Auriga
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La leggenda descrive l’Auriga come un cocchiere che trasporta una capra sulle spalle e regge due o tre capretti in una mano e una frusta nell'altra.

Fin dagli albori, quest'immagine è stata legata a vari miti, ma è generalmente identificato con Mirtilo, il cocchiere del re Enomao, che tradì il suo padrone manomettendo il cocchio e facendolo morire per esaudire il desiderio della figlia Ippodamia che si era innamorata di Pelope. L'oracolo aveva infatti predetto ad Enomao che sarebbe stato ucciso dal futuro genero ed egli, per non concedere in sposa la figlia, sfidava tutti i pretendenti ad una corsa con il cocchio. La posta in gioco era la mano della figlia nel caso in cui avessero vinto o, in caso contrario, la morte, ben sapendo di essere invincibile poichè possedeva i cavalli più veloci del mondo. Pelope, con l'inganno, vinse la gara e sposò Ippodamia, ma rifiutò di ricompensare il cocchiere gettandolo in mare.

Mirtilo, mentre annegava, maledisse il fedifrago e tutta la sua stirpe.

Altri descrivono l'Auriga come lo sfortunato Ippolito figlio di Teseo e Ippolita che, dedito al culto di Artemide (Diana), si esercitava come la sua protettrice alle fatiche della caccia disdegnando l'amore. Quando Teseo si risposò con Fedra, la matrigna si innamorò follemente di lui che però, la respinse. Per vendicarsi lei io accusò presso il marito di averla insidiata ed il padre io bandi da Atene chiedendo a Poseidone (Tritone) di punirlo. Durante la fuga, un mostro marino gli tagliò la

strada facendolo morire travolto dai propri cavalli. Fedra, tormentata dai rimorsi, rivelò al marito l'innocenza del figlio e si uccise.

Ippolito fu risuscitato su richiesta di Artemide impietosita. Venne trasportato nel Lazio e nascosto in un boschetto per non incorrere nelle ire di Ade (Plutone) a cui era stata sottratta la sua anima.

Purtroppo nessuna leggenda spiega come mai il cocchiere sia circondato da tutti questi animali, anche se una leggenda precedente racconta che la ninfa Amaltea, che possedeva la capra, nutrì il piccolo Zeus (Giove) con il suo latte sul monte Ida.

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domenica 7 marzo 2004

Data ultima Modifica:

07/03/04