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Come
ti curo il diabetico per os!
appunti, esperienza vissuta e sudore del
dott. Claudio Italiano, diabetologo ospedaliero
La terapia del
paziente diabetico non è cosa di poco conto. Il primo approccio è
rappresentato da :
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una
dieta adeguata, della quale si è
detto in questo sitoweb. Dieta che deve contenere per il 60% i
carboidrati, riducendo l’apporto di zuccheri semplici molto
assorbibili, riducendo i grassi al 25% e preferendo quelli
polinsaturi, almeno per il 10%. Le proteine vanno mantenute al 15%.
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Quindi al secondo
posto, l’esercizio
fisico che va attuato sulla base delle condizioni cliniche del
paziente, tenuto conto di tendiniti, di ischemia miocardica, di piede
diabetico, di neuropatia periferica!
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Poi viene la nota
dolente del trattamento farmacologico, indicata se con la dieta e l’esercizio
fisico non abbiamo avuto risultati, per esempio glicemia a digiuno
elevata, nonostante uno o due mesi (massimo!) di tentativi!
-
I farmaci sono
dapprima la terapia orale, gli ipoglicemizzanti orali.
-
Insulino-stimolanti,
indicati per lo più in associazione con metformina o da soli nel
diabetico magro. Essi consentono di "spingere" il pancreas
a secernere più insulina e sono le sulfaniluree, che funzionano
stimolando la chiusura dei canali del K+ ATP dipendenti e conducendo
alla depolarizzazione di membrana, con ingresso del Calcio; questo
causa la degranulazione per esocitosi dell’insulina contenuta
nella cellula beta, ma conduce inesorabilmente ad un esaurimento
della funzione beta cellulare. di prima generazione, come la
tolbutamide e la clorpropamide, oggi in disuso per la lunga emivita
ed il rischio di ipoglicemie (!!); di seconda generazione,
glibemclamide, glipizide, glicazide e gliquidione, con emivita di
12-24 ore e di terza generazione come la glimepiride di 24 ore d’azione.
Ed i composti non sulfonilureici come la repaglinide e la
nateglinide, che hanno il vantaggio di potente ma breve azione, per
cui si danno al pasto. Tutte le sulfaniluree non trovano indicazione
nelle malattie renali o epatiche, né in
GRAVIDANZA!
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Insulino-sensibilizzanti,
cioè che "potenziano " la ricezione del segnale
insulinico in periferia; sono le biguanidi fra cui la metformina,
cavallo di battaglia dei diabetologi, che funziona sopprimendo la
produzione di glucosio da parte del fegato, farmaco che non causa
ipoglicemia a differenza delle sulfaniluree, indicata nell’obeso
ma controindicata per la diarrea che può dare; vengono ancora i
tiazolidinedioni come il rosiglitazone ed il pioglitazone. Sono
farmaci fortemente innovativi che si legano ad una famiglia di
recettori nucleari identificati nel perixome proliferator activated
receptors o PPAR; questi recettori attivano sequenze del DNA e
trascrivono dei messaggeri, con un incremento della sensibilità all’insulina
e riduzione della glicemia. Il rosiglitazone ed il pioglitazone
funzionano da soli o associati a metformina. Possono dare, però,
aumento di peso, ritenzione idrica e non sono indicati nello
scompenso cardiaco!!
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Inibitori delle
alfa glucosidasi intestinali, acarbose e miglitolo,
somministrato prima del pasto inibiscono l’enzima alfa glucosidasi
intestinali e rallentano l’assorbimento dei glucidi.
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Nuova famiglia di
farmaci: sitagliptin, vildagliptin, sono entrambi disponibili
sotto forma di compresse, e vengono utilizzati per la terapia del
diabete mellito di tipo 2. Diciamo subito che stiamo parlando di un
primo approccio terapeutico al diabete, non di farmaci miracolosi,
come la letteratura meno scientifica ha scritto!. Sono usati,
infatti, associati alla prescrizione di una dieta
seria ed esercizio fisico, in associazione con altri medicinali
antidiabetici:
Entrambi i farmaci si
possono associare con:
• con la
metformina, quando tale farmaco da solo non garantisce un
sufficiente controllo glicemico negli obesi;
• con una sulfonilurea,
quando tale farmaco da solo non garantisce un sufficiente controllo
glicemico, nei pazienti con limitazioni all’impiego della metformina e
nei soggetti magri;
• con un agonista
PPAR-gamma (come
un tiazolidinedione), quando tale farmaco da solo non garantisce un
sufficiente controllo glicemico.
Funzionano bloccando l’inibitore
della dipeptidil-peptidasi (DPP-4). Agiscono, cioè, inibendo la
degradazione di ormoni detti "incretine" nell’organismo. Le
incretine, sono sostanze utili all'organismo, specie nel diabetico,
perchè vengono rilasciate nel sangue dopo un pasto e stimolano il
pancreas a produrre più insulina
Tra essi va annoverato lo
Exenatide, il principio attivo di Byetta, è un
incretino-mimetico. Agisce allo stesso modo dell’incretina, l’ormone
prodotto nell’intestino che induce un aumento del livello di insulina
rilasciata dal pancreas in risposta all’assunzione di cibo. Pare possa
deterrminare pancreatite.
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