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Il dott. Claudio Italiano, webmaster del sito cell. 338 327 52 51         AIDS - parte 1

da appunti personali del dott. Claudio Italiano,

 schema semplificato di infezione da HIV nella cellula CD4 +HIV ha una struttura alla microscopia elettronica icoesaedrica, con numerosi aculei esterni, formati dalle due principali proteine di membrana virali: la gp 120 (esterna) e la gp4 (transmembrana). IlVirus dell'HIV in schema virione si stacca per gemmazione dalla superficie della cellula infetta inglobando nel contesto della membrana lipidica numerose proteine della cellula ospite, tra cui antigeni di classe I e II del complesso maggiore di istocompatibilità. Il virus è ad RNA ei si avvale di un’enzima, la trascriptasi inversa, per generare un filamento di DNA che si integra nel DNA dell’ospite durante il processo di reduplicazione virale. Nella immagine alla vostra sinistra è rappresentato il virus che penetra la cellula linfocitaria CD4, legandosi al recettore CD4 tramite la proteina Gp120, che funge da chiave... poi si dipana il materiale getico dentro la cellula, a mò di un nastro magnetico che contiene le informazioni per reduplicare le particelle virali, che si vedono mentre escono sulla sinistra dell'immagine a fianco, come virioni assemblati. Tra i farmaci oggi in nostro possesso che ci consentono di combattere il virus nel momento in cui l'RNA messaggero è copiato in DNA virale, bloccando la trascriptasi inversa, abbiamo il farmaco l'AZT o retrovir, poi ancora si agisce con gli inibitori delle proteasi.

Il ciclo vitale inizia attraverso il legame della proteina gp 120 che si lega, come una specie di “chiave” al recettore specifico della cellula ospite, la molecola CD4, per ,mezzo di una porzione della regione V1. La molecola CD4 è una glicoproteina di 55 kd che si trova su un sottogruppo di linfociti T con funzioni di “helper induced” della risposta immunitaria. Il CD4 è anche espresso da monociti e macrofagi e sulle cellule dendritiche di Langherans. Insieme a CD4, però, occorre anche un corecettore, CXCR4 o la beta-cemochina CCR5, per le varianti HIV-1 T linfotropo e per HIV-macrofagotropo. Dopo il contatto con HIV, la cellula ospite si fonde a livello della membrana ad opera dell’azione di una glicoproteina gp41 ed il virus penetra dentro la cellula per infettarla, per liberare, cioè, il suo RNA messaggero; la cellula umana, però, ha una molecola di DNA a doppia elica e, dunque, la trascriptasi inversa genera un frammento speculare di DNA che raggiunge il nucleo e si integra.

Da questo momento il frammento integrato genera un RNA messaggero che dà origine a sua volta alla codifica di proteine specifiche del virione, i cui frammenti subiscono una serie di procedimenti che LAS, fase asintomatica dell'infezione da HIVvanno dalla glicosilazione, fosforilazione, miristilazione. Le proteine escono per gemmazione dalla cellula ospite. HIV ha dei geni che codificano per le proteine strutturali, gag codifica per le proteine del nucleo centrale (core) del virione, compreso l’antigene p24, pol codifica per la transcriptasi inversa e l’integrasi ed env che codifica per le glicoproteine dell’envelope. Ma contiene anche altri sei geni che controllano il processo di espressione di HIV. L’analisi molecolare dei vari HIV isolati rivela la presenza di variazioni del genoma virale. Vi sono due gruppi di HIV-1, il gruppo M maggiore ed il gruppo O e dei sottotipi, per c ui il gruppo M presenta dei virus che vanno chiamati con le lettere da A ad H, differenti per sequenti di env. Il sottotipo B è quello diffuso in Europa, mentre in Africa abbiamo i ceppi A, C e D.

Dopo 6 mesi dal contagio, es. da un rapporto a rischio, compare una sindrome influenzale, ed il soggetto si dice "sieropositivo", ma solo dopo 3 mesi, quando cioè compare l'anticorpo anti HIV.

 

Dopo una fase silente, quando i linfociti CD4 scendono sotto quota 350/mm3 avremo la L.A.S.... Ne deriva che l'organismo, essendo, defedato diventa una sorta di bersaglio contro il quale si scagliano le infezioni più banali: micotiche, virali, fungine. Se il soggetto è seguito, però, questo può essere evitato.


In particolare, per la definizione di AIDS,  avremo: 

conta dei CD4

A

HIV acuto asintomatico

B

HIV sintomatico

C

Condizioni caratteristiche dell’AIDS

> 500/microlitri

A1

B1

C1

200-499 microlitri

A2

B2

C2

<200

A3

B3

C3

ARC

 Con i soggetti sieropositivi occorre essere disponibili perchè essi non debbano sentirsi isolati ma seguiti con affetto. Chi vi scrive ha dedicato 10 anni della sua vita alla cura dell'AIDS, isolando i primi casi di soggetti sieropositivi da una coorte di ragazzi dediti alle droghe, e questo lavorando come un incompreso nel profondo Sud dell'Italia, con scarsi mezzi e tanta voglia di fare. Da questo lavoro emerse, a suo tempo, che un 4% dei ragazzi che faceva uso di droga, nell'ambito del nostro servizio tossicodipendenze, era sieropositivo. Da qui essi furono selezionati, inviati ai Centri competenti e curati. Si ebbero notevoli risultati. Alla fine fu il virus dell'epatite C il principale problema dei ragazzi, responsabili di epatiti croniche persistenti e non quello dell'HIV. Nessuno di essi o quasi, risultò affetto da HBV.

L'aids non si prende con una stretta di mano! Occorre invece solidarietà e disponibilità verso i malati!

Oggi la cura è possibile grazie ad una sapiente associazione di farmaci che vanno iniziati subito. Il test anti-HIV, inoltre, è gratuito e va fatto subito se ci sono sospetti che il nostro partner occasionale sia sieropositivo. L'atteggiamento da seguire non è quello di questa signora della vignetta!! Occorre essere fiduciosi nel successo della terapia! In Italia l'infezione è oggi in riduzione..ma bisogna stare sempre in guardia.

Tra i tossicodipendenti il rapporto di prevalenza varia tra il 50% di Milano, il 30% di Roma ed il 4% di Milazzo....

Per approfondire il tema dell'AIDS:

 

vedi anche HIV e gravidanza.

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