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Il paziente diabetico in ospedale: la terapia appunti e riflessioni pratiche del dott. Claudio Italiano
Ci possiamo trovare di fronte all'evenienza di pazienti che:
Insomma è un bel rebus per il povero medico sprovveduto che deve trattare questi pazienti. Come muoverci in queste sabbie mobili? Il paziente non si alimenta. a) Paziente con diabete di tipo 1 o di tipo 2 o iperglicemia di primo riscontro Occorre per tali pazienti attuare un trattamento insulinico e praticare una nutrizione parenterale totale, cioè le flebo di soluzioni aminoacidiche-elettrolito-glucosate, con apporto ovviamente di vitamine. In genere si calcola per questi soggetti un apporto di insulina basale sottocute del tipo insulina isofano di 0,2-0,3 Unità per Kg/die, in due somministrazioni ogni 12 ore, oppure determir o glargine ogni 24 ore, aggiungendo dei picccoli boli di insulina di 4-5 unità per riportare la glicemia ai valori corretti intorno a 100 mg/dl se è > di 150 mg/dl, e si integra lo schema con dosaggi di insulina regolare ogni 6 ore. In sostanza con monitoraggio continuo. b) Paziente con diabete di tipo 2 in trattamento domiciliare con ipoglicemizzanti orali o sola dieta. In questo caso, si sospendono gli ipoglicemizzanti che ovviamente non si possono somministrare e si inzia la terapia con boli di insulina regolare ogni 6 ore. Si corregge, se del caso, integrando con 1-4 unità di insulina per glicemia naggiori di 50 mg/dl, se glicemia > 150 mg/dl, proseguendo cosi, ogni qualvolta si incrementa la glicemia di 50 mg/dl. Paziente che si alimenta. a) Paziente in terapia con ipoglicemizzanti orali o iperglicemia di primo riscontro. Se in buon compenso glicometabolico, in assenza di controindicazioni, cioè se viene in ospedale solo per accertamenti, se non vi sono particolari esigenze o condizioni di stress (interventi, cardiopatie acute, infezioni, febbre ecc.) allora potrebbe essere sufficiente la sola terapia con antidiabetici orali. b) Paziente diabetico di tipo 1 o tipo 2 o iperglicemia di nuovo riscontro severa. Se, viceversa, il paziente è in condizioni severe, allora necessita una terapia insulinica intensa: si inizia con insulinizzazione basale a 0.2 -0.3 Unità di insulina isofano per chilo di peso/die, da somministrare ogni 12 ore oppure analogo lento (detemir, glargine) da somministrare allo stesso dosaggio ogni 24 ore. Più Boli di insulina prima del pasto e cioè a 0.05-0.1 unità pro kilo di peso/pasto es. linsulina lispro, aspart o glulisina (analoghi rapidi) Più Boli insulinici di correzione per glicemia > 150 mg/dl da 1 a 4 unità per ogni incremento di 50 mg/dl, sulla base del riscontro personale della sensibilità all'insulina riscontrato nel paziente.
