AIDS

Generalità.

La Sindrome da Immunodeficienza Acquisita o in sigla, dall’inglese, meglio conosciuta come  AIDS.  L'AIDS fu riconosciuta per la prima volta nell’estate del 1981 negli USA, quando si riscontrò in un paziente una polmonite atipica da Pneumocystis carinii, la polmonite dell’agente eziologico appunto della Polmonite del Canarino, in cinque soggetti omosessuali, polmonite che, col senno di poi, si vede sviluppare nei soggetti immunodeficienti, cioè in coloro i quali hanno scarse difese immunitarie e, dunque, sono come bersagli di patologie infettive, anche di quelle opportunistiche e meno virulente. Poi si vide che altri omosessuali avevano il sarcoma di Kaposi. Dapprima l’infezione si diffuse ad Haiti e si pensò ad un’affezione endemica, ma in seguito il virus si dimostrò che era diffuso tra gli omosessuali e gli eterosessuali, in tutto il mondo, e fu isolato definitivamente nel 1984.

 

 

 

Definizione

La sindrome da immunodeficienza acquisita o Acquired Immunodeficiency sindrome, AIDS. È determinata dal virus dell’Immunodeficienza Umana o HIV, un retrovirus ad RNA messaggero che colpisce le cellule del sistema immunologico della serie bianca, denominati linfociti T CD4 +; pertanto ai fini pratici la loro conta, diviene un fattore importante nel monitoraggio della malattia.
L’agente eziologico HIV appartiene ai retrovirus umani ed alla sottofamiglia dei lentivirus. I lentivirus non oncogeni sono patogeni in molte specie animali come le pecore, i cavalli e e le capre, i bovini, i gatti e le scimmie. I quattro retrovirus umani individuati appartengono a due gruppi distinti:
virus umani T linfotropi HTLV-1 e II che sono virus trasformanti e virus della immunodeficienza umani HIV 1 ed HIV 2, che sono citopatici.
 

schema semplificato di infezione da HIV nella cellula CD4 +

l virus HIV

Il virus dell'AIDS si chiama H.I.V. o Virus dell'Immunodeficienza Umana, può essere rappresentato come un dischetto del computer, un vecchio floppy disc, che ha bisogno di un sistema per creare delle copie di sè stesso. Come un dischetto ha un involucro ed un supporto con informazioni virali al suo interno. Ne più, ne meno come un virus informatico, un worm, per esempio, usa il PC ed infetta le sue memoria, così HIV, per moltiplicarsi utilizza le sue cellule preferite, che nel nostro caso sono appunto le cellule della difesa immunologica, della serie bianca, dette linfociti CD4 o linfociti T Helper, cioè cellule deputate all'amplificazione della difesa immunitaria dell'organismo.

