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Impressioni
sulla GMG 2000
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Tornando con il pensiero ai giorni
faticosi ma troppo brevi della GMG 2000, le riflessioni e le impressioni sorgono
immediate (dopo aver superato il torpore iniziale).
Il viaggio verso Roma non ha avuto la connotazione del pellegrinaggio, essendo così full-optional, ma mi ha gradualmente introdotto al peggio (o al meglio: la calura e la fatica che alla fine sarebbe scomparsa, sopraffatta dalle splendide emozioni). Gli optional che più mi hanno alleviato la fatica (?!?) del viaggio sono stati la gioia dei canti ispirati dal "menestrello di Dio" Mario e la comicità per così dire "religiosa" di Don Luciano, spalleggiata da Don Paolo che dalla sua postazione di comando dirigeva la macchina organizzativa del pellegrinaggio. Durante il viaggio di ritorno, oltre ai soliti momenti gioiosi, ci ha accompagnato la visione del film intitolato "The Jacket", vera metafora della cruenta lotta spirituale contro il male. Ancora inconsapevole della sorte che ci attendeva, siamo giunti alla parrocchia di San Basilio, dove ci sono stati consegnati i lasciapassare del pellegrino e da cui abbiamo raggiunto la scuola elementare in cui siamo stati sistemati.
L'accoglienza del Papa nei nostri
confronti a S. Giovanni in Laterano è stata calorosa come quella nostra nei
suoi confronti: la piazza sprizzava da tutti i pori felicità (Roma felix, o
Roma felice), serenità e divertimento. Noi eravamo vicini ad un gruppo di romani
scatenati, che si divertivano a bagnarsi con l'acqua ed incitavano la piazza,
mentre Emilio spesso era impegnato a scattare fotografie e a cercare di farsi
riprendere dalle telecamere, come noi tutti in equilibrio sulle transenne che
ci separavano dal mixer. Significativo il fatto che il Papa ci abbia ringraziato
della catechesi, dopo un coro che diceva " Chi non salta non ci crede..eh, eh
". I successivi momenti emozionanti hanno avuto come sfondo lo stadio Olimpico,
che ha osservato stupito gli incontri di catechesi e di meditazione gioiosa,
abituato com'era a raduni di folla oceanica, che a volte dimostra in modo strano
e contraddittorio la propria "gioia". La prima mattinata di catechesi è stata
condotta da mons. Edoardo, un vescovo che ha predicato il rifiuto delle cose
del mondo, provocando riflessioni nei gruppi di risonanza. Ripensando al suo
discorso, ne ho ritrovato le origini nella Prima Lettera di S. Paolo ai Corinzi
(1Cor 2, 6-16) ed ho meglio compreso il significat
o
che voleva dare alle provocazioni, che saranno sempre utili per migliorare il
mondo e la società: rifiuto senza compromessi del male presente nella realtà
terrena.
Nella seconda giornata abbiamo avuto come guida mons. Tonini, una persona che dimostra nelle parole e nelle azioni il suo amore paterno verso le persone, un vero e proprio anello di congiunzione fra generazioni. Il suo discorso mi ha fatto capire come la libertà della persona non abbia senso senza Gesù e quanto sia difficile trovare una strada buona al di fuori di quella da Lui tracciata. Riguardo ai pomeriggi liberi, sono state molto apprezzate le manifestazioni di Incontragiovani (!!!), tanto che mi sarebbe piaciuto seguirne molte di più di quelle che ho potuto seguire.
Toccante è stata la visita a S. Paolo fuori le mura, in un'atmosfera di notevole spiritualità, tra studenti universitari che ascoltavano la predicazione-provocazione di uno spagnolo ed il sole al crepuscolo che entrava dalla Porta Santa, illuminando la stupenda, maestosa basilica. Dopo la preparazione spirituale al Giubileo, abbiamo seguito la celebrazione Eucaristica al Circo Massimo, una vera e propria preparazione fisica al caldo di Tor Vergata. Il pomeriggio dello stesso giorno si è svolta la parte più importante delle giornate a Roma, il pellegrinaggio giubilare a S. Pietro. Non è possibile descrivere le sensazioni che ho provato durante il cammino verso la prima basilica di Roma e del mondo, ciò che mi ricordo bene è la sensazione di leggerezza e gioia all'uscita; curioso è stato l'incontro con una persona non cattolica che mi chiedeva perché i cattolici fumassero: o credeva (dubito…) che i cattolici fossero tutti santi dalla nascita, oppure voleva provocare. La stessa sera ci sarebbe stata la Via Crucis al Colosseo, ma stranamente siamo stati in pochi (ma buoni) a voler partecipare ad essa; già in ritardo ci siamo avviati di buon passo verso l'Altare della Patria e siamo riusciti a seguire la parte centrale della celebrazione. Nonostante non sia stata seguita tutta (e si potesse seguire di più e meglio), tuttavia ha permesso riflessioni importanti ed altri momenti emozionanti.
Il sabato mattina ci siamo diretti
verso il Grande Evento conclusivo a Tor Vergata, da Ponte Mammolo a piedi insieme
a decine di migliaia di altri pellegrini, tra fontanelle e viali alberati annaffiati
a pioggia, che ci hanno concesso un po' di frescura. Tutta l'acqua ricevuta
non è stata suf
ficiente
a rinfrescarmi del tutto e sono giunto alla meta molto vicino alla conclusione
della cottura, tanto che se ci fosse stato qualche discendente delle popolazioni
cannibali, non avrebbe disdegnato un assaggio della mia gamba. Inoltre pensavo
di non dover frequentare laboratori almeno durante il mese di Agosto 2000, ma
il Papa mi ha smentito nel suo discorso, definendo "laboratorio della fede"
l'evento a cui stavo partecipando. Così mi sono rassegnato… e, convinto da Emilio,
mi sono avvicinato al maxischermo ed ho seguito tutto il discorso del Papa.
Il Santo Padre ci ha subito messo in guardia sulla difficoltà di credere nel
nostro mondo, nel Duemila: "sì, è difficile; ma, con l'aiuto della grazia, è
possibile!!". La cosa difficile e più importante sarà, appunto, vivere la fede
oltre il Grande Evento, portarla nella vita di tutti i giorni, tanto da farla
scoprire anche agli altri. La nostra società ha bisogno di missionari, più delle
lontane terre di missione ed in funzione di esse: se dei due milioni di giovani
ciascuno diventa anche solo ¼ di un missionario, il risultato sono 500.000 Missionari
del Terzo Millennio!