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Il paziente
afasico - segni di afasia
appunti del dott.
Claudio Italiano
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A tutti voi è capitato di imbattervi nel paziente
colpito da ictus,
con emiparesi destra ed afasia, per un insulto ischemico o emorragico
(cfr stroke)
nel territorio dell’arteria silviana, della circonvoluzione sinistra
che, quindi, per via dell’incrocio delle fibre o decussazione (decem
o X latino) colpisce dal lato opposto, dunque a destra ed in più
togliendo la parola al paziente. Per l'uomo lo strumento fondamentale di
comunicazione e di elaborazione delle idee è il linguaggio.
Per comunicare dobbiamo capire ciò che gli altri ci dicono
(comprensione) ed esprimere verbalmente il nostro pensiero (produzione).
Il linguaggio si fonda su 4 modalità principali: produzione e
comprensione rispettivamente in forma orale e scritta. Gli afasici
hanno, infatti, quasi sempre un associato disturbo del linguaggio
scritto. Alcuni commettono gli stessi errori prodotti quando parlano.
Erroneamente si pensa che l'afasico non possa scrivere perché, non in
grado di usare la mano destra plegica. |
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Chiunque può verificare, non
essendo mancino, la possibilità di scrivere con la sinistra, pur con
calligrafia incerta, ma comprensibile. 1 pazienti afasici hanno un
primitivo deficit a selezionare ed ordinare i simboli grafici, per cui
non sono in grado di utilizzare lavagne magnetiche o macchine da
scrivere. Nei casi più lievi , quando sono colpiti da ictus, in reparto
presentano solo disartria e/o disfonia. La disartria è la difficoltà
dell'articolazione corretta delle parole, di natura paretica. Il
paziente parla come se avesse la bocca piena di cibo. Alcuni afasici hanno inoltre difficoltà di
lettura. Riconoscono i segnali stradali ed alcune sigle, ma non
decodificano i testi scritti.
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Quando si manifesta una lesione cerebrale
dell'emisfero sinistro (sede delle aree del linguaggio) la comunicazione
ne risulta danneggiata, tale danno si chiama afasia. L'afasico infatti,
ha difficoltà a capire e farsi capire, a leggere, a scrivere, a
conversare, a fare i conti, ad usare il telefono, a seguire un programma
in tv, a chiamare per nome i propri familiari, etc L'afasia, cioè l'alterata espressione o
comprensione del linguaggio scritto o parlato, e
riflette una malattia o una lesione dei centri cerebrali del
linguaggio. In base alla sua gravità l'afasia può impedire leggermente
la comunicazione o può renderla impossibile. Può essere classificata
come di Broca, di Wernicke, anomica o globale. L'afasia anomica si risolve alla fine in oltre il 50% dei
pazienti, mentre l'afasia globale è spesso irreversibile.
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Perché
l’afasia?
L’afasia riconosce una lesione di uno o più
centri cerebrali primari del linguaggio, che sono localizzati
nell’emisfero sinistro:
·
area di Broca è posta vicino alla corteccia motoria che
controlla i muscoli della fonazione
·
area di Wenicke o centro della comprensione della parola
udita e vista, si trova tra il giro di Heschl, o giro che riceve gli
stimoli uditivi ed il giro angolare ed una stazione secondaria. Il
fascio arcuato collega le aree di Broca e di
Wernicke e permette la ripetizione del linguaggio.
Il linguaggio presenta due livelli: automatico e
volontario. Un disturbo afasico danneggia il secondo in modo più o meno
grave, ma può lasciare il primo relativamente intatto. Di conseguenza
un paziente afasico può recitare le preghiere, ma non essere in grado
di dire come si chiama un oggetto. Questo succede perché il paziente
utilizza il livello automatico (non intenzionale) per recitare le
preghiere, contare (1,2,3 .... ), imprecare, mentre per dire il nome
dell'oggetto deve utilizzare il livello volontario (intenzionale).
Sintomatologia.