Fallimento e necessità di ritoccare la terapia. a) Paziente che non si alimenta: Modificare la dose di insulina basale sc di circa 10-20% ogni 1-2 gg per raggiungere il target glicemico. in caso di risposta insufficiente modificare i boli insulinici di correzione di 1-2 unità ogni 1-2 giorni. b) Paziente che si alimenta: Modificare la dose di insulina basale di circa 10-20% ogni 1-2 giorni ed i boli pre-prandiali sc di 1-2 U ogni 1-2 giorni. In caso di risposta inadeguata vanno modificati anche i boli insulinici sc di correzione. Obiettivi
da raggiungere durante il
ricovero. Gli obiettivi glicemici
durante il ricovero ospedaliero possono essere differenziati in funzione
delle diverse situazioni cliniche: a)
Paziente
in situazione critica con valori glicemici più possibile vicini a 110
mg/dl ed in ogni caso > 180 mg/dl. b)
Pazienti
in situazione non critica, dove i valori glicemici pre-prandiali possono
avvicinarsi il più possibile a 90-130 mg/dl, e post-prandiali a 180
mg/dl. In alcune situazioni in
cui è possibile il rischio di ipoglicemia
è opportuno un raggiungimento graduale degli obiettivi prefissati. Algoritmo dinamico di infusione ev di insulina derivato da quello in uso presso la Yale University, New Haven, CT Si tratta di uno schema che impiegano in terapia intensiva (RTI). Il protocollo di infusione è destinato all’utilizzo in pazienti adulti con iperglicemia, nell’ambito di una Unità di Cura Intensiva, ma non è concepito specificamente per soggetti con emergenze metaboliche, come chetoacidosi diabetica (DKA), o stati iperglicemici iperosmolari. Di fronte a queste diagnosi, o quando la glicemia (GM) è 500 mg/dl, è necessario consultare un medico per provvedimenti specifici. Inoltre, rivolgersi immediatamente al medico responsabile se la risposta all’infusione di insulina è insolita o inaspettata, o se comunque insorge una situazione alla quale queste indicazioni non si applicano adeguatamente. Ogni paziente in infusione di insulina dovrebbe avere frequenti misurazioni degli elettroliti nel siero, specialmente del potassio. INIZIO DELL’INFUSIONE DI INSULINA 1) INFUSIONE DI INSULINA: miscelare 1 unità di insulina umana regolare per 1 ml di sol. fisiologica 0,9% NaCl (es. 50 U insulina in 50 ml fisiologica). Somministrare con pompa di infusione (con incrementi di 0,5 U/h). 2) PRIMING: prima di iniziare l’infusione, iniettare 50 ml della soluzione nei tubi di infusione (per saturare i siti di legame insulinico nei tubi). 3) SOGLIA: L’insulina ev. è indicata in ogni paziente in condizioni critiche con glicemia persistentemente 140 mg/dl; il suo utilizzo è da valutare in caso di GM >120 mg/dl. 4) TARGET GLICEMICO: 90-120 mg/dl. 5) BOLO e VELOCITÀ DI INFUSIONE INIZIALE DELL’INSULINA: se glicemia iniziale 150 mg/dl, dividere per 70, poi arrotondare alla più vicina 0,5 U per il bolo e per la velocità di infusione iniziale. Se GM iniziale <150 mg/dl, dividere per 70 per la sola velocità di infusione basale (NON bolo). Esempi: 1) GM iniziale = 335 mg/dl: 335:70=4,78, arrotondato a 5: praticare bolo ev 5 U, ed iniziare infusione a 5 U/h 2) GM iniziale = 148 mg/dl: 148:70=2,11, arrotondato a 2: iniziare infusione a 2 U/h (NON praticare bolo) MONITORAGGIO DELLA GLICEMIA (GM) 1) Controllare GM ogni ora fino a stabilizzazione (3 rilevazioni consecutive entro il target). Nei pazienti ipotesi la glicemia capillare (es. da polpastrello) può essere non accurata, ed è preferibile prelevare il sangue da un catetere vascolare a dimora. 2) Successivamente controllare GM ogni 2 h; una volta stabilizzati i valori per 12-24 h, i controlli GM possono essere effettuati ogni 3-4 h, se: a) non ci sono cambiamenti significativi nelle condizioni cliniche, e b) non ci sono cambiamenti significativi nell’introito nutrizionale. 3) Valutare il ritorno temporaneo a controlli BG ogni ora, fino a una nuova stabilizzazione, se si verifica una delle seguenti eventualità: a) qualunque cambiamento nella velocità di infusione (quindi GM al di fuori del range di riferimento) b) cambiamento significativo nelle condizioni cliniche c) inizio o sospensione di terapia pressoria o steroidea d) inizio o sospensione di emodialisi o CVVH e) inizio, sospensione, o modificazione della velocità dell’apporto nutrizionale (NPT, NPP, nutrizione per sonda, ecc.)
oppure
cfr
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