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La tecnica della Fine Needle Aspiration (FNA)
appunti e riflessioni a cura del
dott. Claudio Italiano,
Una volta che è stata documentata la presenza di noduli tiroidei,
poiché una piccola parte di essi è un tumore, occorre eseguire un
agoaspirato, cioè un prelievo di tessuto da analizzare al
microscopio dopo opportuna colorazione.
.
La diagnosi di natura del nodulo è momento indispensabile per la
corretta impostazione terapeutica. La tecnica si avvale
dell’aspirazione di materiale citologico mediante un ago sottile,
con tecnica di aspirazione, d’onde la definizione di “agoaspirato” o FNA, cioè Fine Needle Aspiration. Inizialmente, quando questa
tecnica fu introdotta verso la metà del secolo scorso da alcuni
autori scandinavi, essa fu accolta con scetticismo. In seguito,
però, la FNA si diffuse, favorita dalla dimostrazione che lungo il
tragitto dell’ago non si avevano impianto di cellule neoplastiche,
cioè, una volta inserito l’ago, non venivano strisciate delle
cellule neoplastiche dentro il parenchima e, dunque, non si
diffondeva la lesione, come in precedenza si sospettava (no
metastatizzazione).
Metologia del FNA.
I
prelievo viene eseguito su paziente eretto, seduto o supino, secondo
la localizzazione del nodulo. Una semplice siringa da 10-20 ml
corredata di un ago da 22-25 gauge è lo
strumento che comunemente si
adopera, utilizzando anche una specie di “pistola” per favorire la
manovra. Il materiale che si ottiene viene strisciato su un vetrino
o più vetrini e colorato col metodo di May-Grumwald-Giemsa. Per
formulare la diagnosi è necessaria una certa quantità di cellule,
secondo alcuni autori da 10 gruppi di circa 20 tireociti,
correttamente strisciati. Ci si può servire della metodica ecografia
(agoaspirato mediante guida ecografia) per raggiungere meglio il
nodulo sospetto; ciò è attuato confrontando la ecografia della
tiroide e sovrapponendo l’indagine della scintigrafia tiroidea, nel
senso che se ad un area nodulare ecografica corrisponde un’area non
captante (nodulo freddo), allora essa va sicuramente considerata
lesione sospetta e bioptizzata.
Quali
sono i quadri citologici?
a)
Noduli benigni.
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Gozzo nodulare: la colloide è di solito
abbondante, sotto forma di materiale amorfo, eosinofilo o
basofilo, omogeneo, con caratteristiche screpolature lineari, le
cellule sono normali e cioè cubiche, con scarso citoplasma, la
cromatina dei nuclei è regolare, i nuclei sono rotondi od ovali;
nei noduli cistici il liquido aspirato varia da poche gocce a
50-60 ml .
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Tiroiditi: le cellule sono giganti, di tipo
istiocitario, epitelioidi, leucociti e tireociti hanno vistose
alterazioni regressive che caratterizzano la tiroidite subacuta
di De Quervain, mentre nelle forme linfocitarie, come la
tiroidite di Hashimoto, lo striscio è ricco di linfociti.
.
b)
Neoplasie follicolari
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La proliferazione follicolare si caratterizza
per follicoli di piccole dimensioni con nuclei scarsi o assente
colloide, in associazione con atipie citologiche nucleari. La
diagnosi p di adenoma follicolare nell’85% dei casi e di
carcinoma follicolare nel 15%; altre volte i noduli mostrano una
popolazione omogenea costituita da cellule di Hurthle.
c)
Noduli maligni
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Carcinoma papillare, cioè strutture
monostratificate di tessuto, papillari, con invaginazioni del
citoplasma dentro il nucleo, cellule giganti, plurinucleate,
talora a cellule alte;
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Carcinoma insulare: prevalgono ammassi
disordinati di cellule od un’organizzazione trasecolare, mentre
sono raramente osservati i follicoli. Il grado di atipica è
minore rispetto al carcinoma follicolare, ma le mitosi sono
frequenti lo stesso.
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Carcinoma
modollare: cellule poligonali, triangolari, fusate, spesso
binucleate, o plurinucleate, con granuli citoplasmatici
evidenziabili con la colorazione.
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Carcinoma anaplastico: diversi isotipi con
caratteri di maligni assai evidenti, cioè pleiomorfismo
cellulare, nuclei spesso multipli, grandi, ipercromatici, con
cromatina distribuita.
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Linfomi e metastasi: marcata anaplasia
cellulare è tipica sia dei linfomi ad alto grado di malignità
che della maggior parte delle metastasi. L’indagine
immunoistochimica è spesso indispensabile per identificare i
linfomi più differenziati e per distingue i linfomi dai
carcinomi.

Per approndire il tema delle
patologie tiroidee
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