cuore in scompenso non va “bloccato” ulteriormente col farmaco betabloccante. Tutto vero o tutto falso? La verità, come sempre, è in mezzo, perché la terapia con beta blocco riduce le ospedalizzazioni e migliora la vita del soggetto, specie se il soggetto ha subito infarto; è vero comunque che in fase acuta, quando cioè il soggetto presenta uno scompenso cardiaco acuto e la frazione di eiezione è bassa, l’impiego del betabloccante è affidato a mani esperte e vengono impiegati solo bisoprololo, carvedilolo, metoprololo e succinato nebivololo a dosaggio infinitesimale, per aumentare se del caso e quando possibile!!! Mai utilizzare se c’è bradi aritmia. Digitale. Dopo um impiego esagerato nel tempo che fu, poi si è assistito ad un uso parsimonioso, esclusivo dei soggetti con fibrillazione atriale cronica; oggi si assiste ad una ripresa timida del loro impiego, forse per la miglioria clinica immediata che danno nel paziente con fibrillazione, per aggiustamento della funzione di pompa ventricolare, riducendo la frequenza di battito del ventricolo. I nitrati. Hanno indicazione nell’angina, al fine di ridurre la dispnea del soggetto con scompenso. Anticoagulanti ed antiaggreganti. Sono già stati trattati. (terapia con tao), hanno il vantaggio di impedire che si formino coaguli in atrio e che siano veicolati al cervello (ictus) nel soggetto allettato e con fibrillazione atriale. Terapia chirurgica. Si tratta di tecniche affidate a mani superesperte per rivascolarizzare il ventricolo, disostruire le coronarie stenotiche (angioplastica), per trattare la valvulopatia mitralica e ricostruire un ventricolo sinistro ipertrofico. Device. Sono i pacemaker, impiegati per trattare la bradi aritmia (aritmie)o per re sincronizzare mediante pacing bi ventricolare; altrimenti si tratta di cardioverter-defibrillatori impiantabili (ICD), per trattare i soggetti che hanno avuto episodi di arresto cardiaco e bassa FEVS, < 30%. |
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