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NASH, alcool, dipendenza
ed epatite
da appunti
del dott.Claudio Italiano
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L’alcool
dipendenza è un fenomeno in crescita nel nostro paese; l’alcolismo
viene erroneamente considerato una debolezza o un vizio mentre negli
ultimi anni si sta rivalutando il concetto che l’alcolismo sia una
malattia la cui causa scatenante va ricercata in fattori
socio-relazionali . Fatto sta che l’alcolista, una volta
instauratasi la dipendenza, è quasi impossibile svincolarlo dal problema
della ripetuta assunzione e, così, si assiste al fenomeno delle
casalinghe, che frustate, insoddisfatte, in casa, nascostamente bevono.
Dapprima si comincia con bibite alcoliche palatabili (es. gin-cola, bitter
rosso ecc.) poi si passa a superalcolici.
(Cfr anche alcool
alcool e psichiatria)
Metabolismo.
Una volta introdotto, l’alcool
viene assorbito tramite lo stomaco (rischio di
gastrite alcolica), dopo
esiste un isoenzima, l’alcool-deidrogenasi (ADH gastrica). La restante
parte viene assorbita dalla mucosa intestinale, raggiunge il fegato
tramite il circolo portale e viene metabolizzata. Nella donna l’ADH
gastrica è ridotta e così nella donna che ha per altro meno acqua che l’uomo
(infatti c’è più grasso corporeo ai seni, ai glutei, ai fianchi) e
perciò l’alcool non si può diluire come per l’uomo: ne deriva che la
donna si ubriaca più facilmente! Al fegato viene attivata la via dell’alcool-deidrogenasi
che metabolizza il 90% della quota assunta, il citocromo P 450 ( MEOS ) e
la catalasi. La molecola viene degradata ad acetaldeide con liberazione di
energia e di acidi grassi. L’alcool-deidrogenasi ossida l’etanolo ad
acetaldeide con rapida comparsa di flushing, nausea, vomito, tachicardia,
ipertensione. Quest’ultima è ossidata adf acetato dall’acetaldeide
deidrogenasi; se persiste l’abuso di alcool molto NAD (nicotinamideadenildinucleotide)
si trasforma in NADH (ridotto), alterando il potenziale redox della
cellula, con induzione del metabolismo dei grassi. L’NADH inibisce il
metabolismo degli acidi grassi causandone un accumulo nella cellula
epatica: sindrome NASH,cioè sindrome epatitica non alcolica. Nell’alcolista
si incrementa una seconda via, quella del citocromo P450 isoenzima CYP2E1,
arrivando a metabolizzare il 50% dell’alcool ingerito. Ma l’alcool da
calorie "non buone", cioè calorie non ottenute dai nutrienti,
dai carboidrati, dalle proteine, da una dieta che assicuri un apporto
adeguato di vitamine, l’alcolista ben presto presenterà un fegato
grasso steatosico ed un’anemia carenziale, carente cioè di folati e di
vit. B12.
Dall’isoenzima si hanno per contro i radicali liberi, H2O2 e si attiva
anche la via della catalasi con lipoperossidazione, infiammazione dei
tessuti e liberazione di TNF alfa, IL-1 ed IL-8. Si consuma glutatione che
fa da scavenger dei radicali. Possibili cofattori del danno epatico sono
il virus B e C dell’epatite. L’assunzione di alcool
peggiora il danno nei pazienti affetti da
epatite cronica da
HCV con
aumento del grado di mutazione del virus e di reduplicazione.
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Sintomatologia .
Il paziente va dal dottore
quando compare la steatosi epatica; i test di laboratorio inizialmente
dimostrano un aumento della gammaGT
(colestasi)
. Nei casi più gravi si arriva all’epatite alcolica
per la presenza di infiltrato polimorfonucleato e la degenerazione
balloniforme delle cellule, con i corpi di Mallory, mitocondri giganti,
colestasi e collagenizzazione degli spazi del Disse. Compare
astenia, GOT/GPT
> 2; incremento di MCV (anemia macrocitica carenziale), calo delle
piastrine, per sequestro splenico da
ipersplenismo,
ipertensione portale,
trombosi portale. Si possono avere un quadro, non accettato da tutti gli
AA di epatite alcolica cronica che pare, piuttosto, correlata con HCV.
