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Farmaci per il Morbo di Crohn. appunti del dott. Claudio Italiano
La US Food and Drug Administration (FDA) ha approvato la immissione in commercio di un nuovo farmaco per la cura del morbo di Crohn, di questa malattia infiammatoria intestinale cronica, molto complicata da curarsi per via delle recidive che determina e delle complicanze gravi che crea, non ultimo le fistole ed i tragitti fistolosi e le stenosi del tubo digerente. In particolare il farmaco in commercio è il certolizumab pegol (Cimzia-UCB) non ancora disponibile in Italia. Si tratta dell’ennesimo farmaco ad azione anticorpale che inibisce il TNF, tumor necrosis factor, una citochina presente e responsabile dell’infiammazione intestinale nel Crohn, cura indicata nel tipo di affezione moderata-grave, insensibile al trattamento convenzionale. E’ il terzo inibitore del TNF approvato dal FDA.
Inibitori del TNF per il morbo di Crohn
Meccanismo d’azione. Il fattore di necrosi tumorale alfa è una
citochina pro-infiammatoria. Il certolizumab è un frammento Fab
pegilato di un anticorpo anti-TNFalfa. Il compito di tali proteine è
quello di bloccare il fattore di necrosi e, quindi, la cascata
infiammatoria. Il certolizumab, però, si differenzia dagli altri
farmaci perché non induce una risposta citotossica mediata dal
complemento e neppure mediata dalle cellule T. Il meccanismo
d’azione è il seguente: si lega sia al TNF solubile sia a quello di
membrana, inibendo gli effetti infiammatori indotti dal TNF ai
propri recettori. Il vantaggio di questo nuovo farmaco verso i
precedenti è la capacità di avere maggiore potenza d’azione; in uno
studio dose-risposta, 292 pazienti con morbo di Crohn moderato-grave
hanno ricevuto certolizumab ed una percentuale maggiore di pazienti
trattati ha raggiunto una risposta clinica adeguata, definita come
riduzione del punteggio dell’indice di attività del morbo di Crohn
> di 100 punti rispetto ai valori basali, o una remissione
(punteggio < 150. ). Tuttavia il farmaco è più indicato nell’atture
una terapia di mantenimento rispetto all’infliximab. Il vantaggio è
certamente che si può somministrare sotto cute piuttosto che
endovena e prevede la somministrazione ogni 4 settimane, a
differenza di adalimumab, ma esiste un rischio di sviluppare
neoplasie maligne o infezioni gravi e, quindi, l’uso di questi
farmaci è poco chiaro.
Effetti collaterali.
In
particolare il certolizumab può causare una tubercolosi polmonare
nei soggetti che dapprima erano tubercolini negativi, cioè è
possibile che si slatentizzi o riprenda una precedente infezione da
Mycobacterium tubercolosis o addirittura una
malattia autoimmune, una sindrome lupoide. In altri pazienti si
segnalano ascessi, polmoniti e
pielonefriti nel 3% dei soggetti vs 1% di quelli trattati col
solo placebo, cioè con compresse di amido.
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