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Ascite,
come trattare?
appunti del dott.
Claudio Italiano
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Innanzitutto abbiamo detto
già dell’ascite in questo website, si tratta ovviamente di una
complicanza della cirrosi epatica, cioè della presenza di liquido libero in
cavità addominale, dove normalmente non ce ne deve stare, parola che deriva
dal greco, "askòs", cioè otre, poiché ritenevano gli antichi
discendenti di Ippocrate che bevendo vino, anche l’uomo prima o poi si
trasformasse nell’otre che lo conteneva. Qui parleremo dei meccanismi eziopatogenetici che sottendono l’ascite
e che sono rappresentati dal sodio e dal suo bilancio. Infatti il paziente
con cirrosi
in fase ascitica deve stare molto attento alla sua dieta che non deve
contenere sodio.
Il
sodio, insieme agli altri ioni, (H+, K+, Cl-, Ca++, HCO3-, SO4-)
contribuisce in modo determinante al mantenimento dell’equilibrio
idro-elettrolitico, che integrandosi con l’equilibrio acido-base e quello
osmolare, è essenziale per il mantenimento della vita. Guai se nell’organismo
esso scende sotto il 120 mEq/l, perché il sodio è come lo scheletro dell’organismo.
Gli stessi Romani non ne potevano fare a meno e pagavano i soldati col sale,
da cui la parola "salarium" e la parola "prezzo salato".
Il sodio
si trova nel comparto extracellulare per cui è come se le cellule siano
costituite da acqua dolce ed immerse in un mare salato. Un uomo ogni giorno
ne assume tra i 5 ed i 6 grammi ed in Europa, fra insaccati, sale nei cibi,
verdure ed altro, comprese le acque minerali salse, si introducono ben 12
g/die, col rischio di avere poi problemi di ipertensione
arteriosa. Il sodio, però, è sempre inlegame covallente col cloruro,
trovandosi come sappiamo nella molecola NaCl, per cui ogni grammo di sodio
avrò 2,5 g di NaCl. In una flebo di sodio, detta soluzione fisiologica,
poiché ha 308 mOSm/litro, il sodio è contenuto nel quantitativo di 9
grammi per un litro, dunque 500 ml ne conterranno 5, 6 g, cioè il
fabbisogno di un giorno.
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Il sodio è eliminato dal
rene e l’eliminazione è funzione dell’introito di sale nella dieta, ed
è intorno a 100 e 250 mEq/die. Un rene che lavora bene è in grado di
eliminare anche 10 grammi di sodio nel giro di tre ore. Il rene, grazie alla
sua capacità di concentrare le urine in senso cortico-papillare può
eliminare sodio o acqua a suo piacimento. Il medico quando diagnostica che c’è
un'ascite, è tentato subito ad alleggerire il paziente, per farlo ben respirare, attraverso la pratica della "paracentesi evacuativa";egli, cioè,
inserisce un ago in addome e cerca di sottrarre 2-3 litri di liquido ascitico che,
normalmente, esce fuori a fiotto e si raccoglie nel contenitore sigillato,
essendo di colore paglierino, come se si trattasse di urine. Solo qualche
altra rara volta, il medico vede fuoriuscire del liquido francamente
ematico, se l’ascite è neoplastica. Ma tornando alla paracentesi con essa
vengono via se abbiamo tirato fuori 7 litri, almeno 1000 mEq di sodio. Con
gioia il paziente, ignaro, ci ringrazia perché crede di aver risolto il
problema della sua ascite imponente, ma non sa che ben presto il liquido si
riformerà a spese del plasma, con riduzione della sodemia.
Ritenzione
di sodio.
Il paziente cirrotico
scompensato ha una ridotta escrezione renale di ioni sodio, che si riduce
fino a 10 mEq/die, che sommati ad altre perdite del corpo fa arrivare a
30-35 mEq/die. Se con la dieta si apportano 130 o 260 mEq/die è facile
capire che si va in bilancio positivo di sodio, con conseguente ritenzione
di acqua. La ridotta escrezione renale di sodio è giustificata dal fatto
che varie condizioni fisio-patologiche la determinano:
-
La causa principale è l’azione
dell’aldosterone sul tubulo renale distale, che determina
riassorbimento di sodio, poiché si riduce nel cirrrotico il volume
efficace del sangue arterioso con attivazione del sistema
renina-angiotensina-aldosterone e conseguente iperaldosteronismo;
-
L’aldosterone nel
soggetto normale è catabolizzato nel fegato mentre nel cirrotico la sua
eliminazione catabolica è ridotta.
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Stante così il ragionamento
se con la dieta l’apporto di sodio si riduce a soli 1,25 grammi di
sale/die, in teoria si dovrebbe avere un arresto della progressione dell’ascite,
ma nella pratica si è visto che non è così, anche perché il paziente è
spesso pure anoressico. E poi non si può protrarre nel tempo una dieta
così drastica.
Quindi che
fare nella pratica clinica?
Occorre dunque attuare dei
provvedimenti step by step:
-
Riposo a letto + dieta
iposodica+riduzione dell’introito dei liquidi
-
Impiego di diuretici
risparmiatori del potassio che agiscano con azione anti-aldosteronica (spironolattone,
triamterene, amiloride)
-
Diuretici dell’ansa di
Henle come la furosemide e la torasemide
-
Paracentesi + plasma
expanders
Fermo restando questi 4 step
terapeutici è sempre meglio tenere un paziente moderatamente ascitico
anziché correre il rischio di provocare
insufficienza renale
acuta o
encefalopatia
porto-sistemica. Con la giusta
cura è possibile ridurre l’ascite al massimo di 300-500 ml /die, quindi
il paziente va pesato regolarmente fino a fare riassorbire un massimo di 700-900
ml/die di liquido ascitico. Poiché ogni mEq di sodio trattiene 7 ml di acqua, restringendo la
dieta a 43 mEq die si arriva a queste cifre di riduzione dell’ascite.