Andando avanti nell’abuso, arriviamo al quadro conclamato della cirrosi
epatica. A questo punto si può modificare il quadro del cosiddetto
"profilo epatico", cioè l’assetto coagulativo si altera con
riduzione dell’attività protrombinica, la protidosintesi si riduce, con
ipoalbuminemia, compaiono i segni neurologici (es. asterissi, flapping
tremor), segni centrali (macro e microzoopsie), modificazioni del
carattere, deliri (per l’idea fissa che la moglie tradisce il marito e
da qui botte e violenza sulla povera donna, ispezioni maniacali delle
mutandine per scoprire tracce del tradimento).
La cura.
Steatoepatite alcolica.
Per esperienza, in
primis valutare il grado di dipendenza alcolica, se cioè si tratta
solo di bere sociale, ossia se il soggetto "compensa", per
così dire, i suoi rancori e la sua malinconia, nelle bevute con gli
amici, magari giocando a carte: qui l’affetto, la stima dei parenti,
il distoglierlo dal cattivo vizio può giovare tanto, ma attenti a non
impietosirvi in storie lacrimevoli! Occorre polso duro ed idee chiare,
non poche e ben confuse!
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Se il bere è
dipendenza, allora il soggetto va in giro (come alcuni casi che
conosco!!) con casse di birra in macchina, con la paura di rimanere
senza alcool la notte ! Qui occorre rivolgersi al SER.T. più vicino,
che spesso non sa neppure che pesci terapeutici prendere!! Ci sono
svariate cure, a partire dagli antidepressivi (paroxetina,
ademetionina, ecc. ), all’alcover sciroppo, sale sodico dell’acido
4 idrossibutirrico, da consegnare al familiare e somministrare al
dosaggio prescritto.
-
Corticosteroidi: sembra
possano ridurre l’infiammazione ma sono controindicati nel
cirroticoper via della ritenzione di sodio che possono determinare!
Taluni AA li impiegano nell’encefalopatia, ma possono anche dare
scompenso glicometabolico, specie nel diabetico, sanguinamento
intestinale ed altro.
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Antiossidanti (beta
carotene, selenio, vitamina E, vitamina C).
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Pentossifillina:
inibitore della fosfodiesterasiche aumenta la concentrazione
intracellulare di 3’ 5’ monofosfato ciclico e guanosina 3’5’monofosfato
ciclico con riduzione delle citochine infiammatorie.
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Anti TNF: gioca un
ruolo nelle steatoepatite alcolica.
Cirrosi epatica alcolica.
Propiltiouracile (PTU), che
incrementa il flusso portale, al dosaggio di 300 mg/die per 42 settimane,
aumenta la sopravvivenza se impiegato per 2 anni.
Colchicina.
E’ stato suggerito che la
coclchicina abbia un ruolo nella terapia dell’epatopatia alcolicam
probabilmente perché inibisce la produzione del collagene e quindi della
fibrosi.
Antiossidanti.
Silimarina (estratto del
cardo mariano); SAM , solfo-adenosil-metionina, precursore della sintesi
delle poliamine, della colina e della metionina.
Fosfatidilcolina.
Componente delel membrane cellulari, ha effetto di protezione nel
babbuino.
Agonisti/antagonisti dei
recettori dei cannabinoidi. Che si
legano al recettore CB1 e CB2 (cfr cannabis
) e
regolano il rapporto Th1/Th2 cioè linfociti T helper e T suppressor. Tali
recettori sono presenti sulle cellule endoteliasli epatiche e sui
miofibroblasti epatici.
DIPENDENZA DA ALCOOL.
Il trattamento prevede
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Il counseling (cioè il
sostegno dello psicologo, se è bravo! Sennò sono solo chiacchiere!)
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La psicoterapia, cioè
la terapia motivazionale
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I gruppi di auto-aiuto,
per es. gli alcolisti anonimi, per scambio di esperienze vissute
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Disulfiram (effetto
antabuse che si avvale del blocco dell’enzima acetaldeide
deidrogenasi, con accumulo di acetaldeide e vomito all’assunzione
dell’alcool fino all’ipotensione ed al coma !!! occhio!!
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Betaidrossibutirrato (alcover),
che sostituisce l’alcool, ottimo prodotto, ampiamente usato nei
SER.T.
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Baclofen, a metabolismo
renale (buona cosa nel cirrotico), è agonista GABA B ed ha azione
anti-craving, cioè spezza il bisogno ossessivo di bere.
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