Epidemiologia

La causa più frequente di malattia da HIV nel mondo è HIV-1 che comprende diversi sottotipi con differente distribuzione geografica. L’HIV-2 è stato identificato per la prima volta in Africa occidentale nel 1986 ed è filogeneticamente correlato all’immunodeficienza delel scimmie (SIV).  HIV ha una struttura alla microscopia elettronica icoesaedrica, con numerosi aculei esterni, formati dalle due principali proteine di membrana virali: la gp 120 (esterna) e la gp4 (transmembrana). Il virione si stacca per gemmazione dalla superficie della cellula infetta inglobando nel contesto della membrana lipidica numerose proteine della cellula ospite, tra cui antigeni di classe I e II del complesso maggiore di istocompatibilità. Il virus è ad RNA ei si avvale di un’enzima, la trascriptasi inversa, per generare un filamento di DNA che si integra nel DNA dell’ospite durante il processo di reduplicazione virale. Nella immagine alla vostra sinistra è rappresentato il virus che penetra la cellula linfocitaria CD4, legandosi al recettore CD4 tramite la proteina Gp120, che funge da chiave... poi si dipana il materiale getico dentro la cellula, a mò di un nastro magnetico che contiene le informazioni per reduplicare le particelle virali, che si vedono mentre escono sulla sinistra dell'immagine a fianco, come virioni assemblati. Tra i farmaci oggi in nostro possesso che ci consentono di combattere il virus nel momento in cui l'RNA messaggero è copiato in DNA virale, bloccando la trascriptasi inversa, abbiamo il farmaco l'AZT o retrovir, poi ancora si agisce con gli inibitori delle proteasi. Il ciclo vitale inizia attraverso il legame della proteina gp 120 che si lega, come una specie di “chiave” al recettore specifico della cellula ospite, la molecola CD4, per ,mezzo di una porzione della regione V1. La molecola CD4 è una glicoproteina di 55 kd che si trova su un sottogruppo di linfociti T con funzioni di “helper induced” della risposta immunitaria. Il CD4 è anche espresso da monociti e macrofagi e sulle cellule dendritiche di Langherans. Insieme a CD4, però, occorre anche un corecettore, CXCR4 o la beta-cemochina CCR5, per le varianti HIV-1 T linfotropo e per HIV-macrofagotropo. Dopo il contatto con HIV, la cellula ospite si fonde a livello della membrana ad opera dell’azione di una glicoproteina gp41 ed il virus penetra dentro la cellula per infettarla, per liberare, cioè, il suo RNA messaggero; la cellula umana, però, ha una molecola di DNA a doppia elica e, dunque, la trascriptasi inversa genera un frammento speculare di DNA che raggiunge il nucleo e si integra. Da questo momento il frammento integrato genera un RNA messaggero che dà origine a sua volta alla codifica di proteine specifiche del virione, i cui frammenti subiscono una serie di procedimenti che vanno dalla glicosilazione, fosforilazione, miristilazione. Le proteine escono per gemmazione dalla cellula ospite. HIV ha dei geni che codificano per le proteine strutturali, gag codifica per le proteine del nucleo centrale (core) del virione, compreso l’antigene p24, pol codifica per la transcriptasi inversa e l’integrasi ed env che codifica per le glicoproteine dell’envelope. Ma contiene anche altri sei geni che controllano il processo di espressione di HIV. L’analisi molecolare dei vari HIV isolati rivela la presenza di variazioni del genoma virale. Vi sono due gruppi di HIV-1, il gruppo M maggiore ed il gruppo O e dei sottotipi, per c ui il gruppo M presenta dei virus che vanno chiamati con le lettere da A ad H, differenti per sequenti di env. Il sottotipo B è quello diffuso in Europa, mentre in Africa abbiamo i ceppi A, C e D. Dopo 6 mesi dal contagio, es. da un rapporto a rischio, compare una sindrome influenzale, ed il soggetto si dice "sieropositivo", ma solo dopo 3 mesi, quando cioè compare l'anticorpo anti HIV. Dopo una fase silente, quando i linfociti CD4 scendono sotto quota 350/mm3 avremo la L.A.S.... Ne deriva che l'organismo, essendo, defedato diventa una sorta di bersaglio contro il quale si scagliano le infezioni più banali: micotiche, virali, fungine. Se il soggetto è seguito, però, questo può essere evitato.

In particolare, per la definizione di AIDS,  avremo:

conta dei CD4 A

HIV acuto asintomatico
B

HIV sintomatico
C

Condizioni caratteristiche dell’AIDS
> 500/microlitri A1 B1 C1
200-499 microlitri A2 B2 C2
<200 A3 B3 C3
Con i soggetti sieropositivi occorre essere disponibili perchè essi non debbano sentirsi isolati ma seguiti con affetto. Chi vi scrive ha dedicato 10 anni della sua vita alla cura dell'AIDS, isolando i primi casi di soggetti sieropositivi da una coorte di ragazzi dediti alle droghe, e questo lavorando come un incompreso nel profondo Sud dell'Italia, con scarsi mezzi e tanta voglia di fare. Virus dell'HIV in schemaDa questo lavoro emerse, a suo tempo, che un 4% dei ragazzi che faceva uso di droga, nell'ambito del nostro servizio tossicodipendenze, era sieropositivo. Da qui essi furono selezionati, inviati ai Centri competenti e curati. Si ebbero notevoli risultati. Alla fine fu il virus dell'epatite C il principale problema dei ragazzi, responsabili di epatiti croniche persistenti e non quello dell'HIV. Nessuno di essi o quasi, risultò affetto da HBV. L'aids non si prende con una stretta di mano! Occorre invece solidarietà e disponibilità verso i malati!
Oggi la cura è possibile grazie ad una sapiente associazione di farmaci che vanno iniziati subito. Il test anti-HIV, inoltre, è gratuito e va fatto subito se ci sono sospetti che il nostro partner occasionale sia sieropositivo. L'atteggiamento da seguire non è quello di questa signora della vignetta!! Occorre essere fiduciosi nel successo della terapia! In Italia l'infezione è oggi in riduzione, ma bisogna stare sempre in guardia.

Per approfondire il tema dell'AIDS:

  • L'aids, epidemiologia

  • La terapia dell'aids_parte specifica

  • La terapia dell'aids_parte introduttiva

     

  • indice di infettivologia