Problema
contrario della iponatremia.
E’ possibile, procedendo
con la dieta, che il paziente effettui bene la cura, assuma regolarmente la
furosemide ed il canrenoato di potassio e che il suo valore di sodemia si
riduca drasticamente, perché nel frattempo continua ad assumere acqua
oligominerale, come è indicato in questi casi (iponatremia da diluizione).
Ma possiamo
avere anche i seguenti quadri di iponatremia differenti:
-
Iposodemia vera; classico
paziente disidratato con lingua " a pappagallo", cute che si
solleva in pliche, ipotonia dei globi oculari, secchezza nelle sedi
ascellari, ipovolemia e Volume efficace del sangue arterioso o VESA
ridotto e deplezione dei liquidi extracellulari.
-
Iposodemia da eccesso di
acqua (con modesto aumento del LEC, normo-ipervolemia, VESA immodificato,
edemi assenti o modesti
-
Iposodemia falsa con
sodio aumentato ma ancora di più aumento dell’acqua per aumento del
pool del sodio e ridotta capacità di clearance dell’acqua
La iposodemia, perciò, va
corretta in ogni caso, ma con lentezza, senza pensare ovviamente di
raggiungere la soglia dei 140 mEq/litro. Dal punto di visto clinico l’iponatremia
causa sofferenza cellulare cerebrale con anoressia, cefalea, nausea e vomito
fino alla confusione e sonnolenza, cioò dovuto ai movimenti di acqua dall’esterno
all’interno delle cellule, con iperidratazione delle cellule stesse, che
si trovano, come dicemmo prima, a navigare in un mare meno salato! Se il
sodio scende sotto i 130 mEq/litro c’è rischio di encefalopatia ed è
utile ridurre l’apporto di acqua tra 750 e 1000 ml/die.
Cura dell’ascite.
Essa è un’arte; si
comincia con l’impiego di canrenoato, partendo dal dosaggio di 100-200
mg/die ed andando generosamente fino a 400-500 mg/die. L’effetto di
ottiene dopo 3.5 gg. Esso è idrosolubile, non subisce il primo passaggio
epatico, ma bisogno stare attenti all’acidosi metabolica e alla
iperkalemia. L’impiego del diuretico dell’ansa è sempre una scelta più
cautelata; va bene lo stesso se il paziente ha qualche edema declive, è
meglio per la sicurezza terapeutica e per non ridurre la VESA, né per fare
aumentare la creatininemia e l’iperazotemia. Altro elemento è la
valutazione della sodiuria gironaliera e gli indici della funzionalità
renale (azotemia, creatinina, clearance della creatinina). Se il sodio
urinario è > 50 mEq/die si può tergiversare nella terapia, procedendo
per gradi., col riposo, con la restrizione sodica e poi col diuretico.
Considerando che per mantenere la elettroneutralità ionica dell’organismo
cloro e bicarbonato devono essere in equilibrio il dosaggio della cloremia
ci può dare informazioni circa lo stato dei bicarbonati e dell’equilibrio
acido-base. Infatti il cloro partecipa col sodio e partecipa con lo ione
idrogeno nella costituzione dell’HCl. Inoltre l’equilibrio degli ioni
deve essere rispettato e così pure l’elettroneutralità.
La regola della
elettroneutralità dice:
la somma dei cationi Na+ K+
Ca+ deve essere = a Cl- e HCO3-.
La gestione della ascite
richiede, perciò, esperienza in diversi settori, gastroenterologico,
nefrologico, endocrino-metabolici e di equilibrio acido-base.
Albumina
si, albumina no.
Anche l’impiego dell’albumina
è discutibile; essa è riservata nei casi di cirrosi ascitica quando la
protidemia totale è ridotta e non se il suo valore è sotto i 2,5 g/dl,
cioè se le proteine totali sono sotto i 5,4 g/100 ml; altra indicazione è
nella paracentesi evacuativa dove si infonderanno 8 grammi di albumina ogni
litro di ascite evacuata. Teniamo conto, inoltre, che le paracentesi
espongono al rischio di peritonite batterica spontanea, per via della
riduzione del complemento nel liquido ascitico, asportato ad ogni manovra
evacuativa. Al posto dell’albumina si possono somministrare anche altri
plasma expander quali il destrano 70 e l’emagel.
Nella dieta senza sale , al
posto del sale da cucina, si possono impiegare dei sostituti:
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Davasal
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Saliff
-
Dietason
-
Salesohn
Cosi pure le stesse
acque minerali hanno un contenuto di sodio che varia, vedi a tal proposito
anche la pagina sull’acqua Fonte
di Venere che nell’ascite è sicuramente sconsigliata:
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Lievissima 1.3 mg/litro
-
Fiuggi 6
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Panna 6.5
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Boario 11.6
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Fabia 11.7
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Sangemini 21.9
-
S. pellegrino 41
-
Ferrarelle 52
-
Uliveto 132
-
Gallinaris 500
Gli insaccati sono assolutamente controindicati
nella dietoterapia del cirrotico per il loro contenuto in sodio.
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Prosciutto cotto 500
mg/100grammi
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Prosciutto crudo 2700
mg/100 grammi
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Salame 1700 mg/100 grammi
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Carne fresca 50-60 mg/100
grammi
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Pesce 40-70 mg/100
grammi.
Formaggi
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Ricotta solo 30 mg/100 g
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Provola 300
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Grana 1020
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Parmigiano 800
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Belpaese 630
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Svizzero 1100
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Provola piccante 1930
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