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HIV
ha una struttura alla microscopia elettronica icoesaedrica, con numerosi
aculei esterni, formati dalle due principali proteine di membrana
virali: la gp 120 (esterna) e la gp4 (transmembrana). Il virione si
stacca per gemmazione dalla superficie della cellula infetta inglobando
nel contesto della membrana lipidica numerose proteine della cellula
ospite, tra cui antigeni di classe I e II del complesso maggiore di
istocompatibilità. Il virus è ad RNA ei si avvale di un’enzima, la
trascriptasi inversa, per generare un filamento di DNA che si integra
nel DNA dell’ospite durante il processo di reduplicazione virale. Nella
immagine alla vostra sinistra è rappresentato il virus che penetra la
cellula linfocitaria CD4, legandosi al recettore CD4 tramite la proteina
Gp120, che funge da chiave... poi si dipana il materiale getico dentro
la cellula, a mò di un nastro magnetico che contiene le informazioni per
reduplicare le particelle virali, che si vedono mentre escono sulla
sinistra dell'immagine a fianco, come virioni assemblati. Tra i farmaci oggi
in nostro possesso che ci consentono di combattere il virus nel momento in
cui l'RNA messaggero è copiato in DNA virale, bloccando la trascriptasi inversa,
abbiamo il farmaco l'AZT o retrovir, poi ancora si agisce con gli
inibitori delle proteasi.
Il ciclo vitale inizia attraverso il
legame della proteina gp 120 che si lega, come una specie di “chiave” al
recettore specifico della cellula ospite, la molecola CD4, per ,mezzo di una
porzione della regione V1. La molecola CD4 è una glicoproteina di 55 kd che si
trova su un sottogruppo di linfociti T con funzioni di “helper induced” della
risposta immunitaria. Il CD4 è anche espresso da monociti e macrofagi e sulle
cellule dendritiche di Langherans. Insieme a CD4, però, occorre anche un
corecettore, CXCR4 o la beta-cemochina CCR5, per le varianti HIV-1 T linfotropo
e per HIV-macrofagotropo. Dopo il contatto con HIV, la cellula ospite si fonde a
livello della membrana ad opera dell’azione di una glicoproteina gp41 ed il
virus penetra dentro la cellula per infettarla, per liberare, cioè, il suo RNA
messaggero; la cellula umana, però, ha una molecola di DNA a doppia elica e,
dunque, la trascriptasi inversa genera un frammento speculare di DNA che
raggiunge il nucleo e si integra.
Da questo momento il frammento
integrato genera un RNA messaggero che dà origine a sua volta alla
codifica di proteine specifiche del virione, i cui frammenti subiscono
una serie di procedimenti che
vanno dalla glicosilazione,
fosforilazione, miristilazione. Le proteine escono per gemmazione dalla
cellula ospite. HIV ha dei geni che codificano per le proteine
strutturali, gag codifica per le proteine del nucleo centrale (core) del
virione, compreso l’antigene p24, pol codifica per la transcriptasi
inversa e l’integrasi ed env che codifica per le glicoproteine dell’envelope.
Ma contiene anche altri sei geni che controllano il processo di
espressione di HIV. L’analisi molecolare dei vari HIV isolati rivela la
presenza di variazioni del genoma virale. Vi sono due gruppi di HIV-1,
il gruppo M maggiore ed il gruppo O e dei sottotipi, per c ui il gruppo
M presenta dei virus che vanno chiamati con le lettere da A ad H,
differenti per sequenti di env. Il sottotipo B è quello diffuso in
Europa, mentre in Africa abbiamo i ceppi A, C e D.
Dopo 6 mesi dal contagio,
es. da un rapporto a rischio, compare una sindrome influenzale, ed il
soggetto si dice "sieropositivo", ma solo dopo 3 mesi, quando cioè
compare l'anticorpo anti HIV.
Dopo una fase silente,
quando i linfociti CD4 scendono sotto quota 350/mm3 avremo la L.A.S....
Ne deriva che l'organismo, essendo, defedato diventa una sorta di
bersaglio contro il quale si scagliano le infezioni più banali:
micotiche, virali, fungine. Se il soggetto è seguito, però, questo può
essere evitato.
In particolare, per la definizione di AIDS, avremo:
|
conta dei CD4 |
A
HIV acuto
asintomatico |
B
HIV sintomatico |
C
Condizioni
caratteristiche dell’AIDS |
|
> 500/microlitri |
A1 |
B1 |
C1 |
|
200-499
microlitri |
A2 |
B2 |
C2 |
|
<200 |
A3 |
B3 |
C3 |

Con i soggetti
sieropositivi occorre essere disponibili perchè essi non debbano
sentirsi isolati ma seguiti con affetto. Chi vi scrive ha dedicato 10
anni della sua vita alla cura dell'AIDS, isolando i primi casi di
soggetti sieropositivi da una coorte di ragazzi dediti alle droghe, e
questo lavorando come un incompreso nel profondo Sud dell'Italia, con
scarsi mezzi e tanta voglia di fare. Da questo lavoro emerse, a suo
tempo, che un 4% dei ragazzi che faceva uso di droga, nell'ambito del
nostro servizio tossicodipendenze, era sieropositivo. Da qui essi furono
selezionati, inviati ai Centri competenti e curati. Si ebbero notevoli
risultati. Alla fine fu il virus dell'epatite C il principale problema
dei ragazzi, responsabili di epatiti croniche persistenti e non quello
dell'HIV. Nessuno di essi o quasi, risultò affetto da HBV.
L'aids non si
prende con una stretta di mano! Occorre invece solidarietà e
disponibilità verso i malati!
Oggi la cura è possibile grazie
ad una sapiente associazione di farmaci che vanno iniziati subito. Il test
anti-HIV, inoltre, è gratuito e va fatto subito se ci sono sospetti che il
nostro partner occasionale sia sieropositivo. L'atteggiamento da seguire non è
quello di questa signora della vignetta!! Occorre essere fiduciosi nel successo
della terapia! In Italia l'infezione è oggi in
riduzione..ma bisogna stare sempre in guardia.
Tra i tossicodipendenti il rapporto di prevalenza varia
tra il 50% di Milano, il 30% di Roma ed il 4% di Milazzo....
Per approfondire il tema dell'AIDS:
vedi
anche HIV e gravidanza.
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di infettivologia
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