Il paziente afasico si comporta in modo adeguato
nella maggior parte delle situazioni.
L'afasia non altera la sua intelligenza, né la
capacità di provare sentimenti. E bene comunque ricordare che i
disturbi che si osservano nei diversi pazienti afasici possono essere
assai eterogenei tra loro, poiché l'afasia può manifestarsi in diversi
modi e livelli di gravità. Ecco alcuni esempi:
Alcuni pazienti sono incapaci di produrre qualsiasi
parola, anche la più semplice e familiare. Altri pronunciano una serie
di suoni, che può essere significativa ("si, si
"mamma"), oppure priva di significato "to to monotomè
che emerge in modo incontrollato ogni volta che tentano di comunicare.
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I meno gravi parlano usando solo nomi e tralasciano i
verbi linguaggio telegrafico, agrammatismo.
Quando parlano li vediamo sforzarsi, come se la
bocca fosse bloccata, ma loro mangiano, deglutiscono e muovono la lingua
senza problemi. Questo disturbo si chiama anartria
o aprassia dell'eloquio o aprassia
verbale. Il disturbo afasico non è provocato da paralisi della
bocca e della lingua, i movimenti diventano difficoltosi solo quando
l'afasico parla in modo volontario. Nei casi lievi il paziente si
esprime in modo lento e scandito, distorce i suoni, ma si capisce ciò
che dice.
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Alcuni pazienti sostituiscono due o più fonemi nelle
parole prodotte (parafasia fonemica, neologismo) oppure si inceppano e si
autocorreggono fino a raggiungere la parola desiderata (conduite d'approche).
Per esempio per chiamare un ombrello, avremo:
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PARAFRASIA FONEMICA: OMBELLO
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NEOLOGISMO: MOMBETTO
-
INCEPPI: OM...
OMBRELLO
-
CONDUITE
D'APPPOCHE: OM, OMBRE, OMBRELLO
Altri parlano molto, senza fatica, ma quanto dicono
è privo di significato, con parole inventate, oppure combinano tra loro
le parole in modo bizzarro, dando luogo a frasi senza senso (gergo verbale, gergo neologistico)
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Altri ancora parlano in modo comprensibile, ma non riescono a
trovare le parole giuste. Si aiutano coi gesti, girano intorno alle
parole cercando quella che non viene (circonlocuzione, anomia). A volte sostituiscono il vocabolo che
non sono in grado di recuperare con un altro (parafasia semantica o
verbale) oppure con una parola passe-partout (cosa, roba).
Per esempio, se chiediamo di chiamare un paio di
forbici, avremo:
-
ANOMIA .... si lo so ma non mi viene in mente il
nome
-
CIRCONLOCUZIONE .... si,
è qualcosa per tagliare!
-
PAPAFRASIA SEMANTICA .... pinza
-
PAPAFRASIA VERBALE .... quaderno
Ancora alcuni pazienti presentano aprassia, dal greco
incapacità a compiere o fare, cioè incapacità ad eseguire movimenti
volontari, in assenza di deficit motorio.
Ci sono diversi tipi di aprassia:
-
bucco-facciale (ABF), un soggetto con ABF (riguarda i movimenti
della bocca e del viso) è incapace di tirar fuori la lingua su comando,
ma si toglie la briciola dal labbro, senza esitazione.
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ideo-motofia (AIM) , un soggetto con AIM (riguarda i gesti
compiuti con la mano, le dita e il braccio) non riesce a far
"ciao" con la mano su comando, ma saluta senza problemi
l'amico incontrato per strada.
-
di utilizzazione (AU). Un soggetto con AU (utilizzo degli
oggetti) non riesce a mostrare l'uso del pettine, ma si pettina
tranquillamente davanti allo specchio. In sintesi anche qui la
produzione automatica è conservata, ma non quella volontaria. Questi
disturbi difficilmente influiscono sulla vita quotidiana, possono invece
limitare il recupero motorio.
afasia - parte seconda
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